Arte in Galleria: le mostre di marzo da segnare in agenda

Con il procedere della Pandemia questo nostro appuntamento mensile con le mostre più interessanti allestite nelle gallerie d’arte italiane sta diventando una sorta di corsa ad ostacoli.

Noi, però, non demordiamo e anche per questo marzo abbiamo selezionato per voi 10 mostre che ci sono sembrate degne di nota. 

Iniziamo da Milano con la Galleria Raffella Cortese che, fino al 24 aprile, ospita le mostre personali Pools and Voids di Nazgol Ansarinia e Architectures of Life di Jitka Hanzlová. Le due artiste, di diversa generazione e provenienza, s’incontrano nell’attenzione alle sfumature dell’architettura.

L’indagine di Nazgol Ansarinia si concentra sulle memorie, i desideri e gli aspetti peculiari che permangono per decenni nel costruito della città di Teheran, mentre lo sguardo di Jitka Hanzlová coglie e imprime le architetture, organiche e inorganiche, sottese alla vita.

Una vista della mostra Pools and Voids di Nazgol Ansarinia alla Galleria Raffella Cortese di Milano. Foto: Lorenzo Palmieri

Sempre a Milano, la 10 A.M. ART ha da poco inaugurato la mostra Ed è sempre musica. Luigi Veronesi, Giovanni Pizzo, Lucia Di Luciano, curata da Paolo Bolpagni. 

Esposte, le opere di tre artisti – Luigi Veronesi, Giovanni Pizzo, Lucia Di Luciano – che, pur di generazioni e provenienze diverse (rispettivamente nord, centro e sud dell’Italia), tra gli anni Sessanta e Ottanta del Novecento condussero ricerche sul rapporto tra suono, forma e colore, elaborando un linguaggio astrattista capace di tradurre visivamente, pur con presupposti differenti, le espressioni musicali.

Una vista della mostra mostra Ed è sempre musica. Luigi Veronesi, Giovanni Pizzo, Lucia Di Luciano alla Galleria 10 A.M. ART di Milano

Rimanendo in Lombardia, la Galleria Ramo di Como propone, fino al 2 maggio, la mostra non c’e niente da vedere di Alice Paltrinieri e
Iacopo Pinelli. 

Da più di un secolo ciò che vediamo è aumentato in modo esponenziale. Il mondo visibile è stato tecnologizzato e soprattutto oggi, durante la
pandemia, ci troviamo ad esplorare più il mondo online rispetto a quello offline. 

I due artisti, allora, ci offrono una pausa da tutto questo. Non si sono mai incontrati prima, tuttavia convivono e dialogano insieme attraverso finestre e tendaggi. Ci offrono un piccolo, bellissimo frammento visibile, focalizzando la nostra attenzione su ciò che è presente.

Così facendo i due artisti ci costringono a prendere il nostro tempo per esaminare veramente cosa si nasconde dietro un muro o una tenda. Concentrarsi sul presente per tessere un arazzo di vita più costruttivo e solido. 

Alice Paltrinieri, W/smoke, 2020. Glass, metal, smoke machine, arduino, ultrasonic sensor, various cables & tubes. 172 x 30,5 (w) 48 cm

Fino all’8 maggio, la Galleria Franco Noero di Torino presenta l’acqua, collettiva che vede la presenza delle opere di Giovanni Anselmo, Lothar Baumgarten, Jason Dodge, Lara Favaretto, Gabriel Kuri, Phillip Lai, Jac Leirner, Robert Mapplethorpe, Paulo Nazareth, Christodoulos Panayiotou, Simon Starling.

La mostra fa parte di una serie sul tema dell’acqua che si tiene in gallerie internazionali quale progetto comune, chiamato Galleries Curate: RHE.

Il progetto si concentra sulla creazione di un senso di comunità e di interazioni cooperative attraverso mostre collaborative progettate per esprimere un dialogo dinamico tra i nostri programmi individuali.

RHE è il primo capitolo di questa collaborazione, una mostra e un sito web incentrati su un tema universale e unificante: l’acqua. Come la cultura, l’acqua non è mai statica ma sempre in movimento.

Jac Leirner, Splash, 2021. Photographic print on cotton papare, 40×40 cm.

Spostandoci a Trento, qui la Boccanera Gallery ospita, fino al 15 maggio, la prima mostra personale di Federico Seppi. La personale, intitolata Icebreaker e curata da Giovanna Nicoletti, usa come filo conduttore il tema del ghiacciaio.

Il ghiacciaio è esso stesso metafora dell’esistenza e della sua metamorfosi. E’ un elemento di stupore per la sua grandezza, la sua luce, il suo colore, ma nello stesso tempo mostra oggi la sua fragilità, vittima di una crisi climatica volta alla sua estinzione.

Il ghiacciaio rappresenta, così, la potenza della natura, di quella natura capace di trasformare gli elementi, dalla roccia alla vegetazione. E’ allo stesso tempo luogo di avventura e di scoperta conservando e custodendo dentro di sé la memoria degli eventi e degli esseri che lo hanno attraversato.

