Mercato: dal 2001 ad oggi decuplicati i rendimenti delle aste di contemporanea

Tra alti e bassi, in dieci anni i rendimenti delle aste internazionali di arte contemporanea sono saliti da 88.3 milioni di euro a circa 860 milioni. Un incremento record, che fa dell’arte di oggi il segmento più importante per gli operatori del settore, tanto che alla fine del 2011 gli artisti nati dopo il 1945 si sono confermati più redditizi degli Old Master, generando l’11% del fatturato globale delle aste. Dieci anni fa rappresentavano circa il 4%.

Il dato emerge dall’ultimo rapporto ArtPrice sui trend del mercato dell’arte contemporanea pubblicato, come da tradizione, nei giorni della FIAC di Parigi. Un mercato che appare sempre più dominato dall’Asia  – che oggi rappresenta circa il 43% del totale contro il 30% dell’Europa e il 26% degli Stati Uniti – ma dove sono ancora le case d’asta occidentali a far la parte del leone: solo quarta la cinese Poly International con il 6.52% del fatturato totale, dietro a Christie’s (28.25%), Sotheby’s (21.88%) e Phillips de Pury (10.41%). Non dobbiamo dimenticare, però, che la Poly ha solo sette anni di vita. Come dire: time will tell…

 

I 10 principali mercati mondiali per le aste di arte contemporanea in termini di fatturato (fonte: ArtPrice)


Classifiche a parte, nel periodo preso in considerazione dal rapporto ArtPrice (luglio 2011 – giugno 2012), le aste di contemporanea hanno totalizzato il terzo risultato di sempre, pur registrando un -6% rispetto ai 12 mesi precedenti. 55 milioni di entrate in meno che non possono certo preoccupare gli operatori di settore, visto che l’annata 2010/2011 ha rappresentato un vero e proprio record, sia in termini di opere vendute (oltre 41 mila) che di rendimenti: 915 milioni di euro, non troppo distanti dai circa 977 del periodo della Grande Bolla (2007/2009).

A dimostrazione della solidità del segmento contemporaneo: la buona tenuta dei prezzi, che si sono contratti solo del 4%, in un anno in cui, a livello finanziario, le cose sono andate decisamente peggio. Infine, i tassi di vendita medi si sono attestati sul 61,5% in lotti: nell’anno record 2007/2008 erano sul 70%.

Europa nel segno di quantità, qualità e… accessibilità – Sarà che le Affordable Art Fair sono nate nella vecchia Europa, ma il mercato del nostro continente,  nell’ultimo anno, non solo si è confermato come quello più “denso” del mondo e con la più alta qualità media delle opere messe all’asta, ma anche come il più “conveniente”: l’81% delle opere d’arte vedute dalle Auction House europee, infatti, non supera il tetto dei 5000 euro contro la media del 79.5% del resto del mondo. Capitale europea per l’arte contemporanea: Londra, terza piazza a livello globale in termini di fatturato (193.6 milioni). Oggi il Regno Unito rappresenta il 22.5% del mercato mondiale per questo segmento e oltre il 76% di quello europeo.

Basquiat guida un anno di record – Flessione o no, l’annata 2011/2012 è stata caratterizzata da un numero impressionante di record per i dipinti contemporanei. Primo fra tutti quello realizzato da Jean-Michel Basquiat, il cui valore di mercato è passato dai 9.6 milioni di euro agli attuali 14.3, divenendo, assieme ad Andy Warhol una delle figure mitiche dell’arte del XX secolo. Un successo, quello di Basquiat, dovuto anche al fatto che la sua reputazione è più o meno allo stesso livello di quella del fondatore della Factory ma i suoi prezzi sono ancora “accessibili”:  un fattore che, in un momento di incertezza economica come quello attuale, lo fa essere molto appetibile per gli investitori.

Seguono, nella Top Ten dei record d’artista: Glenn Brown, passato da 1.5 milioni di euro a 5.7; Christopher Wool (da 3.4 a 5.8 mln) che passa anche dal 15° al 3° posto nella classifica degli artisti più venduti al mondo; e una serie di artisti cinesi tra i quali spicca Bandi Zhao il cui valore è salito, in un anno, da poco più di 500 mila euro a oltre 3 milioni.

La Top 10 dei nuovi record d'asta realizzati nella stagione 2011/2012

La Top 10 dei nuovi record d’asta realizzati nella stagione 2011/2012

E l’Italia sta a guardare… – In attesa del Rapporto Nomisma di gennaio, lo studio di ArtPrice mette già in evidenza un forte arretramento del nostro paese per quanto riguarda il rendimento delle case d’asta, passato dai 6.8 milioni del 2010/2011 ai 6 milioni del 2011/2012. Sulle entrate globali del segmento contemporaneo, inoltre, l’Italia pesava, un anno fa, per lo 0.74% mentre oggi rappresenta lo 0.70% del rendimento mondiale. Come se non bastasse, il primo italiano nella classifica degli artisti contemporanei più venduti al mondo si trova al 21° posto: Maurizio Cattelan.

Nella Top 500 degli artisti più venduti all’asta, il primo italiano è Maurizio Cattelan (21°)

4 Commenti

  • maria ha detto:

    l’Italia è sempre il fanalino di coda

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Sfortunatamente sì ma, anche in questo caso, dovremmo iniziare a farci un esame di coscienza perché il nostro essere fanalino di coda nell’arte, come in tanti altri settori, è tutta colpa dell’Italia e della sua incapacità gestionale. Proprio ieri, ad esempio, parlando con l’ex ministro Francesco Profumo dei prossimi finanziamenti europei per la ricerca, è emerso come il nostro paese sia al 26° posto (su 27) per investimenti in ricerca e al 27° per la qualità degli investimenti: investiamo solo il 30% delle risorse che potremmo avere a disposizione e lo investiamo pure male. E questo vale per la ricerca come per ogni altro settore. Come mi spiegava il professor Profumo, l’Italia ha ottimi “atomi” (nel senso di individualità) che hanno successo in ogni parte del mondo e in ogni settore: il nostro problema è che siamo incapaci di gestire il Sistema Paese. Che dire… chi è causa del suo mal pianga se stesso… ma forse è solo giunto il momento di rimboccarci le maniche e cambiare il nostro modo di fare (e disfare).

  • paul deimos ha detto:

    che delusione

  • paul deimos ha detto:

    Ma io che sono una Artista…. dove mi collocano??? attendo risposte…

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