Studi Legali: nuovi spazi per il contemporaneo

Vedute della mostra "Il tempo è un bambino che gioca" di Mattia Bosco. Palazzo Borromeo, Milano (2019). Courtesy Galleria Fumagalli, Milano. Photo: Filippo Armellin.
Vedute della mostra "Il tempo è un bambino che gioca" di Mattia Bosco. Palazzo Borromeo, Milano (2019). Courtesy Galleria Fumagalli, Milano. Photo: Filippo Armellin.

Ci sono luoghi che, pur avendo funzioni specifiche, si aprono a esperienze inclusive in cui l’arte contemporanea trova spazio e sostegno. Un fenomeno, quello delle inclusioni, che ha radici lontane, storiche e geografiche e che in tempi recenti, si manifesta in maniera più capillare non solo nelle grandi città ma anche al di fuori. Un modo per ridurre la distanza tra il contemporaneo e il suo pubblico, agendo concretamente sul tessuto culturale e artistico; un modello etico che agisce nella dimensione estetica. Gli studi legali rappresentano una di queste esperienze, che proprio in occasione della recente edizione di Miart (fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea) a Milano, curata da Alessandro Rabottini, hanno proposto interessanti punti di vista. La pittura dirompente di Armin Boehm da Carnelutti Studio Legale Associato, il tema dei diritti interpretato dalla performance di Marinella Senatore, coerente con la linea sostenuta dallo studio stesso Nctm, la materia come elemento primordiale, la pietra per Mattia Bosco ospitato da LCA studio legale e l’acqua nelle opere di Cleo Fariselli nello studio di Giuseppe Iannacone.

Armin Boehm, The open eyes on the Death, 2017 (210x235 cm). Installation view, Mesmerized, Carnelutti Studio Legale. Courtesy and photos: Carnelutti Studio Legale


Armin Boehm, The open eyes on the Death, 2017 (210×235 cm). Installation view, Mesmerized, Carnelutti Studio Legale. Courtesy and photos: Carnelutti Studio Legale

Il corpo è soggetto nelle rappresentazioni per gli studi Carnelutti e Nctm, attraverso eccessi e distorsioni in alcuni casi radicali. Il colore è dirompente, il figurativismo esagerato che ne dilata i confini e contribuisce a creare quadri ricchi di simbolismo. Una pittura carica di materia e intrisa di un surreale immaginario per Armin Boehm (1972), in cui codificare un simulacro della contemporaneità. Mesmerized è la mostra ospitata da Carnelutti Studio Legale Associato, che si sviluppa negli uffici a piano terra e si estende alla biblioteca dello studio, fino al secondo piano. Un percorso che mette in luce gli scenari proposti dall’artista che si distinguono tra ambienti privati o luoghi pubblici, ritratti o nature morte, in cui la ricchezza dei dettagli e del decorativismo è portato all’estremo. I suoi quadri sono popolati da una moltitudine di persone, oggetti e animali che assistono a quelle scene. Un teatro dell’assurdo1 che offre, con pennellate generose, un ampio spettro di tinte decise e di figure spigolose dai molteplici volti. Esibiti nelle loro sovrapposizioni e alterazioni formali, mettono in scena l’estetica del deforme, del brutto e del grottesco, per raccontare il mondo della contemporaneità e alcuni dei suoi simboli di potere (decadenti) come Donald Trump in The open eyes on the Death. Visioni, nel suo duplice significato, percettivo e figurativo, che possiedono una forza espressiva nel raccontare proprio l’assurdità dei nostri tempi.

Marinella Senatore, Protest Forms-Memory and Celebration-Public opinion descends upon the demonstrators, 2019, curated by Gabi Scardi. Performance Photo: Francesca Brizi.

Marinella Senatore, Protest Forms-Memory and Celebration-Public opinion descends upon the demonstrators, 2019, curated by Gabi Scardi. Performance Photo: Francesca Brizi.

Il corpo in equilibrio su un cubo nero, i muscoli rigidi, la tensione emotiva, il respiro che fa da sfondo alle sonorità musicali della composizione. Figure nello spazio compongono gesti che si interrompono e riprendono, tutto è rallentato, sospeso in un tempo assolutamente presente. E’ la performance messa in scena da Marinella Senatore (1977), negli studi di Nctm nel programma di nctm e l’arte, curato da Gabi Scardi, Protest Forms: memory and celebration. Public opionion descendes upon the demonstrators, con il contributo scientifico di Maria Pala Zedda. Le improvvisazioni della danza contemporanea, con i tre bravissimi ballerini, Lorenzo Vanini, Martina Vanini e Gaia Arnese, si alternano al Butō, di tradizione giapponese, interpretato dall’intensità di Paola Lattanzi. Una disciplina che ha radici nel periodo post atomico, nei libri di Yukio Mishima e che ha più similitudini con il teatro. Una danza tenebrosa che è caratterizzata dall’immobilità del corpo, piuttosto che dal suo movimento. Mette in scena il dualismo tra corpo e anima, tra equilibrio fisico e interiore, volto a conseguire una compenetrazione tra le parti. Il gesto è tutto, le mani sono indicatori di quella lotta, una è aperta, l’altra è chiusa e sporca di colore rosso. Il pugno si apre e lascia un’impronta rossa sul ventre nudo, il corpo cade in uno stato di abbandono. L’abbandono è la fine del conflitto e l’unione delle forze. Un’esperienza che si configura avvolgente, totale e immersiva, complice anche il sottofondo sonoro, creato per l’occasione da Emiliano Branda.

