Mostre: Giacomelli a Tolosa, Biasi a NY e Bonalumi a Londra

Un momento dell'inaugurazione della mostra "Alberto Biasi. A Dynamic Meditation", il 31 marzo scorso alla GR Gallery di New York.
Un momento dell'inaugurazione della mostra "Alberto Biasi. A Dynamic Meditation", il 31 marzo scorso alla GR Gallery di New York.

Dalla fotografia d’autore all’arte Cinetica. Tre importanti retrospettive, rispettivamente in Francia, Stati Uniti e Regno Unito, celebrano l’opera di altrettanti grandi artisti italiani: Mario Giacomelli, Alberto Biasi e Agostino Bonalumi, a conferma del crescente interesse per l’arte del nostro Paese in tutto il Mondo.

 

Mario Giacomelli

Château d’Eau – Tolosa (Francia)

Mario Giacomelli, Poesie in cerca d’autore (anni ’80/90), © Rita Giacomelli, Courtesy Archivio Mario Giacomelli - Sassoferrato

Mario Giacomelli, Poesie in cerca d’autore (anni ’80/90), © Rita Giacomelli, Courtesy Archivio Mario Giacomelli – Sassoferrato

Dopo la mostra alla galleria Berthet-Aittouares di Parigi il Mario Giacomelli della maturità (anni ’80/2000) continua a destare un grande entusiasmo e persino commozione tra il pubblico francese con una nuova esposizione, questa volta allo Château d’Eau di Tolosa. L’importante polo fotografico francese, fino al 29 maggio dedica al fotografo italiano una bellissima esposizione che nasce con l’intento di mostrare, attraverso una precisa selezione e messa in sequenza delle opere fotografiche, come Giacomelli sia stato, più che fotografo, un artista che usava la fotografia per compiere un percorso esistenziale di avvicinamento al reale. E questo senza servirsi della definizione stereotipata delle cose, entrando in una dimensione in cui il tempo è una durata; in cui le due dimensioni di passato e di presente si incontrano, fondendo un “qui tutto” (cose e persone, fotografo e realtà, esterno e interno, persino le fotografie tra loro) in un “qui e ora” materico e fluttuante. 50 le fotografie esposte allo Château d’Eau dalle serie più datate, come Spoon River (1968/73) e Motivo suggerito dal taglio dell’albero (1967/69), alle opere della maturità, caratterizzate da un alto grado autobiografico e intimista. È nell’ultimo decennio della sua attività, infatti, che Giacomelli pone il suo stesso corpo, attraverso l’autoscatto, nella scenografia che andrà a fotografare. La mostra francese, che si intitola semplicemente Mario Giacomelli, nasce peraltro da un’importante “occasione editoriale” ossia l’uscita di un nuovo libro fotografico curato dall’Archivio dell’artista e che raccoglie proprio i 50 scatti della mostra: Mario Giacomelli, je ne fais le photographe, je ne sais pas le faire (ed. Contrejour).

 

Alberto Biasi. A Dynamic Meditation

GR Gallery – New York

Alberto Biasi, Eco-ombre , 1974-2014. Installazione / performance. 102,36 x78,74 in.

Alberto Biasi, Eco-ombre , 1974-2014. Installazione / performance. 102,36 x78,74 in.

