Sotheby’s: se Milano si sente un po’ Londra

Dopo la clamorosa Italian Sale di Londra, che aveva generato ben 41.412.650 sterline dalla vendita di 48 lotti, martedì 25 novembre è stata la volta di Milano, con l’Evening Sale di arte italiana di Palazzo Broggi, sede di  Sotheby’s Italia che si è chiusa con un fatturato di 8.209.050 euro su 41 lotti, di cui 7 invenduti.

I numeri sono chiaramente ben diversi da quelli londinesi, ma non perché i risultati non abbiano rispettato le aspettative: semplicemente la media delle stime era moderata a un paio di centinaia di migliaia di euro. I pezzi in vendita, però, erano di qualità, tutti all’asta per la prima volta, provenienti da collezioni private o, in alcuni casi, acquistati direttamente dall’artista.

 

I nomi

 

Lucio Fontana, Enrico Castellani e Agostino Bonalumi rappresentano il trio d’epoca, ma ad essi si aggiungono Paolo Scheggi e Dadamaino. A rappresentare l’Arte Povera: Michelangelo Pistoletto e Alighiero Boetti. Mentre, tra l’astratto e il figurativo, a completare l’asta, compaiono dei pezzi interessanti di Tancredi, Arnaldo Pomodoro, Piero Dorazio e Giulio Paolini. All’appello manca solo Piero Manzoni.

 

Sopra le stime

 

L’asta si apre con Zone Riflesse del 1964 di Paolo Scheggi, acrilico blu di tre tele sovrapposte 60x80x7 cm. Da una stima di 120.000-180.000 euro, l’opera viene venduta a 361.500 euro (incluso il buyer’s premium). Il superamento della stima conferma l’aumento della quotazione dell’artista in seguito alla vendita del 17 ottobre scorso, a Londra, di Intersuperficie Blu-Opera 6 per £422.500 (£350.000 hammer price) pardendo da una stima di 120-180 mila sterline. In realtà il record era già stato registrato a maggio, a Vienna, da Dorotheum con Zone Riflesse in bianco del 1965, che da una stima di 90-120mila euro fu aggiudicato per 492.000 euro.

Paolo Scheggi, Zone Riflesse, 1964

Paolo Scheggi, Zone Riflesse, 1964

Il pezzo più forte dell’asta è il rosso Concetto Spaziale. Attese (1964-65) di Lucio Fontana, venduto a 985.500 euro. A determinare il valore dell’opera è sicuramente la sua provenienza prestigiosa: la collezione privata di un famoso architetto che acquistò l’opera direttamente dall’artista. È particolare anche la cornice, che fu realizzata dal collezionista seguendo i consigli dell’artista: «I due erano molto amici – si legge nel catalogo dell’asta -: Fontana richiese al Collezionista uno sfondo per i due tagli rossi chiedendo una “cornice spaziale”. In realtà, questa fu l’unica laconica indicazione che Fontana fornì al Collezionista che si mise alla ricerca dei materiali e colori più adatti allo scopo, come indicato nelle sue note manoscritte. Il risultato, davvero particolare, lasciò Fontana completamente soddisfatto. Finalmente la sua opera era collocata in una cornice razionale, semplice e del tutto ‘spaziale’».

 

Lucio Fontana, Concetto Spaziale. Attese, 1964-65

Lucio Fontana, Concetto Spaziale. Attese, 1964-65

Il protagonista è poi senza dubbio Enrico Castellani con le sue tre superfici bianche. A quasi raddoppiare la stima massima è la Superficie Bianca esagonale del 1970, 104×120 cm, proveniente, prima del proprietario che l’ha messa in vendita, dalla Galleria L’Ariete di Milano quindi dalla Galleria Il Cortile di Roma. Da una stima di 350-450mila euro, viene venduta a 865.500 euro.

 

Enrico Castellani, Superficie Bianca, 1970

Enrico Castellani, Superficie Bianca, 1970

 

La valorizzazione dell’opera di Dadamaino a livello espositivo ed istituzionale si conferma anche sul mercato, nel contesto e nei tempi giusti affinché possa accadere. Fino al 30 novembre, infatti, è in mostra l’antologica “Dadamaino 1930-2004” alla Fondazione Piras ad Asti, realizzata in collaborazione con l’Archivio Dadamaino e Sotheby’s. La mostra rende omaggio all’artista Eduarda Maino a dieci anni dalla sua morte con una grande retrospettiva a cura di Paolo Campiglio, che raccoglie ottanta opere eseguite in quarant’anni di attività, spesso in una ricerca svolta in solitudine, lontana dai clamori del sistema dell’arte. Una selezione di opere da questa mostra saranno poi esposte da Sotheby’s a Milano e Londra.In asta sono presentati due lotti, Volume a moduli sfasati del 1960, venduto a 51.900 euro, e Oggetto ottico dinamico del 1961 (50×50 cm lato, 70 cm diagonale) venduto a 111.900 euro, da una stima di 40-60 mila euro.

