Molin Corvo Gallery: nel rispetto dell’arte

Quando si parla di fughe di cervelli, le statistiche italiane fanno riferimento, quasi unicamente, ai ricercatori che fuggono dal nostro Paese. Il problema, però, è ben più diffuso e, tra le teste che se ne vanno fuori dai nostri confini nazionali, tante sono legate al mondo dell’arte. Berlino, Parigi, Londra. Queste le mete predilette dai nostri artisti, ma anche da galleristi in cerca di un ambiente più favorevole per i propri progetti. E’ il caso di Roberta Molin Corvo che ha da poco lanciato la Molin Corvo Gallery, interessante progetto di galleria online che ha, tra le sue parole d’ordine la tutela e il rispetto degli artisti e delle loro opere e la creazione di un collezionismo consapevole.

Roberta Molin Corvo ritratta da K-NARF

Roberta Molin Corvo ritratta da K-NARF

Nicola Maggi: Moda, comunicazione, giornalismo… arte. Ci racconti il tuo percorso e le connessioni che hai trovato tra mondi, apparentemente, così distanti?

Roberta Molin Corvo: «Il mio percorso è segnato in primo luogo dalla curiosità. La svolta poliedrica coincide con il mio arrivo in Francia, a Parigi, alla fine degli anni ’80. Qui mi sono confrontata con una realtà lavorativa internazionale dove le parole chiave erano: comunicazione, immagine e creatività. Ho capito velocemente che qualsiasi prodotto ha un’immagine e un target, in base ai quali è possibile pianificarne la diffusione. La moda in quegli anni era un bellissimo mondo effervescente, non aveva frontiere creative e non era il commercio a dettare legge. Quando aprii la mia agenzia, nei primi anni ‘90, ho voluto subito occuparmi anche di arte contemporanea, da sempre la mia passione, ma purtroppo non era facile viverne e quindi rimase una passione, un’attività laterale. Il giornalismo è arrivato forse nello stesso modo in cui ho iniziato a lavorare nella comunicazione, del resto non è molto diverso, se conosci bene il tuo settore, ne sai parlare e quindi scrivere. A livello giornalistico l’esperienza più interessante è stata lavorare per la televisione: unire parole all’immagine, frammentando tutto quello che si è registrato, ti dà un senso di potere, in effetti potresti far dire ciò che vuoi alla persona intervistata… Ogni volta che ho imparato un mestiere mi sono spinta in quello vicino che mi appassionava, è un percorso che segna ancora oggi le mie scelte e che mi permette di non fermarmi così facilmente e poi mi ha insegnato a lavorare su più fronti senza dispersioni».

Emanuele Ravagnani, Senza Titolo (Paesaggio), 2011

Emanuele Ravagnani, Senza Titolo (Paesaggio), 2011

N.M.: Il tuo ingresso nel mondo dell’arte è datato 2009. Sei stata agente di alcuni artisti internazionali e direttrice artistica di alcune gallerie…

R.M.C.: «Per motivi personali e familiari rientrai a vivere in Italia. Chiaramente qui il mio carnet d’adresse era praticamente inesistente, quindi impossibile lavorare nella comunicazione, così mi sono detta che era l’occasione per dare spazio alla mia passione: l’arte contemporanea. Bruno Hadjadj, artista con cui avevo già lavorato a Parigi, mi propose di seguire le gallerie italiane per Cutlog, Fiera Internazionale d’Arte Contemporanea. Poi, con Antonio Ponti e Barbara Crimella, nacque VENDUTO, associazione no profit con l’intento di proporre su Milano delle manifestazioni culturali legate a tematiche urbanistiche date dalle location in cui si svolgono gli eventi stessi. Occupare temporaneamente degli spazi industriali, già venduti ma non ancora in ristrutturazione, che diventano parte integrante della ricerca e dello scouting di artisti, creativi e musica. Poi è arrivata la collaborazione con la P.A.R.O.S.H., marchio di abbigliamento il cui il fondatore, Paolo Rossello, decide di creare uno spazio espositivo nel quale invitare e presentate giovani artisti internazionali.
In contemporanea a tutto ciò, ho iniziato il mio lavoro come Agente d’Artisti, di giovani artisti in particolare, quindi si sono moltiplicate le collaborazioni con svariate gallerie e spazi culturali italiani che hanno esposto i miei artisti. Non è sempre stato facile, anzi. Che ci sia un agente tra l’artista e la galleria non piace a tutti, specialmente per un discorso di percentuali di vendita. Comunque sia, con quest’esperienza ho capito che gli artisti devono essere tutelati, il mondo dell’arte non è sempre rosa e fiori e il rispetto dell’opera stessa spesso non c’è».

