Mercato: leggere attentamente le avvertenze

Jean-Michel Basquiat - Untitled 1981

«Un dipinto di Basquiat vale veramente 16 milioni di dollari?». Quante volte vi siete posti domande simili nel leggere i risultati delle aste di arte contemporanea degli ultimi anni? Beh, lo ha fatto anche il New York Times che, il 1° giugno scorso, ha utilizzato questo interrogativo per titolare il suo articolo di commento allo straordinario record realizzato da un Untitled del 1981 di Jean-Michel Basquiat, battuto all’asta il 10 maggio scorso da Phillips de Pury. Un articolo, quello scritto da Dan Kedmey, che riapre ancora una volta la diatriba sul reale rapporto tra valore artistico e valore economico nelle opere d’arte contemporanea paventando un vero e proprio complotto da parte del mercato nei confronti dei collezionisti che sarebbero stati letteralmente manipolati.

Jean-Michel Basquiat – Untitled (1981)

Complotto a parte, l’articolo del NYT ci mette in guardia sulle tante storture del mercato dell’arte, in particolare di quello retto dalle case d’asta, e ci fa capire come mai, ancora oggi, gli aspetti economici e quelli culturali del mondo dell’arte siano tenuti, molto spesso, a debita distanza, sia in ambito accademico che in quello giornalistico. E questo nonostante ormai da quarant’anni si parli di un vero e proprio “Sistema dell’arte contemporanea”, dicitura coniata nel 1972 da Lawrence Alloway nella quale la dimensione culturale e quella economica si uniscono, dichiarando la loro inevitabile interconnessione: sarebbe tremendamente ingenuo, d’altronde, pensare che gli artisti facciano il loro lavoro solo per diletto personale o per il pubblico. Anche se molto spesso sembra che lo vogliano far credere, disertando sistematicamente appuntamenti market-oriented, come le fiere.

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