6 mostre per scoprire gli artisti italiani del futuro

artisti italiani del futuro

Chi saranno gli artisti italiani del futuro da seguire con attenzione? Una domanda che i collezionisti e gli appassionati più attenti si fanno spesso, trovando raramente una risposta. Adesso, però, qualcosa sembra essere cambiato. In queste settimane, infatti, alcune Accademie italiane si sono aperte al mondo, portando i loro giovani studenti nelle gallerie delle rispettive città. E’ quanto è accaduto ieri a Bologna con Opertour 2016. Iniziativa che porta a compimento un progetto espositivo che vede coinvolte, per la prima volta, l’Accademia di Belle Arti di Bologna e l’Associazione Gallerie d’arte – Ascom Bologna. E la prossima settimana la Galleria Loom di Milano inaugura  Ex-Voto, mostra collettiva degli studenti laureandi del corso di anatomia artistica dell’Accademia di Belle Arti di Brera.

 

Parte da Bologna il “nuovo” dialogo tra Accademia e Gallerie

 

Una piccola anticipazione l’avevano già avuta a gennaio con la Notte Bianca dell’Arte, ma adesso, grazie alla convenzione ufficiale stipulata dall’Associazione bolognese delle Gallerie e l’Accademia cittadina è stato reso ufficialmente istituzionale il rapporto tra i due enti. Un accordo, quello siglato qualche mese fa, che, da un lato, ha visto i docenti di indirizzo proporre un progetto espositivo alle gallerie aderenti all’iniziativa. E, dall’altro, l’impegno di ogni galleria di aderire fattivamente alle proposte dei docenti seguendo in tutte le sue fasi la creazione dell’evento espositivo. Questo lavoro ha permesso di costruire così delle vere e proprie mostre, dando la possibilità agli studenti di entrare per la prima volta nel loro mondo del lavoro, nei luoghi professionali atti alla selezione, promozione e vendita dell’arte: le gallerie d’arte. Un’iniziativa importantissima, in un’Italia dove spesso ci si lamenta del mancato sostegno alle giovani generazioni.

Nicola Amato, Senza titolo, 2016. Monotipo, morsura diretta su due lastre di zinco, cm 50x50.

Nicola Amato, Senza titolo, 2016. Monotipo, morsura diretta su due lastre di zinco, cm 50×50.

Ne è uscito un palinsesto di eventi di grandissimo interesse e se ieri è stato il giorno della grand opening, molte delle mostre proseguiranno almeno fino alla fine del mese. Ma non mancano appuntamenti che dureranno fino a luglio inoltrato. E il nostro consiglio non può essere che quello di farsi un bel giro a Bologna per dare uno sguardo a quelli che potrebbero essere i nomi della prossima generazione di artisti italiani. Tre quelle che . La prima è E non stiamo a guardare. Carte e terre di Nicola Amato e Paolo Migliazza, allestita fino al 30 luglio presso la L’ARIETE artecontemporanea  in  Via D’Azeglio 42.

Paolo Migliazza Senza titolo terra cruda e carbone, cm 60x20

Paolo Migliazza Senza titolo, 2016. Terra cruda e carbone, cm 60×20

Nei loro lavori Nicola Amato e Paolo Migliazza rappresentano per mezzo di differenti linguaggi la propria visione del mondo e riescono a darle forma con accenti e versanti di delineata singolarità. Negli spazi della galleria L’Ariete i due studenti dialogano tra carte incise e dipinte e sculture e terre, con la presenza di una colonna sonora creata appositamente e da cui proviene quel ritmo che scandisce i percorsi dei loro linguaggi e mezzi espressivi. Il mondo dell’infanzia sul limite della presenza e dell’oblio narrato da Migliazza, nelle stanze dell’Ariete guarda stupito e immobile i vortici e i sommovimenti dello spazio e del tempo che si irradiano dalle incisioni di Amato. Parlare di semplici studenti, in questo caso, è veramente riduttivo tanto che Paolo Migliazza ha già vinto il Premio Zucchelli 2016 e Nicola Amato il Premio Roberto Daolio 2014 e il Premio Gorlago 2016. E se è vero che chi ben comincia è già a metà dell’opera…

Federico Aprile, Astri e Terra, 2015. Fusaggine su legno e olio su tela. In mostra alla Galleria Forni di Bologna

Federico Aprile, Astri e Terra, 2015. Fusaggine su legno e olio su tela. In mostra alla Galleria Forni di Bologna

Molto interessante anche il progetto ospitato dalla Galleria Forni: Delle forme e delle cose a cura di Beatrice Buscaroli, con opere dei giovani Federico Aprile, Esmeraldo Baha, Andrea Mario Bert e Jessica Ferro. Tra i cieli di Andrea Mario Bert e i fossili di Lionel Santagostino la natura intera si mette in mostra rivelando quanto sia ancora unico  e  proficuo il  rapporto  tra l’artista e la  realtà. Così  Jessica Ferro  sconfina continuamente tra i  rovelli  dei  suoi segni e le  forme  dei  piccoli animali che  sembrano  riaffiorare dai gorghi concentrati dei  suoi arabeschi. Esmeraldo Baha e Federico Aprile, a loro volta ri-attualizzano la pittura astratta, nutrendola però di linfe nuove, che ancora sembrano  trarre vita da un’immersione nella natura,  una sorta di rivissuto informale che dà alle superfici il fascino della scoperta, quasi fossero essi stessi dominati dalla forza dei colori  che vanno stendendo.

