Siena, l’Italia e l’arte contemporanea “FuoriCampo”

La Galleria FuoriCampo di Siena
La Galleria FuoriCampo di Siena

Nel cinema il “Fuori Campo” è quello spazio non inquadrato dalla macchina da presa ma che può avere comunque un ruolo determinante nella narrazione filmica: vi si può alludere con uno sguardo, con rumori e con improvvise irruzioni nell’inquadratura di elementi esterni. Irruzione che, nel nostro caso, riguarda il contemporaneo. Nell’inquadratura: Piazza del Campo a Siena. A pochi passi da qui, dopo un lungo periodo di latitanza, l’arte contemporanea ha trovato una nuova casa grazie all’iniziativa di Esther Biancotti e Jacopo Figura, lei storica dell’arte e lui filosofo, che dirigono, per l’appunto, alla galleria FuoriCampo che oggi è una delle realtà italiane più interessanti legate alla scena artistica emergente. Recentemente premiata all’ultima edizione di ArtVerona, la galleria FuoriCampo, attraverso un approccio molto personale, sta cercando, peraltro, di rivitalizzare quello che fu il mecenatismo.

Nicola Maggi: FuoriCampo un nome che suona programmatico…

FuoriCampo: «Decisamente, anche se l’occasione ci è stata offerta dalla posizione della galleria, appena defilata rispetto alla celebre piazza di Siena che è chiamata ancora oggi Il Campo. Il termine cinematografico rimanda ad una prospettiva che permette di osservare meglio la scena e come funziona il sistema complessivamente. In questo senso FuoriCampo allude a tutte le componenti invisibili che strutturano la scena e muovono i meccanismi di essa; il nostro intento è dunque avere uno sguardo d’insieme, un metodo d’orientamento, senza però mai apparire in un luogo specifico se non fuori campo».

N.M.: La vostra galleria nasce quasi quattro anni fa a Siena. Una scelta logistica intraprendente… come è stato recepita FuoriCampo sul territorio?

FC: «Siena non è certamente un territorio attento alle pratiche del contemporaneo. Tuttavia, con il tempo, e una certa dose d’insistenza, FuoriCampo ha raccolto anche in città un discreto numero di affezionati che seguono il nostro lavoro con interesse, anche se la gran parte dei nostri collezionisti non è di Siena. La galleria nasce ovviamente come spazio espositivo commerciale, ma anche come luogo di progettazione, una centrale da cui si diramano una serie di iniziative che cercano di coinvolgere realtà che operano sul territorio e soggetti internazionali, per creare un contesto di respiro più ampio che possa avere ricadute positive sul territorio. Da questo punto di vista la galleria è diventata un punto di riferimento attendibile sia nella proposta espositiva che in quella progettuale».

Galleria FuoriCampo, vista della mostra Allegoria. La Pittura oltre se stessa,  a cura di Alberto Mugnaini, con opere di Angelo Sarleti e Michele Tocca

Galleria FuoriCampo, vista della mostra Allegoria. La Pittura oltre se stessa, a cura di Alberto Mugnaini, con opere di Angelo Sarleti e Michele Tocca

N.M.: In realtà, però, la base senese è solo una delle vostre sedi. FuoriCampo nasce, in primo luogo, come gallerie itinerante e diffusa che vi vede costantemente attivi tra la Toscana e Bruxelles. Come nasce questo rapporto con la capitale belga?

FC: «Non direi una delle sedi, ma la base operativa da cui muoviamo – e alla quale torniamo – sia come galleria diffusa che con progetti specifici; questo è un altro dei motivi del nostro nome, la possibilità di una ubiqua dislocazione. Per quanto riguarda i contatti con Bruxelles, i Paesi Bassi hanno una lunga tradizione di contatti con la Toscana che rimane tutt’ora una delle mete predilette di molti assidui frequentatori che vengono da quella zona d’Europa. L’incontro con alcuni collezionisti belgi ha permesso di avvicinarci ad un ambiente artistico assai più vivace, dinamico e “disponibile”. Bruxelles è attualmente uno dei centri nevralgici in cui confluiscono  esperienze artistiche di straordinario interesse, che ne fanno una  tra le città più all’avanguardia dal punto di vista della produzione e della fruizione culturale, non solo per le arti visive. La decisione di aprire uno spazio temporaneo ci ha permesso di allargare il numero dei collezionisti che hanno iniziato a seguire a galleria e di intraprendere alcune importanti iniziative che stiamo portando avanti tra Siena e Bruxelles».

FuoriCampo temporary Space in Brussels, colletiva di Anna Mostosi, Serena Vestrucci e Eugenia Vanni (29 maggio - 12 giugno 2014)

FuoriCampo temporary Space in Brussels, collettiva di Anna Mostosi, Serena Vestrucci e Eugenia Vanni (29 maggio – 12 giugno 2014)

N.M.: La vostra presenza in fiera è abbastanza sporadica. Come si muove FuoriCampo all’interno del Sistema dell’Arte?

