Da Palermo a Milano: 10 mostre da non perdere

Ai Weiwei, Odyssey, 2017, exhibition view, ZAC, Palermo. Copyright © Ai Weiwei. Photo Benito Frazzetta.
Ai Weiwei, Odyssey, 2017, exhibition view, ZAC, Palermo. Copyright © Ai Weiwei. Photo Benito Frazzetta.

Circa 1000 metri quadrati di superficie espositiva. E’ questa l’estensione di Odyssey, l’installazione realizzata da Ai Weiwei per lo spazio espositivo di ZAC – Zisa arti contemporanea di Palermo a cui dedichiamo la copertina del nostro appuntamento mensile sulle mostre da non perdere. Visitabile fino al 20 giugno prossimo, Odyssey nasce da un progetto di ricerca sui rifugiati e sui campi profughi nel mondo, avviato nel 2015 dal grande artista cinese che vive e lavora tra Berlino e Pechino. Il progetto è promosso da Amnesty International Italia nell’ambito della XXXII Assemblea generale di Amnesty International Italia e dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Palermo. Di grandissima attualità, l’opera è il risultato di un’indagine attenta che, partendo dallo studio dei primi spostamenti di massa degli esseri umani che risalgono al Vecchio Testamento, analizza la cornice storica, politica e sociale in cui la “crisi dei rifugiati” – che rappresenta il focus della sua ricerca – si sviluppa.

Un particolare di Ai Weiwei, Odyssey, 2017, exhibition view, ZAC, Palermo. Copyright © Ai Weiwei. Photo Benito Frazzetta.

Un particolare di Ai Weiwei, Odyssey, 2017, exhibition view, ZAC, Palermo. Copyright © Ai Weiwei. Photo Benito Frazzetta.

Un progetto di ricerca che ha radici profonde come spiega lo stesso artista: «Ho pensato alla mia esperienza come rifugiato. Quando sono nato, mio padre, Ai Qing, è stato denunciato come nemico del partito e del popolo. Siamo stati mandati in un campo di lavoro in una regione remota lontano da casa […] È un’esperienza terribile essere considerato straniero nel tuo paese, nemico della tua gente e delle cose che più mio padre amava». Un tema, quello affrontato dal progetto di Ai Weiwei che, come vedrete, ritorna, in altre delle mostre che abbiamo selezionato per questo nostro articolo. A partire da The Restless Earth, la mostra curata da Massimiliano Giorni per la Triennale di Milano.

 

La Terra Inquieta

Milano – Palazzo della Triennale

Francis Alÿs, Don't Cross the Bridge Before You Get to the River Strait of Gibraltar, 2008. Courtesy Francis Alÿs and David Zwirner, New York/London

Francis Alÿs, Don’t Cross the Bridge Before You Get to the River, Strait of Gibraltar, 2008. Courtesy: Francis Alÿs and David Zwirner, New York/London

Una mostra per raccontare le trasformazioni epocali che stanno segnando lo scenario globale e la storia contemporanea, affrontando in particolare il problema della migrazione e la crisi dei rifugiati. Questo è The Restless Earth – La terra inquieta, mostra curata da Massimiliano Gioni che ha aperto i battenti il 27 aprile scorso al Palazzo della Triennale di Milano. Partendo dal titolo di una raccolta di poesie dello scrittore caraibico Édouard Glissant, autore che ha dedicato la sua intera opera all’analisi e alla celebrazione della coesistenza di culture diverse. L’esposizione racconta il presente come un territorio instabile e in fibrillazione: una polifonia di narrazioni e tensioni. Attraverso le opere di più di sessanta artisti provenienti da oltre quaranta paesi del mondo – tra cui Albania, Algeria, Bangladesh, Egitto, Ghana, Iraq, Libano, Marocco, Siria e Turchia – e con l’inclusione di documenti storici e oggetti di cultura materiale, la mostra parla delle trasformazioni epocali che stanno segnando lo scenario globale e la storia contemporanea, focalizzandosi in particolare sulla rappresentazione della migrazione e della crisi dei rifugiati.

