La percezione creativa dei fratelli Lucchetta

Un amore viscerale per l’arte e la forza di non farsi guidare dalle mode. E’ questo il segreto del collezionismo dei fratelli Gaspare, Antonio, Fiorenzo e Giancarlo Lucchetta (fondatori del Gruppo Euromobil), tra i maggiori sostenitori dell’ultima avanguardia del XX secolo: l’Arte Programmata. Ora, la loro collezione è al centro di: “La percezione creativa a Nordest, collezione arte optical e programmata”, mostra curata da Giovanni Granzotto e Dino Marangon che, fino al 6 luglio prossimo, nelle sale di Palazzo Todesco a Serravalle (Vittorio Veneto), offrirà al pubblico la grande opportunità di ammirare 80 opere dei Maestri di questo movimento:  da Vasarely, Munari e Morelle fino al Gruppo N. Un percorso espositivo, quello di Palazzo Todesco, che permette di ricostruire, attraverso le testimonianze di un collezionismo del settore iniziato più di quindici anni fa, la vera storia della rinascita dell’interesse critico e mercantile per questa stagione dell’arte, teorizzata da Bruno Munari nel 1952, con la pubblicazione del “Manifesto del Macchinismo”, e divenuta un vero e proprio movimento internazionale tra il 1958 e il 1959. Collezione da Tiffany ha incontrato Gaspare Lucchetta per farsi raccontare come è nata la loro collezione.

Nicola Maggi: Il collezionismo è spesso visto come attività prettamente individuale. Nel vostro caso, invece, potremmo quasi parlare di un approccio corale…

Gaspare Lucchetta: «L’approccio si può considerare corale al livello della passione, sul piano dello slancio e dell’interesse di tutti noi quattro per l’arte e per le opere d’arte; nel senso che nessuno ha mai manifestato qualche remora o contrarietà ad esplorare questo mondo. Poi, però, le scelte sono autonome, individuali, anche se magari, quando c’è un’occasione plurima, articolata, ci consultiamo fra noi».

Una immagine della mostra "La percezione creativa a Nordest  collezionare arte optical e programmata" (fino al 6 luglio a Palazzo Todesco, Serravalle, Vittorio Veneto)

Una immagine della mostra La percezione creativa a Nordest
collezionare arte optical e programmata (fino al 6 luglio a Palazzo Todesco, Serravalle, Vittorio Veneto)

N.M.: Cosa vi guida nelle vostre scelte e dove amate acquistare le opere da inserire in collezione?

G.L.: «Ci guidano l’emozione, il fiuto e i consigli di critici valenti che siamo riusciti a far diventare amici sinceri ma i nostri luoghi preferiti sono gli studi degli artisti, le grandi mostre o eventi dedicati all’Arte».

N.M.: Quanto è importante per voi la conoscenza diretta degli artisti?

G.L.: «Se non decisiva, comunque importantissima. Il rapporto con gli artisti è per noi una fonte vitale di conoscenza ed un’ occasione di arricchimento. Il nostro è un collezionismo di frequentazione».

N.M.: Facciamo un salto indietro nel tempo… la vostra avventura nel mondo dell’arte nasce più di cinquant’anni fa. Ci raccontate come è iniziato tutto?

G.L.: «Tutto è nato portando delle tavole (in sostituzione delle tele, molto costose) ad un pittore delle nostre terre. Noi, all’epoca, eravamo dei piccoli imprenditori, poco più che artigiani del legno, ma quelle visite allo studio di Donadel, il pittore, hanno fatto scattare la passione, prima in me e in mio fratello Antonio, poi dei più giovani Fiorenzo e Giancarlo. E da lì è stato un crescendo… quasi rossiniano».

Joel Stein, Variation Chromatique, 1966

Joel Stein, Variation Chromatique, 1966

N.M.: Dalla passione al collezionismo. Un salto non banale. Che cosa ha fatto scattare in voi la voglia di dar vita ad una vera e propria collezione?

G.L.: «Il desiderio di collezionare è nato contemporaneamente, fa parte del nostro DNA, ed anche delle nostre origini semplici e solide, della nostra matrice veneta, dell’essere abituati a confrontarci ed esprimerci con cose concrete, reali, quasi tattili. Siamo forse più interessati all’arte che alla storia dell’arte, sicuramente meno interessati al filosofeggiare astrattamente sull’arte. Però riteniamo determinante anche ascoltare e imparare, confrontandoci con i critici, con gli studiosi, perché nessuno nasce “imparato”, e l’arte che è, assieme alla natura, l’unica cosa eterna, va conosciuta, frequentata, per amarla veramente».