FC: «In between. Il sistema dell’arte non va ignorato, ma non bisogna neppure abusarne, affidandovisi totalmente; esso vive, come un perfetto paradosso, del suo perenne tentativo di essere messo in discussione dal suo interno, trovando in questo la sua legittimazione. Alla base di qualsiasi progetto mettiamo l’artista, come fonte principale da cui si genera tutto il meccanismo, il sistema. FuoriCampo è stato da subito concepito come un contenitore progettuale dove far confluire una serie di idee e visioni condivise con gli artisti compensando la carenza di mezzi economici con una serie di progetti che permettano la mobilità, la ricerca e la produzione per i giovani artisti. Al tempo stesso cerchiamo di coinvolgere il collezionista nel processo di creazione dell’opera, non più il referente finale, ma complice, sostenitore, producer, della realizzazione del lavoro o del progetto. Certamente questo è un tipo di dialettica che puoi instaurare solo con un certo tipo di collezionista, attento conoscitore del tempo presente e già con gli occhi sul futuro, ma pensiamo che sia la direzione più attuale».

N.M.: Nella vostra attività un ruolo di primo piano è giocato dalle residenze.

E.B.: «Per quanto riguarda le residenze, dall’anno scorso portiamo avanti il programma di  Artiste(e) Domicilié(e), un progetto di domiciliazione per artisti a casa di collezionisti che cerca di recuperare alcuni principi del mecenatismo antico e rinascimentale, ristabilendo un rapporto più intimo e partecipato fra i due protagonisti del sistema. Un altro format altrettanto insolito è quello in cui abbiamo coinvolto Serena Vetrucci che, insieme a Francesco Maluta, è stata in residenza all’interno dello storico hotel Bloom di Bruxelles che ha gentilmente messo a disposizione l’intero attico della struttura per far lavorare giovani artisti che pernottano, vivono e lavorano all’interno dell’hotel. La partecipazione alle fiere non è, in effetti, la priorità di FuoriCampo, anche se è necessario confrontarsi con le dinamiche che caratterizzano quei luoghi, soprattutto per chi, come noi, opera fuori dai grandi centri. Lo scorso autunno infatti abbiamo partecipato ad ArtVerona, ricevendo il premio Level0 per entrambe le artiste presentate in stand, Serena Vestrucci e Eugenia Vanni e con grande soddisfazione siamo stati selezionati per la prossima edizione di Miart ad Aprile».

Artiste(e) Domicilié(e), Serena Fineschi, Studio atelier Bruxelles

Artiste(e) Domicilié(e), Serena Fineschi, Studio atelier Bruxelles

N.M.: In questi mesi state rivedendo la vostra squadra. Come scegliete i vostri artisti e come vi affiancate al loro lavoro?

E.B.: «Stiamo seguendo diversi artisti, soprattutto italiani, con i quali collaboriamo a progetti specifici o cicli di mostre costruiti sempre con una solida base teorica e curatoriale, condividendone la ricerca, i metodi e le problematiche. La crescita professionale si basa su un rapporto di stima e di fiducia reciproca. Una volta scelto l’artista, crediamo molto nel lavoro di squadra, nel confronto e nella costruzione condivisa del momento espositivo; purtroppo una lettura distorta del sistema e alcuni comportamenti non sempre trasparenti hanno generato, negli artisti di giovane generazione, un certo scetticismo verso il ruolo delle gallerie, per questo cerchiamo di lavorare con la massima onestà intellettuale e il massimo rispetto verso il loro lavoro. Dopo i primi tre anni di attività rivolti, per una precisa volontà  al sostegno della giovane arte italiana – cosa che peraltro non abbiamo nessuna intenzione di abbandonare –  quest’anno apriremo la programmazione ad artisti internazionali, incontrati durante la nostra permanenza in Belgio».

N.M.:  Come sarà il 2015 di FuoriCampo e quali i primi appuntamenti dell’anno?

E.B.: «Il 30 gennaio abbiamo iniziato con l’open studio di Serena Vestrucci e Francesco Maluta al Penthouse dell’hotel Bloom di Bruxelles. Il 14 febbraio, invece, abbiamo inaugurato la mostra Vaalbara con Renato Leotta e Giovanni Giaretta e un intervento critico di Cesare Pietroiusti, poi ci sarà Miart dove abbiamo in mente qualcosa in stile FuoriCampo. Al ritorno dalla fiera inaugureremo una mostra curata da Stijn Maes con un primo incontro di artisti internazionali. L’intenzione è poi tornare nuovamente a Bruxelles».