UK: un nuovo regolamento anti-riciclaggio rende il mercato dell’arte più “trasparente”

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Si chiama The Money Laundering and Terrorist Financing (Amendment) Regulations 2019 ed è destinato, almeno sulla carta, a rendere molto più trasparente il mercato dell’arte inglese. Approvato dal Governo britannico il 20 dicembre scorso ed entrato in vigore il 10 gennaio scorso, infatti, questo provvedimento introduce una serie di importanti modifiche alla legislazione anti-riciclaggio del Paese e vede la stragrande maggioranza dei commercianti d’arte e degli intermediari d’arte che svolgono attività nel Regno Unito soggetti a rigorosi obblighi. È non è da escludere che l’impatto su tali operatori non possa essere pesante, considerata la soglia posta come minimo per l’applicazione delle nuove norme (10.000 euro) e il carattere “impulsivo” che spesso determina un acquisto d’arte. Ma vediamo di cosa si tratta.

In primo luogo, rispetto alla precedente versione del 2017, il nuovo regolamento amplia la platea degli operatori interessati, imponendo alcuni obblighi pratici, relativi alla due diligence dei clienti, non solo ai cosiddetti “high-value dealers” – ossia a quei commercianti d’arte che accettano pagamenti in contanti superiori a un determinato valore – come avveniva fino a venerdì scorso, ma anche a tutte quelle imprese o professionisti che «per affari commerciano o agiscono come intermediari nella vendita o nell’acquisto di opere d’arte», indipendentemente dal metodo di pagamento accettato». Allo stesso modo il provvedimento riguarda anche gli operatori dei Freeports o «qualsiasi altra ditta o professionista, che immagazzinano oggetti d’arte nel porto franco.

Nello specifico, infatti, il rinnovato regolamento prevede che un operatore del mercato dell’arte (gallerie, case d’aste ecc.) debba applicare misure di adeguata verifica della clientela nel caso di vendite il cui valore superi i 10.000 euro, e questo anche nel caso in cui la cifra venga raggiunta attraverso transazioni collegate. Discorso analogo anche per gli operatori dei freeports. In questo caso la verifica deve essere fatta quando è il valore delle opere d’arte conservate per una persona – o per una serie di persone collegate -, a superare i 10.000 euro. Verifiche che riguardano tanto le transazioni “tradizionali” che quelle effettuate criptovalute.

La nuova due diligence dei clienti, prevede che gli operatori interessati dal Regolamento, adottino misure ragionevoli per comprendere la struttura della proprietà e del controllo dei propri clienti e per verificare l’identità degli alti dirigenti quando il beneficiario effettivo di un ente non può essere identificato. Non solo, nel Regolamento si legge anche che nel caso «il cliente sia una persona giuridica, un trust, una società, una fondazione o un istituto giuridico simile, la persona interessata deve prendere misure ragionevoli per comprendere la proprietà e la struttura di controllo di tale persona giuridica, trust, società, fondazione o simili». Il mancato rispetto di questi requisiti potrebbe comportare una pena fino a due anni di reclusione, una multa o entrambi. 

Le motivazioni di questo nuovo Regolamento sono ben illustrate nel documento di commento che lo accompagna e in cui si legge: «Il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo minano l’integrità e la stabilità del nostro mercato finanziario e le nostre istituzioni. È un problema globale e il Regno Unito deve fare la sua parte nel rafforzare il proprio regime, aderendo agli standard internazionali e collaborando con partner internazionali».

Un problema che, per quanto riguarda il Regno Unito, secondo il recente report di Transparency International UK, consisterebbe in circa 100 miliardi di sterline illecitamente spostati attraverso 86 istituzioni finanziarie, 81 studi legali, 62 commercialisti, e più di 2.200 aziende in Gran Bretagna e nei suoi territori d’oltremare. Di fatto, però, lungi dall’essere un’iniziativa made in Britain, questo provvedimento preso all’ultimo tuffo non è altro che la ricezione nel Regno Unito della quinta direttiva antiriciclaggio (MLD5) adottata dall’UE nel luglio 2018 come parte della risposta della Commissione Juncker agli attacchi terroristici a Parigi nel 2015 e Bruxelles nel 2016, allo scandalo Panama Papers e per un maggiore controllo dei  freeports in seguito l’affare Yves Bouvier.

Il Regno Unito aveva infatti tempo fino al 10 gennaio 2020 per recepire la MLD5 nella propria legislazione nazionale e lo ha fatto modificando vari statuti tra cui il Money Laundering Regulations 2017  (MLR) e il Proceeds of Crime Act 2002 (POCA), ossia i due principali atti del Regno Unito che si occupano di antiriciclaggio.

Infine ecco un chiaro schema che riassume il provvedimento, realizzato dallo studio legale internazionale withersworldwide -> UK Art Market Regulations Anti Money Laundering (.pdf)