Finarte… che disastro!

LOTTO 174 - MICHELANGELO PISTOLETTO, Scimmia in gabbia, 1973
LOTTO 174 - MICHELANGELO PISTOLETTO, Scimmia in gabbia, 1973

Ci ho pensato e ripensato, ma alla fine l’unico termine adatto a descrivere l’asta di arte moderna e contemporanea di Finarte di oggi sembra essere solo questo: un disastro. 125 lotti invenduti su 280 in catalogo sono veramente tanti, anche in un Paese come il nostro dove il tasso di venduto mediamente è attorno al 70%. Come se non bastasse altri 38 non hanno raggiunto neanche la stima minima e in 43 si sono fermati al traguardo più basso. Il tutto per un totale (diritti d’asta esclusi) di poco superiore a 1.5 milioni di euro. Lontanissimo dai circa 2.5 dell’aspettativa più bassa e ad anni luce dai 3.3 di quella più alta. E a poco servono alcune ottime aggiudicazioni, che eppure ci sono state, ma che non sono assolutamente sufficienti a mitigare il fallimento di quest’asta che allontana ancor di più quell’obiettivo di leadership del mercato annunciato un anno fa, al momento del “rilancio” dello storico marchio Finarte. (Leggi -> Rinasce Finarte e punta alla leadership del mercato)

LOTTO 1 - GERARDO DOTTORI, Forze ascensionali, 1932. Presentata con una stima di 14.000 - 16.000 € l'opera ha raggiunto i 32.000 € di martello.

LOTTO 1 – GERARDO DOTTORI, Forze ascensionali, 1932. Presentata con una stima di 14.000 – 16.000 € l’opera ha raggiunto i 32.000 € di martello.

Ma cerchiamo di capire brevemente cosa è successo. Partita bene con Forse ascensionali (1932) di Gerardo Dottori che doppia la stima massima raggiungendo i 32.000 € di hammer price, la sessione pomeridiana dell’asta Finarte si tramuta fin da subito in un bagno di sangue. Dei circa 77 lotti presentati a partire dalle ore 15.00, sono ben 43 quelli che non trovano un acquirente, molti dei quali appartenenti alla “mostra” Figure di Donna, sezione del catalogo curata da Silvia Evangelisti che non sembra aver incontrato i gusti del pubblico della Permanente. Peraltro è abbastanza anomala la scelta di fare più “ristretta” la sessione pomeridiana rispetto a quella serale dove c’erano, come da tradizione, i pezzi grossi del catalogo che, forse, sono risultati anche un po’ dispersi tra le 200 opere messe in vendita dalle ore 18 in poi. Al di là di questa riflessione, è però un dato di fatto che anche la sessione pomeridiana non è andata come doveva.

LOTTO 97 - Achille Perilli, Allegoria dell'autunno, 1966

LOTTO 97 – Achille Perilli, Allegoria dell’autunno, 1966

Per trovare la prima aggiudicazione degna di nota, è necessario aspettare 20 lotti ed arrivare a Allegoria dell’autunno, opera di Achille Perilli del 1956 che, presentata in catalogo con una stima di 25-30.000 €, ha fatto registrare un prezzo di martello di 40.000 €. Da questo momento, l’andamento dell’asta torna ad essere sotto tono. La bella Composizione (1961-62) di Pinot Gallizio si ferma a 27.000 €, non riuscendo a raggiungere la stima minima, mentre rimangono senza un nuovo padrone Follia di elementi (1971) di Antonio Corpora e soprattutto il Senza titolo (1965) di Afro scelto dalla casa d’aste come copertina del catalogo e presentato con una stima di 80-120.000 €.  E si fermano sotto la stima minima altri due dei lotti più importanti di questa vendita: Senza titolo (1991) di Sam Francis e Volume a moduli sfasati (1960) di Dadamaino e considerando la quantità enorme di opere che non hanno raggiunto neanche l’aspettativa più bassa, forse una riflessione sulle stime la farei. Anche perché non è la prima volta che accade in casa Finarte.

LOTTO 143 - GIOSETTA FIORONI, Senza Titolo, S.d. fine anni '60. Valutato 8.000 - 12.000 € è stato battuto a 21.000 €

LOTTO 143 – GIOSETTA FIORONI, Senza Titolo, S.d. fine anni ’60. Valutato 8.000 – 12.000 € è stato battuto a 21.000 €

