Da Caserta a Milano: 10 mostre in galleria (e non solo) da non perdere

Una vista di Left Behind, personale di Paolo Bini alla Reggia di Caserta. Courtesy: Galleria Nicola Pedena.
Una vista di Left Behind, personale di Paolo Bini alla Reggia di Caserta. Courtesy: Galleria Nicola Pedena.

Non solo Grandi Mostre. Il calendario italiano dell’arte è già ricco di appuntamenti anche nelle nostre gallerie d’arte e così, da questo sabato, ricominciamo a segnalarvi le mostre che ci sembrano più interessanti. Iniziamo da Caserta con Left Behind (fino al 18 gennaio), personale del giovane artista Paolo Bini (n. 1984), vincitore nel 2016 del Premio Cairo e del Premio under 40 di Arte Fiera, il cui lavoro si basa sulla giustapposizione modulare di strisce di carta gommata, ciascuna dipinta singolarmente e applicata sul supporto. Dalla sovrapposizione dei nastri di carta adesiva si genera una superficie rugosa e screziata che racchiude una forte tensione plastica e che altera cromaticamente e materialmente la regolarità ritmica delle sequenze orizzontali e verticali. La mostra di Caserta, organizzata in collaborazione con la Galleria Nicola Pedana e curata da Luca Beatrice, si sviluppa in quattro ambienti differenti delle Retrostanze del Settecento, al primo piano della Reggia Caserta, lo vede alle prese con una serie di lavori site specific che esaltano la massimo la sua ricerca artistica, concentrata sull’analisi di un empatia fra immagine e memoria, basata sul ricordo emozionale e conservando una sorta di fil rouge con i luoghi. Nella prima stanza l’artista ha realizzato mediante i refusi delle sue strisce tre grandi dipinti in acrilico su tela. Nel secondo ambiente viene presentata una serie di opere pittoriche monocromatiche in acrilico su nastro di carta su tela che compogono una grande costellazione con evidenti richiami al modus operandi tipico delle quadrerie borboniche. Nella terza e nella quarta stanza, infine, Paolo Bini ha ideato due opere a carattere ambientale, “Paradise box”, già presentata alla recente Art Verona | Project Art Fair, e un wall painting in un serrato dialogo con gli affreschi della volta.

 

Luca Francesconi – Senza titolo_Anime del Purgatorio

Napoli – Complesso di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco

L’ipogeo della chiesa del Purgatorio ad Arco dove, il 19 gennaio, si terrà l’evento di Luca Francesconi: Senza titolo_Anime del Purgatorio.

L’ipogeo della chiesa del Purgatorio ad Arco dove, il 19 gennaio, si terrà l’evento di Luca Francesconi: Senza titolo_Anime del Purgatorio.

Da Caserta a Napoli, dove il 19 gennaio prossimo la Galleria Umberto di Marino presenterà, all’interno del Complesso di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco, l’evento Senza titolo_Anime del Purgatorio di Luca Francesconi (n. 1979) a cura di Marianna Agliottone. Francesconi, artista mantovano la cui ricerca si interessa dei rituali, delle abitudini e delle forme sociali che caratterizzano il nostro vivere comune, si confronta in questa occasione con un luogo molto particolare: l’ipogeo della chiesa del Purgatorio ad Arco, che ospita il culto delle “anime pezzentelle”. Resti umani anonimi che, nel corso dei secoli, sono diventati speciali intermediari per le richieste di aiuto da parte dei fedeli. Qui, con il suo lavoro, Luca Francesconi invoca un gesto popolare, riconducibile al sentimento della morte senza il quale, nell’immaginario collettivo della cultura del meridione, la vita è insapore. La morte, quella anonima, collettiva, subita e non alleviata della pena. Il gesto dell’arte diventa così tributo a quei «peccatori che pregano per altri peccatori per il bene e la grazia reciproca», come spiega l’artista, ospitato in luogo sacro per i religiosi e storico per tutti.

