Fiere: Rea! Art Fair si prepara al debutto

Da sx a dx: Gohar Avetisyan, Elisabetta Roncati, Laura Pieri, Maryna Rybakova, Pelin Zeytinci, Beatrice Dezani, Antonella Spanu, Bianca Munari, Paola Shiamtani, Maria Myasnikova

Tre giorni, 100 artisti emergenti, 12 donne appassionate d’arte e un obiettivo decisamente ambizioso: creare un nuovo modello operativo nel mondo delle fiere d’arte. La prima edizione di Rea! Art Fair si avvicina e per saperne di più di questo evento, che si terrà dal 30 ottobre al 1° novembre alla Fabbrica del Vapore di Milano, abbiamo fatto quattro chiacchiere con il team che l’ha ideata: Elisabetta Roncati (PR e marketing); Maryna Rybakova (presidente); Antonella Spanu (vicepresidente); (Paola Shiamtani (curatrice); Maria Myasnikova (curatrice); Bianca Munari (relazioni esterne e partnership); Gohar Avetisyan (relazioni esterne e sponsorship) e Pelin Zeytinci (segretario generale e curatrice).

Nicola Maggi: Meno di un mese al debutto di Rea! Art Fair… come vi sentite?

Elisabetta Roncati: «Soddisfatte per il lavoro svolto finora, ma anche molto emozionate. Siamo quasi al rush finale: i compiti ancora da portare a termine sono molti, ma se ci fermiamo ed osserviamo quanto abbiamo già realizzato ci sentiamo molto orgogliose. Vi assicuro che non è stato facile. Un’impresa a dir poco titanica: abbiamo creato una fiera ex novo in un annus horribilis come questo, caratterizzato da un’epidemia globale che ha sconvolto tutti i settori economici. Diciamo che il coraggio e la voglia di fare non ci sono mai mancati. Siamo un team tutto al femminile, ben affiatato. Ognuna di noi ha avuto il suo compito, ma un plauso speciale va alle ragazze che si sono occupate della curatela. Hanno davvero fatto le “ore piccole” per districarsi tra il mare di adesioni ricevute».

La Fabbrica del Vapore di Milano che ospiterò, dal 30 ottobre al 1° novembre la prima edizione della REA! Art Fair

N.M.: Una fiera per soli artisti… come è nato questo progetto è qual è il vostro modello di riferimento?

Maryna Rybakova: «Il nostro punto di riferimento sono stati i Degree Shows, ovvero le cosiddette mostre di fine anno che sono a metà strada tra collettive e fiere, spesso organizzate dai laureandi in belle arti alle accademie, un fenomeno che, essendo un team molto internazionale, spesso osserviamo all’estero. La mancanza di questa pratica in Italia ci ha dato la possibilità di entrare in questa nicchia e sviluppare un progetto innovativo».

N.M.: Entrando più nel dettaglio: cosa troveremo alla Fabbrica del Vapore dal 30 ottobre prossimo?

Antonella Spanu: «Rea! non sarà una semplice fiera d’arte con opere acquistabili in mostra, sarà un vero e proprio percorso curato ed interattivo. Le opere realizzate dai 100 artisti emergenti internazionali ed italiani che prenderanno parte all’evento sono organizzate in sei categorie, definite e strutturate dal team di curatrici della fiera. Il percorso sarà interattivo e sensoriale e permetterà di conoscere gli artisti esposti. Inoltre ci saranno delle conferenze, sia in italiano che in inglese, con  collaboratori e personalità importanti del mondo dell’arte, delle live performance degli artisti e dei workshop per chiunque avesse voglia di cimentarsi con l’arte. Infine durante i tre giorni di fiera annunceremo i vincitori del Premio “REA! Art Fair!”».

Da sx a dx: Maria Myasnikova, Maria Ryseva, Maryna Rybakova, Elisabetta Roncati, Tuguana Perk, Laura Pieri

N.M.: Fiere come la vostra, penso a The Other Art Fair a Londra, devono il loro “prestigio” alla propria capacità di fare selezione. REA! Art Fair che politica ha adottato su questo aspetto?

