Sotheby’s: Burri e Fontana guidano l’asta milanese

MILANO – Dopo l’eccellente risultato di Christie’s, che con la sua Milan Modern and Contemporary ha superato i 20 milioni di euro con il 99% di venduto, il testimone del mercato italiano dell’arte passa a Palazzo Broggi, dove il 20 (ore 19) e 21 maggio (ore 15) prossimi si terrà l’asta di Arte Moderna e Contemporanea di Sotheby’s. 143 i lotti che compongono un catalogo dove sono protagonisti Lucio Fontana – 28 le opere messe in vendita – e Alberto Burri (8 opere) di cui quest’anno ricorre, peraltro, il centenario della nascita. L’attesa è per un totale tra 12.6 e 17.5 milioni di euro.

 

Fontana: quei tagli che fanno impazzire il mercato

 

Dal 1986 al 2015 sono stati oltre 4800 i passaggi in asta di Lucio Fontana che oggi, assieme a Piero Manzoni, è l’artista italiano più quotato sul mercato internazionale. I suoi prezzi sono passati dai circa 100 mila dollari, pagati negli anni Ottanta per un suo Concetto Spaziale, ad oltre 10 milioni. Un amore, quello per l’artista italiano, fortissimo nel Regno Unito, dove è stato battuto il 68% delle sue opere, ma anche qui in Italia. Lo dimostra il catalogo che Sotheby’s ha messo insieme per l’asta di Arte Moderna e Contemporanea di maggio dove, tra la sessione del 20 e quella del 21, vanno all’incanto ben 28 lavori. Anche se, in generale, le opere presentate a Milano hanno stime molto più contenute rispetto a quelle offerte a Londra. Ma se all’estero si vendono principalmente i suoi “tagli“, sul mercato italiano l’attenzione è per l’intera sua produzione. Tanto che a Palazzo Broggi, come già da Christie’s in aprile, saranno battute anche alcune sue sculture.

Lucio Fontana, CONCETTO SPAZIALE, ATTESE,  1961. Est.: 600,000 — 800,000  EUR

Lucio Fontana, CONCETTO SPAZIALE, ATTESE, 1961. Est.: 600,000 — 800,000 EUR

Top Lot nell’asta milanese di Sotheby’s, uno splendido Concetto Spaziale. Attese del 1961. In catalogo con una stima di 600-800 mila euro e già accompagnato dall’attestato di libera circolazione. Questo lavoro è un esempio perfetto di come in Fontana la monocromia non sia disinteresse per l’aspetto cromatico, ma studio attento della relazione tra colore, luce e spazialità. Discorso analogo per i tagli, con cui l’artista non solo garantì una nuova concezione di spazio, ma aggiunse alla tela un aspetto temporale dato dal loro andamento. E così, i cinque tagli di questa tela, dipinta di un verde saturo e profondo, scandiscono un andamento ascensionale in cui le fenditure paiono seguirsi e poi dividersi, quasi a voler scardinare la compostezza bidimensionale della tela.

Lucio Fontana, CONCETTO SPAZIALE, ATTESE, 1963. Est: 500,000 — 700,000  EUR

Lucio Fontana, CONCETTO SPAZIALE, ATTESE, 1963. Est: 500,000 — 700,000 EUR

Caratteristiche, quelle appena descritte, che trovano conferma anche nel secondo Top Lot di Fontana in asta: un Concetto Spaziale. Attese, datato 1963 e in catalogo con una stima di 500-700 mila euro. In questo lavoro, scandito da tre tagli, l’importanza del colore risulta più che mai essenziale per garantire la realizzazione della totalità dell’opera. Interessante, a questo proposito, il concetto di “cromia emotiva” descritto da Luca Massimo Barbero, ovvero l’utilizzo preciso del colore, da parte di Fontana, per creare quello stato d’animo capace di trasformare lo spettatore in “partecipe elemento dell’opera e del suo manifestarsi”. Se con i suoi tagli, dunque, Fontana è stato capace di eliminare il confine tra la pittura e la scultura, il colore non è elemento accessorio, ma protagonista nell’opera del padre dello Spazialismo, come lo stesso artista sembra volerci far notare nella simpatica frase scritta a lapis dietro il terzo lotto di punta in asta (un Concetto Spaziale. Attesa del 1964 su fondo fuxia, stimato 500-700 mila euro): Che bel colorino / mi piace.

Lucio Fontana, COMBATE INDIO, 1940. Est. 250,000 — 350,000  EUR

Lucio Fontana, COMBATE INDIO, 1940. Est. 250,000 — 350,000 EUR

Fontana, però, nasce scultore e, per dirla tutta, lo rimane anche quando si dedica alla pittura. Numerose le opere scultoree presenti nel catalogo di Sotheby’s, tra le quali spicca Combate Indio, magnifico esempio – scrive Enrico Crispolti nel Catalogo ragionato – di quanto «la misura dell’originalità di Fontana nel contesto della scultura figurativa argentina di quegli anni risultò agevolmente avvertibile, e proprio attraverso, in particolare, il suo scarto ‘barocco’». Realizzato in terracotta colorata, questo lavoro (in catalogo con una stima di 250-300 mila euro) è uno degli studi realizzati dall’artista nel 1940 per il Monumento Nacional a la Bandera di Rosario in Argentina.

