Sotheby’s: conferme per Bonalumi e Scheggi

A due mesi dall’asta di Christie’s, Milano torna protagonista da Sotheby’s con due sessioni dedicate all’arte moderna e contemporanea (26 e 27 maggio) che superano la Milan Modern and Contemporary della rivale per  fatturato totale, ma non in termini percentuali : 11.706.825 euro è il risultato totale dalla vendita di 118 lotti su 166 quindi da una percentuale di venduto del 70,1%. Nessuna vendita milionaria, nella top ten si ripetono le superfici di Enrico Castellani e i concetti spaziali di Lucio Fontana sino al settimo posto, a cui seguono Alighiero Boetti, all’ottavo, e Paolo Scheggi al decimo. L’asta del 2 e 3 aprile da Christie’s si era conclusa, invece, con un fatturato totale di 9.783.472 euro e la vendita di 90 lotti su 104, regalando il record mondiale ad Agostino Bonalumi e consacrando, anche in Italia, il valore ormai indiscusso di Alberto Burri, Enrico Castellani, Lucio Fontana e Piero Manzoni.

La Top Ten delle aggiudicazioni nell'asta di Sotheby's del 26 e 27 maggio

La Top Ten delle aggiudicazioni nell’asta di Sotheby’s del 26 e 27 maggio a Milano

 

Record per Boetti e conferme per Bonalumi

 

Enrico Castellani ha raggiunto il prezzo più alto per una Superficie blu del 1963, 145.5 cm x 114.0 cm, battuta per 820 mila euro, pari a 985.500 euro incluso il buyer’s premium, partendo da una stima di 500-700mila. Si tratta di una cifra che supera tutte le aspettative se consideriamo che, finora, per una tela di tali misure si era giunti, al massimo, ad un prezzo di aggiudicazione di 750mila euro e i record erano, sin dal 2007, riservati esclusivamente alle Superfici Bianche. Chissà se sarà stato l’effetto del recente successo dei Blu di Bonalumi.

Enrico Castellani, Superficie Blu, 1963, acrilico su tela estroflessa, 145,5x114 cm

Enrico Castellani, Superficie Blu, 1963, acrilico su tela estroflessa, 145,5×114 cm

Lucio Fontana è stato l’assoluto protagonista della prima sessione del 26 maggio, almeno in termini di numeri: ben 23 i lotti presentati di cui solo tre pezzi, minori, sono rimasti invenduti. Le opere di Fontana provenivano da importanti collezioni private e se il prezzo più alto, 937.500 euro, è stato raggiunto da un Concetto Spaziale, Attesa di colore bianco con unico taglio (dalla collezione Franco Vascarolo), a seguire abbiamo un meraviglioso Concetto Spaziale, Attese di colore verde con quattro tagli venduto a 721.500 euro e un Concetto Spaziale, Attese dipinto di blu con tre tagli, venduto a 601.500 euro. Insomma l’asta di Milano non è andata proprio in bianco. Ad accompagnare il tutto vi è anche un piccolissimo Monochrome blu di Yves Klein, IKB 206, di 21,5 x 18 cm, battuto per 185.000 euro (223.500 euro incluso il buyer’s premium).

Lucio Fontana, Concetto Spaziale, Attese, 1967, idropittura su tela, 61x50,5 cm

Lucio Fontana, Concetto Spaziale, Attese, 1967, idropittura su tela, 61×50,5 cm

E’ record per un Lavoro Postale di Alighiero Boetti, battuto per 280.000 euro da una stima di 200-300mila, pari a 337.500 euro incluso il buyer’s premium. Era uno dei pezzi forti dell’asta, in quanto raro e di grandi dimensioni.

Alighiero Boetti, Lavoro Postale (permutazione), 1972. Stima: 200.000-300.000

Alighiero Boetti, Lavoro Postale (permutazione), 1972. [glossary_exclude]Stima[/glossary_exclude]: 200.000-300.000

Paolo Scheggi, invece, non era solito attirare l’attenzione fino allo scorso autunno, quando da Christie’s, a Londra, il 18 ottobre 2013 una Intersuperficie nera viene battuta per 212.453 euro, superando di gran lunga la stima di 23-35mila euro e le sue precedenti quotazioni (15-35mila euro). Le nuove valutazioni si riconfermano a Vienna da Dorotheum: un piccolo primo passo a novembre con un’aggiudicazione a 65.000 euro, da una stima di 20-30mila (Zone riflesse, 1964, 27 novembre 2013) e il boom lo scorso 20 maggio con due aggiudicazioni a 492.000 euro e a 227.500 euro (Zone Riflesse, 1965, stima 90-120mila euro; Intersuperficie curva, 1966, stima 50-70mila euro). Ed è da qui che la tela intitolata Nero del 1962 viene aggiudicata a Milano per 210.000 euro (253.500 euro incluso il buyer’s premium). Risultato che traina la volata anche di Turi Simeti, esponente dello Spazialismo, che a Milano aggiorna il suo record con il dittico di tele estroflesse dipinte di nero (Senza titolo, 1967), aggiudicato per 85.000 euro (103.500 euro buyer’s premium incluso)

