TEFAF Art Market Report: galleristi e “private sale” fanno crescere il mercato

Lo stand di Daniel Crouch Rare Books a TEFAF 2016.

Il 2016 per il mercato dell’arte sembra essere stato un anno di profonda trasformazione, con una serie di trend che mettono in evidenza lo spostamento da un modello aste-centrico ad uno in cui tornano protagonisti i mercanti d’arte. E’ grazie a loro, infatti, se il mercato ha chiuso il 2016 con un +1.7%. A dirlo è il TEFAF Art Market Report 2017 che sarà ufficialmente presentato il 10 marzo prossimo a Maastricht durante il Symposium che si terrà in occasione di TEFAF, la più importante fiera d’arte e antiquariato del mondo. Il rapporto, che quest’anno è stato curato da professoressa Rachel A. J. Pownal della Maastricht University, è da sempre l’indagine più completa sul mercato globale dell’arte che in questa edizione ha focalizzato, ancor più che in passato, la sua attenzione sul mondo dei mercanti e delle gallerie. Un approfondimento decisamente interessante, considerando che questa è la fetta di mercato da sempre meno “trasparente” e quindi più difficile da monitorare. Ma vediamo cosa emerge dallo studio condotto da Pownal.

 

Nel 2016 il mercato è cresciuto del +1.7%

 

Sempre attenti ai risultati delle aste, tutti noi osservatori del mercato dell’arte siamo spesso indotti a limitarci al loro andamento per valutare lo stato di salute del commercio d’arte nel mondo. L’andamento delle aste, d’altronde, è quello più facilmente monitorabile, con risultati “alla luce del sole” ed è su questi che, non a caso, si basano praticamente tutti i report sul mercato, da quello di Artprice, il cui ultimo numero è uscito proprio in queste settimane, a quelli periodici di ArtTactic. Questo, però, fa perdere la visione complessiva di un mercato in cui, sicuramente, le aste hanno un ruolo importante, ma dove una fetta rilevante delle transazioni avviene in galleria o tramite i mercanti. E così, allargando lo spettro dell’indagine, si scopre che per mercato il 2016 non è stato assolutamente negativo e ha fatto registrare una crescita, seppur moderata, del +1.7%.

L'andamento del mercato dell'arte nel 2016 e nel 2015. Fonte: TEFAF Art Market Report 2017

L’andamento del mercato dell’arte nel 2016 e nel 2015. Fonte: TEFAF Art Market Report 2017

Una crescita, quella registrata dal TEFAF Art Market Report, che fa salire il valore complessivo del mercato dell’arte a 45 miliardi di dollari. Una cifra che potrà suonare strana, ben lontana com’è da quelle divulgate in passato, ma che nasce dalla diversa metodologia adottata per questa edizione del rapporto e che tiene in considerazione un panel di operatori molto più preciso, tanto che questa cifra è da ritenersi è più attendibile di quelle date negli anni scorsi, perché più aderente a quello che è effettivamente il mercato dell’arte, inteso nella sua accezione più ampia che va dall’arte antica a quella dei nostri giorni. Detto questo,  a livello continentale l’Europa rimane il mercato più importante, con le vendite che lo scorso anno sono andate oltre i 20.5 miliardi di dollari, seguito dal continente americano (14.5 mld $) e dall’Asia (circa 10 mld $). Mentre a livello di mercati nazionali, sono gli Stati Uniti a guidare la classifica con il 29.5% delle quote. Al secondo posto troviamo il Regno Unito (24%) e poi la Cina (18%).

 

Una crescita trainata da galleristi e mercanti…

 

Dopo anni in cui a tener campo sul mercato dell’arte sono state le case d’asta, nel 2016 lo scenario sembra essersi completamente ribaltato. E la crescita registrata lo scorso anno nel commercio d’arte è dovuta unicamente ai mercanti e alle gallerie che hanno visto crescere i propri fatturati tra il +20% e il +25% raggiungendo, complessivamente, i 27.9 mld $, contro i 16.9 mld delle aste, e arrivando a rappresentare il 62.5% dell’intero mercato. Con la piazza europea, che storicamente detiene il maggior numero di gallerie e mercanti (54%), che è del +20% più ampia del 2015. Tutti trend da ritenersi molto conservativi, considerando che – come mette in evidenza il Rapporto di TEFAF – molte delle transazioni che avvengono privatamente rimangono non monitorate, in quanto si svolgono in paradisi fiscali, tramite accordi off-shore o passando temporaneamente in uno dei tanti Freeport presenti nel mondo. (Leggi -> Private Sale: se web e app fanno impazzire il mercato)

Nel grafico a sinistra il fatturato medio dei mercanti suddivisi per dimensioni; in quello di destra la crescita nei fatturati registrata nel 2016 e le aspettative per il 2017. Fonte: TEFAF Art Market Report 2017

Nel grafico a sinistra il fatturato medio dei mercanti suddivisi per dimensioni; in quello di destra la crescita nei fatturati registrata nel 2016 e le aspettative per il 2017. Fonte: TEFAF Art Market Report 2017