 

Artists against MUOS

Napoli, Laveronica Arte Contemporanea

Maddalena Migliore, Occupazione della base militare USA Niscemi 2013, wallpaper 300 x 200 cm - Courtesy the artist and Laveronica arte contemporanea

Maddalena Migliore, Occupazione della base militare USA Niscemi 2013, wallpaper 300 x 200 cm – Courtesy the artist and Laveronica arte contemporanea

Rimanendo nella città partenopea, la galleria Laveronica Arte Contemporanea propone fino al 25 marzo prossimo una particolare collettiva d’impegno civile: Artists against MUOS che vede coinvolti gli artisti Antenne 46, Francesco D’Amore, Francesca Dimanuele, Giuseppe Firrincieli, Guglielmo Manenti, Maddalena Migliore, Matilde Politi, Irene Puglisi, Maria Domenica Rapicavoli. In mostra pezzi d’archivio – giornali, pizzini, volantini, comunicati – ma anche video, fotografie, incisioni, vignette e libri d’artista, tra reportage e denuncia, tra satira e impegno civile. Da anni a Niscemi la comunità locale e migliaia di attivisti da tutta Italia protestano contro il MUOS, Mobile User Objective System, una rete di comunicazioni satellitari in grado di pilotare i droni per la guerra a distanza, costruita dagli Stati Uniti d’America nel mezzo di una riserva naturale. C’è il timore che le emissioni ad alta frequenza delle sofisticate apparecchiature possano causare gravi danni alla salute degli abitanti e all’ambiente nel raggio di decine di chilometri. La mostra, come spiegano gli organizzatori, nasce proprio dall’esigenza di raccontare questa esperienza di vita e di lotta in una mostra. Non solo per far conoscere la vicenda del MUOS a un pubblico più vasto, ma anche per promuovere un’artepolitica, scomoda, capace di saltare fuori dagli schemi, di scegliere da che parte stare. Un omaggio a chi in questi anni ha lottato dal basso contro poteri invisibili e invincibili, usando talvolta la creatività per vincere il silenzio della stampa, per ribaltare un’argomentazione, per scuotere le coscienze sopite degli indifferenti, per smascherare la corruzione degli apparati di potere.

 

Elisabetta Benassi – Letargo

Roma – Magazzino

Una vista della personale di Elisabetta Benassi alla galleria Magazzino di Roma.

Una vista della personale di Elisabetta Benassi alla galleria Magazzino di Roma.

Spostandoci verso il centro, facciamo tappa a Roma dove fino al 28 febbraio la galleria Magazzino ospita Letargo, terza personale in galleria di Elisabetta Benassi (n. 1966) che presenta una serie di nuovi lavori pensati per questa occasione. La mostra è attraversata da dualismi – sonno/veglia, luce/crepuscolo, natura/artificio, corpo/macchina – di cui non viene offerta alcuna sintesi. Benassi tende piuttosto ad accostare le opposizioni in un unico spazio, in una sorta di crasi di universi in teoria inconciliabili. In questo modo, ad esempio, il riferimento al mondo “naturale” avviene in modi e contesti arbitrari, fuorvianti, dove l’architettura fa da criterio, da elemento di separazione tra due parti di uno stesso soggetto, riscrivendone apparenza e significato e, di fatto, rendendo evidente l’artificio dell’operazione. Da un lato, quindi, la ricostruzione di una natura in termini artificiali; dall’altro l’uso delle macchine, legato alla fascinazione per ciò che è obsoleto o consumato dall’uso. Macchine che diventano “contenitori” per elementi del tutto estranei: l’insieme di queste associazioni è concepito dall’artista in uno stato di sospensione volontaria, che lascia aperta la possibilità di un risveglio e si definisce al tempo stesso come un meccanismo di autodifesa contro il tempo. Implicito in Letargo è l’invito allo spettatore a immaginare una sorta di detour in un deserto simulato, spaziale e temporale, in cui è possibile muoversi a un’altra velocità e dove, in pratica, non esiste una giusta direzione.

Larissa Sansour – In The Future, They Ate From the Finest Porcelain

Roma – Montoro12 Contemporary Art

Larissa Sansour,In the Future They Ate From the Finest Porcelain 2, 2016.

Larissa Sansour,In the Future They Ate From the Finest Porcelain 2, 2016.

