Febbraio: 8 mostre da vedere

mostre febbraio 2016 - Sally Viganò, Testa, 2015. Sullo sfondo: Sto cercando una ragione - II stadio, sempre del 2015
Sally Viganò, Testa, 2015. Sullo sfondo: Sto cercando una ragione - II stadio, sempre del 2015

Le mostre in programma durante questo mese di febbraio sono veramente tantissime. Ne abbiamo selezionate 8 tra quelle che ci sembravano più interessanti, con un occhio di riguardo per gli appuntamenti che hanno, come protagonisti, degli artisti emergenti. A tal proposito, la prima che ci piace segnalarvi è Sto cercando una ragione, personale della giovane artista bergamasca Sally Viganò che Collezione da Tiffany vi aveva presentato qualche mese fa. In mostra fino al 14 febbraio, presso la sala  Claudio Stefanoni di via Zambonate 33 a Bergamo, alcuni dei suoi ultimi lavori. Carta, inchiostro e vetro si incontrano e si combinano nei lavori di Viganò,  dando vita ad installazioni tanto fragili ed esili nella materia, quanto potenti nella loro forza espressiva. Come suggerisce il titolo della mostra, protagonisti di queste ricerche sono l’intelletto umano e il tessuto nervoso stesso, canale di tutte le nostre attività psichiche. Da un punto di vista formale i lavori attingono e si ispirano alle attuali ricerche scientifiche sul sistema nervoso umano presentandosi come una domanda incessante sulle reali possibilità della ragione di superare se stessa. Ma ecco le altre mostre di febbraio che, secondo noi, dovreste assolutamente vedere:

 

Tiziano Martini / Alberto Scodro / Eugenia Vanni –  Superficial

Studio la Città – Verona

 

Da Bergamo a Verona, dove la galleria Studio la Città di Verona martedì 9  febbraio inaugura Superficial, mostra che indaga le potenzialità espressive e concettuali della superficie dell’opera attraverso i lavori di Tiziano Martini (n. 1983), Alberto Scodro (n. 1984) ed Eugenia Vanni (n. 1980), tre dei più interessanti giovani artisti del panorama italiano. Il progetto, curato da Daniele Capra, è mirato a ribaltare la lettura filosofica stereotipata che vede nella superficie esclusivamente lo strato esteriore ed apparente di un elemento, la pellicola epidermica di un fenomeno la cui forza giace ed agisce altrove. Al contrario, Superficial evidenzia come invece la superficie sia essa stessa la ragione d’essere della ricerca artistica, il centro di un’azione che produce e registra un accadimento, uno spostamento, un trapasso. La mostra è costituita da una decina di opere, tra tele e sculture in materiali compositi.

FAIG AHMED – Points of Perception

MACRO Testaccio – Roma

Faig Ahmed, Points of perception, 2015

Faig Ahmed, Points of perception, 2015

Il 10 febbraio a Roma, presso il MACRO Testaccio, sarà inaugurata, invece,  Points of Perception, prima personale italiana presso un museo dell’artista azero Faig Ahmed (Baku, 1982) dove sarà esposta una serie di opere site-specific che hanno come filo conduttore il Sufismo. Attraverso questa forma di ricerca mistica, l’artista crea la relazione tra la coscienza e tutto quanto esiste al di fuori di essa. L’arte è uno strumento per ampliare i sensi, e l’artista il tramite della condivisione. Sperimentando tecniche diverse e collegandole a pratiche mistiche, Ahmed trova una sua peculiare soluzione all’interrogativo sulla percezione della verità. L’arte, secondo Ahmed, è infatti un passepartout eccellente per riconnettere passato e presente, tradizione e modernità. La sua natura e le sue tecniche non hanno confini, e tutto ciò che è dentro e fuori la percezione può essere interpretato attraverso i suoi infiniti linguaggi. L’aspetto estetico ha un ruolo decisivo solo se accostato al processo che l’ha maturato e reso possibile. La mostra al MACRO è composta da numerose opere, tra cui grandi installazioni, video, e i suoi noti “carpet works”, con i quali l’artista trasforma oggetti dalla tradizione secolare in imponenti opere d’arte contemporanea, creando manufatti che sembrano proiettati nel futuro grazie a un’estetica azzardata e fuori dal tempo, nonostante l’esecuzione fedele ad antichissimi procedimenti. Partendo infatti dal design dei tradizionali tappeti dell’Asia centrale, Ahmed li manomette e li riprogetta in forma digitale sul computer. Il risultato è trasportato su disegni a grandezza naturale, che, come nella realizzazione dei tappeti tradizionali, vengono poi realizzati da artigiani locali su telai tradizionali, dando vita ad oggetti nei quali si è portati a perdersi, dove il segno viene continuamente spostato, pixellato, liquefatto. Al centro della sala, è posta una monumentale installazione che sfida le leggi fisiche e dispone il pavimento tessuto di una moschea in una sorta di onda che travolgere lo spettatore.

