Fotografia: la prima volta di MIA Singapore

Marina Bay Sands. La prima di MIA Singapore, edizione malese della fiera internazionale di fotografia nata a Milano nel 2011 dalla mente di uno dei nostri più importanti collezionisti di fotografia: Fabio Castelli, si è appena chiusa dopo tre intense giornate (24-26 ottobre). Il format era simile a quello italiano, a parte l’aggiunta di una sezione dedicata al design collegato all’immagine fotografica in cui sono presenti 7 gallerie. Per il resto, nei 3200 metriquadri di fiera ci sono 42 gallerie –  che rappresentano, complessivamente, 103 artisti – e 7 proposte Mia: ossia fotografi selezionati direttamentedalla commissione della fiera ma non rappresentati da nessuna galleria.

Un corridoio di MIA Singapore

Un corridoio di MIA Singapore

La qualità media delle opere prosposte, come sempre, è piuttosto alta e sarebbero tanti i nomi da citare in un report completo. Ma la nostra intenzione non è scrivere un catalogo post-evento ma, come dopo ogni nostra visita in fiera, condividere con voi gli appunti presi durante le nostre peregrinazioni tra gli stand. Non tanto per segnalarvi i “migliori” in assoluto (esistono ancora?), ma perché siamo convinti che il dialogo e il confronto siano la forma migliore per crescere sia come collezionisti che come amanti dell’arte, nel senso più ampio di questo termine.

 

Dove il design incontra la fotografia

 

Iniziamo subito dalla Design Section, dove il nostro sguardo è attratto dal lavoro di due artisti: Stefano Canto  e la coppia FormaFantasma. Dopo essersi dedicato, per qualche tempo, ad indagare la possibilità di distorcere il linguaggio degli oggetti, manipolandone fisicamente la struttura, da qualche anno Stefano Canto ha spostato la sua attenzione dall’oggetto ai luoghi, naturali e urbani, e alle strutture architettoniche. Un aggiornamento della sua ricerca ben testimoniato dalle due opere presenti nello stand della Galleria Duomo di Carrara. Galleria che partendo dalla tradizione sculturea carrarina propone, attraveso i propri artisti, una possibilità di dialogo tra scultura, fotografia, pittura, musica e parole.

Stefano Canto, Pyramidion,  2012.

Stefano Canto, Pyramidion, 2012. Ultrachrome print on hahnemuhle paper. 67 x 60 x 5 cm

FormaFantasma, invece, è una coppia di designer italiani (Andrea Trimarchi e Simone Farresin) che lavora in Olanda. Il loro lavoro tocca alcuni aspetti fondamentali del design, come il ruolo che questo ha nell’artigianato tradizionale, nella relazione tra tradizione e cultura locale e, più in generale, al significato degli oggetti come vettori culturali.

Formafantasma, Migration Pettirosso  Wool 1/5. 3 x 220 x 220 cm

Formafantasma, Migration Pettirosso. Wool 1/5. 3 x 220 x 220 cm

 

Dai sogni di JeeYoung Lee al giovane Paglia

 

Lasciata questa sezione molto particolare, che speriamo di vedere replicata anche nell’edizione 2015 di MIA Milano, ci addentriamo tra le gallerie di fotografia. Prima tappa la francese Opiom Gallery che in fiera ha portato un nutrito gruppo di scatti del progetto Stage of Mind della fotografa sudcoreana JeeYoung Lee. Stage of Mind è un progetto iniziato nel 2007 che inverte radicalemente il punto di vista di chi guarda una fotografia: invece di trovarci davanti a degli estratti della realtà, ogni scatto ci pone  di fronte agli occhi dei lacerti del suo cuore, della sua memoria o dei suoi sogni. Per far questo, JeeYoung Lee lavora per mesi nel suo studio creando scenari immaginari, talvolta surrealisti. L’indagine sull’identità sviluppata da JeeYoung Lee si manifesta nella creazione di palcoscenici improbabili e quasi-assurdi tracciando possibilità di nuove narrazioni, storie nelle quali l’artista è sempre protagonista.