Entrando più nel dettaglio, nel 2016 il fatturato di mercanti e galleristi è cresciuto, in media, del +24% anche se i trend variano in modo marcato se analizzati dal un punto di vista dimensionale dei vari operatori. A chiudere l’anno con le perfomance migliori sono, infatti, le realtà più piccole, quelle senza dipendenti, che nel 2016 hanno fatto registrare un picco del +50% nel fatturato e che per il 2017 si attendono una crescita del +60%. Più contenuta la crescita dei mercati/galleristi che hanno da 1 a 4 dipendenti: per loro il 2016 si è chiuso con un aumento del fatturato tra il 25 e il 28% e per il 2017 si attendono un’ulteriore crescita attorno al +35%. E’ andato benissimo il 2016 anche per le realtà con 5-9 dipendenti (+55%), ma queste sono più caute nelle aspettative per l’anno in corso (+15%). I mercanti/gallerie più grandi (oltre 10 dipendenti) hanno dichiarato, invece, una crescita dei fatturati del +10%, ma per il 2017 si attendono un +30%.

Per quanto riguarda il nostro Paese, il Rapporto TEFAF, parla di un aumento medio nel fatturato dei mercanti/galleristi italiani attorno al +18% e una previsione del +21% per il 2017. 

 

…ma i profitti rimangono un tasto dolente

 

Come ci insegna anche l’esperienza, però, non tutto quello che luccica è oro. E, così, a fronte di fatturati in ascesa, i profitti rimangono comunque contenuti. Il 27% di coloro che gestiscono in solitaria il proprio business, infatti, dichiarano di essere almeno leggermente in perdita (15%) se non addirittura di esserlo in modo molto significativo (12.5%). Mentre il 20% afferma di aver raggiunto almeno il pareggio nel 2016. Oltre il 50% dichiara, comunque, di avere un bilancio in salute. E la situazione non è diversa per le realtà più grandi, con un operatore su quattro, tra quelli che hanno da 1 a 4 dipendenti, che dice di essere in “rosso”. E solo un 30% può dichiararsi in “positivo”.

L'andamento dei profitti per mercanti/galleristi nel 2016. Fonte: TEFAF Art Market Report 2017.

L’andamento dei profitti per mercanti/galleristi nel 2016. Fonte: TEFAF Art Market Report 2017.

Più ampia la fetta di galleristi/mercanti più grandi (da 5 impiegati in su) che ha bilanci in buona salute (43%), mentre solo un 10% è in “rosso” e il 28.5% riporta un pareggio di bilancio. E le cose non sembrano essere destinate a cambiare nel 2017, per il quale la maggioranza degli operatori dichiara di non attendersi un aumento dei profitti, bensì una calo ulteriore. Unica eccezione i mercanti/galleristi di maggiori dimensioni che, nella maggior parte dei casi, si attende una crescita. In linea generale, quelli con le casse più piene sembrano essere gli europei, seguiti dagli statunitensi. Mentre per gli asiatici, sul cui mercato il dominio delle aste è fortissimo, il 2016 è stato un anno di forti perdite. Anche se per il 2017 è attesa una crescita sostenuta.

 

Crollano le vendite in asta, ma non le private sales

 

La crescita nel volume d’affari di galleristi e mercanti è riuscita a bilanciare le perdite delle vendite in asta che nel 2016 hanno registrato un -18.8%, attestandosi complessivamente sui 16.9 mld $. Un calo nei fatturati, quello rilevato nel settore delle aste, dovuto in primo luogo ad una forte riduzione delle opere messe in vendita tramite questo canale: -21.5%. Mentre i prezzi sono rimasti abbastanza alti. In particolare, il volume delle aste è crollato del -41% negli Stati Uniti e del -24% nel Regno Unito, in termini di lotti consegnati e messi in vendita. Stabile, invece, il mercato asiatico che, trainato dalla Cina, riconquista il primo posto in classifica con il 40.5% delle quote, seguito dall’Europa (31%) e dal continente americano (27.5%).

L'andamento del settore delle aste durante il 2016 per continente. Fonte: TEFAF Art Market Report 2017

L’andamento del settore delle aste durante il 2016 per continente. Fonte: TEFAF Art Market Report 2017

Quest’ultimo dato, mettono in guardia i redattori del Rapporto, non deve però far pensare ad uno spostamento ad est del baricentro del mercato, ma è dovuto a quello che definiscono un “fenomeno strutturale”. In Europa e negli Stati Uniti, infatti, nell’ultimo anno si è assistito ad uno spostamento pronunciato delle vendite, all’interno delle principali case d’asta, dal canale delle aste pubbliche verso quello delle private sales. Esemplare, a tal proposito, il caso degli Stati Uniti, dove sia Christie’s che Sotheby’s hanno dichiarato circa un 1 miliardo a testa in vendite private. «Nel 2016 – si legge nel Rapporto di TEFAF – gli Stati Uniti hanno perso il loro ruolo di maggior venditore di arte e antiquariato in asta, con un calo del 40.7% nelle vendite in asta. Ma con un’ampia fetta di transazioni che nelle case d’asta avvengono attraverso private sales invece che in asta, il calo degli Stati Uniti non appare, però, così drammatico come potrebbe sembrare a prima vista. Anche se il dollaro forte sta rendendo gli Stati Uniti meno attrattivi per gli acquirenti stranieri

L’Italia, con un fatturato complessivo in asta di 139 mln $, è oggi il 10° mercato al mondo. Una dimensione, quella italiana, che appare però sotto-stimata visto che le case d’asta del nostro Paese comunicano i loro risultati in modo differente tra loro, alcune includendo il buyer’s premium altre escludendolo.

