La pulitura dei dipinti ad olio

Inevitabilmente con il passare del tempo la superficie pittorica dei dipinti ad olio si sporca, come ogni altro oggetto, a causa del deposito della polvere e delle materie organiche presenti nell’aria delle nostre case o, più in generale, negli ambienti in cui essi sono custoditi. Il nerofumo delle candele, i grassi derivati dalla cottura dei cibi, il fumo delle sigarette e delle pipe, il pulviscolo che viene dalle strade cittadine, le deiezioni degli insetti, sono solo alcune delle sostanze che vanno a stratificarsi e a consolidarsi sulla superficie dei dipinti. E anche la vernice finale trasparente e protettiva che il pittore ha steso sul quadro ormai terminato, o il restauratore sul quello appena pulito, tende ad ossidarsi e ad ingiallire negli anni. Fatta questa brevissima premessa, poniamoci due domande: questa patina che conferisce ai dipinti un’aura di antico fa veramente parte integrante dell’opera d’arte? Un dipinto è veramente autentico solo se ricoperto da una patina di sporco o dalla sua vernice finale ossidata? La risposta è no.

Ad un occhio esperto un dipinto sporco non sembrerà più antico, ma  in realtà è semplicemente sporco. L’intensità dei colori scuri, così come la brillantezza di quelli chiari, sarà compromessa. Le tinte saranno ingiallite se non annerite, le sfumature impastate i contorni degli oggetti e delle pennellate, offuscati.

Dipinto ad olio su tela del secondo terzo decennio del XX secolo. La vernice finale ormai fortemente ossidata rende le cromie e la luce del dipinto molto differenti da come il pittore le aveva pensate in fase di realizzazione dell'opera.

Dipinto ad olio su tela del secondo terzo decennio del XX secolo. La vernice finale ormai fortemente ossidata rende le cromie e la luce del dipinto molto differenti da come il pittore le aveva pensate in fase di realizzazione dell’opera.

Il dipinto non è più quello che il pittore voleva mostrarci: il disegno, la composizione, la profondità, le trasparenze, i colori, le pennellate, l’intera opera si presenta ai nostri occhi diversa da come era in origine. Per questo motivo non c’è giustificazione nell’atteggiamento di chi vuole a tutti i costi mantenere il dipinto così com’è: se sporca e poco leggibile, la superficie pittorica dell’opera va sottoposta ad un trattamento di pulitura.

 

A pulitura terminata ci si può facilmente rendere conto di quanto la vernice ossidata rendesse illeggibile il dipinto, appiattendolo e facendo letteralmente scomparire alcune delicate sfumature di colore.

A pulitura terminata ci si può facilmente rendere conto di quanto la vernice ossidata rendesse illeggibile il dipinto, appiattendolo e facendo letteralmente scomparire alcune delicate sfumature di colore.

 

Questa delicata operazione va fatta eseguire ad un restauratore-conservatore specializzato in dipinti, giacché i danni causati da un’errata pulitura potrebbero essere irreversibili e molto gravi.

 

Come opera il restauratore

 

  • Prima di iniziare il lavoro il restauratore redige un rapporto scritto sullo stato di conservazione del dipinto affidatogli e scatta le prime fotografie dell’opera nello stato in cui si trova. A queste seguiranno le altre fotografie che andranno a documentare il lavoro nel suo svolgimento e a conclusione del restauro conservativo.
  • Servendosi delle tecniche di pulitura a suo giudizio più adatte, rimuove strato per strato tutte le materie aliene al dipinto fino ad arrivare al livello della vernice finale che viene rimossa anch’essa se si presenta ingiallita (comunemente una mista in uso dal 1826 di un essudato di un albero della famiglia delle Dipterocarpacee detto gomma dammar e essenza di trementina).
  • Terminata la fase di pulitura, stende a pennello una mano di vernice protettiva. In passato, per questo intervento finale veniva usata la suddetta vernice dammar ancora in commercio: in realtà oggi molto meglio si presta allo scopo la vernice finale a base di resina chetonica, di grande durevolezza e perfetta trasparenza. Quasi tutte le aziende che producono vernici finali per la pittura ad olio aggiungono alla formulazione un filtro di protezione dai raggi ultravioletti dannosi per la corretta conservazione dei colori della superficie dipinta.

L’importante operazione di verniciatura finale ha un doppio scopo: proteggere la pellicola pittorica e rendere esteticamente più attraente il dipinto. La vernice crea una barriera fisica tra il colore ad olio e l’ambiente circostante e abbassa allo stesso tempo l’indice di rifrazione della luce della superficie del dipinto, producendo una maggiore intensità dei colori chiari, un aumento di profondità di quelli scuri, ed una maggiore nitidezza delle pennellate; un po’ quello che succede quando prendiamo un pezzo di marmo colorato e lo bagniamo: i suoi elementi cromatici che prima erano spenti acquistano brillantezza e intensità.

Una nota: in fase di pulitura non è possibile conservare le reintegrazioni pittoriche di  restauro eventualmente presenti sul dipinto. Il restauratore avvertirà il cliente che i vecchi ritocchi saranno rimossi e la superficie sarà nuovamente reintegrata ove necessario con colori per il restauro.

 

I dipinti ad olio del XX secolo

 

Questo sistema si applica anche ai dipinti ad olio del XX secolo? La risposta è sì: non bisogna lasciarsi ingannare. Pensare che un dipinto ad olio di Mark Rothko con un suo classico soggetto astratto sia chimicamente differente da uno di Giorgio De Chirico che rappresenta dei cavalli è errato. Se abbiamo la certezza che in entrambi i casi si tratti di dipinti ad olio su tela, non abbiamo motivo di considerare le loro superfici pittoriche in modo differente sia dal punto di vista conservativo che da quello della corretta lettura dell’opera.

1 Commento

  • Fla Dir ha detto:

    La pulitura dei dipinti ad olio
    Articolo di Dario F. Marletto – Segretario nazionale dell’Unione Europea Esperti d’Arte, fondatore dello studio peritale associato Expertise con sede a Roma, esperto in analisi ottiche non distruttive sulle opere d’arte, consulente tecnico d’ufficio presso il Tribunale Ordinario di Roma, restauratore specializzato ICCROM/UNESCO

I commenti sono chiusi