Jeeyoung Lee, Reaching for the Stars  2014 Pigment print Edition of 5 ex + 2 AP 38 x 47 inches

Jeeyoung Lee, Reaching for the Stars, 2014. Pigment print Edition of 5 ex + 2 AP 38 x 47 inches

La Liquid Art System di Capri presenta, invece, il lavoro del romano Andrea Pacanowski. Nelle sue immagini il linguaggio fotografico viene esasperato fino alla creazione di immagini pittoriche tridimensionali, originali ed uniche. Grazie ad una tecnica del tutto inusuale, dove la fotografia rimane tale senza alcun intervento di post-produzione, nascono così soluzioni infinite in cui l’immagine diventa quadro.

Andrea Pacanowski, Ferragosto  2012 UV Oce Arizona print mounted on plexiglass of 10 mm 109 x 152.5 cm

Andrea Pacanowski, Ferragosto, 2012. UV Oce Arizona print mounted on plexiglass of 10 mm 109 x 152.5 cm

Gintautas Trimakas è, invece, il fotografo presentato dalla galleria La Meno Parkas di Kaunas in Lithuania. Vero sperimentatore fotografico, Trimakas da almeno un decenni porta avanti una ricerca creativa che ha come oggetti privilegiati il colore e il numero e in stretta ralazione con l’introspezione e la ricerca filosofica. Le sue opere ci pongono davanti ai grandi interrogativi umani sulla creazione e sul significato stesso del mondo in cui viviamo.

Gintautas Trimakas, Answer  2014 Selen toned Vandyk brown print. Fabriano watercolour paper. Unique phonogram. 20 x 20 cm From the cycle "With_Seeing. Answer" (the search of a colour)

Gintautas Trimakas, Answer, 2014. Selen toned Vandyk brown print. Fabriano watercolour paper. Unique phonogram. 20 x 20 cm From the cycle “With_Seeing. Answer” (the search of a colour)

Interessante, come al solito, la proposta della berlinese Podbielski Contemporary che a Singapore è presente con vari artisti tra i quali ci è piaciuta molto la francese (ma milanese di adozione), Leonora Hamill di cui la galleria presentava alcuni scatti tratti dalla serie Art in Progress e, verrebbe da dire, non poteva essere altrimenti: questo progetto della Hamill affronta, infatti, il tema molto delicato su come viene prodotta l’arte in paesi che oggi sono considerati potenze emergenti nel panorama artistico internazionale.

Leonora Hamill, Baroda  Analogue Photography 150 x 195 cm

Leonora Hamill, Baroda, 2011. Analogue Photography 150 x 195 cm

C’è poi giovanissimo polacco Kacper Kowalski, la cui fotografia ci richiama alla mente l’arte informale e astratta. Rappresentato dalla Leica Gallery Warsaw, attraverso i suoi scatti Kowalski ci consegna una personalissime visione del mondo, quasi un dossier sulla presenza umana sul pianeta terra e sul suo tentativo di dominare la natura. Di questa lotta restano, sulla “pelle del mondo” traccie indelebili e sorprentemente armoniose che il fotografo polacco immortala nel suo lavoro.

Kacper Kowalski, China #6 (Wuming, Guangxi Zhuang)  Pigment print mounted on dibond under acrylic, edition of 7 80 x 120 cm Signature and certificate of authenticity on verso

Kacper Kowalski, China #6 (Wuming, Guangxi Zhuang). Pigment print mounted on dibond under acrylic, edition of 7 80 x 120 cm Signature and certificate of authenticity on verso

Chiudiamo questa nostro breve reportage della prima edizione di MIA Singapore con una delle giovani proposte presentate in fiera direttamente dagli organizzatori: il giovanissimo fotografo emiliano Francesco Paglia (n. 1983) che in Malesia ha portato il progetto The suffering World needs substances to live and forget the pain of all days, in cui delle ordinarie confezioni di medicinali assumono significati che trascendono la semplice apparenza per far affiorare domande sul nostro stile di vita.

Francesco Paglia, The suffering World needs substances to live and forget the pain of all days  2014 steel, plexiglass, glass, fine-art photo paper 180 x 120 x 100 cm

Francesco Paglia, The suffering World needs substances to live and forget the pain of all days, 2014. Steel, plexiglass, glass, fine-art photo paper. 180 x 120 x 100 cm