Present, Future… Artissima

Mancano poco più di 10mila minuti all’apertura della 21esima edizione di Artissima (Torino, 7-9 novembre), la più importante fiera italiana di arte contemporanea e una delle 5 più influenti al mondo. Insomma, uno degli appuntamenti che un collezionista non deve assolutamente perdere per essere aggiornato sui trend del mercato e sulle principali novità artistiche del momento. E proprio sul fronte novità, due sono le sezioni di Artissima che guardano al presente pensando già al futuro dell’arte contemporanea: New Entries – l’area dedicata alle gallerie con meno di cinque anni e che si stanno distinguendo per il lavoro di ricerca e promozione di giovani artisti – e Present Future, dove la lente della fiera torinese si focalizza sui talenti emergenti.  A loro dedichiamo questo nostro primo articolo su Artissima 2014 e sui tanti appuntamenti in programma a Torino la prossima settimana. Ecco, allora, in anteprima per voi, alcuni dei progetti monografici che potrete trovare all’Oval del Lingotto e tra i quali potrebbe celarsi  il vincitore del 14° premio Illy Present Future. Per ogni artista è indicata anche la galleria di riferimento

 

JEREMIAH DAY > ARCADE (London) / ELLEN DE BRUIJNE PROJECTS (Amsterdam)

 

In parte epitaffio, in parte ode e in parte teoria della cospirazione, l’installazione The Frank Church – River of No Return Wilderness che l’artista americano Jeremiah Day (n. 1974) porterà ad Artissima – presentato da Arcade (Londra) e Ellen de Bruijne Projects (Amsterdam) – mette insieme anni di ricerca e di performance in una sorta di memoriale contemporaneo che registra l’esempio del senatore americano Frank Church. Figura politica quasi scomparsa dalla memoria collettiva, Church è tornato recentemente agli onori della cronaca durante il caso Snowden. Il senatore statunitense, infatti, negli anni Settanta era stato a capo di una commissione che si era occupata di varie indagini sulle attività della CIA e dell’FBI, che avevano portato alla luce il sistematico spionaggio di cittadini americani operato da agenzie governative e militari. Il lavoro di Day prende spunto dal nome del parco desertico delle Idaho intitolato al senatore che, parlando delle sue indagini, aveva utilizzato, per descriverle, proprio le parole “bridge of no return”: parole che diventano punto di partenza del lavoro di Day sulla figura Church – le sue indagini e la sua mancata elezione a Presidente degli Stati Uniti – che diviene metafora di quando emerso con rivelazioni di Edward Snowden che ha reso pubblici dettagli di diversi programmi di sorveglianza di massa del governo statunitense e britannico.

Jeremiah Day, Frank Church - River of No Return Wilderness, 2012-2014, Performance

Jeremiah Day, Frank Church – River of No Return Wilderness, 2012-2014, Performance

 

ANNE IMHOF > DEBORAH SCHAMONI (Munich)

 

La galleria Deborah Schamoni di Monaco di Baviera presenta, per la sezione Present Future, il lavoro dell’artista tedesca Anne Imhof (n. 1978) per la quale la performance è il processo centrale per creare arte e quelle che realizza – connettendo tutti i medium con cui lavora (video, musica, installazioni, scultura e incisione) – riescono a superare la classica formula “pubblico-evento-documentazione”. Così, la socialità condivisa della performance cambia il carattere degli oggetti d’arte realizzati dalla Imhof. Le sue incisioni su Dibond, le sue sculture e i lavori a matita, carboncino e pastelli danno vita ad una grammatica visiva fatta di ammaccamenti, graffi, buchi, parti umane che riaffiorano, come riesumate, da una prima traccia del nostro ordine sociale. Il tutto per un lavoro che riesce ad essere fisico senza diventare espressivo e affettivo senza cadere nel sentimentale. E il caso di Rage (Rabbia), film del 2014 ce ha le tinte e il ritmo della piece. In cui, attraverso una narrazione costruita con riprese in soggettiva, le figure sono prosciugate fino a far emergere la loro intrinseca doppiezza figurativa.

Anne Imhof, Rage, 201 4, HD Video 60 min, Photo : Nadine Fraczkowski, supported by Carré d'Art - musée d'art contemporain de Nîmes

Anne Imhof, Rage, 201 4, HD Video 60 min, Photo : Nadine Fraczkowski, supported by Carré d’Art – musée d’art contemporain de Nîmes

 

TORIL JOHANNESSES > OSL CONTEMPORARY (Oslo)

 

L’artista norvegense Toril Johannessen (n. 1978), prestanta dalla OSL Contemporary di Oslo, porta ad Artissima il suo ultimo lavoro: Unlearning Optical Illusions. Johannessen, nella sua ricerca artistica, affronta abitualmente temi quali la percezione, la sostenibilità e l’economia in un ambito tra arte, tecnologia e scienza. Partendo da questa ricerca, in Unlearning Optical Illusions (2014) i tessuti raffigurati appaiono come in possesso di uno status incerto di oggetti d’arte. Nate come illustrazioni del suo libro Unseeing (uscito a gennaio) il loro stile è esteticamente ispirato dai tessuti popolari dell’Africa occidentale. Tessuti che, nella nostra cultura, siamo abituati a definire come tribali o africani, ma che gli abitanti di questa area del continente africano conoscono come  stampe olandesi, a causa del loro paese di produzione. Inoltre, la tecnica batik utilizzata per crearli è un’invenzione indonesiana. Queste storie di oggetti e di appropriazioni creano, così, una sorta di cortocircuito semantico, in cui si perde il confine tra sapere scentifico e conoscenze comuni, tra lingua e tradizione.

