Mercato dell’arte: se l’autunno italiano rischia il congestionamento

Foto di Scott Webb da Pixabay

Le ultime dichiarazione del Governo e degli epidemiologi parlano chiaro: se va bene saremo fuori dall’emergenza Covid-19 entro l’estate. Calendari tutti da riconfigurare, dunque, per gallerie, case d’asta e fiere d’arte.

Dopo settimane in cui le uniche email che intasavano la nostra posta erano quelle relative a mostre annullate e ad inaugurazioni sospese, ecco così che sono iniziate ad arrivare le nuove date degli eventi fieristici che la tradizione avrebbe voluto in programma per questa primavera. Con il rischio, però, di un autunno letteralmente congestionato di eventi.

L’edizione del decennale della MIA Photo Fair di Milano si terrà dal 10 al 13 settembre e negli stessi giorni avremo anche Miart (11-13 settembre) con tutti gli eventi dell’ArtWeek, tranne la Thinking Italian di Christie’s che è stata spostata a novembre. E in autunno, a questo punto, si terrà anche la prima edizione di Roma Arte in Nuvola, inizialmente prevista dal 13 al 17 maggio.

Mentre le aste italiane di arte moderna e contemporanea si stanno, almeno in una minima parte, svolgendo online o comunque “a distanza” – sarebbe impensabile d’altronde spostarle tutte in autunno – ArtVerona, che si vede accerchiata dalle “avversarie” primaverili, rilancia e riprogramma la sua edizione 2020 dall’11 al 13 dicembre.

A tutto ciò andranno poi aggiunte le aste che già normalmente si tengono nella seconda parte dell’anno. Per capirsi sulle “quantità”, nel secondo semestre del 2019, solo guardando alle nostre principali case d’asta, le vendite erano state 26 per un totale di 7874 opere messe all’incanto. Se le sommate alle opere che saranno proposte nelle varie fiere slittate nella seconda parte dell’anno… beh… si corre veramente il rischio di essere travolti da una massa insostenibile di arte…

Senza contare il fatto (ma invece va contato eccome…) che a settembre, dal 17 al 20, è prevista anche l’edizione 2020 di Art Basel, mentre dall’8 all’11 ottobre tornerà, in questo caso puntuale, Frieze London. 

Come andrà? Difficile prevederlo. Ma se è comprensibile il tentativo di salvare il salvabile, il timore forte è che la scelta di far slittare tutto in autunno possa rivelarsi un grande boomerang. Anche perché questa emergenza sanitaria, come sappiamo bene, si porta dietro anche un danno economico forte, che colpisce in primo luogo proprio chi oggi compra arte in Italia.

Già in passato abbiamo potuto constatare come troppi eventi tutti insieme non aiutino, in realtà, il business dell’arte. E’ successo anni fa a Londra, con un’edizione di Frieze attorniata da troppe collaterali, ed è successo da noi (ma anche a livello internazionale) con un calendario di aste troppo fitto.

Per acquistare arte ci vogliono soldi e tempo. Due elementi che, sfortunatamente, non abbonderanno nel secondo semestre di quest’anno, né nel nostro Paese – dove specialmente di soldi non ce ne sono mai stati troppi –, né all’estero. Se tutto va bene, d’altronde, la seconda parte del 2020 sarà il momento in cui inizieremo il cammino che dovrà condurci ad una rinnovata normalità, non certo il tempo delle grandi abbuffate.

Forse è tempo che anche la giostra dell’arte inizi a riflettere sulla necessità, per il futuro, di cambiare il suo passo, rallentando, così da permettere, a chi ha perso un giro, di risalire…

2 Commenti

  • Stefano Armellin ha detto:

    Non ci sono vincitori in un mondo di sconfitti. Perciò l’arte che conta continua anche in piena pandemia il suo cammino, perché dopo serviranno risposte di senso concreto e non banali record d’asta che interessano 4 persone, forse 5…si vedrà meglio a giugno se conviene fare mostre ad ottobre o riservare l’autunno per conferenze stampa che indicano progetti espositivi seri per il 2021, a proposito che Biennale sarà ? SA

  • Giorgio ha detto:

    Io credo che sia ragionevole quanto esposto nell’articolo. C’ tuttavia un particolare non di poco conto da considerare, alla luce di quanto stanno prospettando i più accreditati virologi. Ovvero, finita la pandemia, si dovrebbe girare e relazionare con tanto di mascherine e guanti.
    In queste condizioni chi si muove a frequentare fiere, mercati e gallerie?

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