L’inquadramento fiscale del “giovane artista” non professionista

Foto di Free-Photos da Pixabay

Per i tanti giovani artisti che nella vita hanno il desiderio di vendere le proprie opere, è importante fornire i giusti strumenti per comprendere l’inquadramento fiscale e previdenziale della loro attività. Nonostante alcuni interventi legislativi, ancora oggi, infatti, la figura dell’artista non trova una definizione chiara ed univoca sia dal punto di vista giuridico che fiscale.

Il recente Decreto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (MIBAC) del 20 maggio 2019 ha disciplinato solo alcune professioni legate al mondo dell’arte tra cui archeologi, archivisti, esperti di diagnostica e tecnologie applicate ai beni culturali mentre non vi è traccia degli artisti.

Per quanto concerne la collocazione a livello fiscale, l’unico riferimento normativo è fornito dall’art. 53 del comma 1 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (di seguito anche “Tuir”) dove è previsto l’assoggettamento tra i redditi di lavoro autonomo di quelli derivanti dall’esercizio di arti e professioni. Tuttavia, come meglio definito nel medesimo articolo, rientrano tra i redditi da lavoro autonomo solamente quelli esercitati in maniera abituale, ovverosia svolta con il carattere della professionalità.

È il caso del giovane artista che voglia intraprendere la carriera in modo abituale, professionale e a scopo di lucro.

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