Dadamaino, Oggetto ottico dinamico, 1961

Dadamaino, Oggetto ottico dinamico, 1961

«Dadamaino – scrive nel 1961 Piero Manzoni presentando una mostra personale dell’artista – ha superato la “problematica pittorica”: altre misure informano la sua opera: i suoi quadri sono bandiere di un nuovo mondo, sono un nuovo significato: non si accontentano di “dire diversamente”: dicono nuove cose».

 

Conferme per Bonalumi e Boetti. Tancredi super

 

 

Il resto dei risultati sono abbastanza regolari e possono essere letti in modo positivo, in quanto abbiamo un De Chirico che finalmente non resta invenduto, seppur ancora molto lontano dalle quotazioni del 2009; di Bonalumi si conferma la risposta dei collezionisti, che desiderano aggiudicarsi  le sue opere mantenendo le quotazioni raggiunte nell’ultimo anno (Oggetto bianco, 277.500 euro, Oggetto rosso, 181.500 euro, Rosso, 265.500 euro); si vende un Tancredi a 181.500 euro, uscendo così dalla media dei suoi prezzi di aggiudicazione, solitamente sui 20 mila euro.

Tancredi, Senza Titolo, 2957

Tancredi, Senza Titolo, 1957

Dispiace che sia stato venduto solo entro le aspettative uno dei due pezzi forti di Lucio Fontana, Concetto spaziale. Attese del 1959, la tela nera con due tagli stimata 400-600 mila euro, ossia il pezzo dal prezzo più alto dopo la tela rossa di Fontana, e venduto per 457.500 euro solo ad asta ormai terminata. Si trattava di un lavoro, come si legge nel catalogo dell’asta, «paragonabile ad opere come Concetto spaziale Attese ora nella collezione del Solomon Guggenheim Museum di New York, e Concetto Spaziale Attese ora nella collezione del MOMA Museum of Modern Art, fondo di Philip C. Johnson, New York, il presente lavoro rappresenta un’opportunità straordinaria di entrare in possesso di una delle opere più rilevanti dell’artista, che segna l’instancabile modernità di Fontana».

Lucio Fontana, Concetto Spaziale, Attese, 1959. Est. 400.000-600.000 euro.

Lucio Fontana, Concetto Spaziale, Attese, 1959.

Sempre di Fontana viene venduto un bellissimo lavoro ad olio e pastelli blu che ricorda la Via Lattea, Concetto spaziale. I Muri del 1967.

 

Lucio Fontana, Concetto spaziale. I Muri, 1967

Lucio Fontana, Concetto spaziale. I Muri, 1967


L’Uomo che spara (l’agguato) del 1973 di Pistoletto, con la serigrafia che parte dal limite del vetro, viene venduto per 337.500 euro, partendo da una stima di 300-400 mila euro, mentre per la stessa cifra viene venduto, al lotto successivo, Alternando da uno a cento e viceversa di Alighiero Boetti, in catalogo con una stima però più bassa: 230-280 mila euro. Il lavoro di Boetti, ricamato a Kabul nel 1978, suscita l’interesse dei collezionisti, dopo l’ampio spazio e successo ottenuto a Londra alla fiera Frieze, oltre che da Christie’s, dove aveva raggiunto il nuovo record mondiale, e da Sotheby’s. Le quotazioni dei piccoli ricami, così come erano nelle gallerie, si confermano ora anche all’asta: Avere fame di vento, 1988, 17×17,5 cm, viene venduto a 31.250 euro.

Alighiero Boetti, Alternando da uno a cento e viceversa, 1978

Alighiero Boetti, Alternando da uno a cento e viceversa, 1978

Tra gli altri autori, sono venduti tre lavori di Mario Schifano su quattro, dimostrando un interesse verso il maestro della Pop-art italiana che non è sempre così scontato, una tela di Carla Accardi, un trittico su carta di Giulio Paolini, Rios sonoros di Pier Paolo Calzolari. Compare anche un lavoro del figurativo Atanasio Soldati, “Composizione”, 1948, che viene venduto per 49.500 euro.

