Salviamo il progetto di Daniel Buren per La Spezia

Ci risiamo. Dopo la querelle infinita per la loggia di Arata Isozaki a Firenze, l’Italia torna a far notizia per la sua miopia sul fronte del contemporaneo. Per salvare 10 pini, la Sovrintendenza si rimangia il via libera al progetto di Daniel Buren per la riqualificazione architettonica e artistica di Piazza Giuseppe Verdi a La Spezia. Progetto vincitore di un regolare concorso e che vede, al fianco dell’artista francese gli architetti Giannantonio Vannetti (capogruppo), Christian Baglioni, Elena Ciappi, Claudio Dini, Franca Cecilia Franchi.

Piazza Giuseppe Verdi a La Spezia come si presenta oggi: assediata dalle macchine e con i 10 pini a far da spartitraffico.

Piazza Giuseppe Verdi a La Spezia come si presenta oggi: assediata dalle macchine e con i 10 pini a far da spartitraffico.

Eppure, solo quattro mesi fa (15 aprile, ndr), la stessa Sovrintendenza aveva dato il suo ok all’inizio dei lavori giudicando i 10 alberi che oggi fanno da spartitraffico nella piazza spezzina, «elementi di alterazione del disegno architettonico originario cui non può essere riconosciuto in sé alcuna valore storico artistico» e «spartitraffico fittizio, nel quale l’accrescimento dei pini marittimi ha del tutto occluso la visione della piazza, nonché la percezione dell’entrata principale dell’arsenale volgendo lo sguardo a ovest e della viabilità a nastro continuo volgendo lo sguardo a est». Ma allora cosa è successo? E’ mai possibile che nel nostro paese basti il tweet di un ministro (Bray) e lo sbraitio dissennato di un critico non informato dei fatti (il solito Vittorio Sgarbi) per bloccare un progetto di riqualificazione urbana di indubbio valore? Sembra di sì ma, fortunatamente, c’è chi non ci sta: l’architetto Alessandro Mendini che in questi giorni ha lanciato una petizione online per salvare il progetto di Buren e, con esso, il futuro di Piazza Verdi.

«Sono stato Presidente della giuria del concorso per la riqualificazione di Piazza Giuseppe Verdi a La Spezia – scrive nella sua lettera aperta l’architetto –  Ho creduto in questo concorso davvero pulito. Un concorso intelligente, valido, onesto e attuale, per rinnovare una piazza vittima del traffico e in totale disfacimento. Abbiamo dato un primo premio meritato, un esito del concorso di rara qualità estetica e urbana. Una icona nuova, un possibile vanto per la città di La Spezia. Invece no. Vedo ora tutto rimesso in discussione. La Soprintendenza si rimangia il proprio assenso, il Ministro svolge una scorretta interferenza, Vittorio Sgarbi spara raffiche isteriche, approssimative e sbagliate su un tema che gli è sconosciuto. E poi gruppetti di cittadini retrodatati istigati a negare un lavoro lungo, meticoloso e molto pensato. Complimenti a tutti. Ma che tristezza. O meglio che squallore».

Come sarà piazza Giuseppe Verdi a La Spezia se venisse realizzato il progetto di Buren-

Come sarà piazza Giuseppe Verdi a La Spezia se venisse realizzato il progetto di Buren-

Uno squallore costoso, peraltro, che porta via dalle casse comunali 2000 euro al giorno e che rischia di far volar via il finanziamento europeo POR-FESR 2008-2013 che si chiude il 31 dicembre 2014.  E se per un attimo state pensando che, in fondo, si può trattare di un caso di difesa del verde pubblico vi sbagliate di grosso. L’intervento di Buren prevede, infatti, il taglio dei 10 pini e la creazione di un aranceto con 75 aranci salvando e curando quelli esistenti; realizzando complessivamente la piantumazione di 40 alberi in più degli esistenti e 480 metri di nuovi siepi fiorite. E questo con buona pace del Ministro Bray che il 19 giugno scorso ha convocato a Roma il Sindaco di La Spezia chiedendo verbalmente una soluzione condivisa che contempli il mantenimento dei pini, anche se incompatibili col progetto.

Per risparmiare al nostro Paese una nuova figuraccia a livello internazionale, evitare il solito pasticciaccio all’italiana, salvaguardare il denaro pubblico ed eliminare gli ostacoli ideologici che stanno bloccando il progetto di Daniel Buren a lavori già avviati, Collezione da Tiffany non può che unirsi all’appello dell’architetto Mendini e chiedervi di firmare la petizione  online e di far girare questo appello:

24 Commenti

  • bertox ha detto:

