Marzo: 5 mostre in galleria da vedere

Mostre Marzo 2016 - Un momento dell'inaugurazione di Körperland, personale di Tatiana Villani alla Galleria Passaggi di Pisa.
Un momento dell'inaugurazione di Körperland, personale di Tatiana Villani alla Galleria Passaggi di Pisa.

Nell’ultimo articolo dedicato alle mostre vi abbiamo segnalato una serie di appuntamenti che inauguravano tra la fine di febbraio e i primi di marzo. A completamento di quel primo elenco ve ne segnaliamo altre 5 che apriranno nei prossimi giorni. Appuntamenti che ci sembrano particolarmente interessanti e vi permetteranno di scoprire il lavoro di giovani artisti italiani e stranieri, così da ampliare la vostra conoscenza sull’arte di oggi, ossia su una produzione artistica che ancora non trova spazio nelle pubblicazioni in libreria e, molto spesso, neanche nelle riviste di settore. E che non si arriva a studiare neanche a scuola e, talvolta, neanche all’Università. Anche per questo non ci stanchiamo mai di seguire l’operato delle gallerie italiane che spesso hanno proposte decisamente intriganti. Oggi, in Italia, si è persa l’abitudine di visitare queste realtà private e se lo si fa, spesso ci si limita al giorno dell’inaugurazione. I motivi possono essere tanti, ma mi piace ricordare che visitare le gallerie d’arte è un’attività importante, tanto per il collezionista navigato che per coloro che stanno pensando ad un primo acquisto o anche per il semplice appassionato. Un prezioso momento di aggiornamento e di confronto che può essere molto utile anche per i giovani che sono appena usciti dalle Accademie e si stanno avviando alla carriera artistica. Per questo, al di là delle nostre segnalazioni, ci piacerebbe invitarvi a tornare a frequentare le gallerie. Se non spinti dalla voglia di comprare – quella arriverà col tempo – almeno mossi dal desiderio di conoscere e di scoprire cos’è l’arte di oggi. Ma ecco le cinque mostre che abbiamo selezionato per voi. (Leggi anche -> Da vedere: 5 (+1) mostre in apertura tra febbraio e marzo)

 

Tatiana Villani – Körperland

Galleria Passaggi – Pisa

Mostre Marzo - Tatiana Villani, Corpo #12, 2015. 29.7x21.0 cm

Tatiana Villani, Corpo #12, 2015. 29.7×21.0 cm

La prima mostra che vi segnaliamo è Körperland, personale di Tatiana Villani (n. 1974) attualmente in corso alla  Galleria Passaggi in via Garofani 14 a PisaKörperland è un progetto in progress che Tatiana Villani porta avanti dal 2009, in un periodo in cui l’artista viveva e lavorava in Germania, di cui è rimasta traccia nel titolo che, tradotto, significa “terra dei corpi”. Quello presentato a Pisa è, infatti, un progetto incentrato sull’elaborazione di un immaginario corporeo dove confluiscono tracce di vissuto personale, riflessioni più generali sul nomadismo identitario come condizione della contemporaneità e ricerche teorico-sperimentali sulla forma e sulla materia. Nella sua pratica artistica Villani si avvale di diversi mezzi (pittura, fotografia, installazione, video) per trattare tematiche inerenti all’arte relazionale, alla condizione socio-politica dell’uomo e al suo rapporto con l’ambiente. In Körperland queste tematiche sono filtrate attraverso un linguaggio più intimo e personale, che rende visibile l’intreccio cartografico di esperienze vissute, atmosfere esplorate, costruito per suggestioni e sensazioni ritrasmesse nell’incontro del proprio sé con l’altro e con il mondo. Ne nasce, così, una nuova geografia di corpi che, come dichiara l’artista, “restano nudi, sradicati  dalla frenesia di inseguire bisogni e desideri, soli, unici terreni solcabili”. La mostra rimarrà aperta fino al 16 aprile prossimo.

 

Thomas Helbig – In a present

Thomas Brambilla –  Bergamo

Mostre Marzo 2016 - Thomas Helbig, Red Velvet, 2016, 80x76cm, spaypaint on velvet

Thomas Helbig, Red Velvet, 2016, 80x76cm, spaypaint on velvet

Apre oggi a Bergamo, presso la galleria Thomas Brambilla, in via Casalino 25, la seconda mostra personale di Thomas Helbig (n. 1967), In a Present, composta da una serie di quindici lavori di spray su velluto. Impegnato da diverso tempo in una continua ricerca sul mistero dell’arte e sulla forma assunta da quest’ultimo nell’attuale cultura digitale, Helbig plasma il suo lavoro con una spiritualità profonda, e con una maturità disciplinata. Nella nuova serie di lavori esposti nella galleria bergamasca, l’artista tedesco utilizza un supporto diverso dalla classica tela, optando per velluti scuri di scena, sui quali le tracce, quasi immateriali, di catenine e rosari creano una serie di motivi decorativi e cosmici, che rimandano lo spettatore ad una dimensione spirituale. Queste particolari forme sono ottenute tramite l’utilizzo dello spray e la conseguente patina di vernice che si deposita sul supporto pittorico. La luce, scontrandosi con una superficie scura, quali sono i velluti di scena, invece che essere riflessa, viene totalmente inglobata nell’opera stessa. Soltanto le quasi intangibili tracce di catenine e rosari, riescono a ridare lucentezza al lavoro, riducendo la luce a sottili e impercettibili scintillii.