Via via che l’asta procede, gli invenduti si alternano ad aggiudicazioni modeste. Le cose vanno un po’ meglio con le tre opere di Roberto Crippa che però non fanno registrare performance di rilievo. E lo stesso accade anche con Rotture 1 (1960) di Agenore Fabbri che si ferma a 21.000 € che, detto per inciso, è comunque il secondo miglior risultato di sempre per l’artista toscano il cui record è di 30.687 €, realizzato a Londra nel 2013. Ma è la volta dei lotti di Pop Art romana e qui, nonostante rimanga invenduto uno dei top lot di Schifano (Castello, anni Settanta), l’appeal dell’asta sembra crescere improvvisamente con il Senza titolo di fine anni Sessanta di Giosetta Fioroni che vola a 21.000 € contro una stima massima di 12.000. Un risultato che conferma l’ottimo momento dell’artista romana che dal maggio scorso avanza a ritmo di record con il suo primato fissato a 56.789 € nella Day Sale di Phillips a Londra del 6 ottobre scorso. Ma è solo una fiammata e seguono 6 invenduti tra i quali la Persiana (1962) di Tano Festa – che prosegue così il suo triste primato -, Cielo Terra (1965) e Rosso (anni Sessanta) di Schifano.

LOTTO 152 - TANO FESTA (1938 - 1988) Trafalgar Square, 1969. In catalogo con una stima di 15.000 - 20.000 € il dipinto ha raggiunto i 42.000 € di hammer price.

LOTTO 152 – TANO FESTA, Trafalgar Square, 1969. In catalogo con una stima di 15.000 – 20.000 € il dipinto ha raggiunto i 42.000 € di hammer price.

Poi un cambio di rotta improvviso. I protagonisti sono sempre gli artisti di Piazza del Popolo a cui si aggiunge Alighiero Boetti, ma per 18 lotti consecutivi non si vendono invenduti e soprattutto si susseguono le aggiudicazioni migliori della serata. Tra queste Trafalgar Square (1969) di Tano Festa che sente il martello battere a 42.000 € contro una stima massima di 12.000; Finestra (1982) di Mario Schifano che doppia quasi la più alta aspettativa raggiungendo i 10.000 €. Poi ancora Festa con Da Michelangelo (1966-68) e Le dimensioni del cielo n. 5 (1965) che superano di oltre tre volte la stima massima e vengono battute rispettivamente a 35 e 32.000 €.  E così fa anche Boetti con Ordine e disordine (1973) battuto a 34.000 €. Chiude questa unica partentesi felice dell’asta Finarte di oggi,  La casa di Alighiero Romazzano (1988) di Schifano che pur fermandosi ad un soffio dalla stima minima raggiunge comune i 44.000 €, una delle aggiudicazioni più alta della giornata.

LOTTO 233 - EMILIO ISGRO', Libro cancellato, 1964. Valutato 22.000 - 28.000 €, questo lavoro di Isgrò è stato aggiudicato per 36.000 €

LOTTO 233 – EMILIO ISGRO’, Libro cancellato, 1964. Valutato 22.000 – 28.000 €, questo lavoro di Isgrò è stato aggiudicato per 36.000 €

Passano altri 50 lotti, Fabio Mauri mette a segno un risultato decente, ma l’opera non è delle migliori. E bene si comporta Emilio Isgrò che sta vivendo un momento d’oro nella sua carriera. Tra i vari lotti a suo nome, la performance migliore la fa registrare Libro cancellato (1964), battuto a 36.000 € contro una stima pre-asta di 22-28.000 €. Mentre Dal ciclo la veglia di Bach (1985), pur mancando la stima minima in catalogo, raggiunge i 90.000 € che rappresenterebbero il suo nuovo record, ma il lotto si compone di quattro opere tratte da un ciclo più ampio e non sono proprio sicuro che si possa interpretare come un primato d’asta. Altro non accade, se non un po’ entusiasmo per Testa ed Innocenza (2000) di Nicola De Maria, che partendo da una stima di 4-5.000 € arriva a valerne 12.000, e per Cavallo del sole (1989) di Achille Perilli: valutato 12-15.000 €, ha sentito il martello battere a 37.000 €.

Nota: nell’articolo sono indicati solo i prezzi di martello che non comprendono, quindi, i diritti d’asta.

7 Commenti

  • dief ha detto:

    A quanto è stato battuto Fabio Mauri? grazie e buon lavoro(come sempre ottimo)

  • armellin ha detto:

    E la qualità ? non pervenuta. Flop assicurato. Infatti si é visto. Possono sempre cambiare mestiere i tipi di Finarte. SA

  • emiliano ha detto:

    NON E’ CHE AVETE ESAGERATO CON PREZZI,DIRITTI ECC.ECC!!!!!!!

  • Astralprojection ha detto:

    E’ arrivata stabile la crisi che sia old master / 800 / 900 / arte moderna credo siamo ad un punto di consapevolezza che il 90% dell’arte non la si puo’ stra-pagare non dimentichiamo che i diritti delle case d’aste sono di fatto un grosso deterrente ad osare….
    Tutto si capira nel corso del 2017 se l’arte verra vista come vero investimento sui cui attualmente basare o se tutto il settore si e’ indegnamente voluto svilire cosi che un luca giordano lo si potra’ trovare anche a diecimila euro…mah!

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