    Egregi Signori,
    quelli poco informati sui fatti, mi duole dirlo, siete voi, non Sgarbi. E’ un dettaglio non da poco, visto che riportate come oro colato le tesi di Mendini-Buren spacciandole per oggettive. Mi preme pertanto sottoporvi alcune precisazioni.
    Piazza Verdi, l’unica piazza storica della città risparmiata dai bombardamenti, è delimitata da edifici liberty, déco e umbertini fine ’800 e primi ‘900.
    È in questo contesto che l’Amministrazione Civica prevede di realizzare una spianata, abbattendo le alberature centrali e installando portali in cemento armato rivestiti, rossi e verdi, alti 3 mt., pilastri luminosi di 5 mt. e vasche d’acqua squadrate. Progetto che non prevede affatto la pedonalizzazione dell’area, ma solo l’interdizione al traffico privato, lasciando attive le corsie bus-taxi a doppio senso.
    Il progetto Buren prevede sotto la piazza impianti (altamente energivori) che causeranno l’abbattimento (in parte già effettuato sotto gli occhi dei cittadini) di tutti gli storici alberi esistenti e la loro sostituzione con piantine insignificanti.
    Molte perplessità destano anche i futuri elevatissimi costi di manutenzione.
    I cittadini contestano il percorso decisionale seguito dal Comune, che ha mancato di condividere con la popolazione il radicale rifacimento della piazza, presentata impropriamente alla UE come “zona degradata” per ottenere i fondi POR-FESR.
    Non è stata fatta alcuna consultazione, sono state ignorate le firme raccolte contro il progetto. Nel 2011 il Sindaco aveva rassicurato la città, dichiarando che il progetto sarebbe stato accantonato, salvo poi, subito dopo le elezioni, inoltrare le richieste di autorizzazione alla Soprintendenza, corredate da una documentazione incompleta e fallace. Lo scorso giugno ha avviato i lavori, replicando alle proteste che «il percorso scelto dall’Amministrazione non è di tipo partecipato».
    Ma i finanziamenti europei prevedono il coinvolgimento della cittadinanza!
    Anche la legge di tutela e il Codice dei Beni Culturali italiani sono stati disattesi, il Comune ha presentato negli atti ufficiali una datazione posteriore dei pini fornendo così una lettura sbagliata del quadro storico-architettonico della piazza, errore che ha viziato anche l’esito del concorso vinto da Vannetti e Buren.
    Una ricerca dei cittadini negli archivi comunali (!!!) ha fatto emergere la data corretta e il fatto che la piazza è vincolata dalla legge vigente.
    Su questo aspetto è intervenuto il ministro Bray, richiamando tutti al rispetto della normativa di tutela e il progetto è stato sospeso dalla Soprintendenza per carenze istruttorie nella definizione dell’interesse culturale e storico della piazza.
    Più d’un esposto, ora al vaglio degli inquirenti, è stato presentato dai cittadini. Il gruppo dei Verdi Europei ha chiesto alla Commissione UE di verificare il rispetto delle modalità di finanziamento del progetto, come disciplinato dai regolamenti UE.
    Il sospetto è che la petizione a sostegno di Buren sia un tentativo di “forzare” le leggi di tutela che anche l’artista francese è tenuto a rispettare.

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Gent.le Lettore,

      non posso far altro che ringraziarla per il suo prezioso intervento che permetterà agli altri lettori di farsi certamente un’idea più chiara di quanto sta succedendo a La Spezia e quindi di prendere una posizione a favore o contro il progetto. Sinceramente, però, il progetto (almeno sulla carta) mi sembra un’opera meritevole di essere realizzata ed in grado di valorizzare una piazza storica che, oggi, mi pare molto sacrificata.
      Vengo da una città (Firenze) dove queste querelle sono all’ordine del giorno e mi rendo con della delicatezza di certe questioni. Personalmente ho sentito la necessità di prendere la posizione che ho esposto in questo articolo senza, con questo, voler mancare di rispetto a chi la pensa in modo contrario. Una necessità, la mia, che nasce, in primo luogo, dal fastidio che provo ogni volta che nel nostro Paese vengono approvati progetti di livello internazionale per poi bocciarli a furor di popolo e cercare in tutti i modi di affossarli dopo l’aggiudicazione. Credo che un Paese, per crescere, debba saper far dialogare il proprio passato con il contemporaneo. Questo avviene un po’ in tutto il mondo, mentre da noi è un po’ più difficile.
      Se il concorso che ha portato alla selezione del progetto di Buren è regolare (e quindi rispettoso delle normative vigenti in materia di tutela dei beni culturali) non vedo perché debba essere bloccato. Che poi il progetto in sé possa non piacere a tutti è un’altra questione, ma qui si entra nell’ambito dei gusti personali che non possono certo fare da discriminante in questioni del genere.
      Al di là delle nostre opinioni divergenti, comunque, la ringrazio ancora per il prezioso contributo ed invito i lettori a leggerlo con attenzione prima di decidere se firmare o meno la petizione.
      Cordiali saluti
      Nicola Maggi

  • Dino Storti ha detto:

    Perché sprecare soldi in progetti dal valore artistico molto discutibile e che incontrano una forte opposizione dei residenti?