 

Marco De Sanctis – Futuri Interiori

Fondazione Rivoli 2 – Milano

mostre febbraio 2016 - Marco De Sanctis, Marine#6, abrazioni su tele a olio

Marco De Sanctis, Marine#6, abrazioni su tele a olio

Sarà inaugurata il 12 febbraio prossimo presso la Fondazione Rivoli2 di Milano, la prima personale italiana di Marco De Sanctis a cura di Marta Cereda. Futuri Interiori è il titolo del progetto, nato da un refuso durante una conversazione tra l’artista e il curatore, un confronto in cui si analizzava il rapporto tra il momento della creazione dell’opera e la sua sorte. La sostituzione di una sola lettera diventa così la chiave di lettura dell’intera mostra che si articola nei tre piani della Fondazione tra opere create ad hoc e lavori meno recenti, che consentono di comprendere la ricerca dell’artista, concentrata sullo sviluppo dei meccanismi di appropriazione e restituzione e sulle infinite possibilità di lettura delle immagini. Cuore del progetto è una serie di dipinti ottocenteschi e novecenteschi su cui De Sanctis è intervenuto rimuovendo parte dello strato pittorico, trasformandoli in Marine, genere estremamente caratterizzato nella storia dell’arte. La lettura iconografica si basa esclusivamente sul riconoscimento dell’assenza. L’artista gioca con lo spettatore, trasformando cieli in mari e instillando il dubbio sulla consistenza del suo intervento e sull’effettiva esistenza di quanto pare essere stato rimosso. Le navi di De Sanctis si nascondono per mostrarsi. La loro negazione è l’unico modo per affermarle. Una riflessione che riassume i temi chiave della poetica dell’artista: dallo scorrere del tempo alla sua distorsione, dalla dicotomia tra istante e durata.

 

Andreas Senoner – Metamorphosis

Galleria Doppelgaenger –  Bari

 

mostre febbraio 2016 - Una scultura di Andreas Senoner

Una scultura di Andreas Senoner

A partire dal 19 febbraio la galleria Doppelgaenger di Bari presenterò la mostra personale dello scultore altoatesino Andreas Senoner (n. 1982), intitolata Metamorphosis. Per questa sua prima personale barese l’artista parte dal concetto di metamorfosi, inteso come processo di trasformazione; il lavoro di Senoner si arricchisce di riflessioni sul mutamento, su quelle modificazioni che in zoologia sovrintendono al transito dall’infanzia all’età adulta, dalla forma immatura a quella stabile dell’organismo completo, attraverso una radicale alterazione chimica e fisica. La costruzione filosofica muove dalle riflessioni dell’ecologo, scultore e architetto austriaco F. Hundertwasser, che identifica nella vita umana cinque involucri epidermici sovrapposti – pelle, abiti, casa, identità sociale, ambiente globale – e teorizza che, nei passaggi evolutivi affrontati da ciascuno nell’arco della propria esistenza, ognuno di questi strati diaframmatici debba mutare radicalmente. Le opere in mostra, in legno verniciato e materiali assemblati, rappresentano – con l’impatto narrativo della scultura – queste trasformazioni universali. Classe 1983, originario dell’Alto Adige ma di base a Firenze, Andreas Senoner continua a impiegare il legno quale materia e anima dei propri lavori. Le sue figure di austera fissità, dalle posture frontali di sapore iconico, sono attraversate da suggestioni oniriche e sottili inquietudini.

 

ALESSANDRO ROMA – One foot in the world and the other in the stillness

z2o Sara Zanin Gallery – Roma

 

mostre febbraio 2016 - Alessandro Roma, Untitled, 2015. Oil on canvas 35x45

Alessandro Roma, Untitled, 2015. Oil on canvas 35×45 cm

A Roma, la z2o Sara Zanin Gallery in Via della Vetrina 21, aprirà il 20 febbraio prossimo  One foot in the world and the other in the stillness che segna il ritorno in Italia di Alessandro Roma (n. 1977), artista che gioca con i concetti di percezione dell’indefinito: se da una parte le sue opere si ricollegano ai temi classici della tradizione pittorica legata al paesaggio, dall’altra ne indagano i limiti e ne eludono le tecniche formali a favore di una continua fusione tra memoria e immaginazione. In questa personale l’artista, che vive e lavora a Londra, presenterà una serie di nuovi lavori in cui la natura, tema d’elezione per Roma, è interpretata come luogo magico in cui avvengono continue  e imprevedibili metamorfosi generate  dall’imprevedibilità di una “libera” visione e al contempo dal tentativo di  fissarle, dominandole, in  nuove strutture formali. Indizi di  forme naturali, non totalmente riconoscibili  lasciano allo spettatore  lo spazio per una sempre nuove interpretazioni dell’immagine.

