Febbraio in mostra: 10 appuntamenti in galleria da mettere in agenda

Una vista della mostra di Esther Mahlangu "Astrazione Geometrica Ndebele" a cura di Luca Cinquetti e Roberto Mazzacurati presso Studio d'Arte Arena a Verona.
Una vista della mostra di Esther Mahlangu "Astrazione Geometrica Ndebele" a cura di Luca Cinquetti e Roberto Mazzacurati presso Studio d'Arte Arena a Verona.

Passata ArteFiera eccoci alla prima delle nostre selezioni mensili dedicate alle mostre che si tengono nelle gallerie d’arte del nostro Paese, con l’invito ad andare a visitarle non solo in occasione dei vernissage che, sicuramente sono bei momenti mondani, ma non sempre rappresentano il momento migliore per fare domande ed intrattenersi col gallerista per aver maggiori informazioni. Il palinsenso di febbraio è veramente ricco di appuntamenti, a partire proprio da quelli inaugurati a Bologna nella settimana scorsa. Ma come sempre accade ce ne sono alcuni che colpiscono l’immaginario (e l’interesse) più di altri.

E’ il caso, ad esempio, della mostra Astrazione Geometrica Ndebele che la galleria Arena Studio d’Arte di Verona dedica all’artista africana Esther Mahlangu. Di fama internazionale Mahlangu  attinge alla tradizione millenaria Ndebele per portare nel mondo i tipici disegni con forme geometriche colorate, contornate da un rigo nero che metteva in evidenza i colori vivi sul fondo bianco, con cui le donne dipingevano le case. Tecnica che l’arista ha trasportato su nuovi supporti come tele, tavole, ceramiche, automobili ed addirittura aerei. Ma che, nel rispetto della tradizione Ndebele, relizza utilizzando solo penne di gallina.

Daniele Bongiovanni, See Sacred 01, tecniche miste su tela, 70x50 cm, 2015. Courtesy: l'artista e Galleria Raffaella De Chirico.

Daniele Bongiovanni, See Sacred 01, tecniche miste su tela, 70×50 cm, 2015. Courtesy: l’artista e Galleria Raffaella De Chirico.

Sul fronte dei degli artisti italiani emergenti, mi piace segnalarvi la personale che la Galleria Raffaella De Chirico di Torino dedica al palermitano Daniele Bongiovanni (n. 1986): Con Pura Forma. Curata da Francesco Poli, la mostra ci permette di apprezzare da vicino il suo ciclo dei cieli bianchi; ovvero un percorso che in questi anni ha permesso all’artista di perseguire, anche con nuove sperimentazioni cromatiche e stilistiche, uno studio sulla forma ”classica” del paesaggio, un’indagine che ha come costante l’esigenza di rendere rappresentato in forma onirica e a tratti imponderabile ciò che più può risultarci concreto e troppo previsto: lo spazio naturale.

Federico Tosi, Ariel (Pinkie), 2018, concrete and pigments, 46 × 42 × 5 cm

Federico Tosi, Ariel (Pinkie), 2018, concrete and pigments, 46 × 42 × 5 cm

Il milanese Federico Tosi (n. 1988), invece, è protagonista fino al 23 febbraio negli spazi della Galleria Monice De Cardenas di Milano. La ricerca di questo arista è da anni focalizzata sulle possibilità della materia e della resa plastica, utilizzando un linguaggio sofisticato e implacabile, teso ad indagare gli aspetti più complessi e drammatici dell’esistenza. La mostra si sviluppa a ritroso, in una narrazione rapidissima: si inizia con quattro grandi disegni di galassie, le quali fungono da contesto temporale e spaziale a tutto il racconto, per arrivare allo Stargate, una scultura “portale” che dovrebbe condurrci in altre dimensioni, ma che giace a pezzi. Seguono i fossili (Ariel), alieni e terrestri, la scultura in bronzo Like Ophiocordyceps Unilateralis che mette in scena un fungo che aggredisce la materia e la trasforma completamente. Fino ad arrivare a Under Water, minuta scultura in resina, raffigura un ragazzino sott’acqua che osserva una conchiglia.

JeanDubuffet, Paysage du magique. 1951. Olio su masonite. 92 x 122 cm. Courtesy: Galleria Tommaso Calabro

JeanDubuffet, Paysage du magique. 1951. Olio su masonite. 92 x 122 cm. Courtesy: Galleria Tommaso Calabro

Passando ai grandi maestri dell’arte, non possiamo non segnalare la mostra Jean Dubuffet: tra musica e pittura, da poco inaugurata presso la galleria Tommaso Calabro sempre a Milano. Visitabile fino al 23 marzo, la mostra propone un dialogo tra opere pittoriche e riproduzioni audio e video. L’esposizione svela così affinità e punti d’incontro tra la pittura e le sperimentazioni musicali di uno degli artisti più eclettici del Novecento.

Marinus Boezem. Bird's-eye View, veduta dell'installazione, Galleria Fumagalli, Milano 2019. Ph. Antonio Maniscalco

Marinus Boezem. Bird’s-eye View, veduta dell’installazione, Galleria Fumagalli, Milano 2019. Ph. Antonio Maniscalco

Ancora a Milano la Galleria Fumagalli, fino al 5 aprile prossimo, ospita la prima mostra personale milanese dell’artista olandese Marinus Boezem, riconosciuto sin dagli anni Sessanta per le sue opere di Land art, di arte ambientale, di arte concettuale e di process art. Il progetto, dal titolo Bird’s-eye view, a cura di Lorenzo Bruni, propone un’ampia installazione site-specific realizzata con semi di mangime per volatili, che delinea sul pavimento della galleria il perimetro della Basilica di San Francesco ad Assisi.