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Gent.le Dino,

      al di là della questione Buren, la sua domanda è decisamente complessa. Personalmente credo che un’Amministrazione debba tenere in considerazione l’opinione dei residenti fino a quando questa non ne limita troppo la “sovranità”. Cerco di spiegarmi meglio: a Firenze, la città in cui vivo, se l’Amministrazione comunale avesse tenuto conto solo dell’opinione dei cittadini la Tramvia, che oggi risolve molti dei problemi di traffico della città, non sarebbe mai stata realizzata. Oggi,invece, dopo tanti mal di pancia, la linea 1 funziona e in tanti aspettano la n. 2 e la n.3. Se poi, invece, i cittadini ritengono che la propria amministrazione si sia mossa in modo troppo arbitario andando contro le reali necessità della comunità possono sempre farlo presente al momento del voto…

  • Pino ha detto:

    C’è un locale a La Spezia che si chiama Minestrone da Tiffany.
    Ecco, ritengo che sia il nome che meglio si addice al vostro articolo, un banale copia-incolla delle deliranti accuse dell’architetto Mendini, tutt’altro che super partes, in quanto presidente della farsesca commissione che ha assegnato il lavoro a Vannetti e Buren. Questo testo, con minime varianti, sta facendo il giro del mondo su tutte le testate specializzate di arte e architettura a dimostrazione che la lobby a cui prestate i vostri servigi è molto potente.

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Gent.le Pino,

      sinceramente non saprei cosa rispondere a questo suo commento dal tono un po’ troppo offensivo per i miei gusti. Comunque sia rispetto la sua opinione: in democrazia ognuno deve essere libero di esporre il proprio pensiero e le proprie idee. Le assicuro che non presto servigi a nessuna lobby, ho solo esposto la mia opinione di libero cittadino.

      Cordiali saluti

      Nicola Maggi

  • Roberto Di Maio ha detto:

    La logica” berlusconiana” si è mefisticamente impadronita delle nostre menti? Non frega più a nessuno il concetto di legalità? Tutto può piegarsi alle ragioni di chi, NONOSTANTE LE NORMATIVE IN ESSERE, possiede “l’ipocrisia d’essere sempre dalla parte della ragione e mai dal torto”£ (cit)? Tutto ciò che è decisione del “pensiero unico”, di chi crede d’agire per il nostro bene perché presume d’essere l’unico e principale detentore della verità, è giusto ed opportuno? Credo sia importante una umana – e gramsciana – riflessione da parte dei sostenitori del progetto Buren/Vannetti. Lo scivolamento verso logiche…turche e/o egiziane, non è molto lontano da questo tipo di pseudoelitaria concezione!

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Gent.le Roberto,

      le sue parole mi sembrano un po’ eccessive. Se effettivamente il concorso dovesse rivelarsi irregolare credo fermamente che sia giusto bloccare tutto. Lungi da me voler difendere l’illegalità – e se ci conoscessimo di persona mi crederebbe -, quello che ho cercato di difendere è un progetto che, a mio avviso, è meritevole (dal punto di vista artistico) di essere realizzato e, contemporaneamente, ho esposto il mio fastidio per un paese che sembra voler demonizzare a tutti i costi tutto quello che è etichettato come “contemporaneo”. Una miopia che non ci sta portando molto lontano. Se poi ci sono state delle irregolarità nelle procedure quello non posso essere io ad accertarlo. Vedremo cosa emergerà dalla indagini in corso. Lasciamo riposare in pace il povero Gramsci ed evitiamo, per piacere, di tirar fuori fantasie dittatoriali ogni volta che non concordiamo con le idee altrui. Fino a prova contraria siamo una democrazia rappresentativa e le Amministazioni prendono le decisioni nel nome del popolo che le ha votate. Il popolo non è contento: esistono le urne elettorali!

      Cordiali saluti

      Nicola Maggi

      • Roberto Di Maio ha detto:

