Ottobre in galleria: 10 mostre da non perdere

Tra aste e fiere il mondo dell’arte torna più sfavillante che mai. Allora, mentre a Londra entra nel vivo Frieze e qui in Italia aspettiamo l’apertura di ArtVerona, vediamo cosa bolle in pentola nelle nostre gallerie. Iniziamo da Milano e dalla Galleria Conceptual che il 26 settembre scorso ha inaugurato la seconda mostra personale di Gianni Emilio Simonetti, uno tra gli artisti più originali e imprevedibili apparsi sulla scena dell’arte dagli inizi degli anni Sessanta.

Una vista della personale di Simonetti alla Galleria Conceptual di Milano.

Musicista, pittore, scrittore ma anche teorico, curatore e performer, Simonetti ha compiuto le sue ricerche sfuggendo ai più definiti generi andando a esplorare il più ampio campo dell’interdisciplinarità come dimostra la selezione di lavori in mostra, i quali ripercorrono tutto il filo della sua ricerca, tra opere su carta, tele degli anni Sessanta e fotografia. Opere fortemente influenzate dal lavoro di John Cage e che sono il risultato di un pensiero critico potentissimo che si concentra sul processo stesso di gestazione dell’opera, più che sul risultato finale, anche se le sue tele o le sue carte non mancano di poesia.

Barbara Probst, Exposure #119.1: Münich, Waisenhausstrasse 65, 08.02.16, 3:18 p.m., 2016, Ultrachrome ink on cotton paper. 5 photographs: 76 x 76 cm, detail

Reduce dal successo parigino di Le Bal, Barbara Probst è a Milano fino al 30 novembre negli spazi della galleria Monica De Cardenas con una nuova personale che approfondisce il suo lavoro. Le opere dell’artista tedesca sono sempre composte di due o più fotografie, che al primo sguardo appaiono misteriosamente connesse, senza tuttavia rivelare subito il loro segreto. Solo in seguito scopriamo che ritraggono lo stesso soggetto, ma da punti di vista molto diversi. Questa frammentazione dell’attimo in una serie di immagini diventa così il mezzo per indagare le tante ambiguità dell’immagine fotografica.

Mishka Henner, Antelope Valley Solar Ranch 1, Mojave Desert, Southern California, 2018. Inkjet print mounted to Dibond in floating frame with non-reflective glass, 140 × 195 cm, 1 of 3 + 2 A.P.

Prima di lasciare il capoluogo lombardo, diamo uno sguardo anche alla Galleria Bianconi  che ha da poco riaperto la stagione espositiva con la bella mostra di Mishka Henner Your Only Chance to Survive is to Leave with Us, a cura di Walter Guadagnini e aperta fino al 31 ottobre 2019. Mishka Henner fa parte di una nuova generazione di artisti che stanno ridefinendo il ruolo della fotografia nell’era digitale; la maggior parte del suo lavoro riguarda il mondo digitale e si concentra su alcuni soggetti chiave del mondo culturale e geo-politico. Alla Galleria Bianconi Henner presenta una serie di lavori che illustrano degli eventi estremi, delle vere e proprie apocalissi sia provo- cate dall’uomo che come conseguenza dell’ira di Dio.

Piero Manai nel suo studio, circa 1985 (photo credit Antonio Carmelo Erotico)

A Bologna, invece, assistiamo ad una bella collaborazione nel segno di Piero Manai, uno degli artisti più straordinari ed enigmatici degli ultimi decenni, prematuramente scomparso nel 1988 all’età di 37 anni, a cui le gallerie P420 e CAR DRDE dedicano un’ampia personale. La mostra, organizzata in collaborazione con gli eredi dell’artista, è dislocata negli spazi di P420 (Via Azzo Gardino 9) e CAR DRDE (Via Azzo Gardino 14/a) e comprende una selezione di opere realizzate da Manai negli anni ’80: alla P420 è in mostra una selezione tra le più significative Figure, TesteMonoliti dipinti su tela, carta intelata e acetato, tecnica quest’ultima tanto amata da Manai.

Piero Manai, Testa, 1985-86, olio su tela, cm 73×58 (Courtesy the Estate, P420 & CAR DRDE, Bologna)

Alla CAR DRDE è invece in mostra una selezione tra le più significative Nature morte, opere particolarmente importanti nel percorso dell’artista, che hanno già in sè quell’inquietudine, senso di precarietà e, forse, quell’anatomia, così caratterizzanti del lavoro di Manai. Il suo linguaggio pittorico sembra non riducibile a nessuna delle diverse pratiche artistiche in vigore all’epoca, dall’espressionismo austro-tedesco degli anni ’80, alla più italiana Transavanguardia per citarne alcune. Anzi, nella sua diversità, sembra riunirle tutte, a tal punto che è difficile trovare un modo, forse inutile, di classificarlo.