Paola Shiamtani: «The Other Art Fair, che fa parte della catena globale delle fiere organizzate dal conglomerato Saatchi Art, presenta dei criteri di selezione molto democratici. E’ una fiera aperta a tutti gli artisti senza rappresentanza istituzionale, emergenti e non, e spesso si ritrova ad accettare non solo quelli che presentano i progetti di ricerca profonda o formazione specializzata, ma anche l’arte più commerciale, orientata verso il pubblico di massa. Per REA! Art Fair, essendo noi una realtà no-profit, ci siamo poste l’obiettivo di creare una selezione di qualità.

Ad ogni artista è stato chiesto di presentare un’opera e uno statement e di fornirci anche il proprio portfolio, così da permetterci di studiare ed esaminare il percorso artistico di ognuno di loro. Grazie a questo tipo di documentazione siamo state in grado di definire gli artisti che hanno avuto un approccio critico all’opportunità di esporre il loro lavoro vicino a molti altri – in quel momento – per loro sconosciuti. 

Infine abbiamo esaminato più volte le application di centinaia di artisti, in modo da arrivare ad avere una concezione profonda della pratica di tutti, trovandoci di fronte a una moltitudine di dubbi e preoccupazioni sul contesto sociale e politico odierno. Siamo state in grado di riconoscere diverse analogie nelle pratiche artistiche, nelle discipline ed estetiche contrastanti, negli approcci critici verso il sistema dell’arte: tutte cose che rispecchiano il modo in cui gli artisti emergenti scelti concepiscono la sfera dell’arte contemporanea».

Maria Myasnikova: «L’elemento più importante dal mio punto di vista è stato proprio l’artist statement: una breve descrizione della produzione artistica o del progetto di ogni candidato. Credo sia essenziale per un artista saper descrivere il proprio lavoro, anche per svilupparlo, facendosi domande, strutturando i pensieri e creando una riflessione finale della propria visione. Quando guardavo le diverse application, verificavo se c’era una reale corrispondenza tra ciò che l’artista voleva dire e la rappresentazione visiva del suo lavoro. Questo mi ha permesso di capire se  un artista era pronto per mostrare il proprio lavoro o se questo fosse ancora in via di definizione».

Un momento di lavoro nella preparazione di REA! Art Fair

N.M.: Qual è il vostro target di riferimento e il vostro obiettivo principale?

Bianca Munari: «La fiera ha come principale obiettivo quello di dare visibilità agli artisti emergenti, permettendogli di entrare in un mercato complesso come quello dell’arte. Attraverso la fiera, e l’attività di REA Arte come associazione, vorremmo creare concrete opportunità per gli artisti emergenti, permettendogli di entrare in diretto contatto con galleristi e collezionisti. Contemporaneamente vorremmo proporre una nuova modalità di acquisto di opere, più diretta e trasparente dove il collezionista si relaziona direttamente con l’artista».

Gohar Avetisyan: «Il nostro target di riferimento come associazione culturale sono gli artisti emergenti che non sono stati ancora riconosciuti dal pubblico ampio e che nonostante la loro età o l’istruzione hanno la motivazione e talento per entrare nel mercato dell’arte. Inoltre, con REA! Fair, essendo creata da un team internazionale e tenendosi a Milano, che è considerata una città internazionale, abbiamo anche artisti di diverse nazionalità che rendono la fiera multiculturale. Nonostante ciò, la fiera stessa si rivolge ad un pubblico ampio, da un lato coloro che sono incuriositi da nuove opportunità di conoscenza artistica e dall’altro per i collezionisti e gli investitori che vogliono scoprire nuovi talenti».

N.M.: Un’ultima domanda… perché REA?

Pelin Zeytinci: «REA!  non ha un significato fisso, oltre ad essere un personaggio mitologico greco, rappresenta il nostro spirito libero. Noi siamo 12 donne molto appassionate del mondo dell’arte, del portare avanti il suo valore culturale e del dare un significato diverso al mercato. La fiera per noi è un primo step che ci permetterà di creare altre realtà con l’associazione. Non siamo solo un gruppo internazionale, mi piace definire questa unicità come ‘universalità’, che concerna tutti o tutto, che appartiene a tutti o a tutto. La società vede l’arte o l’artista come un’entità molto lontana da sé, sembra che il collezionista debba ancora essere di una ‘classe d’elite’ e noi vogliamo cambiare questa idea. Vogliamo togliere questa parete ed avvicinare l’artista alla società e l’arte a qualsiasi persona che a cui piace».