Paolo Scheggi, Nero, 1962, acrilico su tele sovrapposte, 70x70 cm

Paolo Scheggi, Nero, 1962, acrilico su tele sovrapposte, 70×70 cm

Bonalumi continua a riconfermare l’aumento delle sue quotazioni superando la stima massima per tutti e tre i lotti del 27 maggio (190.000 euro per Bianco, 1967, 70x60cm, stima 50-70mila e 115.000 euro sia per Bianco,1969, 100×100 cm, stima 70-90mila, sia per Blu, 1964, 68x58cm, stima 60-80mila), mentre nella seconda sessione del 28 maggio alcuni lotti superano la stima media e altri no.

 

Le occasioni perse dal collezionismo italiano

 

Tutto sembra andare per il meglio, i Mario Schifano passano via lisci, assieme ai Santomaso, Afro, Dadamaino, Pistoletto, Capogrossi e altri. Di Carla Accardi e di Giuseppe Penone ne vengono venduti uno su due, non assistiamo quindi ancora a un effetto post-mortem per l’artista astratta da poco scomparsa. Una tela di De Chirico però rimane invenduta, cosa che mi ha lasciato subito un po’ basita, ma forse non era inserito nel contesto giusto e ultimamente le sue vendite all’asta non sono così fortunate. Anche il 2 aprile da Christie’s rimasero invenduti due lotti su tre di De Chirico. Un gran peccato per L’uomo e la sua ombra di Mario Ceroli, la grande scultura in legno sagomato, da cui ci si aspettava un buon risultato, ma che rimane invece invenduta. Lo stesso stava per accadere a Bertozzi&Casoni con l’installazione in ceramica Composizione n.4, che da una stima di 25.000-35.000 euro viene aggiudicata in last chance per 12.500 euro.

Mario Ceroli, L’uomo e la sua ombra, 1967

Mario Ceroli, L’uomo e la sua ombra, 1967

 

Una bella rassegna di arte italiana

 

Nella sessione del 27 maggio i lotti sono in maggior quantità e appartengono anche ad una maggiore varietà di autori italiani, dai grandi nomi storicizzati sino ai giovani emergenti. Giuseppe Uncini raggiunge il suo record mondiale con Cementoarmato n. 16, venduto a 127.500 euro, da una stima di 40-60mila euro. In seguito alla mostra del Guggenheim dedicata al futurismo si porta all’asta Fortunato Depero, il cui Libro bullonato viene venduto per 13.750 euro, il Ciclista di Gerardo Dottori, venduto a 37.500 euro e quattro opere di Roberto Marcello Baldessari, di cui ne viene venduta solo una per 39.900 euro. Ce n’è per tutti i gusti: arte oggettuale, arte povera, arte astratta, arte informale, arte geometrica. È una bella mostra di artisti che hanno contribuito, più o meno da protagonisti, alla storia dell’arte italiana contemporanea.

 

Aste Vs Gallerie: l’incoerenza del mercato italiano

 

Ci troviamo di fronte ad alcune delle incongruenze del mercato italiano, tra quello che viene venduto nelle gallerie d’arte e ciò che viene battuto all’asta. Piero Gilardi, ad esempio, non ne vuole sapere di sfondare all’incanto, il suo record finora è di soli 8.500 euro nonostante la sua carriera e la sua importanza storica, mentre Salvo, che in galleria ha coefficienti altissimi, è fermo a un record del 2007 di 71.850 euro per un’opera di 200×150 cm. Da Sotheby’s un Orticello di Gilardi rimane invenduto, come una tela su due di Salvo. Ciò si spiega in parte con la grande quantità di opere prodotte dagli artisti, quindi con la mancanza di rarità e, in parte, dalla scarsa qualità delle opere che passano all’asta rispetto ai capolavori presenti nel mercato e nelle case dei collezionisti. Importante è poi la cronologia delle aste e gli avvenimenti che accompagnano ogni occasione di vendita, dalle mostre alle pubblicazioni.