        Gentile Nicola,

        posso con Lei convenire sulla, apparente, eccessività in alcuni passaggi del mio precedente scritto. Tale veemenza epistolare, mi creda, è stata unicamente prodotta/dettata dalla profonda delusione nel constatare ancora una volta come la “mia” parte politica, quella nella quale – e per la quale – ho anche rivestito in passato ruoli e funzioni in importanti organismi di fabbrica e direttivi provinciali, possa essere divenuta così sprezzante, autoreferenziale ed autoritaria. Non sono pregiudizialmente contrario al “contemporaneo”, anzi, quando mi convince, lo apprezzo oltremisura… Amo Parigi, luogo che – causa parentado immigrato – ho avuto modo di frequentare, seppure episodicamente, sino agli anni ’90. Ho ammirato il “contrasto stilistico” introdotto in quella meravigliosa e storica città da Renzo Piano con il Beaubourg, quello di Ming Pei con la Piramide del Louvre, la Tour Montparnasse di Saubot e quella di Vasconi per les Halles. Certo, La Spezia è tutta un’altra storia.. Ed è un’altra storia pure quella attinente alla, cosiddetta, “funzione sociale dell’architettura” che, proprio nel nevralgico quartiere di Les Halles, troverà pratica applicazione grazie all’intelligenza del sindaco Bertrand Delanöe che, nel marzo 2003, consapevole dell’improcrastinabilità della “risistemazione/ modernizzazione” del quartiere, lanciò un concorso internazionale volto alla trasformazione dell’area. Il sindaco (guarda un po’…) consapevole della portata dell’evento, posticipò di sei mesi la scelta finale, mettendo a disposizione dei cittadini i quattro progetti finalisti che sono stati visionati da ben centoventimila persone, dodicimila delle quali hanno espresso un giudizio in merito. Il progetto vincitore, quello proposto dallo Studio francese Seura diretto da David Mangin (un professore di architettura non troppo conosciuto come progettista) raccolse le preferenze del sindaco, degli abitanti del quartiere (?) e delle varie associazioni (?), per il vantaggio di essere sicuramente meno costoso (?), più equilibrato (?) e soprattutto più facilmente gestibile dalla città (?????), in considerazione anche della “sostenibilità” ed “amicalità” del cantiere dei lavori (è stato persino costruito un centro informazioni ampio, pulito e luminoso . All’interno, il personale competente è affiancato da alcune postazioni elettroniche e da una quantità di documentazione cartacea a disposizione. Appena fuori, un maxischermo proietta in sequenza immagini dei lavori, un calendario dettagliato ed informazioni varie ed eventuali). Bertrand Delanöe (rieletto sindaco al secondo turno – marzo 2008 – raggiungendo il 57,7% dei voti) non ha esitato a “partecipare e condividere” con i suoi concittadini la scelta d’un opera, anche socialmente, così importante. Nel corso della presentazione del progetto vincente, il sindaco ha infatti dichiarato di non aver voluto scegliere un oggetto formidabile o un’imagerie, piuttosto una sorta di concetto urbano per il cuore di Parigi. Grazie alla sua lungimiranza finisce, forse, a Parigi (…ed inizia, forse, alla Spezia?) l’epoca delle opere architettoniche spettacolari, della grandeur monumentale e della ricercata spregiudicatezza. Parigi non è La Spezia e Federici non è Delanöe ma, entrambi, sono uomini della “migliore sinistra” che svolgono una medesima funzione.. entrambi non più ricandidabili per un altro mandato municipale. Mi scuso per la prolissità dell’intervento e, nella speranza d’essere stato ..più equilibrato, La saluto cordialmente.

        • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

          Gent.le Roberto,

          capisco bene il suo disappunto. Al di là di come andrà a finire la questione temo che il caso Buren/La Spezia sia solo un nuovo esempio dell’incapacità della nostra politica di gestire tutto quello che riguarda la cultura e l’arte che, troppo spesso, o vengono bellamente ignorante o, come nel caso della vostra città, vengono imposte dall’alto come se il mandato di Sindaco fosse ricevuto per volontà divina e non del popolo sovrano.

          La ringrazio per il prezioso confronto. Giovedì 22 agosto tornerò sull’argomento per cercare di colmare le lacune informative del primo articolo.

          Buona giornata

  • No Buren ha detto:

    Il vostro articolo è talmente scorretto che avete “taroccato” anche la foto.
    La potente lobby a cui Gianni Bolongaro (deus-ex-machina dell’operazione), Mendini e “L’artiste D’Etat” Daniel Buren appartengono sta muovendo le sue “truppe cammellate” (di cui fate parte) per spargere discredito sugli onesti cittadini spezzini che cercano con ogni mezzo di fermare il progetto.
    Comunque vada a finire, le irregolarità amministrative e gli abusi commessi sono tanti e di tale gravità che qualcuno pagherà penalmente, sarà una magra soddisfazione se la piazza sarà violentata dall’intervento Bureniano, ma sarà bello veder finire in galera qualcuno di questi delinquenti.
    Indagano: Procura della Repubblica di La Spezia, Procura della Repubblica di Genova, Corte dei Conti, Guardia di Finanza e Commissione Europea.
    Tutto regolare?
    Difendete aprioristicamente un membro della vostra consorteria senza esservi minimamente informati sulla questione.
    Continuate a collezionare i vostri imbrattatele e a vivere felici, ma lasciate stare Piazza Verdi.

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Gent.le lettore,

      se esistono degli abusi e delle irregolarità spero che siano puniti ma questo, a mio avviso, può essere l’unico motivo per bloccare il progetto di Buren che altrimenti non vedo perché non debba essere realizzato. Nessuno sta spargendo discredito sugli abitanti di La Spezia per i quali nutro un grande rispetto. Quello che difendo, a patto che il concorso sia stato effettivamente corretto, è il progetto che, dal mio punto di vista è meritevole di essere realizzato. Quello che mi amareggia del vostro commento, non è tanto la legittima divergenza di opinione estetica, quando il fatto che ad un articolo firmato si risponda con un testo offensivo e anonimo. Il suo modo di difendere i cittadini di La Spezia non mi sembra, sinceramente, molto onorevole e non so cosa ne possano pensare i suoi concittadini.

