#ArtBrunch – Milano celebra Piero Manzoni

Piero Manzoni 1933-1963. Cinquantun anni sono passati dalla sua prematura scomparsa e Milano dedica al “suo” Piero la più grande mostra che la città abbia mai organizzato dalla sua morte. Un tributo che è un vero atto d’amore, con 116 opere esemplari provenienti dalla Fondazione Piero Manzoni; da importanti musei pubblici come il MAXXI e la GAM di Roma; da Herning, in Olanda, dove Manzoni aveva lavorato molto. Ma il nucleo più cospicuo proviene da collezioni private prestigiose che, fino ad oggi, non avevano mia prestato le loro opere. A testimoniare come la sua città lo abbia amato fin dall’inizio. Tra i capolavori esposti a Palazzo Reale dal 26 marzo al 2 giugno ci saranno, ad esempio, due magnifici Achrome provenienti dalla collezione Casa Museo Boschi-Di Stefano e che furono acquistati dall’ingegner Antonio Boschi alla sua prima mostra importante.

La mostra, curata da Flaminio Gualdoni e Rosalia Pasqualino di Marineo, in collaborazione con la Fondazione Piero Manzoni, ripercorre l’intera carriera di quello che è stato uno degli artisti più geniali, innovatori e controversi del XX secolo: dagli esordi in area postinformale alla concezione degli Achrome, dalle Linee alle Impronte, dal Fiato alla Merda d’Artista, dal coinvolgimento del corpo fisico vivente nell’opera, fino alla dimensione totalizzante dell’esperienza estetica di progetti come il Placentarium. Il tutto arricchito da un apparato di materiali documentari originali (manifesti, fotografie, cataloghi e lettere) che ricostruisce la vitalità del clima artistico di una Milano che, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, era una delle capitali indiscusse della cultura europea. Completa la mostra un filmato realizzato con inediti documenti video che mostrano Manzoni impegnato in alcune delle sue più note azioni creative.

Piero Manzoni firma una modella trasformandola in Scultura vivente, durante le riprese per il filmgiornale S.E.D.I., Milano 1961

Piero Manzoni firma una modella trasformandola in Scultura vivente, durante le riprese per il filmgiornale S.E.D.I., Milano 1961

Di famiglia aristocratica, Piero Manzoni era nato il 13 luglio 1933 a Soncino, nel cremonese. Animato da un precoce interesse per l’arte, per volere dei genitori iniziò a studiare Diritto. Ma quello non era il suo mondo, la sua energia prodigiosa non gli permetteva di stare fermo su libri e, così, dopo un passaggio alla Facoltà di Lettere e Filosofia, nel 1955 decise di dedicarsi all’arte, il suo primo e vero amore. E la sua avventura artistica non poteva iniziare in un momento migliore per la sua indole avventurosa. L’Europa della Guerra Fredda era un luogo instabile e problematico, traumatizzato dal suo passato e stordito da una nuova prosperità. Al consumismo sfrenato, faceva da contraltare il terrore di un attacco atomico. Un’atmosfera tesa, che si riflette a pieno nei due stili di pittura astratta che si sviluppano proprio in quegli anni: da un lato l’Informale, con i suoi riferimento all’angoscia dell’Io, dall’altro l’astrazione geometrica, figlia di Mondrian e Malevich, che con la sua utopia si poneva al di sopra di tutto ciò.

Artista quasi autodidatta, Piero Manzoni arriva da ambienti esterni al Sistema dell’Arte e non si riconosce a pieno in nessuna delle due posizioni. Lui ha un’idea ben chiara di come vuole essere artista, il suo punto di riferimento è Dubuffet e la sua interpretazione dell’operazione artistica come pulsione pura, spontanea, reinventata in tutte le sue fasi dall’autore.

«Molto spesso sentiamo persone che dicono di non comprendere l’arte contemporanea e di amare quella del passato. – scrive lo stesso Manzoni nel 1957 – Questo deriva da un fraintendimento fondamentale di ciò che è l’arte in sé, e possiamo essere certi che le persone che affermano questa cosa non capiscono né l’arte del passato né quella del loro tempo. Perché comprendere un dipinto o un’opera d’arte non significa capirne il soggetto, ma assimilarne il significato». «La pittura – prosegue Manzoni – nasce per comunicare non per essere un oggetto d’arredo lussuoso. I dipinti sono e saranno sempre oggetti magici, religiosi. Ma le divinità cambiano in continuazione, si evolvono come si evolve la civiltà. Ogni istante è un nuovo passo, una nuova civiltà che nasce. L’artista è l’araldo di questa nuova condizione umana. Scopre nuovi totem e taboo di cui la sua età ha i semi ma non ancora la consapevolezza».

Da questa sua visione e dal confronto con le principali personalità artistiche del suo tempo, da Yves Kline a Lucio Fontana, passando per Gastone Novelli, nasce e si evolve la ricerca di Piero Manzoni. Dai quadri scuri fortemente materici del 1956, Manzoni evolve, già nel 1957, verso quadri bianchi, con rilievi plastici e ombre, con stesure grumose di gesso spatolato che poi definirà Achrome, di cui sono in mostra alcuni esempi fondamentali.

Piero Manzoni, Uovo scultura n.21, 1960 uovo in scatola di legno, 5,7x8,2x6,7 cm Milano, Fondazione Piero Manzoni in collaborazione con Gagosian Gallery.

Piero Manzoni, Uovo scultura n.21, 1960. Uovo in scatola di legno, 5,7×8,2×6,7 cm. Milano, Fondazione Piero Manzoni in collaborazione con Gagosian Gallery.

