Sotheby’s e quel Mondino che “ammicca” a Derain

A sinistra Le Chevalier X di Aldo Mondino (particolare) a destra Chevalier X di André Derain.
A sinistra Le Chevalier X di Aldo Mondino (particolare) a destra Chevalier X di André Derain.

Nella vita di chi segue il mercato dell’arte ci sono, talvolta, delle “casualità” che rendono questo lavoro particolarmente interessante e che permettono di scoprire gustosi retroscena del mondo artistico che, altrimenti, sarebbe molto difficile intercettare. E’ il caso della prossima asta italiana di arte moderna e contemporanea di Sotheby’s  (Milano, 25-26 maggio) che all’interno del suo catalogo propone Le Chevalier X, opera del 1979 di Aldo Mondino dalla storia decisamente affascinante, come ci racconta Raphaelle Blanga, Head del Dipartimento di Arte Contemporanea di Sotheby’s Italia.

Nicola Maggi: Tra le opere che presenterete in asta a Milano ce n’è una che mi sembra particolarmente interessante: Le Chevalier X di Aldo Mondino. Un lavoro che ha una storia molto particolare…

Raphaelle Blanga: «Quando ho visto questo dipinto dal collezionista me ne sono innamorata a prima vista, non conoscevo ancora la sua storia, ma ero fortemente attratta dalla complessità della composizione pittorica, quasi scultorea, del collage, che appare sia come soggetto principale (il giornale) sia appena rivelato in sottofondo, tra i pieni e vuoti della materia. Mi ha subito attratto la forza e, allo stesso tempo, l’ironia del ritratto: un elegante personaggio ed insieme una marionetta in una quinta teatrale. Conoscere poi la sua storia non ha fatto altro che confermare il mio entusiasmo. Le Chevalier X è stato commissionato all’artista dal critico Alain Jouffroy per una mostra parallela in occasione delle celebrazioni per l’inaugurazione della storica mostra Paris-Moscou al Beaubourg nel 1979. Per l’occasione il critico aveva chiesto all’artista di riprodurre quello che Picasso considerava il primo collage dell’arte moderna, Chevalier X di André Derain del 1911-14. Mondino dovette quindi interpretare e ricostruire l’opera dagli scritti di Aragon e di Breton, quando questa venne esposta nel 1920 nella prima mostra dedicata ai collage. L’opera di Derain – di cui non esistevano riproduzioni – fu venduta dallo stesso Breton ad un collezionista russo e non fu prestata alla mostra parigina del 1979. Il lavoro si trova oggi nella collezione dell’HermitageLe Chevalier X di Mondino, oltre a collocarsi nel momento di maggior maturità dell’artista, si rivela anche un documento storico, testimonianza di un momento culturale fondamentale».

Aldo Mondino, Le Chevalier X, 1979. In asta da Sotheby's il prossimo 26 maggio con una stima di 18-25.000 euro. Courtesy: Sotheby's

Aldo Mondino, Le Chevalier X, 1979. In asta da Sotheby’s il prossimo 26 maggio con una stima di 18-25.000 euro. Courtesy: Sotheby’s

N.M.: Mondino realizza questo lavoro nel 1979, al termine del suo secondo soggiorno parigino. Come si colloca all’interno della sua produzione?

R.B.: «Proprio perché realizzato nel 1979, dopo un’incompresa partecipazione alla Biennale di Venezia nel 1976, questo lavoro si inserisce in uno dei momenti di maggiore sperimentazione artistica di Mondino. Segue infatti la serie delle Tour Eiffel, in cui il Maestro riproduce il segno dell’incisione attraverso la pittura e anticipa un altro ciclo basato sulla finta xilo, woodcut in inglese. Quest’opera risente inoltre di una certa influenza romana –  città nella quale Mondino aveva soggiornato nella seconda metà degli anni Sessanta –  permeata com’è da quel senso di ironia che è certamente una delle caratteristiche distintive dell’artista. Il collage, il pavimento dal disegno spiccatamente geometrico e l’aria sognante che sprigiona l’opera, la legano anche ad un gusto sperimentale tutto francese. Questo lavoro dunque non solo si inserisce in un periodo di trasformazione che  porterà Mondino verso una maturità artistica piena, ma rappresenta appieno una vera e propria sintesi delle diverse influenze culturali che hanno formato l’artista».

N.M.: A dieci anni dalla sua scomparsa il mercato di Mondino ha ripreso a crescere, pur rimanendo quasi completamente nazionale. Percepite un maggior interesse per il suo lavoro da parte del collezionismo internazionale?

R.B.: «L’interesse da parte dei collezionisti internazionali verso l’arte italiana del dopoguerra è ancora molto vivace. Notiamo un desiderio di conoscenza sempre più vasto verso i maggiori interpreti di questo momento. Mondino, con la sua originale,unica, ironica lettura pittorica della Pop Art europea attraverso il mondo dell’infanzia e del gioco, è certamente uno degli artisti che inizia a godere di una rinnovata attenzione oltre i nostri confini».

N.M.: Oltre ai Tappeti e alle Quadrettature, quali sono le sue opere più ricercate dai collezionisti?

R.B.: «Vent’anni fa, ricordo che le opere più ricercate e più frequenti sul mercato erano i linoleum con le famose turcate. Ancora oggi credo che quando si parla di Mondino non si possa non pensare a queste grandi superfici di effetto “plasticoso”, animate da mille colori, danze e ricordi di una cultura orientale così importante nel mondo dell’artista. Certamente insieme ai tappeti e alle quadrettature oggi sono ricercate le serie dei collage, con applicazioni di materiali vari, e quella dei palloncini in trompe l’œil  degli anni ’60 e ’70, alle quali sono state dedicate, negli ultimi anni, diverse mostre in importanti gallerie italiane. L’opera di Mondino è un’acuta riflessione sulla storia della pittura e sulla sperimentazione dei materiali, interpretata attraverso l’elemento ludico, l’ironia e le suggestioni orientali».