      Cordialmente

      Nicola Maggi

  • Giorgio Di Sacco Rolla ha detto:

    Per favore, prima di lanciare e rilanciare appelli, studiate il progetto nei dettagli, studiate la storia urbanistica della Spezia, ascoltate le ragioni di chi si oppone. Non è un volgo disperso che nome non ha, composto da beceri adoratori di Teomondo Scrofalo, che considerano crosta tutta l’arte post macchiaiola , quello che rifiuta i cavalletti in metallo e cemento armato di Buren e la desertificazione della piazza immaginata da Vannetti. Analizzate i costi del progetto , il suo impatto sulla città, informatevi sulle ragioni nascoste ad esso sottese e sulle modalità con cui è stato imposto ai cittadini: senza discussioni, senza spiegazioni. Non credete alla storia di un’elite illuminata in lotta per la bellezza e l’arte con dei bestioni vichiani chiusi nei loro egoistici e particolarissimi interessi. Sul volto della nostra città, dopo le bombe della guerra mondiale, è piovuto troppo acido muriatico spacciato per modernità da architetti ed urbanisti incapaci.
    Giorgio Di Sacco Rolla

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Gent.le Giorgio,

      sulle motivazioni che mi hanno spinto a scrivere questo articolo ho cercato di far chiarezza nelle risposte ad altri commenti che trova in calce all’articolo. Quello che mi preme sottolineare è che il prendere posizione a favore del progetto di Buren non deve essere letto come una mancanza di rispetto nei confronti dei cittadini di La Spezia. Se per qualsiasi motivo questo dovesse essere emerso dal testo me ne scuso con lei e con tutti i suoi concittadini.

      Cordiali saluti

      Nicola Maggi

      • Giorgio Di Sacco Rolla ha detto:

        Però il fastidio per un paese che sembra voler demonizzare tutto ciò che è contemporaneo, come Lei scrive, sembra sottintendere l’esistenza di una dialettica: ignoranza- conoscenza, gusto – non gusto . Come se automaticamente coloro che rifiutano il nuovo siano , per forza, degli incompetenti, o dei soggetti privi di gusto. La qual cosa, in campo estetico, è un po’ dubbia. A me quel progetto.appare come già visto, incrinato da una intrinseca cripto obsolescenza , non diversa da quella che rende “esteticamente vecchia” un’automobile media dopo cinque anni, e per questo
        Inseribile in un’estetica dell’intrattenimento che lo accomuna, nello stile, ai vari centri commerciali , dove alla verticalità dello spirito, si è sostituita l’orrizzontalità non della democrazia, ma del consumo. Punti di vista, per carità . Peccato che nessuno di noi abbia mai potuto discutere di ciò prima che il progetto fosse stato approvato. E questo è un deficit di democrazia, specie se compiuto da un sindaco che si auto definisce “sincero democratico”.

        • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

          Gent.le Giorgio,

          non credo che dire che il nostro Paese ha la tendenza a demonizzare il contemporaneo sottintenda automaticamente che chi non ama il nuovo è persona priva di gusto. Quello che intendevo era che spesso le nostre amministrazioni sono incompetenti in materia di cultura e, in primo luogo, di cultura contemporanea. Basti pensare alla condizione in cui languono alcuni dei nostri musei più importanti: uno per tutti il Castello di Rivoli. E questa è la cosa veramente grave. Per quanto riguarda le singole persone, i singoli cittadini, ognuno ha il suo gusto e questo è per me sacro. Se ha la pazienza di girellare per il mio blog vedrà che io non do mai consigli per gli acquisti ma consigli su come acquistare per evitare fregature e collezionare arte in modo sereno e felice. Ognuno ha il suo gusto ed è giusto rispettarlo. Diverso è il ruolo delle amministazioni nelle faccende di cultura: dovrebbero essere più aperte di mente e non imporre un’arte di Stato (se capisce quello che intendo). A questo servono (o dovrebbero servire) i concorsi internazionali.
          Il progetto di Buren può piacere o non piacere ma se il concorso è stato regolare è giusto che il verdetto sia rispettato e chi è di opinione contraria dovrà farsene una ragione. Quello che mi infastidisce è il bocciare un progetto solo perché opera di un artista contemporaneo il cui lavoro non ci si sforza neanche di comprendere. Non è il suo caso, ma se legge alcuni dei commenti fatti al mio articolo, tra le righe si può facilmente individuare un certo ripudio per l’arte contemporanea, come se fosse opera di non si sa quale loggia. Personalmente trovo il progetto di Buren apprezzabile anche se posso concordare con lei quando dice che non è niente di particolarmente nuovo: in fondo è il più classico dei Buren. Non so se sono riuscito a chiarire la mia posizione su questo aspetto della questione.

          Un altro discorso è come si è comportata l’Amministazione comunale di La Spezia che, evidentemente, ha preferito imporre una decisione senza condividerne almeno lo spirito con la popolazione. Una democrazia partecipata sarebbe sempre auspicabile ma, sinceramente, ignoro il perché di tale decisione di direzione contraria. Dovrà essere il vostro Sindaco a risponderne davanti ai cittadini e, successivamente, al momento del voto.
          Detto ciò, in tutta questa storia la cosa che oggi mi infastidisce ancor di più è l’idea che il concorso, da cui è uscito il progetto che ho scelto di difendere, presenti dei vizi di legittimità. Questo sarebbe veramente grave, da un lato, per la cittadinanza e, dall’altro, per la cultura contemporanea, la cui difesa (almeno sul fronte dell’opinione pubblica) ne risulterebbe ancor più indebolita.

          Per questo grazie ad uno dei lettori che hanno commentato il mio articolo ho preso contatto con il dott. Marco Grondacci per capire meglio il dietro le quinte del concorso e i sospetti oggi al vaglio degli inquirenti. Sto studiano il materiale e presto pubblicherò un articolo sul perché di tante critiche a questo progetto, colmando le lacune del mio primo articolo che affrontava la cosa da un punto prettamente artistico: come hanno fatto prima di me altre testate di arte contemporanea.

