Mercato: il momento d’oro di Giorgio Morandi

Lo studio bolognese fotografato da Paolo Monti nel 1981. Fondo Paolo Monti, BEIC. Immagine concessa su licenza CC BY-SA 4.0

Dagli Stati Uniti al Giappone, il successo di Giorgio Morandi è un fenomeno ormai globale e l’opera dell’artista bolognese è da sempre presente in tutte le più prestigiose collezioni pubbliche e private e i prezzi medi di aggiudicazione continuano a crescere. Tanto che, a rileggerle oggi, le parole pronunciate da Roberto Longhi all’indomani della scomparsa dell’amico, suonano quasi profetiche: «Voglio dire che la statura di Morandi potrà, dovrà crescere ancora, dopo che questo ultimo cinquantennio sarà stato equamente ridimensionato e ben pochi resteranno a contarsi, forse sulle dita di una sola mano; e Morandi non sarà secondo a nessuno».

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3 Commenti

  • Cristiana Curti Cristiana Curti ha detto:

    Che bell’articolo! Grazie mille, non molti fanno quadrare il cerchio con così tanta dovizia di particolari e – fra l’altro – il vantaggio di far ascoltare la voce di galleristi che trattano Morandi (soprattutto) all’estero. Perché l’unico tassello mancante per far volare davvero Morandi nell’empireo dei più grandi (e scardinare magari qualche crosta contemporanea che non merita il successo economico che invece ha) è costituito dalla notifica che lo Stato Italiano, specialmente di questi tempi, fa scattare anche davanti a opere che hanno peso poco rilevante dal punto di vista storico.
    Perché le Istituzioni non acquistano per i propri (nostri) Musei le opere che invece bloccano illegittimamente nelle mani dei privati collezionisti?
    Un disastro velato di politicamente corretto che sta facendo danni ovunque nella nostra arte del ‘900 in particolare, un disastro che chi ideò questa legge nel lontano 1939 (legge fascista che oggi tutti cavalcano) per proteggere saggiamente il nostro patrimonio archeologico non aveva previsto di certo che avrebbe scoraggiato la circolazione dell’arte italiana impedendone la vendita (o anche solo l’esportazione temporanea) all’estero.
    I fautori della notifica si chiedano, ma non ne hanno voglia, se Morandi (o Sironi, o Licini, o Castellani, o Fontana, o Boetti e De Dominicis fra pochissimo, o qualunque altro dei nostri artisti di rango che però non ha spazio nella ricerca e nelle richieste dei Musei stranieri) alla possibilità di mandare permanentemente un suo quadro a Tokyo o Sidney avrebbe rifiutato. Proprio Morandi, che dal 1947 in poi aveva proibito di esporre in Italia mostre monografiche senza il suo permesso, che negli anni successivi aveva instaurato una liaison fortissima con Curt Valentin e guardava all’America come a una importante, fondamentale prospettiva per l’arte italiana.
    Se lo chiedano quando bloccano la circolazione della nostra arte impedendo così che anche le nostre mostre più belle (non quelle preconfezionate che piacciono tanto ai nostri incolti assessori alla Cultura e ai nostri direttori di Musei incapaci di progettare un piano culturale onorevole, mostre che – non a caso – nessuno vuole fuori d’Italia…) vengano replicate fuori dai nostri confini perché i prestatori privati sono terrorizzati dalla notifica che cala come mannaia in dogana. Se lo chiedano vedendo che nessuna Istituzione straniera richiede i nostri artisti della recente modernità in mostra, fatto salvo per Morandi e pochissimi altri ma – come dice Longhi per ben diverso tono – che si contano davvero sulle dita di due mani o forse anche una sola.
    Se lo chiedano perché dobbiamo subire un protezionismo così esiziale che finirà per cancellare grandi artisti che sono alla pari se non migliori di colleghi europei o americani contemporanei…
    Se lo chiedano mentre qui vive grassamente il mercato sottotraccia e il falso impera tanto da devastare l’opera di alcuni nostri straordinari maestri che non potranno mai più essere risarciti da un catalogo ragionato della propria arte.
    Se lo chiedano mentre la nostra arte contemporanea (che non ha nulla da invidiare a quelle del resto di Occidente) non trova spazio in nessuna grande kermesse internazionale e neppure in casa nostra se in questa Biennale veneziana siamo ridotti alla pura cortesia fatta all’ospite. E nessuno di questi burocrati della domenica dice qualcosa in proposito.
    Se lo chiedano, perché l’aver depresso il mercato ufficiale della nostra arte del Novecento rende IMPOSSIBILE per il vasto pubblico la comprensione, la valutazione e l’apprezzamento della nostra contemporaneità.
    Ma non se lo chiede nessuno, né in parlamento, né nelle sovrintendenze, dove questo argomento trova nessuna solidarietà dato che si dice venga sbandierato solo per profitto personale e odio della Patria…
    Però sono le stesse sovrintendenze e lo stesso parlamento che non si fanno scrupoli a concedere prestiti di opere antiche e fragilissime per mostre blockbuster internazionali (perché lì, il parlamentare o il funzionario di turno è in prima fila a prendersi la medaglia), opere che non dovrebbero – quelle sì – MAI essere spostate dalla propria sudata sede di conservazione.
    A parole sono tutti a favore della protezione e della promozione della nostra arte nel mondo, nei fatti sono tutti come quelli che dal 2013 affermano che nel canale della Giudecca non passeranno più Grandi Navi…
    Mi scuso per la rabbia che fa perdere le staffe…