 

Eric Bainbridge – Solo Show

Roma – galleria Monitor

Eric Bainbridge, Nostalgia, 2016. Steel, fabric, 90 x 15 x 15 cm. Courtesy the artist and Monitor, Rome

Eric Bainbridge, Nostalgia, 2016. Steel, fabric, 90 x 15 x 15 cm. Courtesy the artist and Monitor, Rome

Sempre il 27 aprile scorso, ma questa volta a Roma, la galleria Monitor ha inaugurato la prima mostra personale a Roma di Eric Bainbridge, artista con il quale la galleria ha iniziato una collaborazione lo scorso anno. Eric Bainbridge, fin dall’inizio della sua carriera negli anni ’80, è stato considerato un artista molto influente per la più giovane generazione di scultori Britannici, grazie alle celebri opere composte da assemblaggi giocosi di forme ispirate alla vita di ogni giorno. I suoi lavori, pur nascendo dalla rivisitazione e dall’assemblaggio di oggetti di uso comune – a volte sconfinanti nel kitsch – raccontano universi complessi e articolati, offrendo allo spettatore un’ambiguità e una dualità che non ammettono una sola chiave di lettura.

 

Maurizio Nannucci – What to see what not to see

Milano – Galleria Fumagalli

Maurizio Nannucci, Something happened, Villa Medicea La Magia, Quarrata, 2009

Maurizio Nannucci, Something happened, Villa Medicea La Magia, Quarrata, 2009

Venerdì 3 maggio a Milano, la Galleria Fumagalli inaugura la mostra personale di Maurizio Nannucci “What to see what not to see” che segna il ritorno dell’artista, dopo più di quarant’anni d’assenza,  in una galleria privata milanese. In mostra, una serie di nuovi lavori al neon di grandi dimensioni e di colori diversi che dialogano con lo spazio della galleria fra parole, significati e immagini. In particolare, il progetto verte sulla reiterazione di frasi che contengono al loro interno alcune modifiche semiologiche (segno) e semiotiche (significato). Nonostante queste alterazioni, resta comunque rintracciabile un filo conduttore reso da alcuni concetti chiave come il dubbio, la ricerca, la scelta, il bivio: What to see what not to see… Un interrogativo esistenziale, amletico, che fa riflettere sulla condizione dell’uomo nella società in un duplice rapporto, con gli altri e con sé stesso.

 

Eltono e StenLex – CrossRoad#3

Bari – galleria Doppelgaenger

StenLex , Bari, Corso Vittorio Emanuele

StenLex , Bari, Corso Vittorio Emanuele

Il 4 maggio alle ore 19:00 la galleria Doppelgaenger presenta la mostra CrossRoad#3, doppia personale degli artisti Eltono e StenLex che tornano a Bari, per la prima volta dal 2013 dopo la loro comune partecipazione al progetto d’arte urbana “Fresh Flâneurs”: se allora si trattava di una mostra collettiva, CrossRoad#3 è una doppia personale dedicata all’astrattismo e alla sua intersezione con lo spazio urbano. Tanto l’artista francese quanto il duo italiano sono punti di riferimento della scena artistica urbana internazionale, entrambi forti di uno sperimentalismo formale che nel caso di Eltono è caratterizzato da rigore geometrico e che in StenLex spazia invece dall’optical al gribouillisStenLex presentano opere policrome recentemente sperimentate a San Pietroburgo nello spazio pubblico, una novità se si considera la monocromia che ha rappresentato fin qui la loro cifra. Eltono ha realizzato invece bassorilievi in legno ricalcati su itinerari aleatori della citta vecchia di Bari, selezionati dall’artista con l’aiuto di un dado. La mostra

 

Francesco De Rocchi, Lelli e Masotti e Franco Marrocco – Musiche in un interno

Saronno –  Il Chiostro arte contemporanea

Lelli e Masotti, Il concertino dei violini, da Suoni Spazi Silenzi, stampa ai sali d'argento su carta baritata.

