Percepire la bellezza. Lo sguardo di Luigi Ghirri

Luigi Ghirri, Verso la foce, 1989, cm 27.6x20.3. Courtesy: Centro Phos
Luigi Ghirri, Verso la foce, 1989, cm 27.6x20.3. Courtesy: Centro Phos

Nel variegato (e persino sovrabbondante) panorama di eventi organizzati in città per il neonato festival FO.TO – Fotografi a Torino, promosso dal MEF e dedicato alla fotografia nelle sue molteplici declinazioni, in questi giorni a Torino una mostra spicca, a mio parere, per raffinatezza e qualità. Si tratta di una raccolta di scatti di Luigi Ghirri, esposti presso le sale del Centro PHOS.

Luigi Ghirri, Amsterdam, 1981. Courtesy: Centro Phos

Luigi Ghirri, Amsterdam, 1981. Courtesy: Centro Phos

La mostra s’intitola Reincanto e si compone di diversi scatti realizzati da Ghirri per lo più nel corso degli anni Ottanta in giro per l’Italia, idealmente lungo il corso del fiume Po.

Le foto in mostra ripercorrono in alcune tappe il territorio del nostro Paese e in se stesse, non costituiscono però una serie progettata dall’artista. Tuttavia, la loro sequenza, del tutto armonica, è stata ricostruita a posteriori per l’evento espositivo con l’approvazione della consorte.

Luigi Ghirri, Bressanone, 1976, cm 25.5x20.2. Courtesy: Centro Phos

Luigi Ghirri, Bressanone, 1976, cm 25.5×20.2. Courtesy: Centro Phos

Il testo di Elisabetta Buffa che accompagna la mostra, ne fornisce una chiara chiave di lettura, puntando l’attenzione sulla concezione ghirriana della fotografia intesa come educazione dello sguardo alla visione del reale, invito alla percezione scevra da condizionamenti, animata dalla ricerca della bellezza e del significato.

E lo sguardo di Ghirri, con le sue atmosfere calde e sospese, dai tratti sfumati eppure essenziali, sempre potentemente evocative, è inconfondibile. È uno sguardo votato a cogliere nel reale ciò che in esso spontaneamente dischiude una dimensione poetica purissima.

Luigi Ghirri, Lago di Ledro, Trento, 1984, cm 25.5x20.2. Courtesy: Centro Phos

Luigi Ghirri, Lago di Ledro, Trento, 1984, cm 25.5×20.2. Courtesy: Centro Phos

Perché la poesia, per Ghirri, non resta distante dagli spazi e dai luoghi, così come dalle cose che li abitano. Non si colloca in una dimensione altra, diversa dal più prosaico vivere quotidiano, ma al contrario, si fa quasi ricerca esistenziale. Così la fotografia diventa poesia che ci insegna a guardare, rendendo i nostri occhi pronti a cogliere la bellezza più pura nella realtà presente e viva intorno a noi.

Perciò, il mondo che si rivela in queste immagini, spesso protetto da una nebbia sottile, fatto di colori e forme tenui e mai urlati, è intrinsecamente poetico. Ricorda l’”abitare poetico” di cui parlava Hölderlin: è un modo di guardare il mondo, che è anche un modo di stare al mondo, di abitarlo.

Luigi Ghirri, Riviera romagnola, 1989, cm 30.3x24. Courtesy: Centro Phos

Luigi Ghirri, Riviera romagnola, 1989, cm 30.3×24. Courtesy: Centro Phos

La mostra prosegue da Phos fino al prossimo 27 luglio. Tutte le info su: http://www.phosfotografia.com/ e https://www.fotografi-a-torino.it/

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