Ponte dell’Immacolata: 5 mostre da vedere

Giulio Paolini, Fine, 2016. Misure complessive cm 320 x 877 x 325. Courtesy Artista e Galleria Christian Stein, Milano. Foto Agostino Osio.

Visto l’avvicinarsi del Ponte dell’Immacolata, questa settimana abbiamo deciso di anticipare il nostro consueto articolo dedicato alle mostre da vedere in Italia, così da darvi il tempo di organizzarvi per un’eventuale visita. Iniziamo con FINE, la doppia esposizione che la Galleria Christian Stein dedicata a Giulio Paolini negli ambienti di Corso Monforte 23, a Milano, e di Via Vincenzo Monti 46 a Pero, nei pressi del capoluogo lombardo. Una mostra dal sapore particolare, pensata per festeggiare i 50 anni di attività della galleria nata a Torino nel 1966 e divenuta, negli anni, un punto di riferimento internazionale in particolare per la corrente dell’Arte povera.  Per questa esposizione, curata da Bettina della Casa, Giulio Paolini ha scelto di presentare, negli ampi spazi di Pero, alcune opere particolarmente significative e di grande formato datate dagli anni ’70 ad oggi. Il percorso segna, così, le tappe più importanti dell’evoluzione artistica di Paolini che ha personalmente effettuato una scelta di opere storiche in dialogo con tre interventi inediti. Dialoghi che si articolano in sei capitoli espositivi corrispondenti alle sei sale a disposizione.

Una vista della mostra FINE con le opere di Giulio Paolini: Mimesi, (1976-88) e Intervallo (1985). Courtesy Artista e Galleria Christian Stein, Milano. Foto Agostino Osio

Una vista della mostra FINE con le opere di Giulio Paolini: Mimesi, (1976-88) e Intervallo (1985). Courtesy Artista e Galleria Christian Stein, Milano. Foto Agostino Osio

Nella storica sala di Palazzo Cicogna, in Corso Monforte, Paolini presenta invece un’unica grande installazione dal titolo “Fine”, realizzata espressamente per l’occasione: un’opera complessa e articolata che tende a ripercorrere l’intera esperienza creativa dell’artista in un simbolico “viaggio di ritorno”. Attraverso un dichiarato riferimento a Jean-Antoine Watteau e al suo dipinto L’embarquement pour Cythère (1717), Paolini mette in scena una sorta di grande zattera che ospita una varietà di oggetti, tutti provenienti dallo studio dell’artista, opere o semplici strumenti d’uso.

Pierre Etienne Morelle, exploded view, 2016 | wood, ratchet straps, handles, glass, rubber, brass | site-specific

Pierre Etienne Morelle, exploded view, 2016 | wood, ratchet straps, handles, glass, rubber, brass | site-specific

Sempre a Milano, alla Loom Gallery è in corso Tenseness, la prima personale italiana di Pierre Etienne Morelle, le cui opere affrontano le caratteristiche fisiche e meccaniche delle materie prime, analizzano le sfide delle forze elementari, attraverso risultati sperimentali; coinvolgendo il pubblico nella realizzazione del processo di creazione, esplorandone il fallimento previsto, attraverso installazioni, video e performance. Il risultato è una disamina dei rapporti derivanti tra lo spazio circostante e il visitatore: dove oggetti e materiali presenti creano situazioni estreme, che non possono essere facilmente mantenute e contenute, poiché in bilico e rischiose.

Una delle opere di Gianni Politi in mostra da domani alla Galleria Lorcan O'Neill di Roma.

Una delle opere di Gianni Politi in mostra da domani alla Galleria Lorcan O’Neill di Roma.

