Fotografia: storia di una “ladra” di immagini

Di lei si sa veramente poco. Si fa chiamare Rita Nanni, ma è solo uno pseudonimo. Per il suo debutto sulla scena artistica italiana, infatti, questa fotografa ha scelto di lasciare la parola alle sue opere e di muoversi nel totale anonimato. E che questa scelta possa risultare ai più un’abile mossa di marketing per attirare l’attenzione poco importa. Le dieci opere che in questi giorni sono esposte allo Spazio Officina Coviello, in via Alessandro Tadino 20 a Milano, per la sua prima personale dal titolo “Sono una Ladra” (10-31 marzo), meritano tutta la nostra attenzione. Nell’epoca del Selfie compulsivo, dell’autocelebrazione imperante, Rita Nanni ci proietta in un mondo autenticamente intimo, fatto di scatti rubati  che svelano segreti di vita esterna, del mondo che ci circonda. Un mondo fatto di paesaggi desolanti, forse, ma mai inquietanti perché familiari.

Rita Nanni, Mondrian Stolen, 2014-15. Courtesy:  Exfabbricadellebambole

Rita Nanni, Mondrian Stolen, 2014-15. Courtesy: Exfabbricadellebambole

Le foto di Rita Nanni sono attimi rappresi nello sguardo che fugge dall’accelerazione urbana per riconsegnarci ad un’intimità assolutamente non egocentrica, ma corale, fatta di quegli attimi che tutti noi viviamo. Di una quotidianità spesso data per scontata, ma che la coda del nostro occhio non manca di cogliere guardando da una finestra o da un balcone. Una quotidianità fatta di tavoli apparecchiati e lavelli pieni di piatti; di macchine che passano ad un incrocio o di figure che si muovono nell’ombra fuori da una vetrina mentre facciamo acquisti.

Rita Nanni, Den Augenblick Nutzen #1, 2014-15. Courtesy: Exfabbricadellebambole

Rita Nanni, Den Augenblick Nutzen #1, 2014-15. Courtesy: Exfabbricadellebambole

«Non dobbiamo leggere per dimenticare noi stessi e la nostra vita quotidiana, ma al contrario, per impossessarci nuovamente, con mano ferma, con maggiore consapevolezza e maturità, della nostra vita», scriveva molto tempo fa Hermann Hesse. E le foto di Rita Nanni, con il loro potente ritorno al reale, che nasce da una curiosità sincera, scevra di ogni morbosità, fanno proprio questo: ci permettono di “impossessarci nuovamente della nostra vita”, proponendoci una profonda riflessione sul vivere insieme e sulla bellezza nascosta delle cose e su quella microstoria composta di fatti solo apparentemente piccoli e irrilevanti, ma che costituiscono il fulcro della nostra stessa esistenza.

Rita Nanni, Stolen Instant, 2014-15. Courtesy: Exfabbricadellebambole

Rita Nanni, Stolen Instant, 2014-15. Courtesy: Exfabbricadellebambole