          Una decisione, quella di approfondire la questione, che mi sembra doverosa sia nei confronti degli abitanti di La Spezia che dei miei lettori a cui tento di garantire un’informazione la più completa possibile (almeno per i miei mezzi). Per questo le garantistco che seguirò la faccenda fino in fondo.
          Cordiali saluti
          Nicola Maggi

  • No Buren ha detto:

    Sul caso della contestata ristrutturazione di Piazza Verdi, alla Spezia, arrivano adesioni all’appello lanciato dai presidenti nazionali di Italia Nostra e Legambiente. Assieme a quelle provenienti da Spezia o dalla Liguria, anche quelle di nomi noti a livello nazionale nel campo della tutela e della difesa del paesaggio, come quella di Salvatore Settis, archeologo, storico dell’arte ed ex Direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa, che aderisce all’appello lanciato dai presidenti nazionali di Italia Nostra e Legambiente.

    Tra le accuse rivolte all’Amministrazione quelle di non aver rispettato il vincolo di tutela dei 70 anni e di non aver coinvolto i cittadini nelle scelte decisionali che riguardano la loro città, questo nonostante il progetto di ristrutturazione, che prevede installazioni dell’artista francese Daniel Buren, costerà quasi 3 milioni di euro, un terzo dei quali a carico dei cittadini.

    Qui di seguito il testo dell’appello e l’elenco dei primi firmatari on line su change.org http://chn.ge/164xrkh

    il link completo è questo: https://www.change.org/it/petizioni/piazza-verdi-la-spezia-rispettiamo-la-storia-i-diritti-costituzionali-dei-cittadini-e-le-normative-di-tutela-firma-l-appello

    Stefano Sarti
    Vice-presidente Legambiente Liguria

    Per Comitato Difesa Piazza Verdi
    Italia Nostra e Legambiente, La Spezia

    Piazza Verdi, La Spezia: “rispettiamo la storia, i diritti costituzionali dei cittadini e le normative di tutela”. Firma l’appello
    Aderiamo all’appello lanciato da settori diversi della cittadinanza della Spezia che rivendicano un fondamentale diritto alla trasparenza e alla partecipazione nei processi di trasformazione del territorio in relazione alla centrale Piazza Giuseppe Verdi.
    La piazza in oltre 70 anni ha mantenuto il medesimo assetto, seppur con qualche intervento che non ne ha sostanzialmente alterato il disegno iniziale, e ne conserva la concezione e il quadro storico-architettonico originario. Questo nonostante i bombardamenti che hanno martoriato La Spezia nell’ultima guerra, attraverso cui Piazza Verdi è passata quasi indenne.
    Il Municipio ha ignorato il vincolo monumentale cui la piazza è sottoposta fornendo datazioni errate all’ente di tutela (la Soprintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici) e intende operare una ristrutturazione che è, nei fatti, un rifacimento e non prevede il ripristino dei materiali originari ma, al contrario fa abbondante uso di cemento su un sito fragile, situato a breve distanza dal mare, che insiste su un delicato equilibrio idrogeologico.
    La procedura che ha portato all’approvazione del progetto contiene peraltro rilevanti carenze istruttorie che hanno obbligato la Soprintendenza a sospendere l’esecuzione del progetto ed avviare la procedura di interesse culturale prevista dal Codice dei Beni Culturali.
    È un intervento che snatura irrimediabilmente l’identità del luogo, cancellandone in modo irreversibile la memoria storica, smantella la piazza esistente inserendo elementi estranei e di qualità architettonica discutibile, al posto delle alberature centrali: portali e pilastri luminosi, vasche squadrate che non si armonizzano con i palazzi circostanti.
    Ci si chiede ancora una volta come sia possibile pensare di stravolgere una piazza centrale di una città, senza coinvolgere i cittadini, cioè i legittimi titolari dei diritti sulla città, calpestando così un diritto sancito dalla nostra Costituzione e ignorando che la Comunità Europea dispone che i progetti co-finanziati UE siano condivisi con la popolazione.
    La battaglia dei cittadini della Spezia è una battaglia di civiltà, in difesa di un bene comune e dell’assetto storico di una piazza italiana, che appartiene al patrimonio culturale del Paese, tanto più in una città che ha perduto parte del suo patrimonio artistico e che dovrebbe concentrarsi sulla conservazione di quello residuo operando interventi di restauro, rispettosi dei valori identitari, e non avventurarsi in discutibili operazioni milionarie di facciata del tutto decontestualizzate.
    Occorre invertire la direzione intrapresa: il nostro compito e il compito degli Amministratori dev’essere sempre più quello di vigilare e tutelare la storia e il paesaggio italiano ricordando che il Codice per “paesaggio” intende «parti di territorio i cui caratteri distintivi derivano dalla natura, dalla storia umana o dalle reciproche interrelazioni»; la sua tutela «salvaguarda i valori che esso esprime quali manifestazioni identitarie percepibili». Il Paesaggio non rappresenta soltanto un motivo “estetico” (da guardare) ma anche “etico” (da vivere) in quanto riguarda il nostro benessere, la salute e la qualità della vita dei singoli e della comunità.

