Mercato: il momento d’oro di Giorgio Morandi

Lo studio bolognese fotografato da Paolo Monti nel 1981. Fondo Paolo Monti, BEIC. Immagine concessa su licenza CC BY-SA 4.0

Dagli Stati Uniti al Giappone, il successo di Giorgio Morandi è un fenomeno ormai globale e l’opera dell’artista bolognese è da sempre presente in tutte le più prestigiose collezioni pubbliche e private e i prezzi medi di aggiudicazione continuano a crescere. Tanto che, a rileggerle oggi, le parole pronunciate da Roberto Longhi all’indomani della scomparsa dell’amico, suonano quasi profetiche: «Voglio dire che la statura di Morandi potrà, dovrà crescere ancora, dopo che questo ultimo cinquantennio sarà stato equamente ridimensionato e ben pochi resteranno a contarsi, forse sulle dita di una sola mano; e Morandi non sarà secondo a nessuno». E che sia cresciuta, la figura di Morandi – oggi riconosciuto come uno degli artisti più iconici dell’arte del XX secolo al pari di Picasso e Matisse -, non vi e dubbio, tanto che nel mondo, il suo nome, assieme a quello di Lucio Fontana, è certamente il più noto per quanto riguarda l’arte del nostro Paese.

La progressione dei prezzi medi e delle aggiudicazioni record di Giorgio Morandi dal 2000 a 2019. © Artprice.com

Un’importanza, quella di Giorgio Morandi nel mondo dell’arte, oggi riconosciuta a pieno anche da un mercato che non manca di tributargli il suo rispetto, in particolare a partire dal 2008, quando il MET di New York gli dedicò un’importantissima retrospettiva: Giorgio Morandi, 1890-1964. Da allora i suoi prezzi di aggiudicazione non hanno più smesso di crescere. E se alla fine degli anni Novanta il suo record d’asta era di poco superiore ai 680.000 euro, oggi viaggia quote ben più alte con un primato che lo sorso anno lo ha portato a superare quota 3.000.000. Prezzi più che quadruplicati, dunque, per un artista che ha sempre riscosso grande successo in tutto il mondo: dalle americhe all’oriente, passando, ovviamente per l’Europa e la sua Italia.

Morandi: un artista “artefice” del proprio successo

Il successo di mercato che oggi arride alla produzione di Giorgio Morandi è una storia che parte da lontano e che si deve, in primo luogo, ad una gestione meticolosissima della propria produzione da parte dello stesso Morandi e Lamberto Vitali che fu il suo nume tutelare, oltre che al Museo Morandi di Bologna. Gestione non messa a repentaglio, fortunatamente, dall’Archivio che oggi ne tutela l’immagine e l’opera in modo corretto.

Estremamente riservato, Morandi passa quasi tutta la sua vita tra Bologna e Grizzana, salvo rari viaggi a Venezia, Firenze o Roma in occasione di esposizioni. Fino al 1956 non si reca mai all’estero pur essendo molto attento alle occasioni internazionali più importanti, alle quali non manca di partecipare .Tanto che già nel 1934 Roberto Longhi non esita a definirlo come il più grande pittore vivente del nostro Paese. Ma è nel 1939 che esplode in Italia, in occasione della terza Quadriennale di Roma, un vero e proprio “caso Morandi”, come ricorda Marilena Pasquali nella biografia dell’artista. Arrivando, poi, in un crescendo continuo, a vincere, nel 1948, il primo premio per la pittura alla Biennale di Venezia.

Giorgio Morandi, Natura morta, 1940. Olio su tela, 37,5 x 50 cm. Questa tela è stata aggiurica l’8 maggio 2018 da Christie’s New York per la somma di 3.644.069 € (diritti inclusi) stabilendo il nuovo record d’asta dell’artista bolognese.

Apprezzatissimo in patria da critici di rango come Longhi, Brandi, Vitali, Ragghianti e Gnudi, Giorgio Morandi gode anche, come ricorda ancora Pasquali, «del favore dei più esclusivi ambienti internazionali e alcune sue opere vengono ospitate in prestigiose rassegne nel Nord Europa e negli Stati Uniti. A consacrazione di tale stima critica, giunge nel 1957 il primo premio per la pittura conferitogli alla quarta Biennale di San Paolo del Brasile, dove nel 1953 aveva ottenuto il primo premio per l’incisione».

«E’ d’altronde sufficiente scorrere l’elenco delle esposizioni all’estero – prosegue Pasquali – per rendersi conto di quanto sia considerata l’opera del maestro bolognese, con mostre personali di rilievo al Palais des Beaux-Arts di Bruxelles nel 1949 (grafica), al Gemeentemuseum dell’Aja e alle New Burlington Galleries di Londra nel 1954, al Kunstmuseum di Winterthur nel 1956, alla World House Gallery di New York nel 1957 e nel 1960, a Siegen nel 1962 dove gli viene assegnato il Premio Rubens, al Badischer Kunstverein di Karlsruhe nel 1964».

