NFT: come sta cambiando il collezionismo tradizionale

Un "autoritratto" dipinto a mano dal robot umanoide di fama mondiale, Sophia, è stato venduto all'asta come NFT per più di 688.000 $.

Dopo una prima esplorazione del dibattito culturale sulla crypto art, sondiamo la situazione sul fronte del collezionismo per capire quali possono essere le ragioni alla base dell’acquisto di un NFT.

Jerry Saltz, la celebre voce dell’arte per il New York Times e Premio Pulitzer per la critica, dopo alcune dichiarazioni altalenanti ha preso posizione a favore degli NFT dichiarando in un tweet: «Ho visto una serie di artisti creare della buona NFT art. Un NFT è uno strumento, un materiale, un medium. E gli artisti usano strumenti, materiali, media. Ci sarà un Francis Bacon o un David Hockney degli NFT. Della buona NFT art è già in circolazione […] A me interessa il contenuto, non il materiale».

Questa è la prospettiva da cui forse bisogna osservare l’approccio dei collezionisti tradizionali alla crypto art. Non a caso sottolineiamo “tradizionali”, perché è bene fare subito una distinzione.

Ci sono i collezionisti di lunga data, mossi principalmente dalla curiosità verso gli artisti che sperimentano la blockchain – i cui lavori digitali sono da considerarsi una produzione artistica al pari di tutte le altre in quanto, come afferma Saltz, ciò che va valutato è il contenuto.

Sono persone già abituate ad acquistare arte, ora incuriosite da questa tecnologia che permette di acquistare anche opere digitali in sicurezza.

Qui è doveroso aprire una parentesi: l’arte digitale (nonostante esista da una trentina d’anni) non ha mai goduto della stessa attenzione e fortuna commerciale delle altre forme d’arte – soprattutto in Italia.

I motivi: l’arte digitale spesso nasce e viene supportata in contesti esterni al sistema dell’arte, come musei di scienza e festival di tecnologia. Questo ha fatto sì che non si creasse mai una fiducia da parte dei compratori, le cui scelte sono spesso guidate da gallerie, critici, curatori.

Ora, grazie agli NFT, anche i nuovi media sembrano aver raggiunto una loro dignità artistica, e quindi commerciale, e i collezionisti sembrano avere più coraggio e curiosità verso l’arte digitale, spinti dalla passione e anche dalle potenzialità di investimento nella blockchain.

 

Il tweet del critico Jerry Saltz sugli NFT

Per capire cosa spinge un collezionista tradizionale a sperimentare l’acquisto di NFT, abbiamo esaminato alcune posizioni. Shahin Tabassi, collezionista di Los Angeles, in una conversazione con il gallerista Johann König ha spiegato: «Da tempo colleziono ogni genere di opere – dipinti, fotografie, sculture – e ho sempre voluto comprare arte digitale, ma avevo l’impressione che il sistema dell’arte a cui normalmente mi appoggio non si esponesse particolarmente a questo medium. Se vuoi esplorare un nuovo tipo di arte, inoltre, strumenti come Instagram (che conosce già i tuoi gusti tramite gli algoritmi) non aiutano, perché non propongono opere radicalmente nuove».

«Con gli NFT – prosegue Tabassi – ho potuto iniziare una nuova collezione da zero e riscoprire i miei gusti. Per me è stato un modo completamente nuovo di collezionare. Io nasco come graphic designer, il computer fa parte di me e della mia vita. L’arte digitale era quello che mi mancava, era la naturale evoluzione della mia collezione. Ora nel mio ufficio ho un’esposizione di NFT su degli schermi, li ho appesi accanto a dei dipinti».

Un altro aspetto interessante del collezionismo di NFT messo in luce da Tabassi è la velocità: si può comprare, e rivendere, molto velocemente. Sottolinea però: «Gli artisti possono vedere quali sono i collezionisti più bravi a tenere le loro opere, senza cioè rivenderle subito».

Inoltre c’è la possibilità di comprare lavori difficili da ottenere nel mercato reale: «Ad esempio: se desideravo un’opera di un artista che per varie ragioni mi risultava difficile comprare, ora posso comprare un suo NFT, e possedere finalmente un suo lavoro. Con questa modalità colleziono un po’ più velocemente anche perché non sono limitato dallo spazio disponibile sulle pareti. Tutti i miei NFT possono essere accorpati su pochi schermi, oppure in uno spazio digitale nel metaverse – anche se un giorno vorrei mettere su schermo ogni NFT che possiedo».

L’artista Tim Fowler ha creato i suoi NFTs a partire da una serie di opere che ha dipinto nel 2018. Ha venduto gli NFTs presso la galleria virtuale MetaZoo in Decentraland e ha guadagnato circa £6,000 in tre settimane. Fonte: Sky News

Tabassi aveva già fatto investimenti in criptovalute e ha voluto sperimentare il mondo virtuale: ha comprato dei lotti in Decentraland per costruire uno spazio espositivo dove allestire la sua collezione duplicata in digitale. Poi, con il boom della crypto art, ha sentito la necessità di esporre gli NFT in uno spazio adatto.