 

Alberto Burri nel centenario della sua nascita

 

A differenza di Fontana, la presenza di Alberto Burri è abbastanza discontinua e, comunque, mai legata a grandi numeri. Dal 1986 ad oggi, infatti, sono state appena un migliaio le aggiudicazioni di suoi lavori. Questo elemento, oltre all’importanza della sua opera a livello storico artistico, ne mantengono il mercato a livelli alti. In particolare quando a passare in asta sono le sue Combustioni. Il suo record d’asta è stato stabilito a febbraio dello scorso anno da Christie’s: 7.7 milioni di dollari. E’ quindi un evento quasi eccezionale trovare ben 8 suoi lavori concentrati in un solo catalogo dove troviamo anche tre Cretti (due bianchi e uno nero) – datati 1972 e presentati con una stima tra i 150 e i 200 mila euro – e due Cellotex degli anni Ottanta.

Alberto Burri, BIANCO CRETTO, 1972. Est: 150,000 — 200,000  EUR

Alberto Burri, BIANCO CRETTO, 1972. Est: 150,000 — 200,000 EUR

I Cretti seguono, temporalmente, la ricerca materica dei Sacchi e delle Combustioni. In queste opere, come sottolinea Maurizio Calvesi, «l’accento cade ancora sulla fenomenologia della materia, che tuttavia non subisce più alcuna violenza, ma si inquadra in una composizione mirabilmente disegnata dal motivo quasi calligrafico delle screpolature. Queste tracciano una rete ora più folta ora più rarefatta, mettendo in chiaro risalto il discorso formale e la sua sublimante volontà d’ordine».

Alberto Burri, CELLOTEX P4, 1984. Est: 150,000 — 200,000  EUR

Alberto Burri, CELLOTEX P4, 1984. Est: 150,000 — 200,000 EUR

Seguono poi i Cellotex, dove – scrive ancora Calvesi – «l’artista realizza raffinati effetti con la singolare grana di questa materia industriale, che muta di tonalità e di trama nelle parti che il pittore delimita geometricamente e sottopone poi a un particolare trattamento,asportando la “pelle”. Così Burri compone visioni di una straordinaria e maestosa semplicità architettonica, segnate da una sorta di orizzonte che suggerisce il dilatarsi dello spazio, o dove si accampano, in nero o in grandi campiture di colori, forme di una monolitica potenza». Caratteristiche ben evidenti nei due esemplari in asta: Nero Mi e Cellotex P4, rispettivamente del 1986 e del 1984, proposti in catalogo con una stima di 150-200 mila euro.

 

Gli altri protagonisti

 

Accanto a Fontana e Burri, sono protagonisti dell’asta di Palazzo Broggi un nucleo di lavori di artisti Spazialisti degli anni Sessanta tra i quali spiccano Superficie (1973), una delle 17 tele estroflesse eseguite da Enrico Castellani con il supporto della resina in poliestere – in catalogo con una stima di 550-700 mila euro – e Intrasuperficie curva bianca di Paolo Scheggi (1969, stima: 400-600 mila euro) che, in passato, ha fatto parte nella collezione milanese di Gianni e Mina Malabarba. Non manca poi una “finestra” sull’Arte Povera, guidata da Uomo che inchioda il filo spinato (stima 200-300 mila euro), quadro specchiante di Michelangelo Pistoletto datato 1974 in cui il gallerista Tucci Russo è colto di spalle mentre è intento a creare una cortina di filo spinato. Un’immagine simbolica, che testimonia la crucialità degli anni Settanta a Torino per la scena artistica italiana. Nel 1974-75, infatti, proprio Russo aprirà la galleria Garage Torinese che sancisce il suo “divorzio” dalla celebre Galleria Sperone e la volontà del giovane gallerista di seguire una crescita culturale autonoma.

Giorgio Morandi, NATURA MORTA, 1953. Est: 450,000 — 600,000  EUR

Giorgio Morandi, NATURA MORTA, 1953. Est: 450,000 — 600,000 EUR

Chiude il catalogo di Sotheby’s un ultimo corpus di opere degli anni Sessanta tra le quali spiccano Ren Ladder n. 2 (1960) di Salvatore Scarpitta – stima 250-300 mila euro – e Superficie 448 di Giuseppe Capogrossi (1962, stima: 200-300 mila euro). Infine un cammeo: Natura Morta (1953) di Giorgio Morandi, opera realizzata appositamente per l’artista Leone Minassian e accompagnata da un carteggio tra i due artisti, una sorta di lascito didattico e insieme affettuoso tra il maestro bolognese – di quindi anni più anziano, e il giovane turco-veneziano. La tela ha una stima di 450-600 mila euro.