Giorgio Morandi

Queste la fondamenta su cui poggia l’attuale riconoscimento di mercato dell’opera di Giorgio Morandi che, come detto, ha visto quadruplicare i suoi prezzi nell’arco di un decennio. Tanto che, secondo quando riportato dal database artprice.com, 100 euro investiti nel 2000 in un lavoro dell’artista bolognese oggi ne valgono 240 (+140%).  E solo nei primi 5 mesi di quest’anno, il suo valore è cresciuto del +27% con 100 euro investiti a gennaio 2019 che oggi ne valgono già 127. Un trend di crescita che ha interessato tanto le gallerie che le aste, a dire il vero, con un allineamento dei prezzi sconosciuto fino a qualche tempo fa.

Un mercato “su cui non tramonta mai il sole”

Mattioli, Boschi di Stefano, Ghiringhelli, Jucker, Giovannardi, Ingrao, Magnani, Jesi, Plaza e Rollino. In Italia i suoi lavori sono presenti, fin da subito, in tutte le maggiori collezioni private. Per non parlare di quelle dei suoi di studiosi e amici dell’artista, quali Roberto Longhi, Cesare Brandi, Lamberto Vitali, James Thrall Soby, Carlo Ludovico Ragghianti, Lionello Venturi, John Rewald. Ma a collezionarlo sono anche europei, americani e tanti amatori orientali, dalla Cina al Giappone, che sentono con lui un’affinità, potremmo dire, filosofica per quel «dialogo continuo tra luce, forma e colore [che] si sviluppa sotto la superficie della figurazione e al di là del soggetto rappresentato che si svuota così del suo significato originario per abbracciarne un altro, con un lessico pittorico governato dalla luce», come ha scritto Alessia Calarota in occasione della mostra Giorgio Morandi. Una storia di famiglia, alla Galleria d’Arte Maggiore g.a.m. di Bologna, galleria di riferimento da oltre 40 anni per l’opera del maestro scomparso nel 1964.

Una vista della mostra “Giorgio Morandi 1890-1964” al Metropolitan Museum of Art di New York.

Oggi i suoi capolavori compaiono nelle collezioni di importanti musei americani, come il MoMA di NewYork, la National Gallery of Art, la Phillips Collection e lo Hirshhorn Museum and Sculpture Garden di Washington, o la Yale University Art Gallery di New Haven. Oltre a non mancare, ovviamente, in quelle di importanti istituzioni e musei italiani, tra i quali: Camera dei Deputati, Pinacoteca di Brera (Milano), MART (Rovereto), Galleria degli Uffizi (Firenze), Fondazione Roberto Longhi (Firenze), Collezione Peggy Guggenheim (Venezia), Galleria Nazionale d’Arte Moderna (Roma), Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea (Torino), Fondazione Magnani-Rocca (Mamiano di Traversetolo, Parma). Senza dimenticare la Galleria d’Arte Moderna di Bologna che possiede la più ampia collezione pubblica di opere di Giorgio Morandi: 250 tra dipinti a olio, acquerelli, disegni, acqueforti, sculture e lastre incise.

Il mercato di Giorgio Morandi

Ammirato in modo crescente dal collezionismo più raffinato, dai critici e dai curatori di tutto il mondo, oltre che dagli artisti più importanti, Morandi è oggi, ancor più che in passato, “l’uomo fondamentale dell’arte italiana” come lo definì nel lontano 1961 Francesco Arcangeli. E negli anni di inizio XXI secolo che hanno visto la consacrazione dell’arte italiana sui mercati internazionali non poteva che essere tra i protagonisti.

Ricercatissime le sue opere, oggi praticamente introvabili, del periodo della Metafisica (1913-15)  – ne rimane solo una in mani private – e di Valori Plastici (fino al 1919), mentre le quotazioni più alte vengono raggiunte dalle tele realizzate tra gli anni Trenta e gli anni Cinquanta, in primo luogo le Nature morte, mentre sono ancora tutte da valorizzare quelle più recenti e le opere su carta, nonostante la sua importanza come acquafortista sia stata riconosciuta fin da subito. Ma qui si entra anche in trend di mercato che talvolta hanno poco a che fare con il reale peso storico-artistico.