Ha quindi pensato che avesse più senso collocare la sua collezione di NFT nel suo nuovo spazio virtuale. Tabassi spiega: «Quando compri degli NFT, anche se il tuo wallet è visibile nella piattaforma di marketplace, risulta difficile mostrarli e condividerli in un modo che li valorizzi. Ho pensato che il miglior modo per mostrarli era creare uno spazio virtuale».

Infine Tabassi spiega che è possibile tutelarsi dalle truffe usando piattaforme affidabili e controllando chi sono i precedenti compratori delle opere dell’artista desiderato.

 

Afterburn del crypto artista XCOPY

Le considerazioni relative alla community dei collezionisti di NFT sono interessanti perché riaprono il dibattito sul carattere teoricamente democratico della blockchain.

Infatti, se da un lato la condivisione delle informazioni tra cryptocollectors consolida trasparenza e pluralità nella blockchain, questa contribuisce anche a creare una realtà simile al mercato dell’arte reale – in cui le scelte di acquisizione sono spesso basate sulla reputazione dell’artista e dalla sua presenza sul mercato, più che sul valore artistico intrinseco delle opere.

Anche questo approccio rivela dunque delle similitudini con il mondo dell’arte reale, in cui le garanzie sull’investimento e sul prestigio dell’opera vengono date da professionisti fidati e grandi nomi di gallerie, fiere, dealers.

La blockchain dunque non si sottrae a un sistema basato su reputazione e garanzie – e viene da domandarsi se questo non sia un bene, date le numerose truffe già avvenute. Il coinvolgimento di istituzioni potrebbe servire infatti a garantire la validità delle transazioni e tutelare la reputazione degli artisti.

Dunque c’è una forte richiesta da parte di collezionisti, soprattutto giovani, che hanno dimestichezza con i portafogli digitali. Tuttavia c’è molta speculazione e il rischio dell’inflazione è già stato annunciato. Forse dobbiamo aspettarci un aumento di spazi virtuali regolati (esattamente come gallerie e fiere) con pochi players importanti che possono offrire marketplace affidabili.

 

Conversazione con i nuovi crypto collectors

 

Ora lasciamo la parola ai collezionisti italiani: la coppia milanese Tatiana Yasinek e Roberto Borgonovo, e Bruno Izzi e Fabio Zivoli del collettivo di collezionisti Underdog Collection.

 

Lucia Longhi: Quale è stata la vostra prima reazione quando è esploso il fenomeno degli NFT?

Tatiana Yasinek/Roberto Borgonovo: «Sicuramente curiosità verso una nuova forma artistica, perché gli NFT potrebbero essere considerati un nuovo medium – ma anche lo scetticismo sui record iperbolici di alcune aste. Il mercato degli NFT al momento è completamente diverso e scollegato da quello tradizionale, sia per gli attori coinvolti che per il funzionamento. Inoltre il numero di opere sembra eccessivo e la qualità a volte è discutibile. Le modalità di assegnazione tramite sorteggio (i cosiddetti “drops”) creano un notevole aspetto speculativo di breve termine con moltissimi iscritti (ritengo la maggior parte) che hanno il solo scopo di rivendere immediatamente l’opera a prezzo maggiorato – anche se il mercato si sta adattando e questo non sempre funziona. In questa situazione chi guadagna sono i creatori delle opere e i gestori delle piattaforme».

 

Il collezionista Roberto Borgonovo

L.L.: Che tipo di arte collezionate normalmente? Che cosa vi ha incuriositi e spinti a comprare NFT?

T.Y./R.B.: «La nostra collezione è un mix di giovani artisti ed artisti consolidati, basata esclusivamente sul nostro gusto ed istinto, ma sempre avendo ben presenti le tendenze del mercato. A spingerci a esplorare il mondo degli NFT sono stati inizialmente la curiosità di comprendere il funzionamento del mercato ed i prezzi contenuti. Per quanto riguarda la piattaforma, abbiamo scelto quella a nostro parere più semplice da utilizzare (e comunque una delle principali) in quanto non richiede il possesso di un wallet dove depositare gli NFT e banalmente accetta pagamenti con carta di credito (e non solo criptovalute!)».

