Marina Abramović e quel record d’asta alla “carriera” con The Life

Marina Abramović’s, The Life, 2018-2019. Still dal video di presentazione del lotto di Christie's.

Il 22 ottobre, in occasione dell’asta ibrida che ha unito la Great Room di Londra in diretta con Parigi, Christie’s ha offerto The Life, un’opera di mixed media dell’artista Marina Abramović, presentata nel 2019 alla Serpentine Gallery.

Unica nel suo genere, nel mondo delle aste e nel mondo dell’Abramović, The Life supera i confini della performance, del corpo, della presenza della sua aurea artistica, per inoltrarsi nella realtà virtuale: la performance può essere goduta tramite occhiali di realtà aumentata e permette al fruitore di osservare l’artista in “carne ed ossa” di fronte a sé, mentre cammina in un cerchio di 5 metri per la durata di 19 minuti.

L’opera era stimata da 400.000 a 800.00$, ma il risultato è stato sotto le aspettative della casa d’asta: è stata infatti aggiudicata in meno di un minuto a 230.000$. Nonostante ciò, rimane un grande record d’asta per l’artista.

Il lotto è stato aggiudicato dalla Fondazione Faurschou, che ha sede espositiva a Copenaghen, Pechino e New York, e sarà quindi fruibile dai visitatori, come l’identità dell’opera vuole.

LOTTO 104 – MARINA ABRAMOVIC, The Life, 2018-2019. Mixed Reality installation with artist’s box. Duration: 19 minutes (1140 seconds). Box size: 58.4 x 78.7 x 53.3cm. Ed. 1/3 + 1 a.p.

Marina Abramović ha sempre lavorato con il suo corpo, con la sua essenza che va oltre la fisicità, come è stato possibile sperimentare dai visitatori del MoMA nel 2010 quando, con The Artist is Present, ha dimostrato forza, coraggio e determinazione nel porsi di fronte a ciascun ospite del museo e guardarlo negli occhi. 

Quello che si prova possiamo solo immaginarlo: le reazioni sono state numerose, dalla commozione alla reazione fisica dell’allontanarsi dalla postazione.

Nel 2019 Marina Abramović è andata oltre il suo corpo e la sua mente, li ha trasferiti in un media: una novità per lei e per il mondo del mercato che ha così avuto modo di acquistare una copia virtuale dell’artista.

Marina rielabora il suo stesso linguaggio, lo intermedia con quello della tecnologia che le permette di essere intoccabile, assente, ma allo stesso tempo presente e concreta nella sua nuova virtualità. Non è un documento della sua presenza ma la sua aurea assume un corpo.

 

Marina Abramović in "The Artist is present" al MoMa di New York
Marina Abramović in “The Artist is present” al MoMa di New York

La sua carriera inizia negli anni ’70, quando apre la strada all’arte performativa, precisamente alla body art, al superamento dei propri limiti, all’arte di instaurare un legame con il pubblico per fargli mettere in discussione le sue stesse certezze.

La sua fama non cresce subito in modo esponenziale, ma comincia ad essere riconosciuta internazionalmente negli anni ’90, quando iniziano a esserle dedicate mostre personali in tutto il mondo, fino ad arrivare alla grande retrospettiva del MoMA già citata del 2010 e alla doppia partecipazione alla Biennale di Venezia nel 2011.

Marina Abramovic e Ulay, Imponderabilia, Settimana internazionale della Performance alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna (1977)
Marina Abramovic e Ulay, Imponderabilia, Settimana internazionale della Performance alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna (1977)

La grande capacità dell’artista serba è stata, negli ultimi dieci anni, anche quella di collaborare con personaggi pop, aumentando così la propria visibilità e  fama anche in ambienti non tradizionalmente artistici ed avvicinandosi a un pubblico più giovane: nel 2013 Jay-Z ha declinato la performance di The Artist is Present cantando alla Pace Gallery di New York per sei ore consecutive, permettendo ai visitatori di ballare guardandolo negli occhi.

Nello stesso anno, in occasione di ArtRAVE, un evento di Lady Gaga realizzato in occasione del lancio del suo album ArtPop, la Abramović ha realizzato una serie di video-performance con la celebre cantante, proiettati sugli schermi del magazzino.

Questa estate, infine, si è fatta dirigere dal regista di teatro d’autore Robert Wilson, insieme all’attore Willem Dafoe, nel magistrale spettacolo Life and Death of Marina Abramović: l’attore e la performer si sono incontrati in modo sublime sul palco, raggiungendo un livello di espressione che va oltre il teatro stesso.

Life and Death of Marina Abramovic

Analizzando il suo mercato risulta evidente come siano stati proprio questi in cui le sue vendite sono andate meglio: nel 2011, l’anno successivo alla mostra del MoMA, il mercato di Marina Abramović raggiunge il suo fatturato annuo più alto con 414.995$, seguito dagli anni successivi alle collaborazioni più popolari: nel 2014 raggiunge i 392.567$ e nel 2015 i 381.500$.

Questo a conferma di un trend che vuole l’arte raggiungere l’interesse dell’élite e crescere in termini di quotazioni, proprio quando si fa maggiormente “popolare”

Marina Abramović, però, non realizza le sue performance per venderle. La sua arte è performativa, riguarda il corpo e soprattutto la presenza dell’artista.