    Aderiscono all’appello:

    Marco Parini, presidente nazionale “Italia Nostra”.

    Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale “Legambiente”.

    Salvatore Settis, archeologo e storico dell’arte, Accademico dei Lincei.

    Riccardo Adami, (La Spezia) fisico, Politecnico di Torino.

    Paolo Bensi, (La Spezia) chimico e letterato, professore di Strumenti e Metodi per la conoscenza e la conservazione del costruito, Dip. Scienze dell’Architettura, e di Storia delle Tecniche Artistiche, Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio, Università di Genova.

    Antonio Bertoli, editore, artista, poeta e saggista, co-fondatore di “City Lights Italia”.

    Fabio Carlini, (La Spezia) critico cinematografico.

    Carlo Da Pozzo, (La Spezia) ordinario di Geografia, Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere, Università di Pisa.

    Roberto M. Danese, (La Spezia) docente di Filologia Classica, Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”.

    Vezio De Lucia, architetto, saggista, redattore e vicedirettore di Eddyburg.it, docente universitario, già Direttore Generale dell‘Urbanistica e membro del Consiglio Superiore dei Lavori pubblici.

    Vittorio Emiliani, giornalista e scrittore, presidente del Comitato per la Bellezza.

    Marco Ferrari, (La Spezia) giornalista e scrittore.

    Franco Ferrini, (La Spezia) sceneggiatore.

    Alberto Gabrielli, dottore forestale.

    Serenella Iovino, professore di Etica, Dip. di Lingue e Letterature Straniere e di Culture Moderne, Università di Torino; membro del Comitato consultivo della “EASLCE European Association for the Study of Literature, Culture and Environment”; Research Fellow della Fondazione “Alexander-von-Humboldt”.

    Tomaso Kemeny, poeta, anglista, già docente Università di Pavia.

    Massimo Marino, critico teatrale, docente Conservatorio di Parma.

    Michele Marsonet, preside della Scuola di Scienze umanistiche Università di Genova e prorettore agli Affari Internazionali.

    Ettore M. Mazzola, architetto, professore di Urbanismo Tradizionale, Architettura e Tecniche di Costruzione, “The University of Notre Dame – School of Architecture”, South Bend (IN) USA, membro del Consiglio direttivo dell’IMCL “International Making Cities Livable.

    Matteo Meschiari, antropologo del paesaggio, Università di Palermo.

    Tomaso Montanari, professore associato di Storia dell’Arte Moderna, Dip. di Studi Umanistici, Università di Napoli “Federico II”.

    Maria Rosa Montiani, artista e performer, docente di storia dell’arte.

    Arrigo Petacco, (La Spezia) storico.

    Paola Polito, (La Spezia) già lettrice Università di Copenaghen, coordinatrice “Laboratorio Internazionale sul Paesaggio” (San Biagio della Cima, IM).

    Oliviero Ponte di Pino, art director “Book city”, Milano.

    Massimo Quaini, geografo, già ordinario di Geografia, Università di Genova.

    Alberto Roncaccia, italianista, Faculté des Lettres, Università di Losanna.

    Paolo Rosa, artista visivo, co-fondatore di “Studio Azzurro”.

    Arturo Schwarz, storico dell’arte, saggista, collezionista, docente e poeta italiano.

    Angelo Tonelli, (La Spezia) grecista, poeta, performer, autore e regista teatrale.

    Flavia Trivella, giornalista, saggista e esperta del restauro architettonico.

    Massimo Venturi Ferriolo, filosofo del paesaggio, professore di Estetica, Dip. di Architettura e Studi Urbani, Politecnico di Milano.

    Antonio Zollino, ricercatore, Facoltà di Scienze della Formazione, Dipartimento di Italianistica e Comparatistica, Università Cattolica di Milano.

  • Luca Bergonzoli ha detto:

    Abito a Spezia, sono favorevole al progetto Vannetti-Buren per il rifacimento di piazza verdi e trovo veramente poco educati alcuni commenti che sono stati fatti all’articolo. Salvo giusto l’intervento di Giorgio Di Sacco Rolla, che argomenta e spiega il suo parere senza insultare né chi scrive né chi la pensa diversamente.

    Gli altri commenti sono veramente poco consoni ad una discussione.

    Fermo restando che tutti vogliamo avere certezze sulla regolarità amministrativa della procedura (su cui personalmente non nutro dubbi, anche se in Italia è sempre possibile avere problemi in questi casi), non vedo come questo possa mai avere a che fare con la scelta del progetto Vannetti. Questi problemi esisterebbero con qualsiasi altro progetto di quelli presentati al concorso. La questione viene cavalcata in maniera assolutamente speciosa dalla sparuta minoranza contraria al progetto.

    Giusto per dare qualche elemento in più a chi non è di Spezia è necessario specificare che il Sindaco è stato rieletto da poco e aveva espressamente SCRITTO nel suo programma elettorale che si sarebbe proceduto speditamente al rifacimento di piazza Verdi. Questo per la questione della democraticità e della condivisione. In una democrazia rappresentativa è esattamente così che funzionano le cosa. E lo dico senza aver votato per il Sindaco o per la maggioranza che governa in questo momento.

