Da vedere a Marzo: 10 appuntamenti in galleria e non solo…

Letizia Battaglia, Ortensie, Trapani 1992. Courtesy dell’artista
Letizia Battaglia, Ortensie, Trapani 1992. Courtesy dell’artista

Fare selezione tra le tante mostre in programma in questi mesi non è assolutamente semplice. E così, nell’appuntamento di oggi non possono che scivolare alcuni appuntamenti d’arte che avevo escluso, solo per motivi di spazio, dall’articolo di febbraio. A partire dalla bellissima mostra che I Granai di Villa Mimbelli-Museo Civico Giovanni Fattori di Livorno, dedicano fino al 15 marzo ad una delle figure più importanti della fotografia contemporanea: Letizia Battaglia, la prima fotoreporter donna italiana. In mostra: cinquanta fotografie; pagine di cronaca diventate documenti storici che raccontano il volto dell’Italia in trasformazione.

H.Nagasawa, Viti di Bagdad, 1975, ferro, stoffa, marmo

H.Nagasawa, Viti di Bagdad, 1975, ferro, stoffa, marmo

Rimanendo in Toscana, dopo la recente scomparsa, la Galleria Il Ponte di Firenze dedica a Hidetoshi Nagasawa, artista con cui ha collaborato più volte a partire dalla mostra Interferenza, tenutasi in galleria nell’ ottobre-dicembre 2005, una retrospettiva incentrata sulla sua produzione scultorea dal 1969 al 1979: Hidetoshi Nagasawa: la scultura degli anni’70, visitabile fino al 10 maggio. In questi anni, infatti Nagasawa, giunto in Italia nel 1967 definisce il suo modo di essere artista. Trovando nelle scultura, spesso giocata anche su minimi rilievi della superficie, la propria modalità espressiva, sviluppata poi per tutta la sua vita. La mostra, inaugurata ieri, e il catalogo sono incentrati su un importante e raro nucleo di opere degli anni ’70. In mostra ne verrà presentato una serrata selezione fra le quali Colonna (1972), Viti di Bagdad (1975).

If It Is Untouchable It Is Not Beautiful, 2019, installation view at Monitor, Rome

If It Is Untouchable It Is Not Beautiful, 2019, installation view at Monitor, Rome

La Galleria Monitor di Roma ospita, invece, fino al 30 marzo la collettiva If it is un- touchable it is not beautiful, mostra che indaga il lavoro di cinque artiste italiane (di nascita o di adozione) mettendone a confronto le diversità, le analogie, l’approccio al mezzo pittorico vissuto nella sua interezza: Paola Angelini, Aryan Ozmaei, Giuliana Rosso, Maddalena Tesser e Alice Visentin. Mostra che inaugura la stagione espositiva 2019 della galleria romana.

Nick Devereux, Known Unknown XII, 2016, olio su tela, 61 x 49,5 cm

Nick Devereux, Known Unknown XII, 2016, olio su tela, 61 x 49,5 cm. Courtesy: l’artista e Francesca Antonini Arte Contemporanea

Ancora nella capitale, propone un interessante confronto anche la galleria Francesca Antonini Arte Contemporanea con la mostra Phantasma, visitabile fino al 4 maggio, che vede sette artisti attivi nell’ambito della pittura, della fotografia, della performance e dell’installazione confrontarsi a due a due rispetto al tema del fantasma, assunto a simbolo del ragionare a proposito della dicotomia tra presenza/assenza, visione/apparizione, presente/passato, realtà/ricordo: Monica Carocci, Guglielmo Castelli, Nick Devereux / Wilfrid Almendra, Myriam Laplante, Gioacchino Pontrelli e Alessandro Scarabello. Un gioco binario di rimandi che rimbalzano tra il terreno e l’ultraterreno, in un territorio ambiguo popolato di immagini e segni sempre in procinto di svanire.

Una vista della mostra dedicata a Dan Flavin alla Cardi Gallery di Milano

Una vista della mostra dedicata a Dan Flavin alla Cardi Gallery di Milano

La Galleria Cardi di Milano presenta, fino al 28 giugno prossimo, una mostra personale del leggendario artista minimalista americano Dan Flavin. La mostra è organizzata in collaborazione con l’Estate di Dan Flavin ed è accompagnata da un catalogo illustrato che include un saggio dello stimato critico d’arte italiano Germano Celant. La mostra alla Cardi Gallery di Milano presenterà quattordici opere luminose dalla fine degli anni ’60 agli anni ’90 che mostrano l’evoluzione di oltre quattro decenni delle ricerche dell’artista sulle nozioni di colore, luce e spazio scultoreo.

Ravi Agarwal, Have you seen the flowers on the river?, stampe fotografiche, 2007. Courtesy l'artista.

Ravi Agarwal, Have you seen the flowers on the river?, stampe fotografiche, 2007. Courtesy l’artista.