Cesare Callegari, If a crash test dummy could choose #4

Cesare Callegari, If a crash test dummy could choose #4

N.M.: Poi, nel 2013, il grande salto… la Molin Corvo Gallery. Un progetto molto particolare, ce ne parli?

R.M.C.: «Decisi di aprire la mia galleria proprio perché, come dicevo sopra, non era sempre facile lavorare con altre gallerie e poi avevo voglia di avere più artisti e quindi Molin Corvo Gallery è stata una semplice conseguenza. Ho scelto di essere uno spazio online perché non credo più nel sistema classico di gallerie su strada, mi piace il nomadismo, vale a dire che preferisco lavorare con gli artisti in spazi sempre diversi, possono essere questi a ispirare il progetto o viceversa. Credo molto nella partecipazione a fiere internazionali come modo per veicolare l’immagine degli artisti, specialmente se emergenti. La costruzione del sito è stata pensata non solo per dare spazio a opere legate a delle mostre fatte. Per me un artista deve essere presentato nella sua globalità e non solo per quello che una galleria propone, ecco perché cerco di dare una visione completa degli artisti, anche con opere che non appartengono alla mia galleria, poi nello shop vendo le opere in mia dotazione. Chiaramente anche l’informazione, con il Molin Corvo Journal, fa parte del mio DNA, informare circa il mondo dell’arte e chiaramente parlare dei miei artisti. In questi anni mi sono avvicinata a molti giovani collezionisti e ho visto spesso che erano alla ricerca di risposte sul come e dove, ecco perché ritengo sia importante parlare di come funziona questo settore».

N.M.: Come scegli gli artisti con cui lavorare e che rapporto instauri con loro?

R.M.C.: «Gli artisti li scelgo per mio gusto personale, i loro lavori mi devono emozionare. Per farle un esempio, l’anno scorso all’A.M.A. Festival, della cui giuria faccio parte, ho visto un disegno in un’installazione di giovani artisti, ho voluto assolutamente avere il nome dell’artista, l’ho contattato, mi sono fatta inviare foto dei lavori via mail e oggi fa parte degli artisti della Molin Corvo Gallery: Emanuele Ravagnani. K-NARF è senza dubbio l’artista con cui lavoro da più tempo, quindi tra noi c’è ora un rapporto di amicizia. Con gli artisti comunque ci tengo, prima di tutto, ad instaurare un rapporto di fiducia e rispetto che credo indispensabili, come il continuo dialogo che dipende però dalla distanze: è sicuramente più facile confrontarsi vedendosi più spesso».

Silvia Coccaglio, The Gold Machine

Silvia Coccaglio, The Gold Machine #2

N.M.: Per chiudere, una domanda che mi pare inevitabile… perché in Francia e non in Italia?

R.M.C.: «Perché la Francia? Perché quando ho cercato di aprire la società in Italia mi sono spaventata per la burocrazia, la scarsa chiarezza su come muoversi, i costi molto elevati che ci sono ancora prima di poter iniziare a lavorare che, a parte lo Stato con marche da bollo e quant’altro, includono il notaio, il commercialista, la banca… senza poi contare che Molin Corvo Gallery nasce come una galleria online, quindi con uno shop online, un concetto ancora non molto familiare in Italia. La Francia invece promuove L’Auto Entrepreneur una struttura leggera che ti permette di iniziare un attività, per due anni sei esente da IVA, come commerciante, ti autorizza ad incassare fino a 82.200€ con una tassa fissa del 15,10%, terminati i due anni o si chiude o si cambia regime. Ricordo anche che l’iscrizione e tutte le pratiche le ho fatte via internet, mai ho messo piede in un ufficio e, aperta la galleria, le strutture annesse come la banca o la società di domiciliazione fiscale della mia società mi hanno fatto sapere che esistono delle agevolazioni per chi si è iscritto come Auto Entrepreneur. Per farle un esempio, il costo di gestione del conto in banca è di 22€ annui compresa carta di credito internazionale e assegni».

 

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