Musei e diritto d’autore: il diritto di esporre l’opera in pubblico

Foto di 晟宇 龚 da Pixabay. Immagine rilasciata con Pixabay License: libera per usi commerciali; attribuzione non richiesta.

Il museo è per antonomasia il luogo deputato alla promozione della cultura attraverso la conservazione e l’esposizione di opere d’arte destinate alla pubblica fruizione. Di prassi, i musei operano attraverso l’acquisizione di opere, già esistenti, ottenendone la proprietà direttamente dall’autore, da collezionisti o dai vari operatori del mercato dell’arte. Le opere acquistate vengono poi utilizzate per organizzare eventi espositivi, per progetti editoriali ed eventualmente concesse in prestito ad altre istituzioni.

In realtà, l’organizzazione di una mostra, per quanto possa apparire un’impresa di facile realizzazione, è il risultato di processi più o meno complessi. Alcuni di essi implicano una pluralità di aspetti legali inerenti le prerogative di almeno due soggetti identificabili, per quel che concerne il caso in ispecie, con l’autore che ha realizzato l’opera e il museo che, avendone acquistato la proprietà, intende utilizzarla.

Quali sono, dunque, le misure che un ente museale dovrebbe adottare per poter liberamente esporre le proprie opere senza che ciò arrechi pregiudizio ai diritti dell’autore? Il diritto di esposizione è stato a lungo oggetto di dibattito da parte della giurisprudenza e della dottrina di settore in quanto trattasi di diritto patrimoniale d’autore non disciplinato dalla legge.

In particolare si è reso necessario chiarire se la cessione del diritto in questione potesse ritenersi automatica e contestuale al trasferimento della proprietà dell’opera o se, invece, dovesse essere oggetto di espressa pattuizione, come generalmente previsto ex lege per tutti i diritti patrimoniali d’autore.

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