Tutto pronto per la Milano Art Week 2021

Una vista di miart 2019, l'ultima edizione della fiera svoltasi in presenza prima dell'inizio della pandemia

Fiducia. E’ questa la parola d’ordine che caratterizza l’edizione 2021 di miart e della Milano Art Week. La kermesse milanese inaugura, di fatto, il ritorno in presenza delle fiere d’arte italiane rimaste, per più di un anno, nel limbo digitale della rete. 

 

miart 2021: il mercato italiano riparte da qui

La 25esima edizione di miart, la fiera d’arte moderna e contemporanea che si terrà a Milano, nei padiglioni di fieramilanocity_MiCo – e parallelamente su una piattaforma digitale dedicata – dal 17 al 19 settembre 2021 (VIP preview 16 settembre), ospiterà ben 145 gallerie provenienti da 20 Paesi, oltre all’Italia.

Tante le realtà nazionali e internazionali che tornano a Milano confermando il loro legame con questa fiera che – grazie alla “cura Rabottini” – di anno in anno si è fatta una degli appuntamenti più interessanti del nostro Paese. 

Una vista di miart 2019, l’ultima edizione della fiera svoltasi in presenza prima dell’inizio della pandemia

Una fidelizzazione che rappresenta un segnale ulteriormente importante per un miart 2021 che, come ha sottolineato il nuovo direttore artistico, Nicola Ricciardi, «riparte da una promessa fatta a settembre 2020 alle gallerie e alle istituzioni», ossia dalla volontà di creare una fiera costruita attorno alle loro esigenze.

Una promessa, quella ricordata da Ricciardi, da cui discende il tema stesso della 25esima edizione della fiera milanese: Dismantling the silence / Smantellare il silenzio. Tre parole in cui si condensa tutto il desiderio di lasciarsi alle spalle un anno terribile. E, allo stesso tempo, di aprire la strada ad una «nuova conversazione più diretta e più franca con tutti gli operatori che prenderanno parte alla kermesse».

L’edizione 2021 di miart si presenta, così, ai nastri di partenza con tutta la voglia di essere un trampolino per il rilancio del mercato italiano delle gallerie, quello che, all’interno del settore arte, ha probabilmente sofferto di più.

Programmatiche, in questo senso, anche le date della fiera – dal 16 al 19 settembre -, che la collocano tra il Salone del Mobile e la Fashion Week per uno sforzo corale, come l’ha definito lo stesso direttore artistico, di una città, Milano, che assieme all’Italia vuole saltare al più presto fuori dal «pantano in cui ci siamo trovati lo scorso anno».

Una vista di miart 2019, l’ultima edizione della fiera svoltasi in presenza prima dell’inizio della pandemia

A meno da una settimana dall’inagurazione la curiosità è tanta e anche la voglia di tornare a vagare e di lasciarsi emozionare (si spera) dalla proposta artistica delle gallerie che per tre giorni animeranno le 5 sezioni di cui si compone l’evento:

  • Established Masters: la main section di miart dedicata all’arte storicizzata e che coinvolge le gallerie che presentano opere d’arte realizzate entro l’anno 1999, in una selezione che spazia dai maestri dell’arte moderna fino agli artisti del secolo scorso oggetto di una riscoperta recente. 
  • Established Contemporary: è la main section dedicata all’arte contemporanea di miart, una sezione rivolta alle gallerie che presentano i linguaggi della più stretta contemporaneità, dai classici odierni alle produzioni nuove e recenti.
  • Generations: Sezione in cui due gallerie sono invitate a creare un dialogo tra due artisti appartenenti a generazioni diverse. Le due gallerie condividono lo stesso stand e collaborano ad un unico progetto espositivo. 
  • Decades: Sezione che esplora la storia del XX secolo in una scansione per decenni. Ciascuno stand presenta – con una mostra monografica o tematica – un momento chiave che ha marcato il decennio in questione, in una successione dagli anni ’10 agli anni ’90 del secolo scorso.
  • Emergent: Sezione riservata alle gallerie con un’attività espositiva focalizzata sulla promozione delle generazioni più recenti di artisti.

 

 

Milano Art Week: l’arte invade la città

Come ormai da tradizione miart è anche il cuore della  Milano Art Week che, dal 13 al 19 settembre 2021, proporrà un intenso di programma di mostre diffuso in tutta la città. Inutile dire che vistarle tutte sarebbe impresa ardua e, per questo, abbiamo azzardato per voi una selezione moltro stretta di tre moste tra quelle che, almeno sulla carta, sembrano le più interessanti: 

 

FONDAZIONE ADOLFO PINI
ELISABETTA BENASSI. LADY AND GENTLEMEN

Dal 14 settembre 2021 la Fondazione Adolfo Pini presenta la mostra personale di Elisabetta Benassi, Lady and Gentlemen, a cura di Gabi Scardi.