 

I collezionisti preferiscono sempre di più la riservatezza

 

L’aumento delle vendite, all’interno delle case d’asta, che avvengono tramite private sales; la crescita dei fatturati di mercanti e galleristi oltre all’espandersi delle transazioni private in luoghi al di fuori dei normali confini del mercato dell’arte, sembrano quindi mettere in evidenza un cambiamento significativo nelle preferenze dei collezionisti. Non tanto in termini di oggetti da acquistare, quanto di canali di vendita. Chi oggi compra arte sembra preferire, sempre di più, la trattativa privata, sia che essa avvenga tramite un mercante o un gallerista, sia attraverso il dipartimento di una casa d’asta. Un cambiamento di costumi molto importante, che sta rendendo sempre più sfumato il confine tra queste due facce del mercato. E tutto ciò sta determinando una vera e propria riconfigurazione del panorama del mondo dell’arte a partire dagli Stati Uniti e dall’Europa.

«A livello globale – si legge nel Report -, e in modo più evidente negli Stati Uniti, stiamo assistendo ad un trend che vede i collezionisti sempre più inclini a concludere i propri affari al riparo dalla pubblicità delle aste». Tanto chi vende che chi compra, è sempre più alla ricerca di privacy e opacità nelle loro transazioni, a tutto beneficio di mercanti e galleristi. Tanto che la “discrezione” sembra essere il trend più importante che ha caratterizzato il mercato nel 2016 e destinato ad influenzare anche il 2017. Non a caso, anche le strategie delle case d’asta stanno sempre più puntando sul canale delle private sale.

 

Tra nuovi modelli di business e nuovi gusti

 

«Le opere d’arte di maggior valore – spiegano ancora nel Rapporto – vengono vendute in transazioni private ai collezionisti più ricchi, che sono meno propensi a mostrare la loro disponibilità a pagare pubblicamente in asta. Privacy, opacità finanziaria e abilità di rimanere anonimi sono atteggiamenti molto più preminenti nel mercato occidentale. In un momento in cui l’austerità sta provocando una sempre più marcata diseguaglianza sociale e viene rivelato l’enorme ammontare di patrimoni finanziari nascosti, i collezionisti che navigano nelle fasce alte del mercato preferiscono fare affari in modo privato, invece di fare offerte in asta tra lo sdegno pubblico. Con un numero record di garanzie offerte dalle case d’asta, gli esperti e il ruolo delle expertise stanno cambiando il panorama delle aste».

Le previsioni di sviluppo per i vari canali di vendita nel 2017. Fonte: TEFAF Art Market Report 2017

Le previsioni di sviluppo per i vari canali di vendita nel 2017. Fonte: TEFAF Art Market Report 2017

Anche i mercanti d’arte, però, hanno modificato il loro modo di fare business. Internet (inclusi social media) è ora un mezzo di grande rilievo, che si ripercuote sia su come i mercanti  presentano il proprio operato sia sul modo in cui i compratori (i loro clienti) accedono alle informazioni. Questo cambiamento si è riflesso soprattutto sul segmento più basso del mercato, dato che oltre il 75% delle vendite realizzate online ha interessato opere di prezzo inferiore ai 5000 dollari. I dati delle vendite indicano, inoltre, dei possibili cambiamenti in termini di gusti. I collezionisti sembrano aver perso appetito per alcuni artisti tradizionali di grande valore. Ad esempio, le opere di Andy Warhol, Pablo Picasso, Amedeo Modigliani, Francis Bacon e Cy Twombly sono state drasticamente meno contese alle aste, e questo si è ripercosso sui risultati generali delle case d’asta.

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1 Commento

  • armellin ha detto:

    “Ad esempio, le opere di Andy Warhol, Pablo Picasso, Amedeo Modigliani, Francis Bacon e Cy Twombly sono state drasticamente meno contese alle aste,” QUI AVREI FATTO UNA DOVEROSA CHIOSA PER ALTRO AL PRECISO E OTTIMO ARTICOLO, tipo : meno contese forse perché in troppi hanno mangiato la foglia del falso e finalmente hanno capito che un artista MORTO più di tanto non può più produrre ! Poi c’é il discorso del sommerso, un mercato per sommergibili, totalmente in balia del senso etico di chi lo esprime, qualche dubbio é più che legittimo. SA

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