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Buongiorno. Intanto grazie per l’apprezzamento. Per quanto riguarda la “notifica” sono perfettamente d’accordo con lei. Mi pare un atteggiamento a dir poco scorretto in un mercato che dovrebbe essere libero. Peraltro in Europa ci sono esempi simili ma ben più virtuosi in France e UK, dove lo stato, se interessato, si attrezza per comprare l’opera a prezzi di mercato e non danneggiando il privato. Per non parlare di quel velo di ipocrisia che non si può non intravedere in uno Stato che blocca la vendita di un’opera che fino a ieri non ha magari neanche tenuto in considerazione e che solo oggi attira l’attenzione proprio perché a firma di un artista consacrato anche dal mercato. E allo stesso tempo non fa niente per promuovere la nostra cultura moderna e contemporanea nel mondo. Ma qui si entra nelle fila interminabile delle occasioni perse da questo paese…

  • Cristiana Curti Cristiana Curti ha detto:

    Grazie a lei per la sua replica. Verissimo ciò che dice, ma se il provvedimento della notifica venisse tolto almeno per l’arte del Novecento (almeno per opere che hanno 100 anni età, almeno questo) si darebbe un concreto aiuto alla diffusione della nostra arte.
    Fra l’altro, e questo è anche peggio, la notifica è comunque un provvedimento che va “a testa” e se ne infischia dei dettati della legge di tutela che oggi, dopo infinite fatiche, è stata portata a 70 anni.
    So per certo che alcuni provvedimenti sono stati presi per opere che erano più giovani dei termini di legge e quindi potevano legittimamente circolare ma che venivano definite (per criterio di chi? e secondo quali parametri?) importanti per lo Stato. Il burocrate che ha bisogno di salire in graduatoria e che magari si è occupato per anni solo delle caprette del Londonio in un ufficetto secondario non esita a bloccare l’esportazione di un Casorati degli anni ’50 perché “è fondamentale per la cultura italiana”. E glielo si permette, perché nessuno ha il coraggio di fermarlo e di dire che questo è un provvedimento arbitrario e liberticida esercitato per lo più da incompetenti.
    Almeno rispettare i termini di legge, che siano validi per tutti e non solo per alcuni.
    Ma, si sa, c’è sempre chi, in Italia, affermerà che “io sono io e tu non sei un…”.

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