    Democrazia è anche accettare le decisioni della maggioranza quando no le si condivide…

    • no buren ha detto:

      Caro Bergonzoli, le scrivo solamente per correggere alcune sue affermazioni. La “sparuta minoranza” da lei citata ha raggiunto in 5 giorni mille adesioni all’ appello contro il progetto. Il quotidiano La Nazione fece un referendum a cui il 70% dei partecipanti risposero con un NO al progetto. Il sindaco eletto con il 25% dei voti degli aventi diritto, come Morsi in Egitto, nel gennaio 2011 ha annunciato sulla stampa locale, a piena pagina, che il progetto non sarebbe stato realizzato. Nel suo programma elettorale del 2012 a pag. 18 si fa un fuggevole accenno ad una non meglio precisata “riqualificazione” di piazza Verdi, non si parla affatto del progetto Vannetti-Buren. Anche per questi motivi molti cittadini della “sparuta minoranza” sono elettori delusi del sindaco, che si sono sentiti traditi e presi in giro. La regolarità amministrativa ha molto a che fare con la scelta del progetto, infatti, se si fosse saputo da subito che i pini erano tutelati, probabilmente Vannetti e Buren avrebbero presentato un progetto diverso, oppure non ne avrebbero presentato alcuno. Ultima considerazione sul suo triste concetto di democrazia. Secondo lei il processo democratico si esaurisce nel votare una volta ogni quattro o cinque anni. Secondo lei chi ha “vinto” ha il diritto di agire a suo piacimento, senza dover condividere le decisioni. Le ricordo che nel bando UE per la concessione dei finanziamenti è scritto a chiare lettere che i progetti devono essere condivisi e partecipati dai cittadini.
      La “democrazia” nei paesi normali comincia dopo il voto, con il riconoscimento e la gestione, da parte di chi ha “vinto”, dei conflitti, in modo, appunto, “democratico”, prestando ascolto alle diverse opinioni, valutando le istanze di tutti i cittadini, senza discriminazioni. Senza questi meccanismi la democrazia non esiste. C’è solo una gestione verticistica del potere, un Consiglio Comunale che decide a colpi di maggioranza qualsiasi provvedimento che sia gradito al Sindaco e alla Giunta. C’è un vice sindaco che dichiara testualmente “abbiamo scelto un percorso non partecipato”. La saluto.

  • Luca Bergonzoli ha detto:

    Carissimo no buren,

    la ringrazio per il suo gentile tentativo di correggere le mie affermazioni e, in tale modo, consentire una migliore comprensione a chi legge senza conoscere La Spezia.

    La regolarità amministrativa, a cui teniamo tutti, sarò determinata dagli Enti preposti e in poco tempo (si spera) avremo responsi che potranno fornire la necessaria tranquillità per la prosecuzione o meno della riqualificazione. Sono materie enormemente complesse in cui non mi azzardo ad intervenire nello specifico, a differenza di lei.

    Il sindaco è stato eletto con oltre 20.000 voti se non sbaglio, quindi mi pare che rispetto ai numeri di cui si parla nella petizione da lei citata o nelle manifestazioni in piazza ci sia un certo margine tra la due posizioni.

    Fa piacere scoprire che nella nuova concezione di democrazia partecipata non è giusto fare quello che scelgono le maggioranze ma si deve fare quello che impongono le minoranze.

    Ricambio il saluto

  • sono stanco ha detto:

    o falliti…

  • gianluca ha detto:

    ho conosciuto solo stasera questo cosidetto progetto di riqualificazione, definirlo orribile, incongruente e assolutamente inconciliabile con la visione storica e sociale della citta della spezia vuol dire essere ancora gentili. hanno sicuramente piu valore quelli che voi trovate inutili pini che quelle schifezze di archetti quadrati. se per voi fare arte e distruggere cio che gia esiste e considerate vecchio non siete artisti o innovatori, siete distruttori del classico e basta. di solito sgarbi non lo sopporto voi invece me lo fate trovare simpatico

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Gent.le Gianluca, come ha visto l’articolo in questione è stato oggetto di un aperto dibattito in cui ho più volte spiegato le mie posizioni. Da questo articolo, peraltro, è nato un costruttivo confronto con il Comitato contrario al progetto da cui è scaturito un secondo articolo che la invito a leggere: https://www.collezionedatiffany.com/quer-pasticciaccio-brutto-de-la-spezia/. La questione, infatti, va oltre l’apprezzare o meno il progetto in sé e, per serietà e onestà intellettuale, ho cercato di approfondire il tutto. Poi, ovviamente, siamo in democrazia, e ognuno ha le proprie opinioni artistiche/estetiche che io rispetto. Non credo comunque di aver parlato di inutili pini da nessuna parte. Buona giornata. Nicola Maggi

  • Zio Ralf ha detto:

    Basta BASTA quella roba moderna fa schifo !! evviva il classico ! è bello ! non quell’obbrobrio orrore in cemento colorato !

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