Maggio: dalla Land Art al ritorno di Rinke in Italia. 5 mostre da non perdere

Richard Long, Africa and England, 1969
Richard Long, Africa and England, 1969

Iniziamo questo primo appuntamento di Maggio con le più interessanti mostre allestite presso le gallerie d’arte italiane, segnalandovene una che, per motivi di spazio, non siamo riusciti a segnalarvi prima: SEGNO > AZIONE > TERRA. Inaugurata il 21 aprile scorso presso la Montrasio Arte di Milano, la mostra, attraverso un’accurata selezione di opere,ripercorrer una stagione artistica forse tra le maggiori e più affascinanti dell’ultimo secolo: la Land Art. Christo, Dennis Oppenheim, Michael Heizer, Gordon Matta-Clark e gli europei Hamish Fulton, Richard Long e Jan Dibbets sono alcuni dei grandi protagonisti visibili in galleria con le loro istallazioni, disegni, cartine geografiche, libri d’artista e in numero maggiore fotografie. Questi artisti sono accomunati in particolare dalla volontà di estendere il proprio campo operativo oltre le pareti delle gallerie – white cube – e da una nuova concezione dell’opera d’arte non come risultato estetico in sé compiuto bensì come episodio di un processo: un’opera aperta, effimera, destinata a essere riassorbita nel flusso inarrestabile della natura. L’esposizione indaga quindi il loro relazionarsi con l’ambiente circostante e l’intervento su di esso. La mostra rimarrà aperta fino al 12 giugno. Ma ecco gli altri appuntamenti che abbiamo selezionato per voi.

 

Klaus Rinke – The memories belong to me

Thomas Brambilla – Bergamo

Klaus Rinke, The memories belong to me, 2016. Courtesy: Thomas Brambilla

Klaus Rinke, The memories belong to me, 2016. Courtesy: Thomas Brambilla

Apre oggi, presso la galleria Thomas Brambilla di Bergamo, la mostra personale di Klaus Rinke, The memories belong to me, composta da venti oli su tela. Una mostra importante che segna il ritorno di Rinke in Italia dopo aver esposto negli anni Settanta alla Galleria Toselli di Milano e alla Galleria L’Attico di Roma. Questa nuova serie di opere, tutte di grande formato, ha come principale la rappresentazione in serie di una silhouette femminile, una sorta di archetipo di donna, emerso dalla reverie erotica dell’artista negli anni Sessanta. Rinke ripete la figura all’estremo in modo da poter rispondere a quell’esigenza storica del far proprio il soggetto, di assimilarlo e poterlo, successivamente, rielaborare in sfumature di colore diverso. Inoltre, questo procedimento, permette all’artista di sublimare l’eros sotteso al desiderio, e allo stesso tempo, innalzare il soggetto a livello universale. Inoltre gli enormi volumi delle tele sembrano contrastare la dimensione di costrizione onirica, costruitasi nel tempo nella mente dell’artista. La presenza di questo archetipo di donna è stato talmente determinante nell’evoluzione artistica di Rinke, tanto da poterne trovare tracce fra la sua attività pittorica e quella da performer.

 

Focus Romania 2: Re-wild

MAG – Como

Reka Ugron, Bubble, 2015 olio su tela cm. 70x70.

Reka Ugron, Bubble, 2015 olio su tela cm. 70×70.

Dopo il successo della bi-personale dedicata ai giovani artisti rumeni Laurian Popa e Diana Serghiuta, la galleria MAG di Como prosegue la sua indagine sulla scena artistica rumena con la personale di Réka Ugron (n. 1981) dal titolo Re-wild, inaugurata il 3 maggio scorso. La mostra, realizzata  con il patrocinio dell’’Associazione Archivio Luigi Russolo e in collaborazione con lo Studio Claudio Scorretti di Lugano, la mostra propone alcuni dei lavori più recenti dell’artista originaria di Miercurea Ciuc, oggi di  base a Timisoara, che  riavvolge il proprio percorso artistico nel riattraversare alcune delle ultime tendenze dell’’arte contemporanea e delle avanguardie storiche del Novecento, associate alla figurazione. Le correlazioni più immediate rimandano alla pop-art, quella del cartoons e del consumismo propria degli Anni Sessanta, sino a lambire i dadaismi di fine secolo scorso dei ritagli visivi di Hans Clavin e degli oggetti-manichino di John Furnival. Ma c’è qualcosa di più. Come fa notare il curatore Claudio Scorretti, Réka Ugron «procede ad una rielaborazione a tratti kitsch dei contenuti tipicizzati; colloca l’’immaginario consumistico tra gioco e realtà. Insomma si diverte e ci diverte nell’’attitudine alla metamorfosi, prima di compiere il passo più grande sulla materia prima del ‘body’ animale, reso cedevole, plasmabile; pongo o gomma, birillo da circo ma tutto terribilmente verosimile, aderente come una calcomania al vero».