Toril Johannesses, Unlearning the Hering Illusion, 2014.

Toril Johannesses, Unlearning the Hering Illusion, 2014.

 

CANDICE LIN > QUADRADO AZUL (Porto)

 

Artista multimediale che lavora, principalmente, con il video e la scultura, Candice Lin (n. 1979) è la proposta della galleria portoghese Quadrado Azul. L’artista americana incentra la sua ricerca sulle nozioni di differenza culturale, di genere e razziale, sulla sessualità dilagante e sui comportamenti devianti. E fa questo lavorando sulla “porosità” dei confini, attarverso l’uso di materiali transitivi. Così facendo e  ruotando attorno alla permeabilità dei confini che separano i corpi e la loro possibile ridefinizione, il lavoro di Candice Lin esamina come il culto occidentale della personalità influenzi la politica del potere, attarverso le nozioni di individualismo, egoismo, libertà e differenza. E’ il caso dell’installazione che presenterà ad Artissima, The long-lasting intimacy of strangers (2013): un tableau fantascientifico in cui si trova un grande coleottero circondato da una carta da partati decorata. Una composizione che contiene riferimenti a Franz Kafka, Robert Mapplethorpe e alle teorie scientifiche di Lynn Margulis, famosa per le sue ricerche sull’endosimbiosi con le quali ipotizza che le simbiosi possano costituire un’importante componente dell’evoluzione.

Candice Lin, The long-lasting intimacy of strangers (Installation view), 2013, mixed media, custom-printed wallpaper, c-prints, dimensions variable

Candice Lin, The long-lasting intimacy of strangers (Installation view), 2013, mixed media, custom-printed wallpaper, c-prints, dimensions variable

 

ADRIAN MELIS  > ADN (Barcelona)

 

Punta sul cubano Adrian Melis (n. 1985), invece, la galleria ADN di Barcellona. Il lavoro di Melis mette in discussione il rapporto tra un quadro costituito da strutture socio-politiche, giuridiche o economiche e le strategie inventate da individui al fine di eludere o compromettere tali norme rigorose. Direttamente influenzato dalle condizioni di vita a Cuba e dalla propria esperienza di esiliato volontario in Spagna, l’artista esplora le tensioni tra diversi regimi di produttività e improduttività, focalizzando la sua attenzione sulla dicotomia di concetti come presenza / assenza, voce / silenzio, occupazione / disoccupazione. E’ il caso di Línea de producción por excedente, lavoro del 2014, in cui Adrian Melis esplora le mutevoli politiche del lavoro all’interno del neoliberismo, in cui dipendenti e persone in cerca di impiego sono messi in dura competizione tra di loro, allontanandoli dai loro veri sentimenti.

Adrian Melis, Línea de producción por excedente, 2014. Installation: video + cut papers. Unique piece + 1AP (video) stills

Adrian Melis, Línea de producción por excedente, 2014. Installation: video + cut papers. Unique piece + 1AP (video stills)

 

URIEL OROLOW > LAVERONICA (Modica)

 

Classe 1973, Svizzero, Uriel Orlow è l’artista proposto dalla galleria italiana Laveronica. Il lavoro di questo artista svizzero, che produce le sue opere impiegando la fotogafia, film, manufatti e approfondite ricerche d’archivio, si incentra, molto spesso, su traumatici eventi storici. E’ il caso di Unmade Film (2012-2013) – l’opera che sarà presentata ad Artissima – in cui l’artista indaga il significato di un evento storico doloroso che ne ha offuscato un altro, in un contesto di familiarità storica fra i due: il lavoro parte dall’ospedale psichiatrico Kfar Shau’l a Gerusalemme. Inizialmente l’ospedale si è occupato di vittime dell’Olocausto – tra le quali anche un parente dell’artista – è stato fondato nel 1951 nel villaggio Palestinese Deir Yassin che era stato precedentemente “svuotato” con vero e proprio massacro condotto dai paramilitari Sionisti nell’Aprile del 1948. Unmade Film di Orlow dà forma, così, ad un racconto caratterizzato da uno spazio, un tempo e da degli angoli storici ciechi, che aggiungono livelli di nuovi e sconosciuti significati alle questioni inconsce legate al dolore, ai traumi e alle sofferenze in contesti geograficamente e storicamente dimenticati.

