Praga-Parma andata e ritorno: intervista a FrancescoAugusto Razetto della Fondazione Eleutheria

Adolf Zábranský, Febbraio 1948, (cartone del Ciclo "Tradizione rivoluzionaria dei nostri uomini VI"), 1972-81, carboncino e guazzo su carta applicata su tela.

C’è una bella mostra, visitabile fino al 28 luglio 2019, al Palazzo del Governatore di Parma: La Forma dell’Ideologia. Praga: 1948-1989 – a cura di Gloria Bianchino, FrancescoAugusto e Ottaviano Maria Razetto; promossa da Fondazione Eleutheria, Collezione Ferrarini-Nicoli e Comune di Parma; in collaborazione con il Museo di Arte Decorative di Praga – che presenta al pubblico un capitolo di storia importante attraverso le vicende artistiche del regime comunista in Cecoslovacchia, raccolte con pazienza e dedizione da un gruppo di collezionisti italiani, incontrati quasi per caso nella Praga degli anni ’90.

Questa è una storia di contaminazione, di scoperta e di condivisione in seno a una vicenda di collezionismo che, ancora una volta, mostra il lato umano dell’arte che si lega alla vita di tutti i giorni in qualsiasi circostanza… potevo forse lasciarmela sfuggire? A raccontarla FrancescoAugusto Razetto in persona.

Alice Traforti: Questa è una storia molto particolare ed è bene partire subito dal suo cuore: che cosa collezioni?

FrancescoAugusto Razetto: «Colleziono un po’ tutto… nel vero senso della parola. Ho una collezione di circa 5.000 quadri, 1.000 sculture, 6.000 fotografie, 2.000 manifesti da un periodo storico che va dall’arte antica all’arte contemporanea. È chiaro che una parte importante della mia collezione è costituita da opere cecoslovacche che vanno dal 1948 fino alla fine degli anni ’80, cioè quell’arte che abbiamo portato in mostra a Parma al Palazzo del Governatore».

FrancescoAugusto Razetto

FrancescoAugusto Razetto

A.T.: Quando hai cominciato a interessarti di arte? Sarei curiosa di capire se avevi già un approccio collezionistico o se la svolta è arrivata vivendo la città di Praga…

FA. R.: «Ho cominciato a interessarmi all’arte grazie a mio padre e a mia madre che mi hanno sempre portato per mostre, musei e a visitare i posti più belli del mondo. Mio padre era collezionista, mio nonno anche, ed era normale in una famiglia come quella avvicinarsi all’arte».

A. T.: Puoi parlarci dell’ambiente culturale praghese?

FA. R.: «Praga è una città fantastica. Quando vi arrivai la prima volta circa 30 anni fa era una città dove era da poco finito il Comunismo. Si stava lanciando in un’Europa e in un mondo capitalista che ancora non conosceva. All’epoca era un mondo del tutto particolare; potevi andare in birreria o in qualche caffetteria e avevi una grande probabilità di incontrare Havel, l’allora Presidente della Repubblica, una persona di grande cultura. Oggigiorno la realtà è diversa, devi frequentare gli atelier degli artisti, cercando dei contatti diretti e non casuali anche se la città decisamente offre tante opportunità in fatto di mostre, teatro e spettacoli».

Z. Filip, Alla vitalità del 1° Maggio, 1975, stampa su carta.

A. T.: Quali sono i principali canali di informazione, di confronto e anche di acquisto per questa nicchia particolare?

FA. R.: «Attualmente comprare i quadri e gli oggetti di quel periodo è abbastanza difficile. Quando ho cominciato a collezionarli bastava andare dagli antiquari e cominciare a girare per i mercatini di antichità o frequentare gli artisti. Molti di questi si vergognavano di aver lavorato per lo Stato e per il Partito durante l’epoca della dittatura comunista e quindi bisognava fare prima un lavoro di “intelligence” per capire se ti volevano incontrare e se poi le opere sarebbero stati disposti a venderle. Ma devo dire che è stata un’avventura interessante e adrenalinica nello stesso tempo, come sempre tutto ciò che accompagna e stimola la vita di un collezionista».

A. T.: Ci racconti quali sono le soddisfazioni e le difficoltà principali legate a una collezione tematica e circoscritta?

FA. R.: «Premetto che, come ho anticipato prima, io sono un collezionista che compra non solo arte di questo genere ma le mie passioni e i miei acquisti spaziano tra generi e tra le epoche più disparate. Se vogliamo parlare del tipo di arte che è in mostra, anche qui non è circoscritta perché è sì la produzione di un determinato periodo ma è anche l’arte a 360 gradi capace di spaziare dalla pittura, alla scultura, dalla grafica ai vetri e poi agli oggetti di design, la fotografia, i disegni. E questo permette al collezionista – e mi auguro anche a colui che visiterà la mostra – di poter avere un quadro preciso dell’arte di quel periodo. L’influenza che questi artisti ricevevano dall’estero, come rispondevano alle richieste dogmatiche del Partito e come molti di loro riuscirono ad avere una propria autonomia ed esprimere un’arte direi quasi indipendente».