A Roma, la Galleria Lorcan O’Neill inaugura domani, 6 dicembre, la mostra Gianni Politi. Painting and sculpture, che comprende una serie di lavori inediti dell’artista romano. L’esposizione vuole rendere visibile il processo creativo che lega i diversi gruppi di lavori esposti, svelando la tensione dell’artista tra la ricerca di compiutezza dell’opera e l’invenzione di nuove forme di espressione. Negli spazi della galleria verranno esposti quadri astratti che l’artista ha realizzato riutilizzando frammenti di opere precedenti; alcuni piccoli ritratti su tela che l’artista dipinge ‘a memoria’ ispirandosi ad un dipinto del pittore settecentesco Gaetano Gandolfi; e, infine, calchi di telai in bronzo realizzati con patine colorate, inserti in marmo e legno dipinto. Nella sua profonda indagine del medium pittorico, Gianni Politi dimostra anche il suo consapevole debito con l’Espressionismo Astratto e i grandi maestri dell’arte italiana del ventesimo secolo, liberamente interpretati e trasfigurati.

Giosetta Fioroni, La modella inglese, 1969. Smalti su tela, 180,5X140,7 cm

Giosetta Fioroni, La modella inglese, 1969. Smalti su tela, 180,5X140,7 cm

Ancora a Roma, si segnala Attraverso l’evento, una grande mostra antologica di Giosetta Fioroni a cura di Fabrizio D’Amico e Piero Mascitti, direttore artistico dell’Archivio Goffredo Parise e Giosetta Fioroni. Allestita negli spazi della Galleria Mucciaccia, l’esposizione presenta oltre 40 opere dal 1964 ai giorni nostri, per un percorso espositivo che si apre con i lavori degli anni Sessanta, quattro carte intitolate Immagini del silenzio, bozzetti per la Biennale di Venezia del 1964 e undici tele tutte dipinte con lo smalto alluminio. Sono opere che possiedono l’istantaneità di uno scatto fotografico e dimostrano il forte interesse nutrito dall’artista verso il cinema, tanto che spesso su una stessa tela si vede la traccia di una sequenza di immagini – come in Fascino – oppure lo stesso soggetto è presente simultaneamente, ma in due diversi  momenti, come in Liberty viennese. Nelle opere di questo periodo è anche significativo il rapporto con il mondo della fotografia e della moda, evidente ne La modella inglese  o in  Faccia pubblicità. Gli anni Settanta sono rappresentati dalle linee essenziali di alcune carte i paesaggi d’argento; da una serie di teche nelle quali compaiono piccoli oggetti, elementi naturali e frammenti di memoria, dalla serie Spiriti Silvani. Nei quadri degli anni Ottanta l’argento cede il passo all’esplosione di colore dei teatrini, delle ceramiche e delle tele, come La casa di NietzcheCongiungimento o Autoritratto nel tempo (1996 – 1998) che ci porta fino alle opere più recenti di Giosetta Fioroni, come Marilyn Manson (2009) e Il ramo d’oro, il bosco sacro del 2014.

Eliseo Mattiacci, La mia idea del Cosmo, 2001.

Eliseo Mattiacci, La mia idea del Cosmo, 2001.

Infine, per chi sta pensando ad una gita a Trento per i tradizionali di mercatini di Natale, il consiglio è di lasciarsi un po’ di tempo per fare anche salto al Mart che, dopo le mostre personali di Giuseppe Penone e Robert Morris, continua la sua stagione espositiva con un ambizioso progetto dedicato all’opera di Eliseo Mattiacci. In un ideale passaggio di testimone fra artisti della medesima generazione, il progetto prosegue la ricognizione sull’origine e sulle forme della scultura contemporanea.  L’esposizione è frutto di un dialogo fra l’artista e gli spazi del Museo: negli ampi ambienti del Mart, una selezione di lavori – per lo più di grandi dimensioni – ripercorre la carriera dello scultore marchigiano. La mostra antologica, dalla grande forza evocativa, presenta opere raramente esposte, come Locomotiva (1964), lavori proposti alla Biennale veneziana del 1972 e sculture che per complessità e misura sono di difficile installazione, come Motociclista (1981), La mia idea del cosmo (2001) e Piattaforma esplorativa (2008).