N.M.: Un’attività, quella collezionistica, che nel tempo si è intrecciata in modo inevitabile con il vostro ruolo di imprenditori. Che influenza ha avuto l’arte nella vostra azienda in termini di strategie e di prodotto?

G.L.: «Un’influenza decisiva, sia sul piano della comunicazione, perché molto presto abbiamo deciso di promuovere e sponsorizzare arte, naturalmente per gradi, partendo dai livelli regionali per arrivare infine ai più grandi Musei del mondo, come il Louvre di Parigi, l’Ermitage di San Pietroburgo, la Gnam di Roma, Palazzo Te di Mantova, Museo della Cattedrale di Barcellona, Musei di Santa Giulia a Brescia e San Vitale e Museo di Teodorico a Ravenna fino ad arrivare ad oggi al sostegno di oltre 400 mostre nel mondo. Poi più di venti anni fa abbiamo inteso anche legare l’arte in modo funzionale al design dei nostri prodotti. Ora le scelte effettuate ci stanno dando ragione.

N.M.: Il vostro è un collezionismo che non si ferma alla semplice acquisizione. Dagli anni Ottanta supportate mostre ed esposizioni e dal 2007 vi siete legati ad Arte Fiera dando vita al Premio Euromobil. Come nasce questo vostro percorso “pubblico” e quali sono le motivazioni che vi hanno spinto ad intraprenderlo?

G.L.: «Per i motivi che abbiamo già sottolineato: innanzitutto per passione, per questo fuoco che evidentemente ha sempre bruciato dentro di noi, anche quando non esistevano le condizioni per scoprirlo, e poi perché crediamo che per gli italiani l’arte sia se non tutto, la carta vincente per aprirsi al mondo».

Gregorio Vardanega, Senza titolo, 1970. Assemblaggio di plexiglass.

Gregorio Vardanega, Senza titolo, 1970. Assemblaggio di plexiglass.

N.M.: La mostra, inaugurata il 3 maggio scorso, mette in risalto il vostro ruolo di attenti collezionisti, ma anche e soprattutto di sostenitori del recupero dell’Arte Optical e Programmata. Come e quando nasce la vostra passione per queste particolari forme di espressione artistica e come si inseriscono queste opere nella vostra collezione?

G.L.: «Nasce da un profondo rapporto di amicizia e di stima reciproca con un critico italiano che ha sempre cercato di aprire nuove frontiere, ma nel solco della tradizione, senza rinnegare le eccellenze della nostra storia. Con Giovanni Granzotto ci siamo sempre confrontati schiettamente e direttamente, cercando di trasmetterci reciprocamente informazioni, intuizioni, conoscenze. E’ nato così un rapporto di osmosi reciproca, in cui spesso lo abbiamo seguito, spesso lo abbiamo accompagnato, talvolta, magari, lo abbiamo anticipato. E con lui abbiamo rilanciato l’Arte Programmata».

N.M.: La vostra storia conferma, una volta di più, che collezionisti non si nasce ma si diventa. Che consiglio vi sentireste di dare a chi sta pensando di intraprendere questa avventura?

G.L.: «Uno solo: amare l’arte visceralmente, senza farsi influenzare dalle mode. Se saranno abili e fortunati riusciranno ad anticiparle».

4 Commenti

  • Gianna Bucelli ha detto:

    Sentir parlare così ti si apre il cuore. Grazie Nicola del post

  • Daniele Taddei taddei daniele ha detto:

    Ciao Nicola, che dire? Ce ne fossero di persone così “vere” nel nostro panorama imprenditoriale sicuramente staremo meglio, non solo “spiritualmente” ma anche “socialmente” ed “economicamente:
    Sicuramente accattivante è la ricerca sull’Arte Programmata con un ampia platea di artisti nazionali ed internazionali, proprio per questo sarebbe auspicabile che una raccolta del genere, maturata dopo anni di “solida passione”, diventasse itinerante, magari toccando il centro ed il sud della nostra penisola.
    Risulterebbe a mio avviso un messaggio indispensabile per recuperare, salvaguardare e promuovere la nostra bellezza, quella interiore!!!
    Come sempre complimenti, Daniele

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Verissimo, come sarebbe bello che alla mostra (e ad un certo interesse che si sta risvegliando anche nel mercato) seguisse una riscoperta critica con conseguente divulgazione sulle testate di arte, così da far riscoprire periodi meno noti della nostra Storia dell’Arte.
      Un caro saluto
      Nicola

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