Nctm e l’arte: una collezione “legale”

Gabi Scardi, responsabile del progetto 'Nctm e l'arte', vicino all'opera di Kiki Smith, Pyre Woman Kneeling, 2002. Bronzo e bronzo al silicio, 94 x 154,9 x 83,8 cm (misure scultura bronzo). Altezza con pira di legna: 200 cm. Diametro 200 cm ca. Edition of 3. Courtesy: nctm e l'arte
Gabi Scardi, responsabile del progetto 'Nctm e l'arte', vicino all'opera di Kiki Smith, Pyre Woman Kneeling, 2002. Bronzo e bronzo al silicio, 94 x 154,9 x 83,8 cm (misure scultura bronzo). Altezza con pira di legna: 200 cm. Diametro 200 cm ca. Edition of 3. Courtesy: nctm e l'arte

Lo Studio Legale Associato Nctm, uno dei più importanti in Italia, custodisce tra le mura della propria sede milanese una preziosa collezione d’arte nata nel 2011 con il progetto Nctm e l’arte. Progetto dedicato all’arte contemporanea, con l’obiettivo di porsi come veicolo di supporto alla ricerca e alla produzione artistica e all’espressione di artisti giovani, emergenti o già consolidati. Avviata con un’installazione luminosa e imponente di Carlos Garaicoa, la collezione cambia volto con una cadenza pressoché trimestrale. In questo momento fanno da padrone, delle sale dello Studio, le fotografie a mano di Paola di Bello, raffiguranti, con metodicità precisa e sistematica, la ricostruzione a Parco Sempione del Teatro Continuo di Burri (iniziativa promossa dallo Studio Nctm con il Comune di Milano e la Fondazione La Triennale di Milano). A svelarci i retroscena di questo connubio tra “diritto e arte” provvede Gabi Scardi, famosa curatrice, scrittrice e docente universitaria, da sempre interessata alle ultime tendenze artistiche contemporanee e alla cui professionalità lo Studio ha deciso di affidare il progetto di cui si è reso promotore.

Deborah Caputo. Qual è il motivo che ha spinto lo Studio ad avvicinarsi all’arte e a sostenere gli artisti che si occupano d’arte contemporanea?

Gabi Scardi: «Il progetto Nctm e l’arte nasce dall’idea che gli artisti possano portare uno sguardo nuovo, uno sguardo che è importante per ognuno, a maggior ragione per dei professionisti il cui ruolo richiede di trovare soluzioni sempre nuove. Come sottolineano i soci stessi dello Studio: se una realtà professionale funziona è perché funziona la piattaforma sulla quale si basa e a questa piattaforma, che è di tutti, ognuno deve portare il proprio apporto anche culturale. E’ su questo pensiero e su questa consapevolezza che si fonda l’iniziativa di Nctm».

Una vista dello Studio Legale Nctm con, sulla parete, l'opera di Adrian Paci, Centro di Permanenza Temporanea, 2008. Fotografia. 120 x 140 cm

Una vista dello Studio Legale Nctm con, sulla parete, l’opera di Adrian Paci, Centro di Permanenza Temporanea, 2008. Fotografia. 120 x 140 cm

D.C: Quali sono gli obiettivi del progetto e quali prospettive offre ai giovani “prescelti”?

