Officina delle Zattere, laboratorio del contemporaneo

«Tutto ciò che esiste nell’universo è frutto del caso e della necessità», scriveva Democrito una ventina di secoli fa. E mai frase fu più azzeccata per raccontarvi la nascita dell’Officina delle Zattere, baluardo veneziano del contemporaneo che più contemporaneo non si può, nato un dì di luglio anno domini 2012. Sì, perché il vero deus ex machina di questo progetto sembra essere proprio il caso che un bel giorno ha voluto che Marco Agostinelli, video artista, e Germano Donato, ex commissario della Biennale, entrambi con un passato a Palazzo Zenobio, andassero in cerca di una nuova sede dove organizzare delle mostre. E cerca che ti cerca, ecco che si imbattono nell’architetto Fulvio Caputo che, con il suo studio C&C, ha seguito per anni il recupero del complesso architettonico degli Artigianelli, dove ha visto un bello spazio inutilizzato.

L'ingresso dell'Officina delle Zattere, Fondamenta Nani, Dorsoduro 947

L’ingresso dell’Officina delle Zattere, Fondamenta Nani, Dorsoduro 947

Domanda  offerta si incontrano gettando, così, le basi di una nuova avventura che è oggi anche amicizia ma, soprattutto, amore per l’arte e il cui frutto è, appunto, l’Officina delle Zattere gestita dall’Associazione eventi d’arte e di architettura e vede Marco Agostinelli nel ruolo di Direttore artistico; Fulvio Caputo in quello di Direttore tecnico; Germano Donato, Direttore commerciale. Al loro fianco altre tre socie (e compagne di vita): Luisa Flora, Amministratore unico e Responsabile della comunicazione; Svetlana Ostapovici, artista, e Roberta Semeraro, curatrice e critica d’arte.

Questa l’anima dell’Officina delle Zattere, di cui parla Luisa Flora, un passato come responsabile marketing del Festival della Scienza di Genova, che ha lanciato e seguito per cinque anni e che, da questa esperienza, ha capito che se in Italia si può vendere la scienza allora si può vendere qualsiasi evento culturale.

Nicola Maggi:  Biennale a parte,qual è il rapporto di Venezia con l’arte contemporanea?

Luisa Flora:  «Con grande soddisfazione di italiana, posso dire che Venezia si è posizionata molto bene come capitale dell’arte contemporanea a livello internazionale. Anche dai paesi emergenti, dai tanto citati BRIC, tutti vogliono venire ad esporre qua. E questo mi sembra un grande successo perché su questo fronte Venezia deve vedersela con altre città – New York, Londra, Parigi – che sono le capitali storiche del contemporaneo. Un risultato che è merito delle tante buone iniziative portate avanti, ad esempio, dal Guggenheim,  da Punta della Dogana o dalla Fondazione Vedova;  e frutto del buon lavoro fatto negli anni dalle istituzioni cittadine. Ma se Venezia è oggi un grandissimo parterre per eventi che vengono da fuori, non è una città molto facile per gli artisti, soprattutto per i giovani. Anche se ci sono iniziative molto interessanti, come le residenze d’artista promosse dalla Fondazione Bevilacqua la Masa, in città è avvertita, anche dalle istituzioni, la necessità di riportare una comunità di artisti a vivere a Venezia, mentre adesso arrivano per le mostre e poi ripartono».

La fermata ACTV Zattere a 50m dall'Officina delle Zattere.

La fermata ACTV Zattere a 50m dall’Officina delle Zattere.

N.M.: E qui arrivate voi…

L.F.:  « L’Officina della Zattere vuole essere uno spazio per dialogare con il contemporaneo. Noi non siamo né un museo né una galleria. Quindi non abbiamo una collezione permanente e, allo stesso tempo, non siamo interessati direttamente a proporre opere che possano essere comprate. Magari saranno anche vendute ma non è questo il nostro scopo. Quello che vogliamo è offrire uno spazio che durante tutto l’anno, e quindi non solo durante la Biennale, parli di contemporaneo stretto e magari anche di un contemporaneo non ancora storicizzato».

N.M.: Chi  sono i vostri follower ?

L.F.: «Abbiamo un pubblico di giovani veramente interessato e preparato che ci segue costantemente. Hanno capito che da noi il biglietto è gratuito, che possono venire quando vogliono, andarsene per poi tornare con gli amici; ci stimolano loro stessi proponendoci delle cose. Alcuni vengono a proporci i loro lavori e se possiamo gli troviamo anche dei posti dove esporre. Per questo anche un evento come Back 2 Back to Biennale, a cui abbiamo collaborato e che vede, per la prima volta,  i writers come protagonisti di un appuntamento legato alla biennale di Venezia, lo abbiamo sentito molto affine, molto vicino. Un’attenzione particolare la riserviamo alla video arte e questo perché il nostro direttore artistico, Marco Agostinelli, è anche lui un video artista. Peraltro siamo molto fieri di avere un direttore artistico perché questo ci permette di non mettere semplicemente uno spazio a disposizione dell’artista ma ci coinvolge molto più direttamente nelle scelte e questo fa sì che le mostre che ospitiamo siano progetti in cui crediamo veramente».

L'interno dell'Officina delle Zattere

L’interno dell’Officina delle Zattere

N.M.: La vostra avventura è appena cominciata ma, “sopravvissuti” alla Biennale, come pensate di portare avanti il vostro intento di diffondere la cultura del contemporaneo?

L.F.: «In questo momento stiamo iniziando a digitalizzare l’archivio video di Marco Agostinelli che comprende circa 100 documentari su grandi protagonisti dell’arte contemporanea. L’idea è quella, nel futuro, di renderlo fruibile, in primo luogo presso la nostra sede, così da stimolare la riflessione dei giovani visto che a Venezia ci sono diversi corsi di studi che parlano di arte e di video arte. Allo stesso tempo cerchiamo di partecipare agli eventi della città. Il 21 giugno scorso, ad esempio, abbiamo partecipato ad Art Night rimanendo aperti fino alle 24 nello Squero di San Trovaso (cantiere per gondole, ndr), davanti alla nostra sede, abbiamo proiettato dei video d’arte realizzati ad hoc dai temi molteplici portando l’Officina anche un po’ fuori dai suoi confini fisici. E poi abbiamo in cantiere diverse idee su cui stiamo discutendo, tra le quali alcune legate alla Biennale di Architettura».

Il pubblico affolla l'Officina durante uno dei suoi ultimi eventi.

Il pubblico affolla l’Officina durante uno dei suoi ultimi eventi.

N.M.: Già, l’architettura… il secondo dei vostri campi d’azione…

L.F.: «Infatti. Oltre che di arte vorremmo cominciare a ragionare anche di architettura contemporanea magari non proponendo i “grandi gesti” degli Archistar ma un percorso di esplorazione dei “piccoli gesti”: i restauri nelle città storiche, non necessariamente quelli che hanno un impatto immediato ma quelli che riportano in vita dei quartieri. Peraltro, nella nostra attività di studio, stiamo scoprendo delle cose molto interessanti in paesi come la Turchia. Ecco, ci piacerebbe a portare avanti una linea di ricerca anche di questo tipo».

Per saperte di più: http://www.officinadellezattere.it/