Lelli e Masotti, Il concertino dei violini, da Suoni Spazi Silenzi, stampa ai sali d’argento su carta baritata.

“Nella segretezza degli interni trascorrono musici silenzi, malinconie, perdute armonie. Nei momenti più significativi dell’arte, la pittura non è “un frammento”, non è luce fuggitiva. Le presenze silenziose di questi strumenti sono l’ininterrotto racconto di una più vasta nostalgia: ritmo in una infinita sinfonia”. E’ in queste parole del critico Stefano Crespi che si cela il significato più profondo della mostra Musiche in un interno che aprirà i battenti il 5 maggio prossimo a Saronno negli spazi della galleria Il Chiostro. Una mostra interessante, che mette a confronto la ricerca artistica di Francesco De Rocchi, Lelli e Masotti e Franco Marrocco. La mostra si inserisce in un programma di esposizioni a tre che questa galleria, nata nel 1988, sta portando avanti ormai da qualche anno con l’intento di proporre al pubblico dei confronti tra artisti del Novecento che siano in grado di mettere in evidenza i legami che intercorrono tra la produzione artistica del passato e quella del presente sia come ricerca che, come nel caso di questa mostra, come tematiche specifiche.

 

Selling the Shadow

Milano – galleria C-Gallery

Kimathi Donkor, Analyse, 2008

Kimathi Donkor, Analyse, 2008

La  C-Gallery – il nuovo spazio dedicato all’arte contemporaneo di Via Ventura 6, nel cuore dell’Art District milanese – porta in Italia, dal 7 maggio prossimo, la mostra Selling the Shadow curata dalle artiste americane Ayana V. Jackson e Ingrid LaFleur, in collaborazione con la MOMO Gallery di Capetown. La mostra, che indaga il rapporto tra arte e pratica sociale partendo da quella che è stata  l’azione politica abolizionista e di difesa dei diritti delle donne che l’attivista afroamericana Sojourner Truth ha portato avanti a partire dal 1859 fino ai primi del 1900, presenta il lavoro di 20 artisti internazionali provenienti da diversi Paesi come Camerun, Congo, Francia, Italia, Jamaica, Stati Uniti e  Sudafrica. Artisti, che pur differenziandosi per le metodologie artistiche e per le narrative personali, condividono il confronto con il tema della costruzione dell’identità, la storia e le strutture sociali che giocano un ruolo non solo nella creazione dei propri lavori, ma anche nel consumo e nelle modalità di fruizione di questi.

.

Black Light Art: la luce che colora il buio

Palazzo Lombardia – Milano

Mario Agrifoglio: “Convergenze”, opera pittorica, vista con luce UV

Mario Agrifoglio: “Convergenze”, opera pittorica, vista con luce UV

 

La luce nera, affascinante ossimoro, non serve per illuminare in modo convenzionale ma si utilizza per far apparire in modo diverso gli oggetti o lo spazio circostante, sia per scopi pratici che in ambito artistico.  E proprio alla luce nera come medium espressivo in grado di coinvolgere lo spettatore in una innovativa esperienza sensoriale, dove la realtà appare con aspetto insoliti, è dedicata la mostra itinerante Black Light Art: la luce che colora il buio, che vedrà la partecipazione di sedici artisti, e che si terrà dal 12 maggio al 10 giugno nello Spazio Espositivo di Palazzo Lombardia a Milano. Ambienti dinamicamente illuminati con luce bianca e luce nera in gradazioni diverse, permetteranno alle opere esposte di vestirsi di colori, forme e spazialità sorprendenti. Curatori dell’evento sono Gisella Gellini, docente del corso di Light Art e Design della Luce presso la Scuola del Design del Politecnico di Milano e Fabio Agrifoglio, presidente della Fondazione Mario Agrifoglio.

