Londra: l’arte inglese salva Christie’s

The Architect’s Home in the Ravine, opera di Peter Doig del 1991 è stata battuta da Christie's battuta a 10 milioni di sterline.
The Architect’s Home in the Ravine, opera di Peter Doig del 1991 è stata battuta da Christie's battuta a 10 milioni di sterline.

Londra, King Street. Sono da poco passate le 19 e nella sale room di Christie’s sta per iniziare l’ultima delle evening sale di questa settimana. Dopo le difficoltà riscontrate nelle aste delle concorrenti Phillips e Sotheby’s, l’attesa è alta. Ma questa volta le cose vanno in modo leggermente diverso. L’asta si chiude con un totale di 50 milioni di sterline (58.1 includendo il buyer’s premium), solo di 360 mila £ inferiore alla stima minima, ma con decisamente meno invenduti e un solo dipinto ritirato. Su 62 opere in catalogo, solo 7 non vengono aggiudicate e 1, come detto, ritirata dal banditore. Oltre a ciò, praticamente tutte le opere rispettano le aspettative, con quasi tutti i top lot della serata battuti entro le stime se non addirittura sopra, come nel caso della tela di Lucian Freud, Head of Esther (1982-83), aggiudicata per 4.2 milioni di £ contro una stima massima di 3.5. Mentre la seconda opera importante di Freud in asta, Head of IB, si ferma ad un passo dall’aspettativa minima: 2.2 milioni contro 2.5. Bene anche l’opera più importante della serata: The Architect’s Home in the Ravine, opera di Peter Doig del 1991 stimata tra i 10 e i 15 milioni di sterline e battuta a 10 milioni. E molto bene va anche la tela Island Painting, sempre di Doig, che centra l’aspettativa massima di 3 mln £.

Lucian Freud, Head of Esther (1982-83), è stata aggiudicata da Christie's per 4.2 milioni

Lucian Freud, Head of Esther (1982-83), è stata aggiudicata da Christie’s per 4.2 milioni

Un po’ sotto tono Fancis Bacon con Two figures del 1975 che si ferma a 4.28 mln £, ma comunque ad un passo dai 5 mln della stima minima. Mentre va oltre le aspettative Beach Umbrella di David Hockney, battuta a 2.7 milioni. E lo stesso vale per la tela The sea of Malibu, sempre di Hockney, che vede il martello battere a 1.5 mln £, ben oltre la stima più alta.

David Hockney, Beach Umbrella, 1971. In catalogo da Christie's con una stima di 1-1.5 mln £, quest'opera è stata aggiudicata per 2.7 milioni.

David Hockney, Beach Umbrella, 1971. In catalogo da Christie’s con una stima di 1-1.5 mln £, quest’opera è stata aggiudicata per 2.7 milioni.

Di tutto il catalogo proposto dalla casa d’aste di King Street, sono semmai alcune delle opere della sezione dedicata ai grandi maestri europei e a quelle provenienti dalle collezioni di Marc e Frédérique Corbiau;  Miles e Shirley Fiterman Collection e  Arthur e Anita Kahn, a deludere un po’, con qualche invenduto tra Fontana e Klein, e qualche aggiudicazione sotto misura. Ma il risultato complessivo è comunque ottimo. Da evidenziare, peraltro, le ottime aggiudicazioni di Zeitpunkt: Das Massaker von Muenchen (Point of time: The Massacre of Munich) di Joseph Beuys, aggiudicata pper 710.000 £ (stima: £250,000 – 350,000), e di Untitled (1973) di Robert Mangold, battuta a 620.000 £ (stima: £300,000 – 500,000), che hanno stabilito i nuovi record per entrambi gli artisti. L’asta, dunque, ha retto bene e il risultato finale parla da solo. Delle tre case protagoniste in questi giorni nella capitale britannica, Christie’s è l’unica a poter tirare il fiato. Grazie, probabilmente, non tanto alla qualità del catalogo – tutto sommato in linea con quelli proposti dalle colleghe -, ma a stime percepite dal publico come più corrette, anche alla luce dell’attuale andamento del mercato.

Al di là del dato economico – che comunque conferma un momento di difficoltà di questo settore dopo anni di risultati fin troppo alti -, dopo queste prime evening sale dell’anno, è da rilevare un rinnovato interesse per l’arte contemporanea inglese e gli YBA, molto presenti in queste prime aste anche se non sempre con risultati degni di nota. Gli italiani, i protagonisti degli ultimi anni, sono sembrati un po’ appannati, anche se le opere in catalogo – fatta eccezione per il Burri di Sotheby’s e il Manzoni di Phillips – non erano certo di altissima qualità. Vedermo cosa succederà nelle aste di maggio.

Intanto, fatta eccezione per Ghenie, i giovani che avevano spopolato fino a pochi mesi fa, grazie a pratiche speculative fin troppo evidenti, si sono definitivamente sgonfiati e, nelle ultime sessioni di vendita, in particolare nelle day sale di questi giorni, sono stati offerti anche a poche migliaia di euro. E le rare volte che erano presenti in catalogo con cifre più elevate, come nel caso della Auerbach ieri sera da Sotheby’s, sono rimasti invenduti. Insomma, il mercato sembra proprio in una fase di ridefinizione di cui la crisi finanziaria in atto, per ora, sembra più essere l’accelerante che non la causa unica. E forse era anche l’ora che il mercato di fascia alta si ridimensionasse un po’ dopo anni in cui era cresciuto a colpi di record che iniziavano a sconcertare anche i collezionisti e gli operatori più navigati.

Nota: salvo dove indicato diversamente, sono riportati unicamente i prezzi di martello (senza diritti d’asta), così da poter fare una più corretta valutazione dell’andamento della vendita. Le stime pre-asta, infatti, non considerano mai il buyer’s premium.