Da venerdì 8 Marzo, il PAV Parco Arte Vivente di Torino presenta Ecologies of Loss prima personale italiana di uno dei maggiori esponenti della scena artistica indiana: Ravi Agarwal, che da decenni conduce una pratica inter-disciplinare come artista, fotografo, attivista ambientale, scrittore e curatore. ll suo lavoro esplora questioni nodali dell’epoca contemporanea quali l’ecologia, la società, lo spazio urbano e rurale, il capitale. Per oltre quattro decadi, la fotografia ha costituito il medium d’elezione per il lavoro di Ravi Agarwal, che ha poi conosciuto una dimensione più estesa grazie all’inclusione di installazioni, video, interventi di arte pubblica, diari, all’interno di progetti dalla durata pluriennale. La mostra è curata da Marco Scotini.

Robert Mapplethorpe, Clifton, 1981 © Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission. Courtey: Galleria Franco Noero, Torino.

Robert Mapplethorpe, Clifton, 1981 © Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission. Courtey: Galleria Franco Noero, Torino.

Sempre a Torino, la Galleria Franco Noero presenta, fino al 20 aprile, la terza personale di Robert Mapplethorpe, negli spazi di via Mottalciata a Torino e in collaborazione con The Robert Mapplethorpe Foundation. In un evocativo equilibrio con la qualità post-industriale degli spazi della Galleria, analoga a quelli vissuti come luogo di vita e di lavoro da Mapplethorpe  e dai suoi coetanei, la selezione di fotografie in mostra si propone di guardare a quegli aspetti che incarnano lo zeitgeist di un periodo, il suo svolgersi frenetico e la necessità di attraversare il tempo con una volontà di sperimentazione camaleontica, volta con una divorante curiosità a superare i limiti stessi del proprio tempo e che si spezza all’improvviso, in maniera del tutto prematura, in coincidenza con la scomparsa di Mapplethorpe nel 1989, e con lui di un’intera generazione.

Aqua Aura, Where the Lost Things Are, 2018-2019 - Video installazione, sound stereo, durata 32 minuti. Courtesy: l'artista.

Aqua Aura, Where the Lost Things Are, 2018-2019 – Video installazione, sound stereo, durata 32 minuti. Courtesy: l’artista.

A Ferrara, invece, il 16 marzo prossimo aprirà al pubblico, nelle due sedi della Palazzina Marfisa d’Este e della Sinagoga Grande della Scola Italiana, che per la prima volta nella sua storia apre le proprie porte all’arte contemporanea, la mostra di Aqua Aura: Pasaggi Curvi dove sarà presentato, in anteprima, il nuovo video Where the Lost Things Are (2019). Una mostra, quella ferrarese, che nasce dal desiderio di tracciare i contorni, attraverso lo svolgersi delle sue sale, di un tema spesso dimenticato, ovvero il “Paesaggio”, sdoganato come genere nel Seicento. L’esposizione costituisce dunque un’occasione per focalizzare lo sguardo sulle ricerche dell’artista accomunate dal denominatore comune del paesaggio come generatore di significati, dai primi studi del 2011 fino alle ultime propaggini dagli esiti ancora in corso, che raccolgono (e raccoglieranno) la produzione del 2018 e 2019.

Pietro Paolini, Bolivar, 2007. 70x65 cm.

Pietro Paolini, Bolivar, 2007. 70×65 cm.

Spostandosi a sud, dal 17 marzo la Galleria Nicola Pedana di Caserta presenta Along The Route, la prima personale di Pietro Paolini negli spazi della galleria. Dal 2004 al 2014 Pietro Paolini ha viaggiato attraverso il Sudamerica per osservare e immortalare il cambiamento sociale e politico in corso in Bolivia, Ecuador e Venezuela durante le presidenze di Evo Morales, Rafael Correa e Hugo Chavez. Grazie allo strumento fotografico, l’artista ha colto e descritto le realtà esistenziali di queste nazioni, intercettato la vita nel suo farsi, narrandone la concretezza e le incertezze future, costruendo un vero e proprio romanzo visivo: un racconto che rappresenta la vita intera, in tutte le sue implicazioni storiche, sociali, economiche, antropologiche e politiche; consegnandoci immagini pure, senza filtri, lontane dagli stereotipi occidentali.

Pier Alfeo, Incisione su Silenzio, 2018-2019. Courtesy: l'artista.

Pier Alfeo, Incisione su Silenzio, 2018-2019. Courtesy: l’artista.

A Bari, infine, dal 22 febbraio scorso è visitabile, negli spazi della Galleria Doppelgaenger, la prima mostra personale dell’artista italiano di arte sonora Pier Alfeo; l’artista per la sua mostra di esordio presenta un progetto dal titolo Incisione su silenzio. Alfeo crea automatismi, opere sonore – sculture cinetiche, installazioni interattive, incisioni su legno e vetro, opere grafiche – in cui emerge la padronanza dell’artista nell’elaborazione dei dati utilizzati con accurata tecnica per creare opere su supporti sempre diversi – legno, rame, vetro, carta – nel rispetto dei canoni estetici dell’opera d’arte nonostante l’imponente presenza di parti meccaniche; dettaglio quest’ultimo che stimola una maggiore comprensione del processo di trasformazione posto in essere: da numero a segno, passando o arrivando al suono.