L’intervento trasforma il contenitore architettonico in un luogo di suggestioni in cui le categorie di esterno e interno chiedono d’essere riformulate. Marinus Boezem invita a riflettere sul ruolo che può avere oggi l’opera d’arte nel rifondare lo spazio e il tempo della condivisione del sapere, e pone l’attenzione sulla responsabilità che il singolo individuo ha nel ripensare il concetto di comunità e gli strumenti che la costituiscono, in un mondo globale e virtuale.

Servet Koçyigit, My Heart is not made from stone (South America), 2016. Courtesy: l'artista e Officine dell'Immagine

Servet Koçyigit, My Heart is not made from stone (South America), 2016. Courtesy: l’artista e Officine dell’Immagine

Tanti, infine, gli appuntamenti per gli amanti della fotografia. A partire da When the Lion comes out of the Shade, seconda personale italiana di Servet Koçyiğit (n. 1971), uno degli autori più interessanti della scena contemporanea turca, in scena negli spazi di Officine dell’Immagine di Milano. Una mostra che esplora il recente percorso artistico di questo poliedrico interprete, raccogliendo una selezione di opere, tra fotografie, installazioni e collages, mai esposti in Italia.

Quayola, Iconographies #82, 2018, inkjet print, 175 x 103 cm (dettaglio)

Quayola, Iconographies #82, 2018, inkjet print, 175 x 103 cm (dettaglio)

La Galleria Marignana Arte di Venezia inaugura il 2019 con il progetto espositivo Stanze che apre al pubblico il 9 febbraio, curato da Ilaria Bignotti e Maria Savarese, che coinvolge sei artisti provenienti da culture visuali diverse e riconosciuti a livello internazionale: Mats Bergquist, Bianco Valente, Serena Fineschi, Davide Quayola, Donatella Spaziani, Marco Maria Zanin.  Le loro opere, quasi tutte inedite e alcune delle quali appositamente realizzate, innescano un dialogo che ruota attorno ai temi della memoria individuale e collettiva, della persistenza del sapere e della trasformazione dell’immagine, della resistenza dei materiali rispetto alla resilienza dei linguaggi, in un sollecitante andirivieni semantico e iconografico che interroga le categorie della storia e della cultura visuali occidentale e mediterranea.

Una vista della personale di Isabel Alonso Vega alla White Noise Gallery di Roma

Una vista della personale di Isabel Alonso Vega alla White Noise Gallery di Roma

Sospensione, evanescenza, astrazione. Sono queste le prime sensazioni evocate dalle opere di Isabel Alonso Vega, che fino al 9 marzo presenta i suoi lavori per la prima volta in Italia nella mostra Senza fuoco alla White Noise Gallery di Roma. Le nubi nere, dipinte con fiamme vive sulle centine trasparenti, dialogano con grandi disegni a carboncino che ne rappresentano l’ideale proiezione bidimensionale. Colonne di fumo, buchi neri o misteriose ombre danno forma al concetto stesso d’ignoto, proiettando lo spettatore in una sfera puramente contemplativa.

Cyrill Lachauer, The Adventures of a White Middle Class Man (From Black Hawk to Mother Leafy Anderson)

Cyrill Lachauer, The Adventures of a White Middle Class Man (From Black Hawk to Mother Leafy Anderson)

Sempre nella capitale, la Galleria Mario Iannelli presenta, invece, una mostra personale di Cyrill Lachauer dal titolo When you smell the smoke on your skin, the fire’s long gone la cui inaugurazione è fissata per il 7 febbraio. L’insieme delle opere in mostra unisce le immagini con cui l’artista dal 2012 ad oggi ha definito la sua idea di “narrative landscapes”. Nel paesaggio Lachauer cerca quella che potrebbe essere definita una dimensione tacita delle storie. Non si può ricostruire il passato se non dai frammenti. Per mezzo di una differenza, un elemento estraneo, marginale e quasi invisibile, che appare poi familiare e che riconduce a considerare l’intera visione, le sue fotografie indagano sul concetto di traccia come parte visibile di un invisibile passato e si configurano come delle immagini dialettiche fra passato e presente, fra Natura e Storia.

Monica Biancardi Punti di Vista - Dopo il Bagno 2019 stampa fine art 50x50 (x2) ed 1/3 courtesy: Artista e Shazar Gallery

Monica Biancardi Punti di Vista – Dopo il Bagno 2019 stampa fine art 50×50 (x2) ed 1/3 courtesy: Artista e Shazar Gallery

Infine segnaliamo l’apertura di una nuova galleria a Napoli: la Shazar Gallery che, il 16 febbraio prossimo, a partire dalle ore 11.00, farà il suo debutto sulla scena artistica nazionale con un lungo opening dedicato a Monica Biancardi,  autrice di un intenso progetto fotografico, oggi in fieri, Punti di Vista. Secondo l’artista napoletana Punti di Vista è un progetto sulla luce, naturale o creata ad arte, che riflette su prospettive sempre diverse ma connesse e intercambiabili. Assumere più punti di vista non vuol dire percepire il mondo da porzioni di spazio alternative, ma soprattutto affinare lo sguardo e tutti i sensi, oltre che la capacità stessa, culturale, etica, politica, di comprendere che tutto ci riguarda.

Lascia un commento