Monumenta 2016: Huang Yong Ping e la rappresentazione del potere

Monumenta 2016 - Huang Yong Ping, Empires, 2016

Monumenta, evento artistico che dal 2007 ha coinvolto sotto gli immensi spazi del Grand Palais di Parigi artisti del calibro di Anselm Kiefer, Richard Serra, Anish Kapoor e Daniel Buren, per la settima edizione ha ospitato Huang Yong Ping con la sua opera Empires.

 

Huang Yong Ping in breve

 

Huang Yong Ping (Xiamen, Cina, 1954) vive e lavora a Parigi dal 1989. Ispirato dalle figure di Joseph Beuys, John Cage e Marcel Duchamp, nel 1986 fonda il gruppo radicale d’avanguardia Xiamen Dada, accompagnando la combustione dei propri lavori con la seguente dichiarazione d’intenti: «Un’opera d’arte è per un artista ciò che l’oppio è per un uomo: fino a quando non è bruciata, non si è in pace». Il gruppo viene estromesso da tutte le esposizioni pubbliche, ma questo non impedisce all’artista di mettersi in luce e di venire invitato nel 1989 da Jean-Hubert Martin – all’epoca direttore del Centre Pompidou – alla storica mostra collettiva Magiciens de la Terre, che per la prima volta porta all’attenzione del largo pubblico le arti contemporanee non occidentali.

Monumenta 2016 - Huang Yong Ping, Reptiles, 1989. Paper pulp, washing machine, books and newspaper. Vista dell'installazione in occasione della mostra Magiciens de la Terre.

Huang Yong Ping, Reptiles, 1989. Paper pulp, washing machine, books and newspaper. Vista dell’installazione in occasione della mostra Magiciens de la Terre.

Lo stesso anno, in seguito alle proteste e agli scontri di Piazza Tienanmen, l’artista decide di trasferirsi definitivamente a Parigi. Dopo Manifesta 1 (Rotterdam, 1996), ove partecipa con una riproduzione in formato monumentale dello Scolabottiglie di Duchamp sul quale sono state applicate 100 riproduzioni di braccia umane che rimandano alla figura buddista di Guan Yin e reggono oggetti di uso comune (100 Arms of Guan Yin), nel 1999 è naturalizzato francese e viene invitato ad esporre alla 48a Biennale di Venezia all’interno del padiglione transalpino.

Monumenta 2016 - Huang Yong Ping, 100 Arms of Guan Yin, opera realizzata in occasione di Manifesta 1 (Rotterdam, 1996) © Wikimedia

Huang Yong Ping, 100 Arms of Guan Yin, opera realizzata in occasione di Manifesta 1 (Rotterdam, 1996) © Wikimedia

Negli anni successivi è invitato da sedi espositive come il Walker Art Centre di Minneapolis (2005), il Barbican Centre di Londra (2008), il MAC di Lione (2013) e il MAXXI di Roma (2015), privilegiando nelle sue mostre una ricerca fondata sul rapporto tra le culture orientale ed occidentale e sulla convivenza spesso forzata tra il mondo umano e quello naturale. Huang Yong Ping è rappresentato dalla Galerie Kamel Mennour di Parigi e dalla Gladstone Gallery di New York.

 

Empires

 

Per gli spazi del Grand Palais Huang Yong Ping ha progettato Empires, un’installazione composta da 305 container per il trasporto di merci attorno ai quali si sviluppa l’imponente scheletro di un serpente, lungo 254 metri e composto da ben 316 vertebre e 560 costole in alluminio. Completano l’opera una gru a ponte alta 28 metri e un gigantesco bicorno del diametro di 12 metri, realizzato a partire dalla scansione in 3D di quello indossato da Napoleone in occasione della battaglia di Eylau conservato oggi al Musée de l’Armée.