I prezzi medi di aggiudicazione in asta delle opere di Giorgio Morandi suddivisi per medium. © Collezione da Tiffany Srl

Interessante, a tal proposito, vedere come si sono evoluti i prezzi in asta a seconda dei diversi medium, con la pittura che in 10 anni ha visto crescere del +109% i suoi valori medi di aggiudicazioni, passati dai 401.180 euro del 2009 agli 839.893 di questo primo semestre. Mentre gli acquerelli e i disegni sono cresciuti di oltre il +63% con un prezzo medio che nel 2009 era di 16.519 euro mentre oggi è di 32.114. Decisamente più stabile, invece, la situazione sul fronte stampe/multipli, con particolare riferimento alle acqueforti. Qui il valore medio è rimasto invariato, salvo alcune oscillazioni nel periodo, tra il 2009 e il 2019, attestandosi leggermente sotto i 15.000 euro.

Anno record, per quanto riguarda i suoi passaggi in asta: il 2018. Lo scorso anno si è chiuso, infatti, con un fatturato totale di 18.484.322 euro, realizzato con la vendita di sole 77 opere con un prezzo medio di 517.500 euro e un nuovo record d’asta di 3.027.963 euro (senza diritti), stabilito a New York da Christie’s nella The Collection of David and Peggy Rockefeller: 19th & 20th Century Art, Evening Sale dell’8 maggio 2018.

La Top 10 delle aggiudicazioni di Giorgio Morandi. © Collezione da Tiffany Srl

A colpire l’attenzione è, però, un tasso di invenduto di appena il 16.7%, uno dei più bassi di sempre per quanto riguarda l’arte italiana. E questo 2019 si è già aperto in modo eccellente per il mercato di Morandi, con 20 lotti che hanno realizzato 7.771.342 euro di fatturato con nessun invenduto e un prezzo medio di 637.948 euro. Cifra che, di fatto, corrisponde a quelle che erano le sua aggiudicazioni più alte alla fine del XX secolo.

I prezzi in galleria e fiere

Interessante, infine, dare uno sguardo ai prezzi proposti in galleria con le acqueforti di Morandi che oscillano su piattaforme come 1stdb in un range tra i 6.000 e i 60.000 euro, mentre i dipinti prodotti tra gli anni Trenta e Cinquanta in fiera vengono proposti con una forbice che va dai 350-500.000 euro e i 2.000.000 euro. Con la M&L Fine Art LTD che lo scorso anno per una Natura Morta del 1951 chiedeva 1 milione di euro o la Galleria d’Arte Maggiore di Bologna che, nel 2016, presentò ad Art Basel un bellissimo solo show dell’artista bolognese con prezzi che andavano dai 25.000-180.000 euro per le opere su carta, ai 350.000-1.600.000 per le tele. E sempre lo stesso anno, ma ad Art Basel Miami, una sua Natura Morta del 1948 è stata venduta a 1.200.000 $. Oppure la David Zwirner Gallery che nel 2015 ha dedicato a Morandi una bellissima personale con opere provenienti da importanti collezioni private, alcune delle quali, però, messe in vendita con prezzi tra i 300.000 e i 1.500.000 $.

3 Commenti

  • Cristiana Curti Cristiana Curti ha detto:

