Oggi sono proprio contento di stare al mondo…

Lucio Fontana e il piccolo Brendan Becht nel 1967 a casa Becht a Hilversum in Olanda. Foto © ad petersen

C’è un gesto, che un po’ tutti i collezionisti fanno… voltare una tela per vederne il retro. Lo si fa per controllarne lo stato di conservazione, ma soprattutto per carpirne i segreti. E’ sul retro, quello spazio dell’opera negato ai visitatori normali di una mostra, costretti ad una sola visione frontale, che spesso si trovano timbri, targhette e segni grafici che raccontano la storia di un dipinto, ma non solo.

Nel caso di artisti come Lucio Fontana, sul retro si trovano “misteriose” frasi che in realtà sono una sorta di autobiografia a puntate; una registrazione, in tempo reale, di ricordi, stati d’animo, esperienze del quotidiano. Un legame tra il Fontana artista e il Fontana uomo, due parti di un tutto, inscindibili, certo, ma che la mente umana tende a separare.

È proprio da queste frasi che prende le mosse Oggi sono proprio contento di stare al mondo, la mostra che il giovane e bravo Marco Andrea Magni inaugurerà il 9 ottobre prossimo da Zazà Ramen noodle bar & restaurant, il ristorante fondato nel 2013 dallo chef e collezionista Brendan Becht che da bimbo, figlio di una coppia di importanti collezionisti olandesi, ebbe la fortuna di incontrare il padre dello Spazialismo.

Un locale che i milanesi conoscono ormai bene, Zazà Ramen, ma che per chi si trova anche solo di passaggio in Via Solferino, può rappresentare una vera scoperta. Un luogo di incontro tra culture diverse, tra arte, artisti e cucina, che a suo modo è un racconto autobiografico e che la mostra di Magni vi farà apprezzare ancor di più.

Zazà Ramen è infatti, il frutto della curiosità naturale, del senso estetico e dell’idea molto precisa di convivialità che ha il suo fondatore. E mi piace anche pensarlo come l’evoluzione naturale di una tradizione che da noi va dal romano Caffè Greco al milanese Giamaica, passando per le Giubbe Rosse di Firenze, in cui il ristorante e il Caffè divengono luogo naturale degli artisti e del dibattito attorno all’arte che qui non è non semplice contorno o complemento d’arredo.

Qui, in sei anni sono già passati David Tremlett, che ha lasciato alcuni interventi su parete nelle sale del ristorante, Tetsuro Shimizu, Antonello Ruggieri, Matteo Ceretto Castigliano, Kees de Goede, Jan vad der Ploeg e, più recentemente, Job Kelewijn, Goldschmied & Chiari, Jann Haworth & Liberty Blake, fino ad arrivare alla splendida personale di Rafael Y. Herman che si sta concludendo proprio in questi giorni.

Se poi il nome di Zazà sembra dirvi qualcosa… beh… sì, avete ragione, è proprio lui, il mitico ispettore Zenigata di Lupen III, golosissimo di Ramen e qui metafora che con ironia richiama un prodotto giapponese popolare per il pubblico italiano che il locale milanese ripropone in chiave autentica e con particolare attenzione agli ingredienti della gastronomia italiana.

A tutto ciò si ispira il progetto site-specific di Marco Andrea Magni. Piatti e ciotole in ceramica con scritte di Lucio Fontana costelleranno pareti e tavoli mentre vasi torniti in creta cruda impastata con sabbia di clessidra saranno esposti nel “Tokonoma”, una piccola alcova rialzata in metallo. L’ambiente già intimo di Zazà Ramen, che coniuga anche nel design degli interni il suo approccio alla semplicità e all’ascolto di tradizione giapponese, si espanderà così ulteriormente, invitando l’ospite a una nuova esperienza di condivisione con l’arte.

«Parola e cibo sono fatti della stessa pasta» diceva il teologo psicanalista brasiliano Rubem A. Alves. Come immaginare, infatti, luogo migliore di una tavola imbandita per dare il via a una conversazione? Probabilmente così è iniziato anche il dialogo tra Brendan Becht e Marco Andrea Magni che parlando scoprono di condividere una catena di relazioni puntuali e insolite, passando dalla storia della cucina a quella dell’arte, da Gualtiero Marchesi a Lucio Fontana le cui parole scritte sul retro delle sue tele, vengono riportate da Magni, con matita ceramica, su una serie di piatti e ciotole.

Rivivendo gli appunti di vita quotidiana impressi dal padre dello Spazialismo, nascono nuove combinazioni e s’intrecciano nuovi racconti tra chi viene, siede e consuma ai tavoli di Zazà. In maniera non troppo dissimile dall’arte culinaria, in quest’occasione la ricerca scultorea di Marco Andrea Magni esprime il rispetto per la materia prima, tradotta in architettura del convivio, in cui l’incontro è un aspetto centrale.

Zazà Ramen, invece, si propone ancor più come uno spazio domestico, come luogo di accoglienza, come spazio imbandito dove la tradizione si confronta con la sperimentazione e dove la natura intima dell’uomo si presenta. Come scrive Fernando Pessoa, d’altronde, «la scienza descrive le cose così come sono; l’arte come sono sentite, come si sente che debbano essere».