 

Mario Schifano nelle collezioni private e non solo

Mantova – Complesso Museale Palazzo Ducale

Mario Schifano, Cielo Particolare, 1963

Mario Schifano, Cielo Particolare, 1963

Moz-Art (Arte Contemporanea), in collaborazione con il Complesso Museale Palazzo Ducale di Mantova, inaugurerà giovedì 11 maggio 2017 alle ore 18.00  negli Appartamenti della Rustica, con accesso dal giardino dei Semplici, la mostra Mario Schifano nelle collezioni private e non solo. La rassegna, curata da Peter Assmann e Sergio Pajola, mette insieme circa un centinaio tra opere su tela, su carta, foto, filmati multimediali, lp, maglie sportive e cataloghi storici di Schifano, provenienti dalle collezioni della Fondazione Marconi di Milano, della Galleria di Arte Moderna e Contemporanea di Roma, delle Gallerie Italia Gallerie d’Italia – Polo museale di Intesa S. Paolo e di importanti collezioni private. Un evento, quello mantovano, che ha lo scopo di consentire la più ampia conoscenza possibile del significato del lavoro di Mario Schifano attraverso un percorso espositivo che permette una profonda riflessione sul significato della relazione dell’artista con i differenti materiali “della pittura”, dalla carta intelata al perspex, passando per gli smalti, i collage, le foto, le tele emulsionate, in tutte le estensioni possibili.

 

Marco Maria Zanin – Dio è nei frammenti

Modena – Palazzo Santa Margherita

Marco Maria Zanin, Maggese I, 2016, Stampa fine art su carta cotone

Marco Maria Zanin, Maggese I, 2016, Stampa fine art su carta cotone

Infine, il 20 maggio prossimo a Modena, in occasione della Notte europea dei Musei, nelle sale superiori di Palazzo Santa Margherita, apre i battenti la nuova personale di Marco Maria Zanin dal titolo Dio è nei frammenti. La mostra, attraverso le fotografie e le sculture del giovane artista, esplora il tema della memoria e delle radici nella società contemporanea mediante un’opera di reinterpretazione di scarti prodotti dal tempo: detriti e oggetti che per Zanin, sulla scorta del filosofo francese Georges Didi-Huberman, sono “sintomi” della sopravvivenza lungo le epoche di valori umani archetipici. L’indagine si muove tra la civiltà rurale del Veneto, sua regione di origine, e la megalopoli di San Paolo, dove vive alcuni mesi all’anno: due luoghi profondamente diversi nel modo di vivere il passato e il presente, ma fortemente legati dai fenomeni migratori dall’Italia al Brasile tra XIX e XX secolo.

2 Commenti

  • armellin ha detto:

    SEMPRE IN ITALIA A POMPEI : Ultimi giorni per MITORAj, resterà in permanenza Dedalo, proseguono I GRECI , PICASSO & ARMELLIN in Space Seven permanente in studio.

  • Anna Castoro ha detto:

    Grazie, Nicola, per i tuoi articoli e aggiornamenti. In Italia il sistema Arte sembra non seguire il disgelo artico, peggio che mai il mercato dell’arte contemporanea. Anche le gallerie storiche cercano spesso formule meno impegnative, limitandosi a proporsi su appuntamento . Che la cultura in generale , in Italia, sia in progressivo decadimento, non è una novità, ma mai come in questo periodo gli artisti si sentono demotivati, ovvero in un limbo , in attesa di sapere cosa sarà di loro.
    Ma la gente d’arte deve tener duro , il fondo s’è toccato, la parabola dovrebbe ricominciare a salire…
    Nessuna speranza di operazioni di marketing culturale istituzionale, ma l’arte è cosa seria.. sopravvive in tutte le condizioni, anche nel decadentismo …

I commenti sono chiusi