Ancora a Roma, la Montoro12 Contemporary Art presenta, dal 20 gennaio prossimo, In The Future, They Ate From the Finest Porcelain, prima mostra personale in Italia dell’artista palestinese Larissa Sansour. Il progetto è composto da un video, da una serie di foto, da due sculture (Archeology in Absentia) e da una installazione in porcellana. Il video In the Future, They Ate From the Finest Porcelain, si pone a metà strada tra fantascienza, archeologia e politica. Combinando figure reali e immagini generate al computer il video esplora il ruolo che il mito riveste nella storia, nei fatti reali e nell’identità nazionale. Archeology in Absentia (2016) è rappresentato, invece, da due piccole sculture in bronzo che ricordano vecchie bombe nucleari, ma allo stesso tempo delle preziose uova Fabergé. All’interno della scultura c’è un disco di metallo con riportate delle coordinate gps, relative a luoghi in Palestina dove l’artista ha sotterrato dei piatti di porcellana con l’immagine dell’iconica keffiyeh.

 

Luigi Veronesi – Luce, Forma, Costruzione

Milano, 10 A.M. ART

Luigi Veronesi, Diagonale n. 3, 1938. Olio, tempera e fotogramma su tavola. Courtesy: 10 A.M. ART

Luigi Veronesi, Diagonale n. 3, 1938. Olio, tempera e fotogramma su tavola. Courtesy: 10 A.M. ART

Spostandoci a nord, apre oggi a Milano, presso la 10 A.M. Art la mostra Luce, Forma, Costruzione, dedicata alle sperimentazioni artistiche condotte da Luigi Veronesi tra gli anni Trenta e Quaranta. Artista di rilievo internazionale considerato tra i maggiori protagonisti dell’Astrattismo italiano, dagli anni Trenta Veronesi rivela nelle sue opere un costruttivismo integrale e pragmatico, conseguito dalla conoscenza di Laszlo Moholy-Nagy e Josef Albers, esponenti del Bauhaus, dei Costruttivisti russi, di Max Bill, figura di riferimento del Concretismo svizzero, degli olandesi di “De Stijl” e del gruppo parigino “Abstraction-Création” a cui aderisce nel 1934. Il percorso espositivo, composto da una trentina tra opere pittoriche e fotografiche, mette in evidenza l’indagine dell’artista sul metodo derivato dalla lezione costruttivista-bauhausiana, arricchendolo con la personale analisi sulle possibilità del divenire ritmico delle forme attraverso composizioni che denotano un dinamismo interno, quasi auto-generato dalle figure stesse. Questo principio conferisce alle opere di Luigi Veronesi una temporalità fenomenica concreta che sembra anticipare, soprattutto nei fotogrammi, risultati cinetici e persino optical.

 

Richard Loskot  – Like a Cork on the Water

Milano, Galleria Boccanera

Richard Loskot, Like a Cork on the Water, 2016, site-specific installation, mixed media

Richard Loskot, Like a Cork on the Water, 2016, site-specific installation, mixed media

Il 17 gennaio, sempre a Milano, la Galleria Boccanera, all’interno dello spazio temporaneo in Via Ventura 6, presenta Like a Cork on the Water installazione di Richard Loskot che, attraverso la sua pratica artistica sperimentale e tecnologica, mette in scena un’allegoria post-moderna dell’opposizione socio-politica che ha caratterizzato la storia del Sudetenland. Sul pavimento è replicata una sorta di mappa geografica in cui possiamo distinguere le zone montagnose da quelle fluviali. Prima del secondo dopoguerra la popolazione di etnia tedesca, quella più borghese, era solita vivere in alto, presso le montagne, mentre la popolazione di etnia ceca occupava le zone più basse, presso i fiumi. Due macchine elettriche seguono sul pavimento i profili di queste zone, girando senza sosta e senza una meta, portando con sé ognuna un palloncino volante posto a differente altezza. Il palloncino collocato più in alto dà voce alla comunità tedesca e reca la scritta: Dall’alto vediamo altri orizzonti lontani – altre idee; mentre quello posto più in basso dà voce alla comunità ceca: I fiumi ci connettono in pianura e ci portano – altre idee. L’accento posto sull’ultima parte di entrambe le frasi mira a sottolineare una certa comunanza in termini di risultato. Pur non condividendo l’origine etnica e il luogo di insediamento, cechi e tedeschi hanno condiviso l’appartenenza geografica, una certa collocazione e concezione dell’altrove.