Huang Yong Ping, Empires, 2016. Foto: Daniele Bersano

Huang Yong Ping, Empires, 2016. Foto: Daniele Bersano

Il titolo vuole richiamare l’attenzione sul significato che ha assunto nel corso dei secoli la nozione di impero, per l’occasione declinato al plurale al fine di sottolineare la coesistenza – più o meno pacifica – di molteplici dominî in differenti aree del pianeta. È in ogni caso innegabile lo sforzo dell’artista di proporre con la sua opera una definizione universale che possa contenere al suo interno le molteplici varianti del termine, risultando al tempo stesso comprensibile al più vasto pubblico. I container ribadiscono così l’importanza del commercio marittimo nello sviluppo economico delle più grandi potenze mondiali – dalle Compagnie delle Indie nate nel XVII secolo agli attuali porti asiatici di Shanghai e Hong Kong – ma stanno anche a simbolizzare il trasporto dei prodotti artistici ed il loro mercato, che ha raggiunto ormai dimensioni globali come quello di qualsiasi altro prodotto manifatturiero: nell’intervista concessa per l’esposizione, l’artista afferma infatti di averne utilizzati diverse decine per spostare le proprie opere nel mondo.

Monumenta 2016 - Huang Yong Ping, Empires, 2016. Foto: Daniele Bersano

Huang Yong Ping, Empires, 2016. Foto: Daniele Bersano

I container guidano lo spettatore nel suo percorso verso il centro catalizzatore dell’attenzione: l’incontro tra il serpente ed il bicorno napoleonico al centro del Grand Palais. L’animale, qui considerato secondo la tradizione occidentale come tentatore e corruttore piuttosto che simbolo orientale di saggezza e perspicacia, affronta a fauci spalancate il copricapo, sorretto da alcuni container a costituire un effimero arco di trionfo innalzato al potere politico. La danza sensuale del serpente attorno al simulacro dell’autorità temporale si concluderà inevitabilmente con la sconfitta di quest’ultimo, più obnubilato dalla sete di guadagno e di gloria personale che motivato da un interesse verso il bene collettivo: gli oltre 30mila morti della battaglia di Eylau cui il bicorno richiama sono lì a testimoniarlo. Lo sguardo di Huang Yong Ping sulla storia universale si rivela dunque per molti aspetti disilluso e realista, sentimento tipico di un artista vagabondo le cui opere non mirano a spiegare ma desiderano mostrare le numerose tragedie cui l’umanità è andata incontro nel corso dei secoli.

Huang Yong Ping, Empires, 2016. Foto: Daniele Bersano

Huang Yong Ping, Empires, 2016. Foto: Daniele Bersano

Se le dimensioni monumentali dell’opera rischiano di far passare in secondo piano la sua carica espressiva in favore di una spettacolarizzazione apparentemente fine a se stessa – lo svolgersi del corpo del serpente può per molti aspetti richiamare le montagne russe di un luna park di provincia, ma si combina ottimamente con la struttura in vetro e acciaio del Grand Palais, confondendosi in essa e creando magistrali giochi di luce – Empires risulta in ultima analisi riuscita, opera capitale di un artista mai piegatosi a compromessi e sempre rimasto fedele alle proprie convinzioni sovvertitrici dell’ordine precostituito.

Monumenta 2016 - Empires

a cura di Jean de Loisy Grand Palais, Parigi: 8 maggio - 18 giugno 2016 Catalogo RMN - Grand Palais

 

5 Commenti

  • armellin ha detto:

    Banale, totalmente privo di senso storico (opinione personale). SA

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Il senso storico di un occidentale non è detto che corrisponda a quello di un artista che proviene da altre aree. Per quanto sia sempre più diffuso un certo “International style”, ci sono differenze culturali che vanno tenute di conto. Valutare tutto da un punto di vista unicamente occidentale non sempre aiuta alla comprensione dei lavori. Questo non vuol dire che debba piacere, ma che l’arte di oggi richiede qualche sforzo in più.

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