G.S.: «L’idea del progetto è di contribuire a generare arte e cultura, offrendo agli artisti un supporto alla creazione e alla ricerca. In particolare, nel caso dei più giovani, un sostegno concreto alla crescita, alla formazione e anche all’affermazione. Il progetto prevede, infatti, un bando di assegnazione di borse di studio (c.d. nctm e l’arte: Artist in residence), destinato a consentire l’accesso e la partecipazione degli artisti residenti in Italia a programmi internazionali di residenza, offrendo loro un’effettiva possibilità di confronto con situazioni inedite e di respiro internazionale. Queste residenze consentono agli artisti di vivere esperienze molto importanti per il proprio percorso. Si tratta di avere fiducia negli artisti. Cerchiamo, dunque, di offrire la massima cura, il massimo supporto possibile e anche una certa visibilità. Per esempio, più volte abbiamo prestato le opere della collezione: opere di Kiki Smith, Adrian Paci, Emma Ciceri e altre. Il progetto si sviluppa attraverso l’acquisizione delle opere, ma anche con la realizzazione di opere nuove. In molti casi abbiamo, infatti, affiancato gli artisti nell’attuazione di un loro specifico progetto. Questo è successo sia con artisti emergenti che con personalità consolidate, come ad esempio Adrian Paci. L’artista ha realizzato un progetto impegnativo, che richiedeva un’organizzazione assai complessa e quindi relativi fondi. Abbiamo contribuito con un supporto concreto, oltre che con un accompagnamento legale, affinché l’opera potesse essere realizzata. Con grande soddisfazione, peraltro, perché l’opera ha girato moltissimo: dopo la realizzazione è stata presentata al Jeu de Paume in una grande mostra personale dedicata ad Adrian Paci, a Montreal in Canada e poi qui al Pac di Milano, poi ha rappresentato l’Albania alla Mostra Internazionale di Architettura alla Biennale di Venezia».

D.C.: E’ la sua opera preferita?

G.S.: «Non ho un’opera preferita, ognuno di questi artisti ha un posto qui perché è stato individuato dopo un’analisi accurata. Sono tutti artisti sui quali ho riflettuto a lungo. Posso dire che gli artisti con cui abbiamo lavorato sono, secondo me, tutti molto interessanti. Tra gli italiani ci sono Claudia Losi e Salvatore Arancio, Emma Ciceri, Rä di Martino; poi abbiamo supportato, tramite borse di studio, artisti come Niko Angiuli, Maria Domenica Rapicavoli, Giovanni Giaretta, Margherita Moscardini, solo per citarne qualcuno. Sono tutti artisti ai quali attribuiamo valore, per questo li abbiamo supportati».

Authentic News of Invisible Things, lavoro di Rä di Martino del 2014, presentato all'interno dello studio Nctm di Milano

Authentic News of Invisible Things, lavoro di Rä di Martino del 2014, presentato all’interno dello studio Nctm di Milano. Courtesy: Nctm e l’arte

D.C.: Quali sono le caratteristiche che accomunano gli artisti che hanno avuto il privilegio di accedere alla collezione?

G.S.: «Tutti gli artisti della collezione sono accomunati da una sensibilità molto forte nei confronti del contesto e del presente. Si muovono con uno sguardo, spesso critico, rispetto al mondo attuale, offrendo quindi sollecitazioni sempre diverse, con un atteggiamento che va oltre la superficie, la retorica e l’accettazione passiva della realtà. Si tratta di artisti attenti, mossi da una progettualità e da un’intenzione sempre molto costruttiva».

D.C.: La collezione ha un filo comune tematico?

G.S.: «L’artista è libero e nessuno lo deve condizionare, ma, per quanto ci riguarda, gli artisti vengono individuati proprio per la loro sensibilità nei confronti di una serie di tematiche, quindi è poi naturale che tra le opere ci sia una certa organicità, una sensibilità comune che in qualche modo le unisce».

D.C.: Il progetto prevede anche l’organizzazione di mostre aperte al pubblico o quella di NCTM è una collezione esclusivamente privata?

G.S.: «Noi siamo aperti al pubblico su appuntamento, nel senso che ogni volta che un’opera entra a fare parte della collezione organizziamo incontri con l’artista, destinati a contribuire alla comprensione dell’opera, cerchiamo, soprattutto di contestualizzare la nuova opera allestendo l’intero studio con altre opere del medesimo artista. Cerchiamo, inoltre, di presentare il nuovo allestimento assieme all’artista, che introduce il proprio lavoro. Questi incontri sono aperti al pubblico e devo dire che sono molto frequentati. Ci sono anche altri incontri dedicati alla presentazione di libri oppure tenuti da esperti di varie materie (antropologi, neuroscienziati, etc…) che hanno offerto il proprio punto di vista sull’arte contemporanea e su chi guarda tale realtà artistica».

