Da Pinelli a Torino a JonOne a Roma: da vedere in galleria

Uno dei lavori di Ettore Pinelli tratto dalla serie MONO, in mostra fino al 24 aprile alla Fusion Art Gallery - Inaudita di Torino.
Uno dei lavori di Ettore Pinelli tratto dalla serie MONO, in mostra fino al 24 aprile alla Fusion Art Gallery - Inaudita di Torino.

Con la bella stagione che si avvicina (si spera) anche i palinsesti delle galleria d’arte si arricchiscono e così torniamo, come in passato, a due appuntamenti dedicati alla segnalazione delle mostre più interessanti in corso, o di prossima apertura. E la nostra selezione parte da Torino con la Fusion Art Gallery – Inaudita che, fino al 21 aprile, ospita la mostra MONO di Ettore Pinelli (n. 1984), artista siciliano finalista del Premio Cairo 2017. MONO è un progetto che si sviluppa attorno ad una singola immagine ripetuta ossessivamente e su cui Pinelli interviene, come sottolinea Gabriele Salvaterra nel suo testo di presentazione, «come se il processo creativo non fosse questione di addizione o potenziamento ma di liberazione e superamento dei blocchi imposti esternamente dalla realtà, sgravando l’immagine da tutta la sua funzionalità per mantenersi in quell’alone di sospensione indeterminata dove anche lo sguardo ritrova una propria autonomia critica. Tanti modi, insomma, per distruggere un’immagine o farla rivivere sotto altre spoglie».

Pietro Desirò, Momenti, Falsi Riflessi n#2, 2018. Punta secca e solfato di rame su alluminio con stampa fantasma acidata. 60x46.5cm. Courtesy: l'artista e Cartavetra

Pietro Desirò, Momenti, Falsi Riflessi n#2, 2018. Punta secca e solfato di rame su alluminio con stampa fantasma acidata. 60×46.5cm. Courtesy: l’artista e Cartavetra

Rimanendo nell’ambito dell’arte giovane, ci piace poi segnalarvi la nuova mostra di Cartavetra, galleria fiorentina dalla programmazione decisamente interessante e che vi consigliamo di seguire da vicino anche per quanto riguarda la programmazione di workshop e incontri. Ma torniamo alla mostra che ha inaugurato il 9 marzo scorso: Momento Flettente, la prima mostra personale di Pietro Desirò (n. 1994), giovane e promettente artista fiorentino. Fedele ad un percorso di studi impregnato di tecniche calcografiche, Desirò conduce la sua sfrenata fantasia verso un astrattismo lucido e meticoloso, accuratamente legato alla linea, al segno, alla traccia. Un formalismo liquido e impalpabile che potrete apprezzare nei 25 lavori esposti in galleria.

Giosetta Fioroni, Volto bagnato, 1970. Smalto e alluminio su carta cm 100x70. Courtesy: Art&Co.

Giosetta Fioroni, Volto bagnato, 1970. Smalto e alluminio su carta cm 100×70. Courtesy: Art&Co.

Dal debutto di un artista all’inaugurazione di una nuova sede. Da 5 anni punto di riferimento per l’arte contemporanea a Parma, ART&CO infatti ha lasciato la sua sede storica per spostarsi in un nuovo spazio espositivo, sempre nel cuore del centro storico di Parma, in Borgo Palmia 4/B, inaugurato sabato scorso con un’antologica dedicata a Giosetta Fioroni che dopo il grande successo della mostra collettiva Giosetta Fioroni e gli artisti di piazza del popolo, presenta diversi lavori di quella che fu l’unica figura femminile nella Scuola di Piazza del Popolo che, partendo dagli anni ’60, si inoltra nella poetica dell’artista dopo l’importante esperienza romana, che si esaurì nei primi anni ’70.

