Record per Bice Lazzari nell’asta di Martini Studio d’Arte

Bice Lazzari fotografata da Sergio Pucci. Courtesy: Archivio Bice Lazzari.

Finale di stagione eccellente con l’asta di arte moderna e contemporanea di Martini Studio d’Arte che si chiude con un fatturato di oltre 960.000 euro e una percentuale di venduto del 90% in lotti. Ma, soprattutto, con il nuovo record di Bice Lazzari che, a distanza di un anno e mezzo dal precedente, realizzato dallo Studio d’Arte Borromeo, porta il suo primato a 48.000 euro (diritti inclusi) con l’aggiudicazione del suo bellissimo Senza titolo  del 1967 che partiva da una stima di 30-40.000 euro.

Un lavoro superbo, che appartiene alla sua produzione post 1964 quando, dopo essersi accostata all’Informale e aver abbandonato nel frattempo i colori a olio per approfondire l’applicazione di altri materiali come colle, sabbie, tempere e più tardi acrilici, è costretta a fermarsi a causa degli effetti dannosi sulla sua vista e così riparte da zero, rinunciando alla materia e al colore a favore di mezzi più semplici, spesso linee tracciate con la grafite su fondo monocromo.

Descritta spesso come “l’Agnese Martin” d’Italia, Bice Lazzari è stata per lungo tempo praticamente sconosciuta al di fuori dell’Italia, nonostante i suoi significativi contributi all’arte astratta e minimalista. Lazzari iniziò la sua formazione a Venezia negli anni Dieci. Come donna, le fu consigliato di non seguire il disegno figurativo e divenne invece una designer, forgiando una carriera di successo nelle arti applicate.

Lotto 169 – Bice Lazzari, Senza titolo, 1967. Tempera su tela, cm. 89 x 100. Stima: € 30.000 – 40.000. Base d’asta: € 10.000

Nel 1935 Lazzari si trasferisce a Roma, dove si immerse nella scena artistica italiana, ricevendo commissioni da Gio Ponti e Carlo Scarpa. Negli anni Cinquanta tornò alla pittura, creando composizioni astratte che racchiudevano le tecniche gestuali dell’Informale.

Si arriva così agli anni Sessanta e all’ultima fase della sua carriera di cui il lavoro passato in asta da Martini è testimonianza eccelsa. Un lavoro che ci parla di un percorso di straordinario lirismo e modernità, che fanno di Lazzari una delle più grandi interpreti dell’arte italiana del dopoguerra. È stato, infatti, negli ultimi 15 anni della sua vita, conclusasi nel 1981, che ha realizzato senza dubbio le sue opere più importanti, e certamente alcune delle opere più importanti realizzate da un’artista donna dell’epoca.

Recentemente, al suo lavoro sono state dedicate alcune importanti personali in Italia e all’estero. A partire dal quella, nel 2018, Sotheby’s S | 2 Gallery di Londra. Altre importanti mostre sono state tenute al Museo Novecento, Firenze, Italia (2019, imminente); ‘The Poetry of Mark-Making’, alla Phillips Collection di Washington, D.C., USA (2019); ‘Themes & Variations’, alla Collezione Peggy Guggenheim, Venezia, Italia (2011); ‘Bice Lazzari: Signature Line’, Museo nazionale delle donne nelle arti (NMWA), Washington, D.C., USA; e ‘From Futurism to Abstraction’, Museo del Corso, Roma, Italia (2002). Il suo lavoro è incluso in importanti collezioni private e pubbliche in tutto il mondo.