Luca Coser, La metà alta, 2014. Tecnica mista su carta montata su legno. Misure varie

Tappa a Firenze, dove ieri Cartavetra ha inaugurato Io Sono la Lotta, mostra personale di Luca Coser, artista presentato dalla galleria a WopArt 2019. In mostra, circa 30 lavori più recenti dell’artista trentino, acrilici su tela, disegni su carta, opere di piccolo e di grande formato. Ad accomunarli, una ricerca incessante dell’artista di stimolare in chi guarda un senso di straniamento e di profonda introspezione. Vita personale, vita collettiva, letteratura, cinema e pittura, una pluralità di stimoli separati dal loro contesto iniziale e riadattati a uno spazio del tutto personale. Silenziose evocazioni, piccoli richiami, quanto occorre per lasciare a chi osserva la possibilità di creare nella sua mente nuovi mondi e di scavare nel proprio inconscio.

Jonathan VanDyke, Untitled (Cover), Gelatin silver print, edition of 4, 11 x 14 inches

La romana 1/9unosunove presenta, fino al 23 novembre, How to Operate in a Dark Room, terza personale in galleria dell’artista Jonathan VanDyke, che presenta un’importante serie di nuovi dipinti cuciti. Centinaia di pezzi di tela e tessuti, tra cui denim e t-shirt, sono stati macchiati e dipinti in studio attraverso procedimenti elaborati, quindi sono stati tagliati e cuciti insieme secondo complesse composizioni. Molti dei lavori presentano sul retro colori vivaci, lino tinto e foto prese dall’archivio fotografico dell’artista. Complementare ai dipinti è una serie di foto in bianco e nero (stampa ai sali d’argento) ispirate a una scena del film di Michelangelo Antonioni del 1962, L’eclisse, in cui un uomo che ha appena perso tutto disegna dei fiori.

Matteo Fato, mai stato fuori uso!? (ritratto di Cesare Manzo), 2019 olio su lino, 103 x 127 cm cassa da trasporto in multistrato e specchio(dettaglio). Courtesy the artist and Monitor, Rome – Lisbon – Pereto

Sempre a Roma, la galleria Monitor presenta, fino al 30 novembre, Immagine è somiglianza (come il ritratto sia parte della pittura), prima mostra personale di Matteo Fato presso la galleria. L’esposizione si svolge in contemporanea nella sede di Roma e in quella nuova di Pereto (AQ), inaugurata per l’occasione. Ideato in modo unitario, il progetto è dedicato a uno dei temi centrali nel lavoro recente dell’artista, il ritratto. Fra i generi tradizionali della storia dell’arte, il ritratto si è riproposto nella pratica di Fato dal 2012, dopo l’intensa frequentazione durante il tirocinio accademico. In questo ritorno alle proprie origini artistiche, l’autore si è riavvicinato al genere con la consapevolezza della sua tradizione.

Andrea Galvani – Mareo Rodriguez – Isabel Alonso Vega. Installation view.

Rimanendo ancora nella capitale, buio, neon e scienza sono i cardini alla base di Strings. Light and Vision, mostra collettiva curata da Maria Abramenko interamente dedicata all’interazione fra questi elementi. e visitabile fino al 26 ottobre presso la White Noise Gallery. Sei gli artisti di fama internazionale che presentano opere costantemente in bilico fra rigore scientifico e pura empatia: Isabel Alonso Vega, DUSKMANN, Andrea Galvani, Sali Muller, Mareo Rodriguez, Alessandro Simonini modificano la percezione della galleria attraverso opere luminose, come improvvise domande che appaiono nello spazio buio.

Un’opera di Alfredo Pirri

Torniamo adesso verso nord, dove il 6 ottobre a Torre Pellice, negli spazi di Tucci Russo Studio per l’Arte Contemporanea, apre questa domenica Motore, settima esposizione di Alfredo Pirri, dopo la prima personale tenutasi nel 1990. In questa mostra Pirri torna a riflettere su alcuni dei temi che caratterizzano la sua produzione artistica e che danno voce, in particolare, al rapporto fra pittura e architettura, installazione spaziale e suono. Il percorso che l’artista propone all’interno della galleria Tucci Russo comprende, così, opere ambientali, pittoriche e scultoree, attinenti a differenti momenti della sua carriera.

Hans Hartung, T1962-L2, 1962. Courtesy Mazzoleni Art

Il 25 ottobre a Torino, infine, nelle storiche sale della Galleria Mazzoleni, apre la mostra Hans Hartung, antologica dedicata a quallo che può essere considerato l’artista chiave dell’Arte Informale europea, in occasione del 30° anniversario della sua scomparsa. L’esposizione ripercorre una vasta parte della carriera di Hartung, con tele e disegni che illustrano gli esiti delle sue ricerche dagli anni ’50 alla fine degli anni ’80 del secolo scorso. La mostra fa parte di un più ampio progetto, che include l’esposizione Hans Hartung and Art Informel, visitabile nella sede di Londra di Mazzoleni fino al 18 gennaio 2020.

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