 JonOne_Predictably Irrational, Acrylic and ink on canvas, 2016, 86 x 68 cm_©JonOne

JonOne_Predictably Irrational, Acrylic and ink on canvas, 2016, 86 x 68 cm_©JonOne

Apre oggi alle 18.30 “Niente può fermarmi”, la prima personale di JonOne a Roma e la prima mostra di Wunderkammern organizzata per essere ospitata a Palazzo Velli. Francese d’adozione, JonOne è uno dei più importanti artisti contemporanei e figura chiave del mondo dei graffiti. I suoi lavori sono stati esposti in celebri istituzioni come la Fondation Cartier e il Grand Palais di Parigi. Vanta collaborazioni con brand internazionali del calibro di Lacoste, Perrier, Air France e Guerlain. Di difficile collocazione all’interno di un unico movimento artistico, la sua produzione è il risultato dell’unione perfetta tra graffiti e espressionismo astratto, tra calligrafia e uso performativo del colore.

Pablo Picasso, Guitare. 1920. Gouache sur papier 23 x 18 cm. Courtesy: Galleria Tega

Pablo Picasso, Guitare. 1920. Gouache sur papier 23 x 18 cm. Courtesy: Galleria Tega

C’è anche la magnifica “Guitare” del 1920, una gouache su carta proveniente dalla collezione Ladislas Szecsi ed esposta al MoMA di San Francisco già nel 1938, anno successivo alla realizzazione di “Guernica” da parte di Pablo Picasso, nella mostra che la Galleria Tega di Milano dedica al genio nato a Malaga nel 1881 fino al 25 maggio. Una mostra che, attraverso una ventina di opere, segue il cammino di Picasso dalla stagione eroica dell’avanguardia cubista al classicismo degli anni Venti, per toccare poi i momenti più vicini al surrealismo degli anni Trenta e giungere infine alle espressioni del dopoguerra.

Michael Johansson , Crossroads, 2015, grey ordinary items, cm 240x200x200. Courtesy: The Flat - Massimo Carasi

Michael Johansson , Crossroads, 2015, grey ordinary items, cm 240x200x200. Courtesy: The Flat – Massimo Carasi

A Milano, dal 22 marzo, The Flat ospiterà la mostra Alternative Readings in cui l’artista americano Michael Johansson continua nella sua esplorazione su come la percezione degli oggetti quotidiani di cui ci circondiamo possa cambiare tramite l’utilizzo di alcuni semplici accorgimenti. Oggetti apparentemente disparati, raccolti da diversi posti e contesti, vengono compattati in entità coerenti, in base a riferimenti di colore e forma. Tali perfetti assemblaggi sembrano trattenuti insieme da qualche sorta di invisibile magnetismo. In parallelo con la familiarità che essi possiedono, c’è qualcosa di estenuante e misterioso contenuto in essi. Quando gli oggetti vengono tolti dal loro contesto originale la loro funzione diviene infatti incerta e succede che di fatto divengano qualcos’altro, più impalpabile e più attraentemente incomprensibile.

Eva Sorensen, Senza titolo, 1982, china su carta, cm 73 x 102

Eva Sorensen, Senza titolo, 1982, china su carta, cm 73 x 102

Fino al 31 marzo rimane visitabile, presso la Res Publica – Galleria d’Arte Democratica di Torino, l’interessante mostra L’arte femminile: un cambiamento radicale, una mostra che intende valorizzare la ricerca di alcune interessanti esponenti del panorama artistico nazionale e internazionale. Linguaggi diversi che, nella forza che emanano, riescono a dialogare sommessamente come in un grande laboratorio creativo in cui flussi energetici continui si scambiano e ritornano. E così lungo il percorso espositivo il visitatore potrà trovare dalla scrittura pittorica dei Radical Writings di Irma Blank alle le eleganti chine su carta di Eva Sorensen fino alle Malelingue di Carol Rama e alle mappe musicale di Elisabeth Scherffig e ad un lightbox impegnato e al tempo stesso molto impegnativo di Claudia Virginia Vitari. Giusto per citare alcuni dei lavori esposti.

