In the chaos of memories. Collezionare secondo Salonistes

Orseola Barozzi e Chiara Zanella, in arte Salonistes, sono le curatrici della mostra "In the Chaos of Memories in corso a Venezia fino al 20 giugno prossimo
Orseola Barozzi e Chiara Zanella, in arte Salonistes, sono le curatrici della mostra "In the Chaos of Memories in corso a Venezia fino al 20 giugno prossimo

Il titolo della mostra,  In the chaos of memories (Venezia, Castello 925, fino al 20 giugno), è tratto dal saggio di Walter Benjamin Unpacking my Library (1931), in cui l’autore scrive: «Se è vero che ogni passione confina col caos, quella del collezionista confina col caos dei ricordi».  Il tema del collezionismo legato alla memoria è al cuore del progetto di Salonistes, nome d’arte, è proprio il caso di dirlo, di Orseola Barozzi e Chiara Zanella. Entrambe veneziane, entrambe con una formazione umanistica-artistica, appassionate di antiquariato, arte e collezionismo e ideatrici di un raffinato format site-specific e al tempo stesso globale. In occasione della mostra, abbiamo rivolto a Salonistes qualche domanda per farci spiegare cos’è, che servizi offre, e il significato di In the chaos of memories nel contesto del progetto artistico. Accanto a loro per questo allestimento, Jens Soneryd, co-curatore della mostra e autore del testo critico allegato all’esposizione.

Margherita Zanoletti: Chi è Salonistes, e cosa ha a che fare con il collezionismo? A chi si rivolge e cosa propone? Insomma: presentatevi.

Chiara Zanella: «Salonistes è un concetto attraverso il quale arte antica e contemporanea, antiquariato e design convivono all’interno dello stesso spazio.  L’idea nasce dalla necessità di superare una barriera di carattere temporale, realizzando un dialogo possibile tra oggetti, opere, manufatti di epoche diverse messe in relazione con l’architettura di location temporanee».

Una vista della mostra In the chaos of memories (Venezia, Castello 925, fino al 20 giugno)

Una vista della mostra In the chaos of memories (Venezia, Castello 925, fino al 20 giugno)

M. Z.: Da dove avete attinto il nome Salonistes?

Orseola Barozzi: «E’ un termine che appartiene al mondo della moda, si potrebbe definire una sorta di outfit dove non ci sono abiti e accessori. Salonistes cura l’aspetto di un setting insolito inserendo elementi eterogenei tra loro ma che per qualche ragione, insieme, si risolvono in un’unica, totalizzante esperienza estetica».

Chiara Zanella: «L’intenzione è quella di sottoporre al collezionista (al designer, al privato…) allo stesso tempo svariati stili, epoche, provenienze, in una dialettica sincronica che possa avvicinare anche coloro che non considererebbero mai di acquistare un’opera d’arte contemporanea o un pezzo di antiquariato. Cambiando la percezione delle cosiddette “categorie”, realizzando combinazioni inaspettate avvalendosi di volta in volta di diverse gallerie, artisti, antiquari. Questo permette la creazione di un network (il “Salotto”, appunto) all’interno del quale è possibile dar vita a nuove collaborazioni, scambi, intuizioni. Oltre al fatto che all’interno di un unico evento, si possa godere di una selezione accuratissima di opere, tutte in vendita».

Una vista della mostra In the chaos of memories (Venezia, Castello 925, fino al 20 giugno)

Una vista della mostra In the chaos of memories (Venezia, Castello 925, fino al 20 giugno)

M.Z.: La mostra In the chaos of memories che idea di collezionista evoca, e perché?

Jens Soneryd: «Questa mostra non offre una caratterizzazione univoca del collezionista. Anzi, non abbiamo ambizione alcuna di offrire una “diagnosi” del fenomeno del collezionismo. Abbiamo una visione critica, tuttavia, nei confronti dei molti concetti semplificati e spesso peggiorativi del collezionista, ritratto come una sorta di nevrotico che preferisce la compagnia di oggetti morti invece di esseri viventi. Al contrario, In the chaos of memories si ispira alla visione di Walter Benjamin, che immagina il collezionista come una sorta di mago, con la capacità tattile di liberare i ricordi dai singoli oggetti».

M.Z.: Da dove è nato il progetto di mostra e come sarà sviluppato in futuro?

Chiara Zanella: «Il concetto stesso di Salon intende svilupparsi cercando aspiranti Salonnières che intendono ospitare questi eventi anche all’interno di case private, piuttosto che in spazi espositivi, gallerie, giardini…»

 Jose Manuel Alorda, Absence

Jose Manuel Alorda, Absence

M.Z.: Con quali criteri avete scelto i pezzi per l’allestimento?

Jens Soneryd: «Le collezioni possono essere composte dagli oggetti più eterogenei: arte contemporanea, rane di plastica, tappeti orientali, pacchetti, cartoline, i suoni degli uccelli brasiliani, ritagli di unghie dei piedi di Elvis Presley, maschere di danza africana, kit di pronto soccorso aereo, e così via. Nella mostra abbiamo voluto esemplificare questa diversità, coinvolgendo artisti che si occupano di memoria e di collezionismo in modi del tutto diversi».

M. Z.: In pratica, da questi criteri che cosa può imparare un collezionista alle prime armi?

Jens Soneryd: «Che di regole davvero non ce ne sono. E che ciascun collezionista deve elaborare da solo i propri metodi. Filosoficamente parlando, il collezionismo può essere una strategia per portare ordine e struttura nel mondo. Il mio consiglio? Non avere paura del caos».

Una vista della mostra In the chaos of memories (Venezia, Castello 925, fino al 20 giugno)

Una vista della mostra In the chaos of memories (Venezia, Castello 925, fino al 20 giugno)

M.Z.: Quali collezioni suggerite di intraprendere a Venezia, e perché?

Orseola Barozzi: «A Venezia è possibile acquistare pezzi e opere d’arte d’epoca di rara bellezza e di altissima qualità. Quello che abbiamo voluto realizzare, con In the Chaos of Memories è rendere l’antico in un certo senso contemporaneo e fruibile, unendolo a opere di artisti contemporanei (Michaela Zimmer, Francine Affourtit, Timothy Crisp, Fresh White) e moderni (Emilio Vedova) e al design (Fornasetti, Max Ingrand)».

Chiara Zanella: «Questo è l’approccio che il collezionista dovrebbe dimostrare, a nostro parere,  nei confronti di quanto ancora sia possibile trovare sul mercato. Naturalmente, a costi non proibitivi rispetto al valore effettivo di ciò che si può acquistare in questo momento storico».

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