Il lavoro di Elisabetta Benassi si nutre di un dialogo continuo con il passato e con l’attualità. Attraverso ricerche che la portano a esplorare archivi o a scandagliare tracce di eventi più o meno noti l’artista ritrova momenti e figure del Novecento ancora capaci di interrogare il presente.

Il nuovo progetto, appositamente ideato per la dimora che fu in origine di Renzo Bongiovanni Radice e poi di Adolfo Pini, è incentrato sulla figura del gallerista torinese Luciano Anselmino, figura oggi dimenticata, animatore dell’ambiente artistico tra Roma e Milano negli anni Sessanta e Settanta.

 

Courtesy immagine Elisabetta Benassi

PALAZZO  BORROMEO
SABRINA MEZZAQUI. I QUADERNI DI HANNAH ARENDT

Grazie alla pluriennale collaborazione tra LCA Studio Legale, Antonini Milano, AXA XL e Apice e con il
supporto della Galleria Minini e della Galleria Continua, nella splendida cornice di Palazzo Borromeo
(Piazza Borromeo 12, Milano) sarà visitabile, dal 16 settembre, I quaderni di Hanna Arendt, la nuova mostra di Sabrina Mezzaqui, artista che riesce, attraverso un processo riflessivo di disciplina autoimposta, a rivitalizzare ed esprimere in immagini e oggetti concreti l’essenziale distacco dalle parole.

Il principio della distanza, coltivato nelle stanze segrete di un’intimità che si riflette nelle sue scelte di vita e nei suoi periodi di isolamento e di “sospensione”, si riverbera in una pratica – tanto minuziosa quanto compulsiva – dove costruzione e decostruzione si susseguono.

Il lavoro realizzato per questa occazione da Mezzaqui è, come spiega la stessa artista, «una copiatura manuale delle pagine di ‘Nel deserto del pensiero – Quaderni e diari 1950-1973’ di Hannah Arendt». Un lavoro che è una meditazione sul processo di scrittura e di lettura. «L’atto del leggere. La facoltà del pensare. Ripensare i pensieri, riflettere, alla ricerca della verità».

Sabrina Mezzaqui, I quaderni di Hannah Arendt, 2021

PAC PADIGLIONE D’ARTE CONTEMPORANEA
LUISA LAMBRI AUTORITRATTO

Dal 16 settembre, il PAC presenta la prima ampia mostra personale di Luisa Lambri in Italia, un progetto espositivo pensato e sviluppato appositamente per il padiglione milanese.

Concentrandosi principalmente sulla fotografia, il lavoro di Lambri è caratterizzato da un impegno con un esteso spettro di soggetti che ruotano attorno alla condizione umana e al suo rapporto con lo spazio, come la politica della rappresentazione, l’architettura, la storia della fotografia astratta, il modernismo, il femminismo, l’identità e la memoria.

Il progetto al PAC si concentra sui rapporti tra le opere di Lambri e l’architettura di Ignazio Gardella. Le fotografie diventano una vera estensione dello spazio e, di conseguenza, l’architettura di Gardella e l’esperienza soggettiva dei visitatori una parte integrante del lavoro.

Una vasta selezione di opere, alcune mai presentate prima in Italia e realizzate tra il 1999 e 2017, sottolineano la sua tendenza a lavorare in serie. Lambri si pone in dialogo con il lavoro di artisti come Donald Judd, Robert Irwin, Lygia Clark e Lucio Fontana oltre che il lavoro di architetti come Álvaro Siza, Walter Gropius, Marcel Breuer, Mies van der Rohe, Luis Barragán, Rudolph Schindler, Paulo Mendes da Rocha e Giuseppe Terragni, tra gli altri.

Luisa Lambri, Autoritratto. Installation view della mostra, PAC 2021. Foto Lorenzo Palmieri

Durante la settimana di ArtWeek sarà inoltre possibile visitare ancora alcune delle mostre già aperte in città, come la grande retrospettiva su Mario Sironi Sintesi e Grandiosità al Museo del Novecento; il progetto di Fondazione Furla Misfits di Nairy Baghramian alla GAMNeil Beloufa. Digital Mourning e Maurizio CattelanBreath Ghosts Blind presso Pirelli Hangar BicoccaWho the baer a Fondazione PradaTina Modotti. Donne, Messico e libertà al MUDEC Museo delle Culture; Jacques Henri Lartigue. L’invenzione della felicità al Museo Diocesano.

Nel ricco programma dedicato all’arte moderna e contemporanea, diversi saranno anche gli appuntamenti dedicati all’arte pubblica, al live painting, alla street art e alle installazioni negli spazi cittadini, tra cui il progetto site-specific Rudere di Adrian Paci per ArtLine Milano nel parco di CityLife.

Le gallerie cittadine saranno infine protagoniste dell’ormai tradizionale Art Night che si svolgerà sabato 18 settembre.