Underdog Collection: «Avvicinarci agli NFT per noi è stato un processo estremamente naturale. L’arte sta cambiando, si sta evolvendo di pari passo con i cambiamenti socioculturali. La nostra collezione incentrata su artisti emergenti è altamente influenzata da quello che ci circonda. Siamo sempre affascinati dai nuovi modi con cui l’arte cerca di esprimersi. La curiosità ci spinge a studiare e capire i nuovi fenomeni sociali. Così come sei anni fa, agli albori del dibattito tra realtà virtuale e arte, abbiamo acquistato la prima opera in realtà virtuale di Rachel Rossin, così adesso in maniera molto semplice e spontanea abbiamo iniziato ad avvicinarci a questa nuova realtà degli NFT».

 

I collezionisti della Underdog Collection

L.L.: Che tipo di NFT comprate? Scegliete artisti che già appartengono al sistema dell’arte, o spaziate anche a nuovi creators?

T.Y./R.B.: «Principalmente abbiamo acquistato opere di artisti “tradizionali” (soprattutto street artists) che si sono avvicinati al mondo degli NFT, oppure opere che ci hanno colpito per il soggetto o la loro realizzazione».

U.C.: «Ad oggi stiamo scegliendo artisti che non appartengono al sistema arte: guardiamo ai nuovi creators, nati dal web, quali XCopy o 3LAU o Robot Sophia, che hanno già un discreto successo. Per il futuro però non escludiamo artisti che appartengono al sistema dell’arte, anzi in realtà stiamo attendendo che acquisiscano maggiore consapevolezza di questo nuovo medium».

 

L.L.: Alla base della vostra decisione c’è passione o anche speculazione? Nella scelta di un NFT, che peso hanno contenuto artistico e investimento economico?

T.Y./R.B.: «Per noi è un mix delle due cose. Se consideriamo gli NFT come una forma artistica tradizionale vale il primo aspetto. L’investimento ne è una conseguenza. In passato ci è capitato di effettuare operazioni di compravendita nella blockchain, anche se in maniera sporadica».   

U.C.: «Entrambe le cose. L’investimento economico non si deve perdere di vista, rimane un obiettivo e il contenuto artistico rimane la componente indispensabile quando si acquista un lavoro, che sia pittura o NFT. La nostra collezione  ad esempio tiene molto in considerazione il tema delle minoranze (Black art, Queer, LGBT) e le modalità con cui si esprimono. Nell’ottica di dare una continuità abbiamo acquisito alcune opere di Jason Ebeyer, della sue serie “Metamorphosis”, probabilmente tra i primi lavori NFT che affrontano il problema di “genere”».

 

Jason Ebeyer – Saint of Knowledge

L.L.: Come avete intenzione di integrare nella vostra collezione, ed eventualmente mostrare, le vostre opere NFT?

T.Y./R.B.: «L’aspetto di fruizione è forse quello più difficoltoso ma anche quello a cui abbiamo pensato meno fino ad ora. Del resto possiamo vederle ogni volta che utilizziamo lo smartphone!»

U.C.: «Ad oggi non sappiamo dare una risposta, è una problematica che stiamo affrontando. Probabilmente la loro fruizione sarà come per la videoarte, utilizzando un televisore o tablet e facendoli riprodurre in loop, è un aspetto che stiamo ancora valutando».

 

L.L.: Si parla molto della qualità democratica della blockchain dove – contrariamente al mercato dell’arte reale – gli artisti possono vendere facilmente senza intermediari. Tuttavia, il ruolo delle istituzioni artistiche è anche quello di garantire la validità delle transazioni e la reputazione degli artisti. Alcune gallerie stanno infatti già vendendo NFT, connotando quindi la blockchain quasi come un sistema dell’arte parallelo. Gli NFT possono essere un’alternativa per i giovani artisti? Qual è secondo voi il ruolo che le gallerie d’arte potrebbero avere in questo nuovo mercato?

T.Y./R.B.: «I due mondi sono ancora troppo diversi e distanti, ci vorrà del tempo per capire come i vari attori potranno interagire. Per un artista digitale è più facile conciliare i due mondi rispetto ad un pittore. A nostro avviso al momento le gallerie hanno un ruolo limitato, in quanto questo mercato nasce proprio con l’intenzione di by-passare gli intermediari. Per le gallerie risulta difficile operare in questo mercato, mancando la “materialità” del bene, tuttavia potrebbero avere un ruolo educativo o di avvicinamento dei collezionisti a questo nuovo mondo, anche se mancherebbe l’aspetto del ritorno diretto derivante da questa attività».

U.C.: «Non sappiamo dire se le gallerie avranno, o potranno avere, un ruolo primario nella promozione, tutela e vendita degli artisti di NFT e dei loro lavori. Crediamo che questo tipo di arte possa e debba avere la stessa dignità di un lavoro di arte fisica (dipinti, sculture, fotografie). Già alcune gallerie, come Pace Gallery o Galerie Koenig, stanno andando verso questa direzione, pertanto non riteniamo impossibile che alcune gallerie possano operare nel mondo degli NFT con gli stessi strumenti utilizzati attualmente per l’arte cosiddetta tradizionale».

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