Vedute della mostra "Il tempo è un bambino che gioca" di Mattia Bosco, interno Palazzo Borromeo, Milano (2019). Courtesy:Galleria Fumagalli, Milano. Photos: Filippo Armellin.

Veduta della mostra “Il tempo è un bambino che gioca” di Mattia Bosco, interno Palazzo Borromeo, Milano (2019). Courtesy:Galleria Fumagalli, Milano. Photos: Filippo Armellin.

La consapevolezza della supremazia della natura sull’uomo è evidente anche negli elementi primari, come le pietre e l’acqua, soggetti che trovano contiguità negli studi di LCA e di Iannacone. La materia si appresta a diventare forma autonoma, prelevata dalla montagna, levigata o lasciata con le sue asperità o con l’aggiunta di elementi estranei, come la foglia d’oro. Per Mattia Bosco (1976) il dialogo è tra l’uomo e la natura, una natura che parla un linguaggio millenario, che conserva la storia geologica e quella dell’uomo. “Il tempo è un bambino che gioca” è la mostra realizzata da LCA studio legale con il progetto LAW is art, negli spazi di Antonini Milano e con la collaborazione di AXA XL Art & Lifestile, Apice e la Galleria Fumagalli. La pietra si inserisce negli ambienti come fosse stata sempre lì, intrusa apparente, eppure perfettamente in sintonia con gli affreschi del quattrocento. L’artista è intervenuto realizzando la pavimentazione completa della stanza La raccolta della frutta, con strati di Beola Argentata, prelevata nella Val d’Ossola (la stessa pietra che si trova nel luogo che lo ospita), con due livelli e due gradazioni di grigi. Negli spazi interni, alle pareti sono esposte le Sezioni auree, in marmo palissandro con innesti d’oro nella pietra; ne La stanza dei giochi e in cortile, invece, le Kòra, pilastri con blocchi di pietre di varie forme e dimensioni. Il gioco, tema degli affreschi, diventa per l’artista il territorio in cui riappropriarsi di sé e del proprio tempo. Come fosse uno spazio rituale, in cui esperire quel processo di trasformazione che vi è insito, allo stesso modo in cui il suo lavoro scultoreo modifica le cose, sottraendole alla loro funzione.

Cleo Fariselli, Scopio. Courtesy: Collezione Giuseppe Iannacone. Credit photos: Silvia Mangosio e Luca Vianello

Cleo Fariselli, Scopio. Courtesy: Collezione Giuseppe Iannacone. Credit photos: Silvia Mangosio e Luca Vianello

L’acqua lentamente attiva un processo di erosione della materia, ha una sua forza e un fascino indicibile. E’ elemento per eccellenza vitale, simbolico e metaforico, ma ha in sé anche le insidie e il pericolo del suo flusso, delle correnti e della sua irruenza. Hydria è la mostra realizzata da Cleo Fariselli per il progetto IN PRATICA sostenuto da Giuseppe Iannacone. Il testo dell’artista introduce alla navigazione tra visioni e suggestioni che prendono forma con la fotografia, la scultura e un nuovo approccio per l’artista, la pittura. La fotografia Senza Titolo riproduce i capelli bagnati, come fossero alghe mosse dall’acqua che sembrano formare degli occhi. L’invito è a attraversare il percorso, con quella che lei definisce una “temporanea amnesia”. Una dimenticanza in cui sprofondare affinché, lo spettatore possa sentirsi libero di salpare e ormeggiare in qualsiasi punto dello studio. L’acqua si dispiega tra le vele, che ricordano le ali delle falene notturne, una tela di cotone tinta a mano dall’artista, con al centro il calco della sua testa di quando era più giovane. Calchi di parti di corpo realizzate con la tecnica raku e paesaggi dipinti rimandano a organismi marini, mentre Scopio è forse l’oggetto più curioso, una sorta di scultura-binocolo davanti alle finestre dello studio dell’avvocato per “guardare il vuoto”2. Un’incursione totale (per chi ha accolto l’invito dell’artista) che si conclude (per chi, invece, vuole seguire anche il nostro) con la lettura del catalogo, con testi di Giuseppe Iannacone, Rischa Paterlini e Cleo Fariselli, che diventa un’estensione di quel viaggio in cui perdersi e ritrovarsi.

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1Teatro dell’assurdo”, coniato dal critico Martin Esslin, pubblicazione del 1961: The Theatre of the Absurd

2 IN PRATICA 7 – Collezione Giuseppe Iannacone – Cleo Fariselli – catalogo, pp 42