Federico Seppi, Ghiacciaio Due Forni, 2020, poplar wood board, ink and silver leaf, 125 x 180 cm

UNA Galleria di Piacenza presenta, fino al 15 maggio, Hey there, Tiger!, prima mostra personale di Irene Fenara in galleria. Per l’occasione, Fenara presenta un progetto inedito che crea un parallelismo tra il mondo naturale e la produzione di immagini.

La ricerca dell’artista nasce, infatti, dall’osservazione che nel mondo esistono più immagini che rappresentano tigri che tigri viventi. Nel nostro immaginario le tigri sono molto comuni e sembrano essere ovunque: nei loghi delle case di moda, sulle scatole di cereali, sulle magliette…, ma in natura ne rimangono solamente tremila esemplari.

Lavorando con un algoritmo generativo, al quale vengono consegnate tremila immagini di tigri, Irene Fenara ha creato grandi nuovi animali e nuove specie, che mantengono alla fine solo alcune caratteristiche dell’animale originale. Per imparare a riconoscere e riprodurre, infatti, un algoritmo avrebbe bisogno di milioni di immagini, proponendogliene un numero minore i risultati si allontanano dal reale.

Le immagini generate vengono tradotte in una serie di arazzi realizzati in India, sottolineando l’affinità tra il modo in cui lavorano tessitura e algoritmo, in quanto la trama e l’ordito del tessuto si muovono in maniera analoga alle stringhe di codice del programma.

Irene Fenara, Three Thousand Tigers, tapestry, wool and silk, cm 300 x 200, 2020. ph. credits Andreas Manini

A Bologna lo Studio G7 inaugurerà Fuso Orario, prima mostra personale di Letizia Cariello nei suoi spazi. Con questo nuovo progetto, a cura di Leonardo Regano, Cariello esplora il sottile confine tra spazio interno e spazio esterno, entrambi intesi come caratteristici della natura
umana.

L’artista indaga ciò che lega il corpo fisico e il corpo spirituale, riuscendo ad evidenziare un’anatomia occulta dell’essere che risulta in potenzialità percettiva, una ricerca ispirata ai principi della Geometria Spirituale, alle teorie teosofiche e neoplatoniche.

 

Letizia Cariello, Calendario Fiore, 2017. Ricamo blu e rosso e scrittura su lenzuolo montato su telaio. Courtesy: l’artista e Galleria Studio G7. Foto: Alessandro Fiamingo.

La galleria SpazioA di Pistoia presenta  la terza mostra personale in galleria di Nona Inescu, dal titolo Waterlily Jaguar. La mostra consiste di un corpus recente di lavori, realizzati nel 2020, e comprende una serie di sculture in acciaio, lavori fotografici e un nuovo video .

Il progetto è da intendersi come un ecosistema poroso, che si sviluppa in verticale tra la superficie e lo spazio subacqueo. L’artista esamina da vicino “l’orizzonte degli eventi” che abbraccia la soglia tra questi due spazi e i suoi tanti abitanti, in particolare una gamma di idrofite (piante acquatiche), enfatizzando la loro natura ibrida e le risultanti associazioni iconografiche.

Nona Inescu, Nixe, 2021, stampa Archival su carta Hahnemuehle Rag Satin, cm 40 x 60

La galleria Francesca Antonini Arte Contemporanea di Roma presenta, invece, la prima personale in galleria di Benedetto Pietromarchi, dal titolo [adapt].

La mostra raccoglie una selezione di sette opere inedite in terracotta e materiali vari, realizzate appositamente per gli spazi della galleria, ed è introdotta da un testo di Ilaria Gianni.

[adapt]. manifesta l’approccio multidisciplinare e la moltitudine di spunti che nutrono la ricerca di Pietromarchi il cui lavoro si distingue per qualità tecnica ed eleganza della composizione.

 

Una vista di  [adapt]., personale di Benedetto Pietromarchi alla Francesca Antonini Arte Contemporanea di Roma. Foto: Daniele Molajoli

Sempre nella capitale, la Galleria Monitor propone al suo pubblico la mostra Ladder to the Moon, il cui titolo prende spunto da un dipinto realizzato da Georgia O’ Keefe nel 1958 e oggi conservato al Whitney Museum di New York. Un lavoro fortemente evocativo, essenziale, primitivo, quasi mistico. E’ una visione potente, ambiziosa. In un qualche modo simboleggia il tendere verso un qualcosa e  rappresenta lo strumento per farlo.

Per questo Ladder to the Moon è anche il titolo scelto per questa nuova mostra da Monitor, che vede una partecipazione tutta al femminile che vede, come protagoniste, le opere di Lula Broglio, Marta Roberti, Giulia Mangoni ed Eugenia Mussa. Artiste appartenenti a diverse generazioni e provenienze culturali.

 

Una vista di Ladder to the moon alla Galleria Monitor di Roma: Foto Giorgio Benni

Una collettiva che può esser interpretata come una indagine, parziale, appena accennata, ed assolutamente non esaustiva del panorama che riguarda la pittura figurativa attuale ed alcune delle artiste che lo rappresentano.

Artiste apparentemente molto diverse, per tecnica pittorica e genesi del lavoro, ma accomunate da un’unica tensione che sottende la ricerca dell’altro da sé, delle memorie ancestrali od oniriche, o semplicemente, appartenenti alla storia di un passato ignoto e lontano ma che viene sublimata e fatta propria.