 

Francesco De Prezzo – There was here first

MUSIL –  Cedegolo (BS)

Due lavori di Francesco De Prezzo

Due lavori di Francesco De Prezzo

Il 14 maggio prossimo, al MUSIL – Museo dell’Energia Idroelettrica di Cedegolo (BS), inaugura, in collaborazione con la Galleria Massimo Minini There was here first, seconda personale di Francesco De Prezzo (n. 1994)  in cui il giovanissimo artista bresciano presenterà una serie di opere che rispecchiano le ultime ricerche del suo lavoro, un viaggio riflessivo attraverso la presenza dei corpi nello spazio, l’assenza delle forme, l’interpolazione della percezione di queste forme. De Prezzo, nelle sue composizioni di oggetti semplici e dai colori neutri, teli e aste, sedie e drappi, ricerca sottili equilibri formali che fissa sulla tela in lunghe sedute di copia dal vero. Un rapporto a tu per tu con l’oggetto, profondo, meditato e contemplativo dove la rinuncia al colore, quale elemento di disturbo, concentra l’attenzione sulla forma, sulla sua struttura ed essenza, sui rapporti ed incastri tra i diversi elementi, sul tempo di esecuzione, lento e continuato. Successivamente cancellato da rapide campiture bianche date a rullo a volte spesse o più trasparenti, che annullano le forme descritte, lasciandone intravedere alcuni frammenti. L’immagine reale punto di partenza è rinnovata in forme astratte evocative e misteriose. There was here first, come da titolo, rimanda all’operazione di cancellazione stessa applicata in pittura, ma anche alla condizione generale dei lavori installativi presenti in mostra: oggetti come assi in legno, tele, tessuti e basamenti direttamente ricollegabili al mondo della pittura che paiono appena usciti dallo studio e decontestualizzati in assemblaggi formali che riflettono sulla presenza e sull’insistenza nello spazio che in questo lavoro appare come Misurato, studiato, isolato e frammentato.

 

Francesco Barbieri – Identità riflessa

Galleria La Linea – Montalcino (SI)

Francesco Barbieri, Correnti sommerse, 150x170 cm, tecnica mista su tela 2016

Francesco Barbieri, Correnti sommerse, 150×170 cm, tecnica mista su tela 2016

Sempre sabato 14 maggio, infine, la Galleria La Linea di Montalcino (SI),  inaugurerà Identità riflessa, esposizione personale dell’artista pisano Francesco Barbieri. Artista autodidatta formatosi tramite un’intensa esperienza di “urban exploration” nelle principali città europee e americane, Barbieri con il suo lavoro su tela degli ultimi anni ha esplorato molteplici soggetti mutuati dall’immaginario tipico dei graffiti. Nella mostra di Montalcino, curata da Andrea Baldini, presenterà una serie di lavori metropolitani su tela e su carta di qualità straordinaria, ispirati dalla recente residenza artistica in Cina. Un’esperienza che lo ha segnato profondamente: la sua visione artistica è divenuta più ampia, il suo stile più coraggioso, ed il suo gesto pittorico più fermo e deciso. Piuttosto che rappresentare accuratamente località precise, ­ che sono sempre immaginate e decostruite nelle sue opere, ­ i nuovi dipinti di Barbieri sono un simbolo e un’incarnazione della condizione post­industriale in cui viviamo:  l’incarnazione di quell’ineluttabile caos, ma anche un mezzo, seppur fallibile ed imperfetto, per orientarci in quel groviglio tortuoso di incroci che è la nostra vita quotidiana.

 

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