Vlastimil Košvanec, Sia la luce, anni ’50, olio su tavola.

A. T.: Quando e perché hai maturato la decisione di convogliare la collezione in una Fondazione?

FA. R.: «La scelta di convogliare tutto in una Fondazione è stato un atto di responsabilità. Quando visitai il Museo del Partito Comunista Cecoslovacco – frutto dell’incessante attività del Partito che aveva collezionato e raccolto tutte le opere di quel periodo – mi accorsi, con mio grande stupore, che la mia collezione era molto più grande della loro e che la qualità delle mie opere era superiore. Fu quindi del tutto naturale la decisione di realizzare una Fondazione e automaticamente poi di apportare le opere in essa».

A. T.: Al Palazzo del Governatore di Parma è in corso la mostra “La forma dell’ideologia. Praga 1948-1989”, promossa appunto da Fondazione Eleutheria, Collezione Ferrarini-Nicoli e Comune di Parma. Prima di raccontare il focus della mostra, so che c’è un filo conduttore tra i promotori!

FA. R.: «È una cosa che amo raccontare. In realtà io, Vittorio Ferrarini e Mario Pini circa trent’anni anni fa, per vie traverse e per strade indipendenti, ci siamo trovati a Praga e tutti e tre abbiamo cominciato a comprare e a collezionare le opere di quel periodo. È in questo modo che inevitabilmente ci siamo conosciuti e (inevitabilmente) siamo diventati amici perché la comunità italiana era molto piccola nella Praga di allora. Ci univa il fatto di essere tutti e tre nati a Parma e quindi dopo 30 anni ci siamo seduti ad un tavolo e abbiamo deciso di rendere omaggio alla nostra città e di aprire questa mostra. Io avevo già costituito una Fondazione – la Fondazione espone circa l’80% dei pezzi in mostra mentre i restanti provengono dalla Collezione Ferrarini-Nicoli – e quindi fu naturale partire con il progetto grazie anche al fatto che fin da subito l’Amministrazione comunale di Parma, ha creduto fortemente nell’idea».

Jan Václavik, Fonditore, 1922, olio su tela.

A. T.: Vuoi raccontarci ora delle oltre 200 opere esposte a Parma e delle motivazioni alla base di questa mostra?

FA. R.: «Abbiamo portato a Parma oltre 240 opere. Praticamente è la più grande mostra europea di questo periodo realizzata sull’arte Cecoslovacca. Il motivo oltre al fatto di aver voluto rendere omaggio alla nostra città era appunto di segnare finalmente un punto a 30 anni della caduta del muro di Berlino. Pensiamo che sia arrivato il momento giusto per guardare a queste opere, a questa arte, con maggiore obiettività, con maggiore distacco senza farsi influenzare dalle valutazioni politiche e quindi potendo comprendere attraverso di esse la qualità di questi artisti e la loro forza».

A. T.: Ti propongo uno stacco generazionale: c’è qualche giovane artista praghese che ti ha colpito?

FA. R.: «Siamo sempre vicini all’arte dei giovani. Ad esempio portammo, nel 2015, 18 giovani artisti al Museo MAXXI di Roma, in una mostra che ebbe un grande successo. Mi piacque poi constatare che la più grande rivista d’arte del centro Europa in un articolo individuò in 12 di quei 18 artisti che portammo alla mostra di Roma, i migliori della Repubblica Ceca. Dal mio punto di vista in assoluto gli artisti che mi hanno rubato di più il cuore sono Jakub Nepraš, Jan Kaláb e Jan Mikulka».

Martin Sladký, Tre minatori, fine anni ’60, olio su tela

A.T.: Quali sono i prossimi progetti della Fondazione Eleutheria?

FA. R.: «A settembre inaugureremo una mostra di StreetArt a Praga e in quel frangente riapriremo una vecchia strada, scelta per la mostra, ormai chiusa da 20 anni che collega due strade vicine all’Ambasciata d’Italia a Praga. Sarà una mostra/performance di 4 artisti di StreetArt italiani e 4 artisti di StreetArt cechi che esporranno le proprie opere. Sarà anche un’occasione per riaprire questa strada e permettere ai cechi, ai visitatori, ai turisti di riappropriarsi di una parte importante di questa città. Sempre a settembre porteremo una mostra di manifesti vietnamiti al Ministero della Cultura a Bratislava in Slovacchia e poi, per il prossimo anno, stiamo già preparando un appuntamento importantissimo sempre a Parma. In occasione di Parma Capitale della Cultura italiana 2020 apriremo una mostra intitolata “Atene di Europa ai tempi dei Borbone” in collaborazione con la Fondazione Monteparma».