Musei e diritto d’autore: il diritto di esporre l’opera in pubblico

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Il museo è per antonomasia il luogo deputato alla promozione della cultura attraverso la conservazione e l’esposizione di opere d’arte destinate alla pubblica fruizione. Di prassi, i musei operano attraverso l’acquisizione di opere, già esistenti, ottenendone la proprietà direttamente dall’autore, da collezionisti o dai vari operatori del mercato dell’arte. Le opere acquistate vengono poi utilizzate per organizzare eventi espositivi, per progetti editoriali ed eventualmente concesse in prestito ad altre istituzioni.

In realtà, l’organizzazione di una mostra, per quanto possa apparire un’impresa di facile realizzazione, è il risultato di processi più o meno complessi. Alcuni di essi implicano una pluralità di aspetti legali inerenti le prerogative di almeno due soggetti identificabili, per quel che concerne il caso in ispecie, con l’autore che ha realizzato l’opera e il museo che, avendone acquistato la proprietà, intende utilizzarla.

Quali sono, dunque, le misure che un ente museale dovrebbe adottare per poter liberamente esporre le proprie opere senza che ciò arrechi pregiudizio ai diritti dell’autore? Il diritto di esposizione è stato a lungo oggetto di dibattito da parte della giurisprudenza e della dottrina di settore in quanto trattasi di diritto patrimoniale d’autore non disciplinato dalla legge.

In particolare si è reso necessario chiarire se la cessione del diritto in questione potesse ritenersi automatica e contestuale al trasferimento della proprietà dell’opera o se, invece, dovesse essere oggetto di espressa pattuizione, come generalmente previsto ex lege per tutti i diritti patrimoniali d’autore.

L’orientamento prevalente ha ritenuto il diritto di esposizione una prerogativa spettante al soggetto che acquista la proprietà dell’opera. Amettere, infatti, che l’autore possa vendere l’opera senza trasferirne il diritto di esposizione – oltre a poter essere considerato contrario alla natura stessa dell’opera d’arte, destinata alla pubblica fruizione in virtù della sua valenza estetica – comporterebbe per il proprietario/acquirente un’eccessiva restrizione delle sue facoltà di godimento della stessa (nel caso di specie, il museo che ha acquisito la sola proprietà di un’opera sarebbe tenuto a richiedere all’autore il preventivo consenso all’esposizione in occasione di ogni singola mostra).

Il riconoscimento del diritto di esposizione libero da vincoli, trasmissibile in automatico con la proprietà dell’opera, è peraltro in linea con le dinamiche proprie del mercato dell’arte ove l’opera acquista un plusvalore anche grazie alla sua esposizione in un elevato numero di mostre.

Nonostante la ragionevolezza delle argomentazioni considerate, non è però possibile tralasciare tout court il dettato della Legge italiana sul Diritto d’Autore. La normativa di settore prevede chiaramente che la trasmissione dei diritti di utilizzazione di un’opera, non potendosi ritenere implicita nella cessione di uno o più esemplari dell’opera, debba essere oggetto di espressa pattuizione scritta (artt. 109 e 110 della Legge italiana sul Diritto d’Autore).

Per tale ragione, nel caso di opere tutelate dal diritto d’autore (ovvero quelle per cui non sono ancora decorsi i 70 anni dalla morte dell’autore), affinché il museo possa liberamente esporle, sarà opportuno inserire nel contratto di acquisto una clausola che preveda espressamente la cessione, da parte dell’autore in favore del museo, del diritto di esposizione dell’opera in pubblico. Parimenti, nel caso in cui l’acquisto sia già avvenuto, e non sia stato previsto nell’accordo di compravendita nulla a tale riguardo, sarebbe auspicabile procurarsi tale diritto dall’autore per le future utilizzazioni dell’opera.

Non sussistono particolari problemi per l’esposizione delle opere cadute in pubblico dominio. Ugualmente è da escludere che possano sorgere complicazioni nell’ipotesi (piuttosto rara per ciò che riguarda i musei) di opere realizzate su commissione. In tale ultima ipotesi, infatti, l’opera commissionata dal museo potrà essere utilizzata secondo l’oggetto e le finalità del contratto che, considerata la natura del soggetto committente, di certo ricomprenderanno anche la facoltà di esporla in pubblico.