Uriel Orlow, Unmade Film-The Stills, 2013 - stampa ai pigmenti su carta d'archivio baritata, 2012, 36x36cm

Uriel Orlow, Unmade Film-The Stills, 2013 – stampa ai pigmenti su carta d’archivio baritata, 2012, 36x36cm

 

KARTHIK PANDIAN > FEDERICA SCHIAVO GALLERY (Roma)

 

La sua prima personale italiana Snails and Oyster si è da poco conclusa proprio per arrivare ad Artissima. E’  Karthik Pandian (n. 1981), il talento emergente presentato dalla Federica Schiavo Gallery per la sezione Present Future di Artissima. “L’opera di Karthik Pandian, secondo le sue stesse parole, ‘affronta il modo in cui la storia si cela nella materia’. Le sue installazioni utilizzano film in 16mm, sculture, testi e strutture espositive ordinate secondo logiche dettate dalla ricerca alla base del progetto. L’indagine a tutto campo che è all’origine delle sue mostre spesso prende il via dal luogo espositivo.”  (estratto dal testo di Jamie Stevens, catalogo Present Future 2014).

 

Karthik Pandian, A Cherry Table With A Walnut Brain, 2014, walnut, cherry, 178 x 83,5 x 76,5 cm, installation view at Bétonsalon, Paris, courtesy Federica Schiavo Gallery Roma

Karthik Pandian, A Cherry Table With A Walnut Brain, 2014, walnut, cherry, 178 x 83,5 x 76,5 cm, installation view at Bétonsalon, Paris, courtesy Federica Schiavo Gallery Roma

HARRY SANDERSON > ARCADIA MISSA (London)

 

Qualla proposta dalla giovanissima galleria londinese Arcadia Missa (fondata nel 2011) è una vera e propria anteprima. Per la prima volta, infatti, saranno presentati una serie di lavori del giovane artista inglese Harry Sanderson (n. 1986) realizzati durante la borsa di studio Nearnow e frutto di un anno di ricerca e sviluppo di caustiche immagini tecnologiche. In queste immagini,   tutto quello che appare come casuale – ad esempio la rifrazione della luce in un bicchiere d’acqua – è in realtà il risultato di un lungo dialogo con fisici, programmatori e matematici per la creazione di un innovativo software in grado di guidare la luce. Per Present Future, Sanderson ha realizzato delle nuove sculture che, a prima vista, sembrano essere forme astratte. Queste sculture acriliche invece di rifrangere la luce in modo casuale, producono un’immagine digitale, pur essendo opere non sono ‘connesse’. I processi che  sottostanno alla creazione di questi lavori, allundono così al messaggio chiave che guida molta della sua pratica aristica: che il digitale è uno spettro materiale costruito sul lavoro ed è, infatti, tutt’altro che immateriale.

Harry Sanderson Together I, 2014 Sculpture 13.7 x 17.7 x 1 cm Acrylic, Caustics  Courtesy Arcadia Missa 2014

Harry Sanderson, Together I, 2014. Sculpture 13.7 x 17.7 x 1 cm. Acrylic, Caustics. Courtesy: Arcadia Missa 2014

 

BEATRIZ SANTIAGO MUÑOZ > GALERIA AUGUSTINA FERREYRA (San Juan)

 

Il progetto dedicato all’artista portoricana Beatriz Santiago Muñoz (n. 1972) – presentata dalla galleria Augustina Ferreyra di San Juan – si concentra, infine, sia su opere recenti che su nuovi lavori appositamente creati per Artissima. Tutti basati sull’attuale preoccupazione dell’artista per le tracce, sia fisiche che materiali, di idee politiche astratte, soprattutto in spazi post-militari, e il loro rapporto con nuovi panorami e forme sociali. Il progetto comprende film, fotografie, audio e una selezione di oggetti funzionali che ci permettono di trasformare il paesaggio; ricordano e si ispirano alla costa sud-ovest di Puerto Rico: una costa militarizzata che è protetta dal mare. Questi oggetti, allora, funzionano come una bussola o una mappa, una cosmografia che suggerisce, non solo un qualcosa di specifico, ma anche un punto di snodo formale e poetico tra il materale – la geografia – e l’ideologia, attraverso gli occhi di coloro che qui camminano e conoscono la zona.

Beatriz Santiago Muñoz Otros usos, 2014 16 mm film transferred to video Rt | 07: 00 minutes Ed. of 3 + 2 A.P. mage Courtesy: the artist and Galería Agustina Ferreyra, San Juan.

Beatriz Santiago Muñoz, Otros usos, 2014. 16 mm film transferred to video. Rt | 07: 00 minutes. Ed. of 3 + 2 A.P. mage Courtesy: the artist and Galería Agustina Ferreyra, San Juan.

[box] Domani sarà online la seconda parte della nostra preview dei progetti che saranno presentati ad Artissima nella sezione Present Future dedicata ai talenti emergenti[/box]