 

Qualche occasione persa

 

Qualche invenduto c’è, come nella norma. E’ il caso di Muta (La pelle del tempo), opera del  1992 di Giuseppe Penone. Ma Penone, d’altro canto, non riscontra questo successo alle aste, se non quando sono presentati lavori del periodo più creativo dell’Arte Povera, o forse si aspetta, all’italiana, che l’artista ci lasci. Facciamo le corna e lasciamo che continui a regalarci la sua umanità e amore per la natura, come ha fatto recentemente con i grandi lavori presentati ad Art Basel e alla WhiteChapel di Londra.I collezionisti non hanno colto neanche il lavoro su metallo di Roy Lichtenstein, presentato in contemporanea alla mostra alla Gam di Torino. Il pezzo era il numero 42 di una serie di 75, stimato 15-20mila euro, evidentemente non di grande richiamo.

Le conferme sui maestri dell’arte moderna italiana ormai sono assodate. Il coraggio di presentare più lavori potenzialmente milionari da una parte, o di presentare artisti contemporanei dall’altra, non c’è o è contenuto. Sotheby’s ha trovato la formula giusta per accontentare venditori e collezionisti a Milano, andando sul sicuro e su cifre moderate. Con due pezzi che potevano sfiorare il milione, ma il risultato è stato raggiunto solo con uno, mentre il resto dei lotti è stato venduto a una media di 220 mila euro.

 

La strana coppia: Fontana – Calderara

 

Se questa era la Evening Sale milanese, la seconda seduta d’asta, che si è svolta il giorno successivo, arriva sino al lotto 135, in un mix di artisti italiani e stranieri, dove ad eccezione di Enrico Castellani e Agostino Bonalumi, il resto delle opere si presenta con una stima massima di 70.000 euro, a partire da un range minimo anche di soli 1.000 euro. Pare che nel mix di artisti si voglia continuare a far emergere i due artisti riscoperti di recente in più occasioni e si confermano, infatti, essere loro le certezze su cui puntare. I risultati più alti raggiunti nella seduta pomeridiana dai due artisti sono 289.500 euro per una Superficie Bianca di Enrico Castellani, che partiva da una stima di 120-180 mila euro, e 121.500 euro per Blu del 1971 di Bonalumi, in catalogo con una stima di 60-80 mila euro.

Nessuna grande aspettativa quindi, ma dalle stime modeste arrivano i colpi di scena. Alcune terracotte e ceramiche di Lucio Fontana superano di gran lunga la stima massima: Concetto spaziale, 1959 (lotto 112) viene venduto a 71.100 euro da una stima di 25-35 mila euro; Crocefisso (1950) viene venduto per 91.500 euro da una stima di 35-45 mila euro; il Concetto spaziale in terracotta blu con i buchi, datato 1951, da una stima di 40-60mila euro viene venduto per ben 247.500 euro.

Lucio Fontana, Concetto spaziale, 1951

Lucio Fontana, Concetto spaziale, 1951

I collezionisti sono alla ricerca delle opere di Antonio Calderara, ritenuto un investimento ancora allettante che parte da stime molto basse: 12-18 mila euro per un olio su tavola del ’74, 23×27 cm e 6-8 mila euro per un olio su tavola del ’59, 23×18 cm. Le due opere si piazzano, invece, non molto distanti tra loro, a 35.000 euro per la prima e 26.250 euro per la seconda. Un bellissimo lavoro di Michelangelo Pistoletto, La cucitrice, 1981, 120×100 cm, è venduto per 55.500 euro.

L’asta si chiude con la conferma dell’amore degli italiani per Alex Katz con Four people with towel, 2002, 30×42,5 cm, venduto a 47.500 euro da una stima di 18-22mila euro, e con la vendita di un lavoro di Giovanni Frangi, Bosco, per 18.750 euro e uno di Luca Pignatelli, Praga, per 25.000 euro.

2 Commenti

  • Stefano Armellin ha detto:

    E' ancora quello dell'Asta il mercato di riferimento ? Si stanno affermando vendite alternative con tutte le garanzie che offre l'Asta e company, vedi : http://www.outletdellarte.it/

  • Nicola Maggi ha detto:

    Certamente, è vero. Diciamo che quello delle aste è un mercato di riferimento per i canoni classici dell'affermazione e della valorizzazione economica di un artista. A patto, ovviamente, che non si generino dinamiche speculative. Le aste, peraltro, sono un ottimo punto di riferimento per il collezionista che vuole valutare un prezzo di galleria: di fatto quelli delle case d'asta sono gli unici prezzi "pubblici". Adesso però vado a vedere il link che mi ha segnalato (la ringrazio) e che non conoscevo. Buona giornata.

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