 

Maria Elisabetta Novello – Sursum corda

Milano, Galleria Fumagalli

Maria Elisabetta Novello, Sursum corda, 2016

Maria Elisabetta Novello, Sursum corda, 2016

Ancora a Milano, dal 19 gennaio la Galleria Fumagalli presenta Sursum corda, mostra personale e azione di Maria Elisabetta Novello, con la collaborazione dei danzatori Roberto Cocconi e Luca Zampar. La pratica di Maria Elisabetta Novello, caratterizzata in particolar modo dall’uso della cenere, con la quale l’artista genera forme e tracce segnate dalla memoria, accoglie un elemento effimero e fuggevole che porta in sé la fragilità del contemporaneo, la bellezza e l’instabilità dell’esistenza stessa. L’opera è intesa come interstizio sociale e strumento di rivendicazione dell’essere artista, che si confronta col mondo detenendo l’incombenza e l’urgenza dell’individuo che a tale universo appartiene. Maria Elisabetta Novello agisce con segni precari e minimi su indizi di memoria antropologica privata e pubblica, sociale e relazionale. Sursum corda è un progetto che nasce dall’interesse per gli spazi di confine (frontiere, soglie e limiti) e per l’ambivalenza che questi presuppongono nel segnare un passaggio. C’è sempre una relazione con ciò che si trova dall’altra parte, e un punto d’incontro è anche un punto di distacco che al tempo stesso divide e unisce. Con Sursum corda Maria Elisabetta Novello cerca così di aprire un dialogo tra le due parti, a partire dalla consapevolezza dell’essere e delle azioni fondamentali che lo tengono in vita: il respiro, il battito del cuore e le emozioni.

 

Gianni Caravaggio – Sais

Milano, Kaufmann Repetto

Gianni Caravaggio, L’orizzonte si posa su una nuvola mentre il sole la attraversa, 2016

Gianni Caravaggio, L’orizzonte si posa su una nuvola mentre il sole la attraversa, 2016

Rimanendo a Milano, sempre il 19 gennaio prossimo, Kaufmann Repetto presenta Sais, la nona mostra personale in galleria di Gianni Caravaggio. Sais è un luogo immaginario descritto da Novalis ne I discepoli di Sais, romanzo simbolico incentrato sul dialogo tra un maestro e i suoi allievi riguardo alla natura e al suo rapporto con l’uomo. All’idea di una natura oggettiva e regolata dalle leggi scientifiche si contrappone una visione soggettiva, poetica e interiorizzata della stessa: la possibilità di un’unità di fondo che sottende l’apparente dualità tra soggetto e oggetto, tra natura e spirito. Le quattro nuove sculture installate in galleria – L’orizzonte si posa su una nuvola mentre il sole la attraversa; Il sole avvolge un paesaggio innevato; Fasi lunari che deviano lo spazio e Coppia con sentimenti antichi – rappresentano altrettante riflessioni sulla natura e sul tempo, temi centrali nella ricerca di Caravaggio. Qui il tempo è descritto simultaneamente nelle sue diverse accezioni: come dimensione oggettiva e misurabile, entità percepita ed evento meteorologico. La serie di disegni a grafite Un altro giorno di pioggia mette in relazione il cielo, rappresentato da segni brevi e spontanei, con la terra, una pozzanghera suggerita da cerchi concentrici. Nel raffigurare un paesaggio essenziale durante un giorno di pioggia, i disegni evocano lo stato d’animo che vi è spesso associato; la meteoropatia, in questo senso, diventa espressione del legame tra l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo, tra gli eventi celesti e i mutamenti fisiologici del corpo umano.

 

Francesco De Prezzo – B – LAYERS

Monza, Maurizio Caldirola Arte Contemporanea

Francesco De Prezzo, P of Space, installation view.

Infine a Monza, dal 20 gennaio prossimo la Maurizio Caldirola Arte Contemporanea ospita nei propri spazi B – LAYERS, mostra di Francesco De Prezzo. Per l’occasione, il giovane artista bresciano che abbiamo presentato qualche mese fa proprio sulle pagine virtuali di Collezione da Tiffany, esporrà tre lavori che mettono in luce la sua produzione pittorica e installativa all’interno di una produzione che lo vede cimentarsi con più medium, dal  video alla fotografia. Media che l’artista utilizza per portare avanti una ricerca artistica che ruota attorno al rapporto corpo/spazio,  ponendo questioni riguardanti la lettura, la  percezione fisica e individuale di esso.