Eleonora Rossi, L’esercizio del ritorno, 2017. Courtesy: Kyro Art Gallery

Eleonora Rossi, L’esercizio del ritorno, 2017. Courtesy: Kyro Art Gallery

Sabato 24 marzo Kyro Art Gallery, nuova galleria d’arte situata nel cuore di Pietrasanta, inaugurerà la propria stagione espositiva con una personale dell’artista milanese Eleonora Rossi (n. 1974): L’esercizio del ritorno. A cura di Chiara Gatti la mostra presenterà un ciclo importante di opere recenti e inedite dell’autrice, frutto del suo “ritorno” alla pittura inteso come riscoperta del linguaggio e dei valori espressivi del segno e del colore, qui abbinati al lessico di altri media, come il video o il disegno allo stato puro. Il progetto studiato da Eleonora Rossi per lo spazio della Kyro Art Gallery corrisponde infatti a una sorta di macro-installazione dove un unico racconto si dipana attraverso immagini dipinte, ma anche sketch e video.

Gianfranco Baruchello, Sappiamo che sei lì, 1971, tecnica mista su alluminio, cm. 124x124. Courtesy: Biasutti & Biasutti Arte Moderna e Contemporanea

Gianfranco Baruchello, Sappiamo che sei lì, 1971, tecnica mista su alluminio, cm. 124×124. Courtesy: Biasutti & Biasutti Arte Moderna e Contemporanea

La Galleria Biasutti & Biasutti presenta da martedì scorso nelle proprie sale espositive di Torino una mostra dedicata a Gianfranco Baruchello. Questa rassegna raccoglie un nucleo di opere comprese tra la metà degli anni Sessanta e la metà degli anni Novanta. Scatole/sculture, pitture su alluminio, lavori su carta organizzano il corpus poetico di un artista sempre inquieto, deliberatamente paradossale in affermazioni come “ciò che si fa in pittura avrebbe potuto essere fatto con la tv”. Eppure persiste il dominio della parola nel Baruchello dei tardi anni Settanta che invita a guardare “con la coda dell’occhio” utilizzando cioè una visione obliqua e dinamica dell’opera, non frontale. Perché si può costruire un “quadro” con le parole e non con le immagini, lavorando alla scrittura come se non fosse (solo) scrittura.

Cristina Gardumi, Peep show #6. Curtesy: Burning Giraffe Art Gallery

Cristina Gardumi, Peep show #6. Curtesy: Burning Giraffe Art Gallery

A partire da giovedì 22 marzo, lo spazio espositivo torinese Burning Giraffe Art Gallery ospita la mostra HER/HERR personale dell’artista multidisciplinare Cristina Gardumi, vincitrice del T.I.N.A. Prize 2017. La mostra, a cura di Alessandra Ioalé, presenta, attraverso due installazioni, il poliedrico lavoro di ricerca di un’artista, illustratrice e performer dal linguaggio ironico e spregiudicato. Attraverso un corpus di opere inedite, costituito da due installazioni: una fotografica con interventi pittorici e una interattiva, e dalle animazioni video da cui è tratta la serie di dipinti su carta, la mostra alla Burning Giraffe ci permette di conoscere il lavoro di questa artista bresciana di nascita, ma pisana di adozione.

Aldo Tagliaferro, Io ritratto, 1977:1979, riporto fotografico su tela emulsionata

Aldo Tagliaferro, Io ritratto, 1977:1979, riporto fotografico su tela emulsionata

Infine, inaugura il 28 marzo presso la Osart Gallery di Milano, la collettiva PHOTOSEQUENCES che presenta dieci opere storiche fotografiche realizzate tra il 1969 e il 1979 dagli artisti Vito Acconci, Vincenzo Agnetti, Peter Hutchinson, Duane Michals, Dennis Oppenheim, Gina Pane, Mario Schifano, Aldo Tagliaferro. La mostra si propone di analizzare il mezzo fotografico in funzione del concetto di sequenza. La sequenza, infatti, oltre ad “animare” l’immagine conferisce all’opera un ritmo narrativo trasformandola, così, in un vero e proprio racconto. Ebbene gli artisti qui rappresentati, nonostante appartengano a movimenti artistici diversi tra loro, hanno in comune il fatto di aver utilizzato il concetto di foto sequenza per raccontare se stessi, i propri cari, le proprie idee, senza escludere lo spettatore assegnandogli una funzione attiva e non più solo contemplativa.