Rinasce Finarte e punta alla leadership del mercato

Un momento del cocktail inaugurale della nuova Finarte Spa - Courtesy: Finarte - Federico Lomartire
Un momento del cocktail inaugurale della nuova Finarte Spa - Courtesy: Finarte - Federico Lomartire

Un grande brindisi nella nuova sede di Via Brera n. 8 a Milano ha ufficializzato, ieri sera (4 marzo 2015), la rinascita di Finarte SpA, marchio storico delle aste italiane che mancava dal mercato dal 22 giugno 2012, quando erano andati all’incanto gli ultimi 775 lotti della storica casa fondata nel 1959 dal banchiere Gian Marco Manusardi. Una storia gloriosa quella di Finarte, che sembrava finita per sempre, ma che ora riparte con decisione grazie all’intervento di 6 nuovi investitori fortemente intenzionati a restituire al marchio professionalità e affidabilità, riportando la casa d’aste a quella posizione di leadership nel mercato dell’arte italiana che storicamente gli spetta. E per farlo il nuovo management è deciso a puntare sull’arte italiana e a crescere anche sul mercato internazionale sfruttando le opportunità offerte dai canali di vendita online. La prima asta si terrà, con molta probabilità, nell’ultima settimana di ottobre e avrà un catalogo di grande qualità, capace di coprire trasversalmente tutti i settori di cui Finarte si occupa, dai Dipinti antichi all’arte contemporanea, con un’attenzione specifica per l’arte italiana.

 

Arte italiana e aste online: così Finarte punta ai vertici del mercato

 

Tra gli anni Sessanta e i Novanta del secolo scorso, Finarte è stata leader indiscussa del mercato dell’arte in Italia ed è con questa storia di successo che la nuova presidenza intende riallacciare i “rapporti”. «Le nostre aste – ha spiegato il nuovo presidente di Finarte, Giancarlo Meschi – punteranno ad allargarsi rispetto alla vendita dei pochi “soliti nomi” protagonisti delle ultime Italian Sales, trattati dai nostri concorrenti esteri: ci sono almeno altri sette secoli da valorizzare, ed è per questo che vogliamo inserirci in quel vuoto che si è creato negli ultimi anni per diventare la casa di cui tanti collezionisti sentono il bisogno».

Giancarlo Meschi, ex Amministratore di Apple Italia, è il presidente della nuova Finarte Spa

Giancarlo Meschi, ex Amministratore di Apple Italia, è il presidente della nuova Finarte Spa

Un progetto, quello della nuova Finarte SpA che guarda con estremo interesse anche alle opportunità offerte dalle nuova tecnologie. «Grazie alle potenzialità delle aste online – ha commentato Meschi –  Finarte punta a un orizzonte internazionale con l’obiettivo di rilanciare il commercio dell’arte italiana nel mondo». «Le piattaforme online – ha proseguito il Presidente della rinata casa d’aste – permettono di raggiungere nel mondo i player del mercato dell’arte; strumenti preziosi per chi, come noi, vuole scommettere sulla scelta controcorrente di operare nel mercato dell’arte anche dal nostro Paese». Una scommessa importante e che speriamo dia un po’ scossa ad una piazza, quella italiana delle aste d’arte, che oggi pesa appena per lo 0.8% nello scenario mondiale (Fonte: artprice.com).

 

Dai Dipinti antichi alla Fotografia: i dipartimenti della nuova Finarte

 

La prima asta si terrà nell’autunno di quest’anno. In attesa di vedere il catalogo diamo un’occhiata alla struttura della nuova Finarte SpA. L’attività sarà affidata a quattro Dipartimenti, ciascuno dei quali guidato da un professionista di grande esperienza nel settore. Arte Moderna & Contemporanea, diretto da Camilla Prini (ex responsabile Bonhams Italia), che presenterà in catalogo opere dal Novecento Italiano all’Arte Contemporanea; Dipinti Antichi, affidato allo storico dell’arte Michele Danieli e dedicato ai maestri dell’arte italiana antica, dal XIII al XVIII secolo; Ottocento, che verrà curato da Marco Bertoli, già consulente di Christie’s New York e curatore di mostre a livello internazionale, senza tralasciare la Fotografia che, affidata alle esperte mani del critico Roberto Mutti, proporrà opere di questo settore in forte crescita.

L'ingresso della nuova sede di Finarte Spa in Via Brera 8 a Milano.

L’ingresso della nuova sede di Finarte Spa in Via Brera 8 a Milano.

Finarte, infine, sarà attiva anche nei settori del Design Contemporaneo e dell’Arte Extra-europea, con particolare attenzione alle opere provenienti da Africa e Asia Centrale, avvalendosi della collaborazione di curatori esterni: il Design Contemporaneo sarà coordinato da Lella Valtorta, studiosa e promotrice di designer contemporaneo internazionale e co-fondatrice della galleria Dilmos, mentre l’Arte Extra-europea sarà affidata a Leonardo Vigorelli, studioso e mercante internazionale alla guida della galleria Dalton-Somarè.

 

Il nuovo management: 5 nomi nuovi e 1 una “vecchia gloria”

 

Finarte SpA, con la nuova sede in via Brera 8 a Milano, ha conservato lo storico marchio nato nel 1959 e rinasce per volontà di sei investitori professionali provenienti principalmente da altri settori (management finanziario, electronic ecommerce, corporate finance, consulenza aziendale ai massimi livelli): Diego Piacentini, Senior VP International di Amazon; Rolando Polli, ex Chairman Mc Kinsey&Co, Giancarlo Meschi ex Amministratore Apple Italia, Marco Faieta già responsabile di grandi commesse ingegneristiche per il Gruppo Finsider, Simona Valsecchi, fiscalista con incarichi negli Organi di Controllo di alcuni fondi di investimento, che hanno affidato a un team di manager e curatori provenienti dal mondo dell’arte il rilancio della casa d’aste, e Attilio Meoli, con un passato in Finarte all’epoca della gestione Porro. E proprio Meoli è, idealemente, il trait d’union tra la nuova Finarte e la stagione più gloriosa della casa d’aste fondata da Manusardi.

Attilio Meoli, con un passato in Finarte all’epoca della gestione Porro, è tra i soci che hanno rilevato il marchio.

Attilio Meoli, con un passato in Finarte all’epoca della gestione Porro, è tra i soci che hanno rilevato il marchio.

«Ho maturato in Finarte un’esperienza lavorativa durata quindici anni a cavallo fra gli anni ’80 e ‘90  – ha raccontato Meoli – e ho poi seguito con una qualche apprensione e attenzione le vicende del marchio durante l’ultimo periodo». «Ricordando i successi vissuti in prima persona, dalla vendita di Fiumana, ai rilievi del Bambaia, alla Collezione Jucker – ha proseguito Meoli – ho condiviso l’idea di far rivivere lo storico marchio milanese con Giancarlo Meschi e poi con gli altri investitori. Obiettivo successivo, una volta consolidata l’attività di casa di vendite all’asta, sarà quello di affiancare all’attività “core” quella di art advisory per il sistema bancario e per il mercato finanziario in generale».

Accennando brevemente agli aspetti finanziari del progetto Meoli ha poi precisato che  «la società ha recentemente deliberato la trasformazione in Società per Azioni e contestualmente un aumento di capitale in due tranche di cui la prima a seicentomila euro, in fase di esecuzione, e la seconda, con delega al Consiglio di Amministrazione, per un ulteriore aumento con sovrapprezzo prevedendo l’apertura del capitale a terzi». Ambizione di medio periodo sarà invece quella di riportare il titolo ad essere quotato sul mercato borsistico.