    Che bell’articolo! Grazie mille, non molti fanno quadrare il cerchio con così tanta dovizia di particolari e – fra l’altro – il vantaggio di far ascoltare la voce di galleristi che trattano Morandi (soprattutto) all’estero. Perché l’unico tassello mancante per far volare davvero Morandi nell’empireo dei più grandi (e scardinare magari qualche crosta contemporanea che non merita il successo economico che invece ha) è costituito dalla notifica che lo Stato Italiano, specialmente di questi tempi, fa scattare anche davanti a opere che hanno peso poco rilevante dal punto di vista storico.
    Perché le Istituzioni non acquistano per i propri (nostri) Musei le opere che invece bloccano illegittimamente nelle mani dei privati collezionisti?
    Un disastro velato di politicamente corretto che sta facendo danni ovunque nella nostra arte del ‘900 in particolare, un disastro che chi ideò questa legge nel lontano 1939 (legge fascista che oggi tutti cavalcano) per proteggere saggiamente il nostro patrimonio archeologico non aveva previsto di certo che avrebbe scoraggiato la circolazione dell’arte italiana impedendone la vendita (o anche solo l’esportazione temporanea) all’estero.
    I fautori della notifica si chiedano, ma non ne hanno voglia, se Morandi (o Sironi, o Licini, o Castellani, o Fontana, o Boetti e De Dominicis fra pochissimo, o qualunque altro dei nostri artisti di rango che però non ha spazio nella ricerca e nelle richieste dei Musei stranieri) alla possibilità di mandare permanentemente un suo quadro a Tokyo o Sidney avrebbe rifiutato. Proprio Morandi, che dal 1947 in poi aveva proibito di esporre in Italia mostre monografiche senza il suo permesso, che negli anni successivi aveva instaurato una liaison fortissima con Curt Valentin e guardava all’America come a una importante, fondamentale prospettiva per l’arte italiana.
    Se lo chiedano quando bloccano la circolazione della nostra arte impedendo così che anche le nostre mostre più belle (non quelle preconfezionate che piacciono tanto ai nostri incolti assessori alla Cultura e ai nostri direttori di Musei incapaci di progettare un piano culturale onorevole, mostre che – non a caso – nessuno vuole fuori d’Italia…) vengano replicate fuori dai nostri confini perché i prestatori privati sono terrorizzati dalla notifica che cala come mannaia in dogana. Se lo chiedano vedendo che nessuna Istituzione straniera richiede i nostri artisti della recente modernità in mostra, fatto salvo per Morandi e pochissimi altri ma – come dice Longhi per ben diverso tono – che si contano davvero sulle dita di due mani o forse anche una sola.
    Se lo chiedano perché dobbiamo subire un protezionismo così esiziale che finirà per cancellare grandi artisti che sono alla pari se non migliori di colleghi europei o americani contemporanei…
    Se lo chiedano mentre qui vive grassamente il mercato sottotraccia e il falso impera tanto da devastare l’opera di alcuni nostri straordinari maestri che non potranno mai più essere risarciti da un catalogo ragionato della propria arte.
    Se lo chiedano mentre la nostra arte contemporanea (che non ha nulla da invidiare a quelle del resto di Occidente) non trova spazio in nessuna grande kermesse internazionale e neppure in casa nostra se in questa Biennale veneziana siamo ridotti alla pura cortesia fatta all’ospite. E nessuno di questi burocrati della domenica dice qualcosa in proposito.
    Se lo chiedano, perché l’aver depresso il mercato ufficiale della nostra arte del Novecento rende IMPOSSIBILE per il vasto pubblico la comprensione, la valutazione e l’apprezzamento della nostra contemporaneità.
    Ma non se lo chiede nessuno, né in parlamento, né nelle sovrintendenze, dove questo argomento trova nessuna solidarietà dato che si dice venga sbandierato solo per profitto personale e odio della Patria…
    Però sono le stesse sovrintendenze e lo stesso parlamento che non si fanno scrupoli a concedere prestiti di opere antiche e fragilissime per mostre blockbuster internazionali (perché lì, il parlamentare o il funzionario di turno è in prima fila a prendersi la medaglia), opere che non dovrebbero – quelle sì – MAI essere spostate dalla propria sudata sede di conservazione.
    A parole sono tutti a favore della protezione e della promozione della nostra arte nel mondo, nei fatti sono tutti come quelli che dal 2013 affermano che nel canale della Giudecca non passeranno più Grandi Navi…
    Mi scuso per la rabbia che fa perdere le staffe…

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Buongiorno. Intanto grazie per l’apprezzamento. Per quanto riguarda la “notifica” sono perfettamente d’accordo con lei. Mi pare un atteggiamento a dir poco scorretto in un mercato che dovrebbe essere libero. Peraltro in Europa ci sono esempi simili ma ben più virtuosi in France e UK, dove lo stato, se interessato, si attrezza per comprare l’opera a prezzi di mercato e non danneggiando il privato. Per non parlare di quel velo di ipocrisia che non si può non intravedere in uno Stato che blocca la vendita di un’opera che fino a ieri non ha magari neanche tenuto in considerazione e che solo oggi attira l’attenzione proprio perché a firma di un artista consacrato anche dal mercato. E allo stesso tempo non fa niente per promuovere la nostra cultura moderna e contemporanea nel mondo. Ma qui si entra nelle fila interminabile delle occasioni perse da questo paese…

  • Cristiana Curti Cristiana Curti ha detto:

    Grazie a lei per la sua replica. Verissimo ciò che dice, ma se il provvedimento della notifica venisse tolto almeno per l’arte del Novecento (almeno per opere che hanno 100 anni età, almeno questo) si darebbe un concreto aiuto alla diffusione della nostra arte.
    Fra l’altro, e questo è anche peggio, la notifica è comunque un provvedimento che va “a testa” e se ne infischia dei dettati della legge di tutela che oggi, dopo infinite fatiche, è stata portata a 70 anni.
    So per certo che alcuni provvedimenti sono stati presi per opere che erano più giovani dei termini di legge e quindi potevano legittimamente circolare ma che venivano definite (per criterio di chi? e secondo quali parametri?) importanti per lo Stato. Il burocrate che ha bisogno di salire in graduatoria e che magari si è occupato per anni solo delle caprette del Londonio in un ufficetto secondario non esita a bloccare l’esportazione di un Casorati degli anni ’50 perché “è fondamentale per la cultura italiana”. E glielo si permette, perché nessuno ha il coraggio di fermarlo e di dire che questo è un provvedimento arbitrario e liberticida esercitato per lo più da incompetenti.
    Almeno rispettare i termini di legge, che siano validi per tutti e non solo per alcuni.
    Ma, si sa, c’è sempre chi, in Italia, affermerà che “io sono io e tu non sei un…”.

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