Carlos Garaicoa, Nuevas arquitecturas, 2002. 72 rice paper lamps, wire, light, variable dimensions. Photo by Ela Bialkowska. Courtesy: nctm e l'arte

Carlos Garaicoa, Nuevas arquitecturas, 2002. 72 rice paper lamps, wire, light, variable dimensions. Photo by Ela Bialkowska. Courtesy: nctm e l’arte

D.C.: Qual è il rapporto tra NCTM e le gallerie d’arte, i musei e le fondazioni presenti a Milano?

G.S.: «Ci siamo trovati a lavorare moltissimo con le istituzioni, anche in questo caso con un intento di vera condivisione e di affiancamento. Abbiamo ad esempio organizzato, curato e sostenuto il Public Program relativo alla mostra di Andrian Paci al Pac, in un altro caso il Maxxi di Roma ci ha sollecitati affinché supportassimo un progetto di Adelita Husni Bey: un Work Shop da cui poi è nato un ciclo di opere».

D.C.: Nctm e l’arte è quindi una realtà conosciuta… solo a livello nazionale o anche internazionale?

G.S.: «E’ difficile oggi fare differenze quando si parla di arte contemporanea, le frontiere sono fluide: si tratta di un mondo internazionale. Con il progetto nctm e l’arte cerchiamo di consentire agli artisti italiani di uscire e agli artisti che sono fuori dall’Italia di avere, invece, qualche punto di riferimento qui. Non credo si possano fare distinzioni. Anche se penso sia giusto prestare attenzione a quello che avviene in Italia: gli artisti hanno veramente bisogno di un sistema che li appoggi e che faccia da piattaforma. Questo sistema a volte è un po’ fragile e questa fragilità poi diventa vulnerabilità per gli artisti. E’, quindi, importante poter sopperire, almeno in piccola parte; però, a parte questo, ci muoviamo molto serenamente in un mondo che va decisamente oltre i confini nazionali».

D.C.: Cosa ne pensa della mancanza a Milano di un vero e proprio museo d’arte contemporanea?

G.S.: «Il problema di Milano non è solo, e non tanto, la mancanza di un museo dedicato all’arte contemporanea, ma il fatto che le strutture dedicate al contemporaneo funzionino in modo a volte non completo, non siano strutturate in modo da poter raggiungere il massimo delle potenzialità, che invece potrebbero avere».

Alberto Burri, Teatro Continuo, 1973. L'opera, situata all'interno del milanese Parco Sempione è stata recuperata grazie all'intervento del progetto 'nctm e l'arte'.

Alberto Burri, Teatro Continuo, 1973. L’opera, situata all’interno del milanese Parco Sempione è stata recuperata grazie all’intervento del progetto ‘nctm e l’arte’.

D.C.: Questa situazione pregiudica l’avanzamento degli artisti italiani in termini di carriera?

G.S.: «Molto gravemente. Questo, naturalmente, è un problema che non riguarda solo Milano ma l’intero Paese. La debolezza, a livello istituzionale, è un gravissimo problema per gli artisti italiani e per tutti coloro che ruotano intorno a loro. Detto questo, noi abbiamo avuto rapporti con diverse istituzioni e sono sempre stati molto fattivi e positivi. Credo che i fattori essenziali per un buon rapporto tra pubblico e privato siano la conoscenza e il rispetto dei rispettivi ruoli. Tra l’altro, abbiamo realizzato un grande progetto, che ci ha impegnati per anni e che è giunto a compimento nel mese di Maggio: il recupero del Teatro Continuo, opera importantissima di Alberto Burri nel Parco Sempione di Milano. Il Teatro Continuo è un’opera pubblica per eccellenza. Questo è un progetto che abbiamo realizzato naturalmente con il Comune di Milano e con la Triennale, oltre che con la Fondazione Burri».

D.C.: Pensa che la presenza della collezione nell’ambiente di lavoro abbia dei riflessi sui collaboratori di Studio?

G.S.: «Sono convinta di sì. L’ambiente è permeato di arte: tutte le sale riunioni, gli ambienti comuni sono interessati dalla presenza di opere, peraltro di qualsiasi genere, fotografie, installazioni. Questa è la scommessa e io sono fiduciosa».

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