In pochi anni lo stile di Manzoni diviene sempre più radicale. Supera la superficie del quadro e propone una serie di opere provocatorie, insofferenti nei confronti della tradizione: le Linee tracciate su strisce di carta, arrotolate e chiuse in un tubo di cartone; i Corpi d’aria e il Fiato d’artista (palloncini contenenti il fiato di Manzoni); le Uova scultura, autenticate dalle sue impronte digitali; le Basi magiche, piedistalli sui quali chiunque può diventare un’opera d’arte; e i nuovi Achromes, realizzati con i materiali più vari, dalla fibra di vetro ai pani plastificati, alcuni rigorosamente bianchi, altri in colori fosforescenti.

Il 1960 è l’anno di una delle sue performance più famose: la Consumazione dell’arte dinamica del pubblico divorare l’arte, in cui Manzoni firma con l’impronta del pollice alcune uova sode che vengono consumate sul posto dal pubblico. Nel 1961, firma per la prima volta degli esseri umani trasformandoli in Sculture viventi e mette in vendita le celebri scatolette di Merda d’artista. L’anno successivo Manzoni progetta con l’editore Jes Petersen la pubblicazione di un libro dalle pagine bianche: “Piero Manzoni. The Life and the Works”. Vita e opera che si interrompono bruscamente quando, il 6 febbraio 1963, muore nel suo studio a soli 30 anni, così come, pochi mesi prima, se ne era andato Yves Kline.

Piero Manzoni, Merda d’artista, n. 58, 68 e 80, maggio 1961, h 4,8, d 6 cm. Scatoletta di latta, carta stampata. Fondazione Piero Manzoni, Milano, Foto Bruno Bani, Milano

Piero Manzoni, Merda d’artista, n. 58, 68 e 80, maggio 1961, h 4,8, d 6 cm. Scatoletta di latta, carta stampata. Fondazione Piero Manzoni, Milano, Foto Bruno Bani, Milano

Due giorni dopo, l’8 febbraio 1963, Lucio Fontana ricorderà l’amico prematuramente scomparso in una trasmissione radiofonica della Rai: «La scoperta più importante, direi eccezionale, di Piero Manzoni – dirà l’artista – era la linea, che io ritengo un’invenzione artistica di portata internazionale. Manzoni era un uomo di ricerca e la linea non era e non è facile da capire e da accettare, però io ho la ferma convinzione che la linea di Manzoni ha segnato un punto fondamentale nella storia dell’arte contemporanea».

A distanza di mezzo secolo dalla sua scomparsa e vent’anni dopo la grande retrospettiva organizzata in Francia da Germano Celant, la mostra di Palazzo Reale offre così l’opportunità di apprezzare e approfondire la conoscenza dell’opera irriverente e provocatoria di uno dei più grandi protagonisti della scena artistica italiana ed internazionale. Una mostra che, chi può dirlo, potrebbe far cambiare idea anche a tante di quelle persone che, ancora oggi, «dichiarano di non comprendere l’arte contemporanea e di amare quella del passato».

Per prenotazioni, biglietti e visite guidate della mostra: www.mostramanzonimilano.it

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6 Commenti

  • Sandro Di Bella ha detto:

    Questa può essere definita estrosità, certamente, non è Arte ( se poi vogliamo chiamarla l’arte di prendere per il culo! Questo dimostra unicamente la stupidità di chi ha associato all’Arte quello che con l’Arte non ha nulla a che fare! Michelangelo si sta rivoltando nella tomba! Che schifo) !!!!!!!!!!!!

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Buongiorno. Ognuno, giustamente, ha il suo punto di vista. Non credo, però, che Michelangelo si stia rivoltando nella tomba. Anche la sua arte, rivoluzionaria per l’epoca, non fu sempre compresa dai suoi contemporanei. Pensi che il suo affresco nella Cappella Sistina fu considerato da buona perte del clero come un autentico insulto. Cafarà, capo dell’inquisizione, ne parlò come di “un bordello di nudi”. Michelangelo, come i grandi artisti contemporanei di ogni epoca, aveva d’altronde rotto uno schema. In questo caso il legame con la tradizione iconografica che avrebbe voluto Cristo in alto e in basso i dannati. In questo modo aveva creato sconcerto tra i contemporanei. Sono convinto che Michelangelo, come Caravaggio e altri, se fosse un artista del XX-XXI secolo, sarebbe molto più vicino a Piero Manzoni di quanto possa pensare.

  • Daniele Taddei taddei daniele ha detto:

    Un altro post di grande significato!
    Cosa si può aggiungere a quanto sapientemente esposto, forse una riflessione, ovviamente del tutto personale … non è detto che l’opera d’arte debba essere compresa o capita, nessuno verrà mai interrogato, l’opera d’arte però deve essere ascoltata perché questa ci comunica le sue emozioni, le sue tensioni, sta a noi instaurare un dialogo, un confronto, questo ci permetterà di conoscerci meglio e di indagare più a fondo nei nostri stati d’animo, l’opera d’arte in ogni modo è un gran dono che viene riservato a noi mortali…
    Credo Nicola che quando asserito da Manzoni sia (e sarà) sempre di assoluta attualità: …per capire e comprendere occorre saper ascoltare e riflettere… e questo non solo nell’arte!!!
    Cordialmente Daniele

  • luciano ha detto:

    Bravo Maggi…E’ giusto che la città di milano faccia un tale omaggio a Manzoni. Andrò sicuramente a vedere la mostra. Giusto quello che afferma Taddei ,l’opera d’arte va vista e ascoltata. Non mi esprimo per altri commenti,io do sicuramente quel poco che posso,altri devono essere aiutati di continuo. Un saluto a tutti

  • katiap ha detto:

    Devi avere gli occhi e intelletto per sapere apprezzare

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