 

Massimiliano Pelletti – Atena

Museo Ebraico – Bologna

 

mostre febbraio 2016 - Massimiliano Pelletti, Atena, 2015

Massimiliano Pelletti, Atena, 2015

Inaugurata il 29 gennaio scorso in occasione di Art City Bologna, la mostra Atena prende il nome dall’omonima scultura di Massimiliano Pelletti esposta al Museo Ebraico bolognese. Pelletti, prima di essere un artista è un appassionato cercatore di cimeli antichi, un viscerale amante dell’arte scultorea, in particolare di quella classica. Passioni che emergono in modo chiaro, pur nella sua ibridazione col nostro tempo, in questa sola opera che dialoga in rispettoso silenzio con lo spazio  della Sala del Memoriale in cui è inserita, cercando di mantenerne intatta l’atmosfera raccolta e sommessa, nel tentativo di preservarne per intero la propria connotazione intimistica e riflessiva. Il soggetto scelto richiama inevitabilmente alla Dea greca simbolo di saggezza, giustizia e civiltà. Non sovrapponibile con Ares – emblema degli aspetti più violenti della guerra – la Atena scolpita da Pelletti, per l’unicità del materiale scelto, presenta dei turbamenti e delle erosioni naturali sulla superficie che leniscono, ma non distruggono, la bellezza e la purezza delle linee classiche. L’opera, installata frontalmente rispetto al punto di vista dello spettatore, sembra volgere lo sguardo a terra dove sono riportati i nomi degli ebrei di origine emiliana e romagnola che persero la vita nei campi di sterminio. La mostra proseguirà fino al 29 febbraio.

 

Anna Castoro – Building the Future

Galleria Farini,  Palazzo Fantuzzi – Bologna

 

Anna Castoro, Building the Future #1, 2014. Olio e marmo su tela. 70x70 cm.

Anna Castoro, Building the Future #1, 2014. Olio e marmo su tela. 70×70 cm.

Infine, sempre a Bologna, questa volta a Palazzo Fantuzzi, sede della Galleria Farini espone, all’interno della manifestazione Arte a Palazzo, Anna Castoro, artista che, attraverso la sua opera pittorica va alla costante ricerca di nuovi percorsi esistenziali. Nei nuovi lavori presenti in mostra fino al 14 febbraio prossimo, si crea un’antitesi tra il panorama esistenziale attuale – in cui dominano la razionalità, l’omologazione e la perdita di valori –  e le istanze più intime, legate all’identità personale, sollevando la necessità di un nuovo umanesimo che porti alla creazione delle condizioni necessarie per una rinascita etica e spirituale dell’individuo, che guardi anche all’ambiente e alla salvezza del pianeta. Una rinascita che Castoro vede possibile solo con il recupero di quei valori e parametri etici che si sono tramandati per secoli e che oggi sembrano persi, ma che possono rappresentare gli archetipi su cui ricostruire l’autenticità dell’individuo.

 

2 Commenti

  • Gianluca ha detto:

    Carissimo Dott. Maggi,
    Le chiedevo cosa ne pensasse del Movimento Fluxus e in particolare di Giuseppe Chiari, anche in previsione ( si vocifera) di una sua riscoperta. Visto il curriculum direi che parliamo dell’Artista forse, tra i più storicizzati a livelli di mostre, partecipazioni ed inviti ad eventi nel panorama italiano.
    Grazie
    Gianluca

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Gent.le Gianluca, che dire quella della rete Fluxus è stata un’esperienza affascinante ed importante per tutta l’arte dei decenni successivi. In particolare per il contributo dato allo sviluppo del concetto di “intermedia” che contemporaneamente ritroviamo negli happening precedenti. Dal punto di vista dell’Italia, Chiari è probabilmente l’unica figura italiana significativa della scena fluxus e una sua riscoperta mi sembra doverosa. Al di là dell’aspetto storico critico, però, considerato quello che rimane delle sue opere non so se potrà avere realmente anche un adeguato riscontro di mercato. Ma d’altronde fluxus è sempre stato contro la mercificazione dell’arte.

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