 

Giovani e emergenti: il coraggio di Sotheby’s

 

La poca attenzione per i giovani e gli emergenti artisti italiani da parte del mercato secondario delle aste va infine a incidere nella carriera e nelle quotazioni degli artisti. Se Christie’s ha dato spazio e seguito agli autori moderni, Sotheby’s ha il coraggio di presentare autori più contemporanei. E’ stato il caso di Bertozzi & Casoni, ma anche di Domenico Bianchi (5.000 euro per Senza titolo, 1992) e Maurizio Cannavacciuolo (3.750 euro per Pugilatori, 1998). Stefano Arienti è ora arrivato a un suo record di 31.250 euro per Senza titolo (1991) grazie a Sotheby’s e avrà bisogno di non essere abbandonato nelle prossime vendite all’incanto, cosa che invece pare che stia per accadere a Luca Pignatelli, che dopo una carriera in salita, sia a livello espositivo sia di mercato, nell’ultimo anno non ha avuto vendite molto fortunate all’asta. Ugo Rondinone, che è solito passare per Londra e New York, anche da Phillips, rimane invenduto in questa occasione a Milano, come Giovanni Frangi e Luciano Ventrone, che avrebbero bisogno di una spinta in più.

Stefano Arienti, Senza titolo, 1991, pongo su fotografia, 50x105 cm

Stefano Arienti, Senza titolo, 1991, pongo su fotografia, 50×105 cm

 

Se l’Italia non fa il tifo per l’Italia

 

A volte sembra scontato che le quotazioni debbano essere dettate dalle aste di Londra o New York, quando invece i protagonisti dell’arte italiana dovrebbero essere aiutati a crescere in patria prima di tutto, soprattutto in queste occasioni di vendita all’asta. Se un collezionista o un gallerista ci tiene a veder aumentare il valore delle opere che ha acquistato o di cui tratta il mercato, dovrebbe essere sempre attento alle aste che lo presentano e parteciparvi. L’asta non dev’essere solo un’opportunità di acquistare a prezzi spesso agevolati rispetto alle gallerie, ma anche un’opportunità di valorizzazione delle opere di un autore e del suo mercato. Mandare all’asta giovani allo sbaraglio è sbagliato. Comprare allo sbaraglio all’asta porta, invece, molti più frutti che voler vendere in tempi affrettati. In questi casi agisce con più furbizia e soprattutto più interesse per l’arte italiana colui che compra rispetto a colui che vende, altrimenti è come mandare una squadra di calcio ai mondiali senza averla allenata prima e senza fare il tifo poi.

2 Commenti

  • Daniele Taddei taddei daniele ha detto:

    Ciao Nicola ancora un’altra analisi sempre puntuale sul sistema arte!!! Mentre ti scrivendo mi chiedo quale potrebbe essere la ricetta giusta per modificare certi comportamenti obsoleti o peggio atteggiamenti tendenziosi ed illusori e poi, proprio vero che esiste una ricetta???
    Ogni volta che entriamo in discussione affrontiamo le stesse tematiche, assistiamo a cronache od articoli che richiamano una maggiore attenzione al sistema arte, ma poi tutta va nel dimenticatoio, ma deve essere così???
    Leggendo il tuo blog quante idee sono scaturite per un futuro migliore per la nostra arte e per i nostri artisti, ma come sempre assistiamo ad un immobilismo senza precedenti.
    Dall’altro versante vediamo premiati quegli artisti che hanno sempre dato prova di “pensiero” e “significato” appartenenti a gruppi e movimenti che negli anni ’50 e ’60 sperimentavano ed innovavano come pochi.
    Guarda caso questi raggiungono i riconoscimenti maggiori fuori dall’Italia e questo non depone favorevolmente verso la nostra storia, una storia che rischia ogni giorno di “sbiadirsi” di perdere quella “luce” che l’hanno contraddistinta per secoli e secoli.
    E poi Nicola un aspetto da non sottovalutare, ogni giorno siamo alla ribalta per episodi incresciosi come corruzioni, concussioni, tangenti, chi più ne ha più ne metta. Non credi che tutti questi episodi possano influenzare anche il sistema arte in tutte le sue componenti???
    Daniele

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Sicuramente sì: l’immagine che dà di sè il nostro Paese non è certo fantastica e questo non può che riflettersi anche sulla nostra economia, compresa quella legata all’arte, ma il prim problema è la miopia (per non parlare di cecità) dei nostri governanti. Come leggerai nell’intervista che ho in programma per martedì prossimo, ormai il nostro paese è visto come il meno attrattivo per i collezionisti che preferiscono comprare arte italiana altrove… a presto. Nicola

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