 

Hema Up ad hyay – Where the bees suck, there suck I

Galleria Studio la Città – Verona

Mostre Marzo 2016 - Hema Upadhyay, Where the bees suck, there suck I, 2008. Foto: Michele Alberto Sereni

Hema Upadhyay, Where the bees suck, there suck I, 2008. Foto: Michele Alberto Sereni

Sempre oggi, ma a Verona, la Galleria Studio la Città presenta mostra Where the bees suck, there suck I, omaggio all’artista indiana Hema Upadhyay (1974-2015), recentemente scomparsa. A dominare la sala principale della galleria veronese, una delle sue opere più rappresentative e che dà anche il nome alla mostra: Where the bees suck, there suck I, la grande benna sovrastante una miriade di piccole baracche multicolori, esposta al MACRO di Roma nel 2008, a Studio la Città e al Museum on the Seam di Gerusalemme nel 2010, al Tennis Museum di Helsinky nel 2011. Un’opera emblematica che rappresenta appieno la capacità di questa artista di realizzare opere di grande semplicità ed efficacia. Come ha recentemente scritto Marco Meneguzzo su Artforum, infatti, «Where the Bees Suck, There Suck I, 2008, è un’immagine semplice, ma toccante, perché riesce a centrare il problema, fornendo in un sol colpo un’infinità di significati stratificati e tutti compresenti, come ad esempio la sovrappopolazione, l’inurbamento, il pericolo politico ed economico che sovrasta i più deboli, la paura del futuro, il domani dell’umanità… tutto in uno sguardo, che riesce così a comporre l’emozione e la riflessione».

 

Stanislao Di Giugno – Deserted corners, collapsing thoughts

Galleria Tiziana Di Caro – Napoli

Mostre Marzo 2016 - Stanislao Di Giugno, Sembra impossibile trovare quello che stavi cercando, 2015 Acrilico, gesso e pittura spray su juta 23 3/5 × 19 7/10 in 60 × 50 cm.

Stanislao Di Giugno, Sembra impossibile trovare quello che stavi cercando, 2015 Acrilico, gesso e pittura spray su juta 23 3/5 × 19 7/10 in 60 × 50 cm.

Sabato 12 marzo alle ore 19:00, in piazzetta Nilo 7 a Napoli, Galleria Tiziana Di Caro inaugura Deserted corners, collapsing thoughts terza mostra nei suoi spazi di Stanislao Di Giugno (n. 1969). La tendenza ad alterare la logica di senso è l’elemento che da sempre caratterizza il lavoro di Di Giugno che negli anni ha avuto un percorso trasversale, passando per la pittura figurativa, il collage, l’installazione spesso di matrice sonora, la scultura, la pittura astratta. Nella sua produzione  più recente, nonostante l’autonomia totale del medium pittorico, Di Giugno sintetizza per intero il percorso effettuato dalle prime esperienze artistiche sino ad oggi, mantenendo una matrice formale sempre riconoscibile. L’artista è interessato ad esplorare le peculiarità fisiche dei materiali, prestando attenzione a caratteristiche quali il volume, la forma e la dimensione.  Ne derivano forme astratte e geometriche che informano il suo immaginario, per essere poi utilizzate in maniera ripetitiva. Esse sono estrapolate da forme più complesse che l’artista estrae da varie fonti, in primis dagli oggetti di design, da parti di automobili, frammenti di billboard o pubblicità di magazine, che egli raccoglie ossessivamente come relitti di un paesaggio urbano in cui trascorre la sua quotidianità. È da tutte queste suggestioni che nasce la seduzione per le forme e per i gradienti di colore.

 

Sean Crossley – The history of bleach

Anna Marra Contemporanea – Roma

Mostre Marzo 2016 - Sean Crossley, The missing third, 2016, oil on linen, 170x160 cm

Sean Crossley, The missing third, 2016, oil on linen, 170×160 cm

Infine, il 16 marzo prossimo in via Sant’Angelo in Pescheria 32 a Roma, la Galleria Anna Marra Contemporanea inaugura The history of bleach, prima personale italiana dell’artista australiano Sean Crossley (n. 1987). La pittura di Crossley riflette su come le forme siano in grado di coesistere e rapportarsi all’interno di culture caratterizzate da un eccesso di velocità e frammentazione. L’artista vede la pittura come un terreno fertile per la sintesi e la trasformazione di immagini, gesti e materiali, che considera intercambiabili, a livello concettuale, materiale e percettivo. La sua pittura si muove tra complessità e molteplicità, non cedendo alla semplificazione o al particolare, e senza privilegiare alcun contenuto, stile o forma. È attratto dall’anomalia, dal non sense: l’eccezione alla regola. Tutto questo deriva da un tentativo di produrre una forte rottura con la rappresentazione, che possa sollecitare una condivisione di idee e azioni, al di là dell’opera in sé. Per questa sua prima mostra in Italia Crossley ha realizzato una serie di quadri tutti della stessa misura a formare una teoria geometrica rigida, all’interno della quale la pittura si libera dai canoni formali, in uno sviluppo veloce e coinvolgente. La mostra diventa così un’installazione unica, segnatamente ritmica, da percorrere fisicamente e visivamente senza soluzione di continuità.