Jessica Ferro, "Apparizioni", 2015 - xilografia/monotipo su carta - 30 x 40 cm cad. @Galleria Forni

Jessica Ferro, “Apparizioni”, 2015 – xilografia/monotipo su carta – 30 x 40 cm cad. @Galleria Forni

E’ una mostra in due atti quella che, invece, è ospitata fino al 15 luglio presso la galleria Art Forum: Tre passi nelle stanze dell’arte: déjà vu, Vis à Vis, Microcosmi. La mostra è strutturata in tre sezioni, una per ogni  disciplina: Bruno Benuzzi (Pittura) presenta tre artisti che incentrano sul déjà vu la loro ricerca: il ricordo errato che può paradossalmente innescare esiti suscettibili d’interesse. I numerosi allievi di Stefano Scheda (Strategia dell’Invenzione) propongono un estratto documentativo dell’azione performativa Vis à Vis che si è svolta nel portico dell’Accademia il 31 maggio scorso. Completano il percorso espositivo le sculture e i disegni di Emanuela Perpignano, presentata da Paolo Delle Monache (Scultura).

Un lavoro di Irene Belladonna @Galleria Stefano Forni

Un lavoro di Irene Belladonna @Galleria Stefano Forni

Si confrontano con l’opera di Paolo Icaro, invece, i 13 giovani del biennio specialistico di arti visive dell’Accademia di Belle Arti di Bologna protagonisti della mostra La grandezza delle mani in programma fino al 30 luglio alla Galleria P420. In mostra una serie di progetti nati da incontri diretti con l’artista e che ragionano attorno ai temi principali della ricerca di Icaro, quali il rapporto tra  spazio e corpo, la misurazione e l’autobiografia. Ne è uscita, così, una collettiva ricca di proposte, sperimentazioni e aperture.  Mentre si sono cimentati con la  tecnica xilografica combinata con processi di stampa fotografica i 14 allievi coinvolti nella mostra Segno rivelato: fino al 30 giugno negli spazi della Galleria Stefano Forni.

 

Ma Milano non sta a guardare…

 

Cosa hanno in comune un ex-voto e un’ opera se non l’essere oggetti che, citando il corpo, si caricano di un valore extra materiale? Incamerando l’assoluto nella presenza tangibile, rappresentano un ponte effimero eppure reale (il solo reale) a una dimensione della realtà raggiungibile solo attraverso gli strumenti dell’intuizione. E non a caso Ex-Voto è il titolo che Letizia Cariello ha scelto per la mostra che dal 23 giugno prossimo sarà ospitata alla Loom Gallery di Via Marsala a Milano. Una collettiva degli studenti laureandi del corso di anatomia artistica dell’Accademia di Belle Arti di Brera di cui la Cariello è docente: Simone Natalizio, Tommaso Lugoboni, Valentina Daga, Marta Scanu, Ginevra Ghiaroni, Luca Laurora e Isabella Camodeca.

Valentina Daga | Posters, 2015 | ink on paper | cm 286 x 47 (variable size)

Valentina Daga, Posters, 2015. Ink on paper, cm 286 x 47 (variable size)

Sette giovani artisti del futuro che presentano una serie di lavori che non sono mera applicazione di una modalità imposta o, peggio, ammansita dall’acquiescenza. Ma voci di ciascuno e dunque voci diverse. Un ex-voto per Simone Natalizio é un impegno; per Tommaso Lugoboni un trasmettere il sacro alle altre persone; un ex-voto vive di un’emozione per Valentina Daga; é un segno irriducibile per Marta Scanu; il ritmo di una preghiera per Ginevra Ghiaroni; confrontarsi con le proprie fragilità per Luca Laurora. Per Isabella Camodeca un ex-voto è un oggetto energetico. «Tutte queste sintesi – spiega Letizia Cariello – non sarebbero state possibili se questi giovani artisti non avessero accolto l’invito ad esporsi al rischio di esplorare tanto il linguaggio quanto la tenuta delle loro immagini interiori. E questo si può fare solo mettendo in gioco il proprio corpo come valvola mediatrice. Come passaggio continuo – una sorta di tornello – fra la presenza corporea delle loro opere e la presenza sottintesa degli spettatori di oggi e di domani. Ecco una sorta di nuova body art che, superato il tempo della messa in scena letterale del corpo dell’artista, scende nella profondità recondita della genesi di un’opera che finisce con l’avere per tema la sintesi della dimensione dell’arte: offerta, richiesta, oblazione, ringraziamento».

Ginevra Ghiaroni, genitum, veronica, 2015. Papier-mache, cm. 140 x 45

Ginevra Ghiaroni, genitum, veronica, 2015. Papier-mache, cm. 140 x 45

Ecco, allora, strisce di carta  grigio grafite che limitano uno spazio dal suo passaggio (Valentina Daga); disegni su taccuini di strutture che si emancipano dalle ruote di martirio delle sante (Marta Scanu);  sviluppi su cartapesta di una performance  tradizionale (Ginevra Ghiaroni); calchi dello spazio occupato da un abbraccio aperto (Luca Laurora); oggetti simbolici quasi liturgici allineati su una sorta di altare minimale (Isabella Camodeca); una performance affidata a liquidi che si compongono lungo una parete resa pura dalla trasparenza del plexiglas, ma non per questo meno sacrificale (Simone Natalizio) o, infine, tele assolute di una geometria tanto rigorosa quanto arcaica o forse archetipica (Tommaso Lugoboni). Bologna e Milano distano 215 km, poco più di un’ora di treno. Non resta che fare il biglietto e partire, alla scoperta degli artisti italiani del futuro.

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