La GR Gallery, sede newyorchese dello Studio d’Arte GR di Sacile, tra le prime realtà in Italia ed in Europa a trattare l’arte Cinetica, Programmata e Optical, ha inaugurato il 31 marzo scorso la mostra A Dynamic Meditation, la prima vera antologica di Alberto Biasi negli Stati Uniti. Tra i fondatori del Gruppo Enne, Biasi è uno tra i più importanti esponenti italiani dell’arte cinetica. In mostra sono presenti opere rare che dagli anni Sessanta arrivano fino ad oggi, accuratamente selezionate nel ricco percorso dell’artista iniziato nel 1959. 
In tutto sono 26 i lavori esposti nella galleria al numero 255 della Bowery a New York, tra le quali alcuni Rilievi Ottico – Dinamici, Torsioni, Assemblaggi e la sua unica installazione interattiva: Eco – ombre  (1974-2014), esposta per la prima volta negli Stati Uniti. L’allestimento “Eco” consiste in una stanza ricavata sul retro della galleria, formata da tre grandi tele, dipinte con vernice fosforescente ed irradiate da lampade alla luce di Wood; le proprietà dei materiali utilizzati fanno in modo che, nel momento in cui lo spettatore si sofferma per qualche istante tra la fonte luminosa e le tele, l’ombra di questo, quasi per magia, rimane impressa sulla superficie. Biasi creò questa installazione nel 1974, in occasione del decimo anniversario dello scioglimento del Gruppo N. Si tratta di un lavoro dedicato a Eco, ninfa del cielo e della Terra, che fu trasformata in ombra a causa del suo amore per Narciso.

 

Agostino Bonalumi. I Wish to Meet Architects

Cortesi Gallery – Londra

Una vista della mostra "Agostino Bonalumi. I Wish to Meet Architects" alla Cortesi Gallery di Londra. Foto: Fraser Marr

Una vista della mostra “Agostino Bonalumi. I Wish to Meet Architects” alla Cortesi Gallery di Londra. Foto: Fraser Marr

Fino al 21 maggio prossimo Cortesi Gallery London ospita la sua prima mostra dedicata ad Agostino Bonalumi. Tra le opere principali esposte nella gallerie di Maddox Street un bellissimo Bianco del 1968, esempio delle sperimentazioni “ambientali” dell’artista a cui rimanda anche il titolo della mostra: Wish to Meet Architects (Vorrei incontrare gli architetti), lo stesso che Bonalumi scelse per una sua esposizione del 1969. Un chiaro riferimento a un desiderio di cercare nuove soluzioni spaziali per la sua arte, in linea con la tradizione moderna della cosiddetta “sintesi delle arti” di lecorbusiana memoria e che professava una “santa alleanza” delle “arti maggiori” (architettura, pittura, scultura) da far confluire in un’unica creazione “abitabile”. Il lato ambientale del lavoro di Bonalumi è stato proprio una conseguenza diretta di queste teorie, ed è stato messo in evidenza già nel 1967, quando nell’importante mostra Lo Spazio dell’Immagine di Foligno l’artista presenta Blu abitabile, la sua prima e fondamentale opera di questo genere. Bonalumi che, assieme a Castellani, ha inventato il sistema linguistico delle tele estroflesse con l’obiettivo di liberare la pittura dalla schiavitù del quadro tradizionale, tra il 1967 e il 1973 si è concentra quasi esclusivamente sulla creazione di ambienti costruiti con moduli estroflessi. Nascono così opere come il Bianco in mostra che, con la sua lunghezza di otto metri, richiama proprio l’atmosfera artistica di quegli anni, creando uno spazio quasi “organico” che trasforma la tradizionale percezione del suo lavoro portando lo spettatore letteralmente al suo interno. Oltre a Bianco, completano la mostra londinese altre 11 opere degli anni Sessanta e Settanta.

2 Commenti

  • Pietro Antonio Pasquini ha detto:

    La Francia è particolarmente attenta all’arte italiana : a Landernau (Fonds Hèlène -Edouard Leclerc) si è conclusa , il 06/03/2016, la mostra di L. Mattotti e ora a Toulouse inizia quella straordinaria di M.Giacomelli :di quest’ultimo possiedo la vecchia stampa 30 x 40 usata per il catalogo dell’ultima mostra alla Galleria Chateau- d’Eau e quindi idealmente sono a Tolosa con tutti coloro che la vedranno.
    Caro Maggi Lei conosce il curatore/i della mostra di Tolosa ??

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Il curatore è Claude Nori, ma io sono in contatto con Katiuscia Biondi Giacomelli dell’Archivio che ha curato il libro da cui è tratta la mostra è che ha anche seguito l’organizzazione della stessa. Se ha bisogno mi faccia sapere.

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