Come dimostrato per The Life, che ha suscitato l’interesse di una fondazione artistica che permetterà al pubblico di fruire dell’opera, sul mercato sono maggiormente vendute le fotografie delle sue performance.

La fotografia,  infatti, rappresenta il 68% del suo fatturato : Christie’s vendette nel 2015 Performance, Art must be beautiful, Artist must be beautiful a 300.000$, una serie di dodici fotografie raffiguranti le sue migliori performance del 1975. Sono proprio le riproduzioni delle performance di quest’anno ad avere maggiore successo sul mercato.

Un’altra delle aggiudicazioni più importati di Marina Abramović, a pari merito con il risultato dell’opera appena citata, appartiene invece ad una delle sue rare sculture: Chair for Non-Human Use, venduto da Christie’s nel 2011. È uno dei suoi “Oggetti Transitori”, ovvero una sedia con gambe di sette metri dalla sola funzione spirituale.

Marina Abramović, Performance, Art Must Be Beautiful, Artist Must Be Beautiful, fotografia, 1975

Le opere che hanno più successo sul mercato sono quelle datate 1975 e 1996, anno in cui ha realizzato grandiose performance come Art Must Be Beautiful e Balkan Baroque, una performance contro la guerra in Jugoslavia.

Nel 2020 le sue opere hanno avuto un maggiore hype in Italia, ma in generale sono vendute maggiormente negli Stati Uniti e in tutta Europa, soprattutto Francia e Inghilterra.

La performance, per quanto ormai popolare e riconosciuta, rimane un’arte dove la presenza dell’artista è essenziale, ma, come dimostrato con The Life, anche questa potrebbe aprirsi a nuovi tipi di “presenza”.

Marina Abramovic si è dimostrata all’avanguardia, di nuovo, confermando così la sua identità di guru della body art.

 

3 Commenti

  • Dino Silvestroni ha detto:

    Gent.ma D’agostino con piacere leggo il suo preciso e per una volta un aspetto circonstanziato dell’analisi. Mi presento: Dino Silvestroni, pensionato con 50 anni d’arte contemporanea alle spalle, considerato che non vado in giro a rompere le scatole a chi lavora nelle pubbliche vie, mi piace molto leggere. Pongo a Lei questa domanda. Come mai una stima del genere, per un “operare” nuovo dell’A. per decenni la foto ha rappresentato il naturale prolungamento delle molte “azioni” dell’artista. In questa opera, anche se ideata in proprio resta sempre una protagonista dell’azione, non lazione stessa dei suoi passati lavori. Ad una stima con la doppia logica del Vu Cumprà da parte degli operatori delle Case dìAste si affianca sempre la speranza (che non può essere un termine economico) del botto finale. A questa stima risponde la Fondazione Faurschou (scritto ?) che pondera il prodotto nuovo con le proprie valutazioni di bilancio ed acquista. Lei sa dirmi se ci sono state molte battute, oppure si è concluso tutto in poco tempo. Amo ricordare sempre per quanto riguarda il mercato le parole di Luciano Pistoi: “Il primo atto di critica è l’acquisto”. Con la speranza di poterla rilegere, Le auguro molte belle letture.
    Dino Silvestroni

  • Deborah D'Agostino Deborah D'Agostino ha detto:

    Gent.mo Silvestroni, la ringrazio molto per il commento e per la sua attenzione nella lettura dell’articolo.
    L’opera mostra un’operare nuovo dell’Abramovic per poter “congelare” la sua performance per sempre, in un modo ovviamente diverso dalla fotografia. Confrontando i due media, la fotografia si pone come una testimonianza della performance, la realtà virtuale ha l’ambizione di porsi come performance continua, “a portata di mano”. Questo, penso, è il motivo dell’alta stima da parte della casa d’asta.
    La battuta d’asta è partita con un interesse già segnalato dal principio, come opera con garanzia, probabilmente un altro museo interessato ad avere l’opera. E’ però durata molto poco, con due soli rilanci.
    Nel comunicato stampa, Christie’s ha pubblicamente dichiarato che l’acquirente è stata una fondazione, quindi vi è l’intento di disporre l’opera al pubblico.
    Spero di essere stata completa nella mia risposta, non si faccia problemi a ricontattarmi e spero di destare ancora il suo interesse con i miei articoli.
    Le auguro molte buone letture anche a lei,
    Deborah D’Agostino

  • Dino Silvestroni ha detto:

    Gent.ma D’Agostino, la ringrazio per la risposta, che in parte descrive quello che non sono riuscito a scrivere. La rinascimentale committenza è storia dell’arte, poi il sistema arte è entrato nel mercato. Oggi questo mercato è un sistema non sempre interessante, senza demonizzarlo del tutto. Sono sempre più convinto che il rumore creato da una asta da 6.000.000 di euro è un tonfo nel mondo dell’arte. 1000 gallerie che in Europa vendono 1000 pezzi da 6.000 euro è una foresta che cresce. Considero l’analisi di Georgina Adam un interessante punto (di arrivo o partenza, ognuno sceglie il suo punto di vista),ma la mia lettura si è spostata dalla mobilità economica allo sviluppo dei falsi e dei cerificati d’autentica, che il tutto crea quel “lato oscuro”, ebbene dov’è il mercato in questo lato oscuro? Rinnovo gli auguri per buone letture e mi scuso per gli errori nella precedente e eventualmente anche in questa nota.
    Dino Silvestroni

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